In troppi (spie, faccendieri, affaristi spregiudicati, cretini organizzati) non vogliono bene al nostro Paese

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Il New York Times avanza il “sospetto”, dopo la certezza del massacro avvenuto da parte degli sgherri di Al-Sisi, che, dietro al silenzio osceno, nella sua totalità, da parte della Francia sul sequestro, torture ad oltranza e morte straziante del nostro compatriota Giulio Regeni, ci sia il compiacimento che le cose tra l’Italia e l’Egitto non possano che mettersi male. Una sorta di “tra i due litiganti, il terzo gode”. Sarebbe una storia di opportunismo e di avidità da parte dei cugini sempre più convinti di dover agire su tutto e su tutti col piglio e l’atteggiamento infido di uno sleale competitore. Certo da decenni questo sono i Francesi nei nostri confronti e non c’era bisogno che la stampa americana ce lo facesse ricordare. Ho frequentato, per quasi un anno, con assiduità quotidiana, per motivi professionali che per ora non è opportuno illustrare in questo marginale e ininfluente blog, un personaggio, un po’ italiano e molto francese (ha legalmente entrambi i passaporti) a cui bastava ricordare la protezione data dalle autorità francesi agli italiani terroristi rifugiati a Parigi, la strage di Ustica, l’attacco in Libia e altro (Cesare Battisti compreso) per vederlo saltare sù inviperito come se gli avessero offeso la madre.

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Più, nelle conversazioni, ci si mostrava attenti alle complessità “storiche” (quelle citate) e a quelle in atto (prigionia del dissidente kazako Ablyazov compreso) ma volenterosi di intavolare ragionamenti pacati e di delineare sostanziali ipotesi collaborative (arrivammo a lavorare – con scambi di documenti – alla proposta di far nascere a Montecarlo un centro studi italo-francese dedicato ai problemi dei confini e delle complessità mediterranee) più, a chiacchiere, il francese/trasteverino dava disponibilità ma meno si riusciva a fare sostanziali passi in avanti. Solo  turlupinature caratterizzate, alla fine, da progressivi furti di “verità”, documenti, suggerimenti relazionali fatti proditoriamente propri, sparizioni e riapparizioni il tutto in perfetto stile spia ormai in pensione. O forse solo piccolo doppiogiochista bisognoso di emettere qualche fatturina a qualche imprenditore convinto di poter usufruire di informazioni per lui elaborate e propedeutiche ad andare in tranquillità ad operare in Paesi dove tranquilli non era opportuno andare. Tipo Libia (suo quell’esilarante rapporto di cui vi abbiamo mesi addietro dato un primo assaggio di come si disinforma o non si sa proprio informare) o Kenia. Mi dispiace di aver dovuto, ormai certo, dopo l’ennesimo furto dell’opera del mio ingegno, di trovarmi di fronte non ad un europeo/mediterraneo (di mediterraneo, il tipo, ha solo la passione di solcare il mare con una datata e bellissima barca a vela) ma ad un irriducibile fanatico nazionalista francese ancora in servizio permanente effettivo, agli ordini non certo della sua coscienza o cervello pensante ma agli ordini di chi per anni gli aveva dato ordini.

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Con gente così l’Europa non ha senso. Anzi, è un trappolone dove, loro prioritariamente, si aggirano al solo fine di fotterci. Cominciando da Hyperion a Parigi, passando da tutti i terroristi coperti e finanziati (altro che dargli la caccia in collaborazione con i nostri carabinieri o con i reparti delle altre nostre forze dell’ordine e della sicurezza!) per decenni, finendo alla fuga oscena del pluriomicida Cesare battisti spacciato per un pensatore libero o un libero pensatore. Figurarsi se gentaccia che ha scelto di far prendere l’aereo verso le sculettanti ballerine brasiliane al criminale Battisti poteva trovare modo di dire qualcosa di leale e onesto sulla morte “straziante” del nostro compatriota. Torno alla mia esperienza personale: se uno, di loro, esponente di spicco dei loro “servizi”, definiva l’appassionato e intelligente magistrato Rosario Priore un “cazzo d’acqua” solo perché l’investigatore italiano riteneva che i francesi fossero coinvolti nella strage di Ustica dove morirono 81 nostri compatrioti, donne e bambini compresi, perché, mai da gente così, ci si sarebbe dovuto aspettare parole forti di sostegno europeo nella questione “egiziana”? Anzi. Il New York Times, di fatto, mi sembra insinuare qualcosa di gravissimo.

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Non è detto che non sia la pista giusta. In attesa che anche di loro (americani) e di noi (italiani) il francese, un po’ trasteverino, velista per diporto, “telefonista” quanto basta  dal momento che fu arrestato nel famoso caso Tiger Team/Tronchetti Provera/Telecom e dossieraggio illegale attuato in complicità con Marco Bernardini (Sisde e pentito dell’inchiesta), Gianpaolo Spinelli (CIA in Italia), Fabio Ghioni (capo della sicurezza informatica) stipendiato da tutti voi in quanto dirigente TELECOM che, provate a non dimenticarlo, era anche una spa partecipata dal Ministero del Tesoro, il più “intelligente” di tutti, il cristianissimo  (giornalista a Famiglia Cristiana), Guglielmo Sasinini. Stavo dimenticando il collante dell’epoca: Giuliano Tavaroli che, dopo dieci anni dagli accadimenti (2006) in cui sembrava che questi signori si fossero ritrovati “per caso” a fare affari grazie alla privatizzazione dei dati sensibili che si riferivano a voi tutti, me lo sono ritrovato, qualche mese addietro, presentato e “segnalato”, come persona per bene, intelligente (lo è), professionalmente provato (lo è) da quella esperienza giudiziaria, proprio dal francese di cui sopra di cui non è opportuno dimenticare il nome. Si tratta del, lui sì, “cazzo d’acqua (salata come il Mediterraneo?)” Fulvio Guatteri, ex ufficiale di collegamento tra i servizi segreti italiani (gli piaceva e gli piace – un giorno sì e un giorno no – Mario Mori) e francesi. Poi funzionario Europol all’Aja. Dimenticavo  (si fa per dire) di dire e segnalare (assumendomene l’autolesionistica responsabilità) che Fulvio Guatteri me lo ha presentato, senza apparentemente motivo alcuno, Aurelio Voarino (vedi Chi è il torinese Aurelio Voarino e perché si interessava della sorte del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov?Aurelio Voarino (e non solo) al centro di una vicenda italo-kazaka), il signore para-kazako, al servizio di non si sa (o si sa?) di quale servizio. Storie che si svolgono tra gli alberghi a 5 stelle di via Veneto e via Bissolati 20 dove si può vedere entrare Voarino, factotum dell’imprenditore piemontese Ezio Bigotti, a sua volta Console onorario del Kazakhstan nel momento cruciale del rapimento della signora Shalabayeva.

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Aurelio Voarino, per i neo lettori di Leo Rugens, è la persona che avrebbe voluto, a tutti i costi, vedere catturato il dissidente Ablyazov e che a questo fine, immaginandomi Mandrake, volle essermi presentato. Da quando faccio, vecchio e malato come sono  (in effetti un po’ rincoglionito), mente locale a queste triangolazioni, mi chiedo quali siano stati, siano e potrebbero in futuro essere, i rapporti tra Aurelio Voarino, Fulvio Guatteri e Giuliano Tavaroli. E soprattutto mi farebbe piacere sapere cosa pensi del nostro indifeso analista di fatti complessi Giulio Regeni e della sua straziante fine, il “cazzo d’acqua” Fulvio Guatteri. Dimenticavo (vedete che sono ormai uno stanco, malato e vecchio rincoglionito): almeno due di loro (Guatteri e Voarino) si conoscevano e si frequentavano con tale Paolo Pasi di Marina di Ravenna di cui vi ho timidamente cominciato, in altri post, a parlare e a cui, per onor del vero, ho già, in presenza della “mammoletta” francese perplessa che riservassi ad un “sabotatore” degli interessi italiani quale è Pasi, tale trattamento energico ma inelegante, dandogli, presenti una decina di testimoni, un carico di schiaffi e calci in culo di cui, a piè fermo, aspetto ancora relativa azione penale. Vedete che hanno ragione i miei detrattori che sono un uomo pericoloso, violento e volgare? Ebbene sì, lo confesso, lo sono e, finché vivo, lo voglio essere per i mestatori e i traditori del mio Paese che evidentemente, anche se portano cognomi italiani, non è il loro. Ma a che serve un blog, marginale e ininfluente (430.962 accessi a questa mattina) se non per dire anche queste cose?

Oreste Grani/Leo Rugens

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