Di Maio in Gran Bretagna. La caduta di Renzi è imminente

Dopo il vertice di Doha, crolla, ancora una volta, il prezzo del petrolio. Forse il Mondo è in mano a degli strani cazzoni che appaiono potentissimi perché li facciamo essere tali ma che di complessità, ormai, capiscono poco o niente. Ma intorno a quella cosa del petrolio irakeno non avevano addirittura fatto una guerra? E in Venezuela che aria tira? A Kabul (Afghanistan) oggi gravissimo attentato con “soli” 24 morti e 40 feriti! Anche lì, non c’erano andati da mezzo mondo per aggiustare le cose e far vivere tutti felici e contenti? In Libia mi pare che manco morti (si fa per dire) si vogliano calmare. In Egitto, mi dispiace per gli amici ed esegeti di Al-Sisi, si mette malissimo. Della Siria non parlo perché non esiste più ma solo pochi lo hanno capito. Quello che l’Occidente (? ndr) non vede, per ignoranza o per convenienza, è la condizione di anarchia nella quale il Nord  della Siria è precipitato in seguito a una guerra per procura finanziata da una pletora di sponsor. “La società è in rovina, chi poteva fuggire se n’è andato e quelli che sono rimasti sono troppo vecchi o poveri per partire“, spiega Francesca Borri, a lungo unica coraggiosa giornalista occidentale ad Aleppo. Ma in Italia si pensa che il problema sia il “respingimento” e anche una scimmia parlante come Matteo Salvini ha diritto ad aggirarsi senza essere tenuto al guinzaglio e insultare Papa Francesco, il più lucido di tutti.  Per fermare Donald Trump ci vuole un calibro 357 magnum, tirato da vicino.  In Israele (ho vinto la scommessa che non avrebbero più trovato l’utilizzatore – con maestria – del mitra Falcon) è saltato, ultimamente, solo un autobus ma, anche lì, la gente non ne può più. Da una parte e dall’altra.

In Nigeria, manco a parlarne di calmarsi quei cattivoni di Boko Haram. Kenia, da non frequentare. La Francia paga il prezzo dei suoi insanguinati affari e di qualche doppio gioco infido. Il Belgio quello dell’essere sede di una “setta” di adoratori del dio denaro detto euro. Obama, parlando della riconquista di Mossul, in Iraq, parla di fine 2016, dopo che di fatto non sarà più Presidente. Ma il Presidente (a cui come sapete voglio bene) dimentica che gli americani durante la guerra recente hanno occupato e rioccupato Mossul per annientare gli jihadisti e che lo stesso sforzo è stato fatto per Fallujah con pesanti perdite. Eppure quando gli eserciti di Bush e di Blair sono tornati a casa lo hanno fatto come truppe vittoriose. Invece oggi, a sorte alterna, entrambe le città sono sotto il dominio del Califfato.  Dice Loretta Napoleoni, una che se ne intende: “In netto contrasto con l’esercito americano, adoperando i più moderni mezzi di propaganda e comunicazione e una seducente mitologia, lo Stato Islamico ha condotto con successo una guerra di conquista usando anche tattiche terroristiche, una guerra che va sotto la bandiera ideologica della jihad, la guerra santa.”

Il califfato è una realtà complessa e la sua sottovalutazione è stato un gravissimo errore. Così come il ritenerci immuni da attacchi. Vi abbiamo detto da mesi che ritenevamo possibili, dopo l’Egitto e la Tunisia (località turistiche), che le spiagge italiane spagnole potessero divenire oggetto di attacchi per completare l’opera di demolizione dell’immagine di questi Paesi fino ad oggi risparmiati. Leggo che si parla di queste ipotesi. Ma i cretini organizzati che governano l’Europa ritengono che il problema siano le barriere al Brennero. Neanche se li avesse pagati (un giorno potremmo scoprire anche questo!) l’ISIS avrebbe potuto fare meglio. I vostri governanti sono alla frutta e voi, mentre i terroristi vi terrorizzeranno, rimarrete con il cetriolo in mano o ben piantato altrove. La visita di presentazione del pentastellato Luigi Di Maio, in Gran Bretagna, arriva un po’ tardi con gli annessi e connessi di caduta certa del vostro ducetto Renzi. Ma, come si dice, meglio tardi che mai.

Oggi Leo Rugens in veste profetica. Comunque, tutto facile.

Oreste Grani   

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