L’involontariato – Pompeo De Angelis

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Mi arrogo la facoltà di questionare sul “volontariato”, in Italia, perché sono un soggetto che, a Terni, fa uso di un servizio sanitario con volontari civili. Infatti utilizzo, tre volte a settimana, un “trasporto protetto”, per sottopormi alle sedute dialitiche, sostenuto da due volontari, ambedue presentatimi come “volontari”. La norma dice che il nefrologo del Centro di Dialisi, con apposita certificazione, dichiara le condizioni cliniche dell’assistito e le conseguente necessità di usufruire del trasporto protetto. Tale trasporto deve essere organizzato da Soggetti o Vettori, che dispongano adeguatamente di sedi, mezzi e personale. Il personale minimo per il trasporto protetto in ambulanza è di 2 unità (1 con funzione di guida, e 1 di accompagnatore). imposto il trasporto di un solo utente per viaggio, salvo casi con 2 pazienti, su certificazione specifica del nefrologo dell’ospedale.

Una storica associazione ternana, La “Opera Pia Pubblica Assistenza” (OPPA), è “convenzionata” con la USL Umbria 2, con l’Ospedale Santa Maria e con il Centro nefrologico per la prestazioni di trasporto protetto e all’OPPA è stato concesso il monopolio del servizio a Terni senza permettere ad altre associazioni o ditte di partecipare a questo tipo di intervento e ai relativi rimborsi convenzionati. Il trasporto in ambulanza determina un gran giro di denaro sotto forma di ritorno pubblico delle spese dei vettori. Ciò ha determinato profitti illeciti in almeno sette regioni italiane, come è emerso dalle indagini delle Procure della Repubblica. Il caso di corruzione più noto mediaticamente è quello della Lombardia che ha comportato l’arresto del vice presidente dell’ente, proprio per gli illeciti sul trasporto dei dializzati.

Adesso, intendo focalizzare l’attenzione sul concetto di volontariato e sui costi di esso esemplificando sul caso della OPPA, in base alla mia esperienza. La legislazione definisce: “l’attività di volontariato è prestata in modo personale, spontaneo e gratuito, tramite l’organizzazione di cui il volontario fa parte, senza fini di lucro, anche indiretto, ed esclusivamente per fini di solidarietà”. A Terni, i volontari dell’OPPA vengono retribuiti. Secondo l’ISTAT , le organizzazioni di volontariato sono 2.500, appartenenti a 50 associazioni e a 219 gruppi comunali. Le associazioni, le cooperative e le ditte “convenzionate” con gli enti locali presentano a queste il rendiconto dei costi di gestione, di sede, di mezzi e di personale, per venire rimborsate, senza ammettere margini di lucro per il vettore. Per il personale, è dichiarato dalle norme che si determini il suo diritto al mantenimento del posto di lavoro, al trattamento economico e previdenziale nonché alla copertura assicurativa da parte del datore di lavoro pubblico o privato. I compensi dei volontari ai fini fiscali è assimilabile ai redditi di lavoro dipendente. Decisamente, per i volontari si tratta di un contratto di classico lavoro dipendente. Allora perché usare la dizione “volontari” invece che di lavoratori sanitari? In genere, a questa categoria di prestatori d’opera spetta un compenso di € 14,46 netti giornalieri, per 30 giorni mensili per un totale forfetario mensile di € 433,80, garantito per 12 mesi consecutivi. In un anno, il volontario deve completare un minimo di 1200 ore di attività , cioè 100 ore mensili per ottenere € 5.205,60. Il compenso è assolutamente scarso, ma l’impegno risulta di poco più di due settimane al mese. E’ un part-time abbastanza congruo? Cosa accade quando l’attività del singolo supera le 1200 ore annue e diventa persino di 2.000 ore? Cosa accade quanto ai 433,80 di retribuzione provenienti dal vettore si possono aggiungere altri redditi personali o familiari, fino a superare la quota di € 8.000 tassabile. Il lavoro dei volontari dell’OPPA di Terni sono sottopagati o il loro lavoro è normato in modo particolarissimo ed eccezionale? Cosa separa il volontariato dal lavoro nero? Forse ci troviamo di fronte a una categoria di lavoratori che possiamo definire “gli involontari”, o i “mal pagati”. A Terni, verifico una sottospecie di lavoratori sanitari: alcuni involontari infatti vengono compensati con € 1,50 a viaggio, cifra che non permette loro di avvicinarsi alla retribuzione di 14,46 giornaliera di altri colleghi della stessa ditta. La Regione Lombardia, per sanare la situazione dei trasporti dei dializzati dopo lo scandalo Mantovani, ha emanato un decreto con le “Linee guida per la gestione dei trasporti sanitari semplici di soggetti nefropatici sottoposti a sedute dialitiche e aggiornamento delle relative tariffe di rimborso”, che potrebbe essere la spinta per la Regione Umbra di regolare le incongruenze sul territorio ternano nel settore dei trasporti protetti (monopolio di un solo vettore, contratti di lavoro atipici, irregolarità dei versamenti assicurativi e previdenziali, inadeguatezza delle ambulanze in numero e vetustà delle auto disponibili, opacità degli appalti ecc.) e per uniformare i comportamenti delle aziende sanitarie in un quadro regionale unico e identico per i vari centri nefrologici. Intanto, giovedì 21 aprile, ore 15, il Consiglio Comunale di Terni ha convocato in audizione pubblica il Presidente dell’Opera Pia Pubblica Assistenza per chiarire il quadro operativo di questo vettore storico della città, non trasparente, monopolistico, inadeguato nei mezzi e con un personale talvolta involontario.

Pompeo De Angelis

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