Rights Reporter: Leo Rugens, a proposito del vostro disprezzo per Regeni, vi chiede di declinare le generalità

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Dopo decenni dalla fine della Seconda guerra mondiale, ritenevamo di uscire, con la caduta del Muro (era uno e non cento come ora superficialmente in molti vorrebbero che fossero), da una rivalità tra i due poli ideologici – Washington e Mosca – che sembrava dominare il mondo.

Ogni crisi – Corea, Berlino, Cina, Vietnam, Cuba, il solito Medio Oriente – prima di determinare una conflagrazione mondiale, paradossalmente portava ad una pausa. Che sembrava di riflessione ma era in realtà basata sul terrore. La pace, è triste dirlo, spesso è basata sul terrore. Si è andati così avanti per anni, ballando sull’orlo del precipizio, senza un vero progetto di pace che permettesse di intraprendere il necessario sviluppo di tutta l’Umanità per fare di questo sviluppo equo il baluardo intelligente alle minacce di guerra mondiale.Viceversa i risparmi di milioni di uomini operosi e coraggiosi sono stati assorbiti dalle “necessari” spese militari. I governi di quasi tutto il mondo sono diventati (a molti è piaciuto che questo avvenisse) ostaggi dei fabbricanti d’armi (parallelamente di quelli che organizzavano il commercio mondiale della droga, moneta sonante per l’acquisto e la vendita delle stesse!) che hanno saputo tessere le loro reti, comprarsi le complicità con l’uso spregiudicato di ogni mezzo corruttivo. La loro astuzia è di essere divenuti i veri “patrioti”; i loro avversari, gli amanti della pace, i cultori dell’intelligente sorveglianza della convivenza civile, i cacciatori di quei grandi criminali che si arricchiscono favoriti da questo clima di paure, le sentinelle della legalità, paradossalmente, sono divenuti degli ingenui, dei paurosi se non dei traditori. Su questo paradosso culturale la ricchezza di chi si muove intorno alle armi, producendole e “trafficandole”, è un fattore che influisce notevolmente se non in modo determinante. La concentrazione di immensi capitali “illeciti” nelle mani di pochi è il segnale di un pericolo incombente per tutti. I conflitti che per anni hanno reso di più a questi signori sono, torno ad usare il termine “paradossalmente”, quelli che non esplodevano ma quelli che non risolti, covavano, si inasprivano, si aggravavano e ogni tanto esplodevano per poi ricominciare a covare la minaccia. Che era il vero business. In questo ipotizzare l’esplosione, era il trucco. Ma ogni cosa lasciata andare senza freni inibitori, in modo seriale, ripetitivo, maniacale muta la sua stessa natura e ora ci troviamo di fronte ad una guerra mondiale, tra la gente, con troppi che hanno scherzato con il fuoco e che, nel bruciare gli altri, stanno bruciando loro stessi. Temo che si sia a questo punto e che i fenomeni artatamente costruiti si siano animati di loro stessa volontà e, quale esempio eclatante, gli insorgenti dell’ISIS oggi, non più meri elementi di “attizzamento dei fuochi”, stiano per incendiare la prateria forti del vento che soffia a loro favore su un terreno lasciato incolto e dove, nel solo mondo islamico nascono 2.800.000 individui ogni anno (mi scuso dell’eventuale imprecisione) e si generano solo 100.000/120.000 nuovi posti di lavoro non precari e degni di essere chiamati “lavori”. In questo delta, in questo divario economico (che diviene conseguentemente culturale) c’è l’humus che alimenterà reclutamento, selezione e formazione degli eserciti dei “terroristi”, dei soldati, dei fanatici assalitori delle nostre cittadelle opulente. Spero che questi dati siano sballati e che le mie fonti si siano rincoglionite o nessuno, dopo tanta idiozia e cecità, si salverà dall’attacco quando sarà sferrato. Giulio Regeni, lo ribadisco, come faccio dalle prime ore dopo l’arrivo della notizia del ritrovamento del suo cadavere straziato, era un nostro compatriota che si interessava di queste complessità, era un analista di intelligence culturale (e non temo smentite) ed era in loco a studiare, trasmettendo dati, le radici del male che qualcuno scientemente coltivava (e coltiva) anche in Egitto. Punto.

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Vigliacchi, prezzolati o cretini organizzati quelli che non vogliono estrarre dalla realtà ciò che c’è ma che si potrebbe, solo essendo ciechi o ipovedenti, non vedere. Prezzolati sono, ad esempio, assumendomi la responsabilità di quello che scrivo, i pennivendoli (è un espressione in uso nel ‘800 per definire i giornalisti venduti e non usata per la prima volta dai nostrani brigatisti negli anni ’70!) della testata elettronica …che dopo aver provato a “diffamare” Giulio Regeni, togliendogli l’onore e il rispetto dovuto ad un martire seviziato da nostri nemici, in queste ore tornano sull’argomento con la firma coperta di tale Sonia M. a cui chiedo, pubblicamente, nome, cognome e data di nascita come, in reciprocità, si troveranno in calce a questo post le generalità di chi scrive. Ma cosa sa di guerre e conflitti questo nome di copertura? Sa per caso che dalle parti di dove si attivava, con intelligenza, Giulio Regani per informare, chi di dovere, cioè tutti noi, su cosa stesse accadendo nel mondo del lavoro (2.800.000 nati all’anno e solo 100.000/120.000 posti di lavoro nel mondo musulmano!) e che inviava rapporti quale corrispondente (o arrivate anche a rimuovere questo?) dopo 5/6 guerre, scoppiate negli ultimi 60 anni, gli armamenti, come costi e dimensioni, sono aumentati, ogni volta dopo il cessate il fuoco, di tre volte quanto erano costati la volta precedente? Quanto è grande la fetta di questa torta insanguinata per la Francia, la Germania, gli USA, la Svezia, l’Italia e la sempre armata Israele? Ho scritto ciò che ho scritto sin dal primo post dedicato, con il cuore infranto, al giovane mio compatriota seviziato in quanto intelligente e italiano (ma voi viceversa a quale Paese appartenete?) e basta andare a rileggerlo per capire perché alcuni pennivendoli si sperticano ad infangare Regeni e chiunque speri di giungere alla Pace facendo cessare questo clima di odio e di violenza. E di consumo di proiettili che, come tutti sanno, non ti vengono regalati ma li devi comprare, usando immensi capitali a discapito di quelle spese che viceversa gli ambienti dell’impresa e del lavoro, che Regeni attenzionava, non hanno alcun interesse a fare. Con audacia, Regeni era lì per concorrere, scelta una parte, a provare a realizzare l’impossibile pace. Senza essere un superficiale pacifista ma un razionale cacciatore di informazioni per favorire l’esercito della pace possibile. Diffondendo speranza consapevole. Che si diffonde solo con l’informazione culturale intelligente. La terra dove Regeni è stato ucciso, estesa concettualmente fino a Gerusalemme, è la terra delle crociate e, come sapeva affermare, con vigore e lucidità, Shimon Peres “in nessuna altra parte del mondo si è ricorsi alla guerra così spesso!”. Non lo dicono quindi i nemici di Israele (tantomeno gli amici come, nel cuore e nella mente, mi considero io) ma un grande statista come Peres. Perché queste parole gravi che sento il dovere civile di affidare alla rete? Perché, lo dico e lo ripeto, chi oggi comanda in Israele sbaglia a considerare al-Sisi un alleato, un amico del popolo ebraico. Al-Sisi vi odia e si fa solo comprare ed addestrare. Riceve soldi da una parte e vi gira soldi da un’altra per l’addestramento di alcuni reparti che servono a fare il male al Cairo come ad Alessandria. Anche agli italiani intelligenti e coraggiosi come Giulio Regeni. Per questo, nel suo nome, trasmettendosi le parole dagli uni agli altri, gli egiziani laici amanti della convivenza pacifica hanno adottato Regeni come esempio di un uomo virtuoso e scarnificato vivo in quanto tale. Lo hanno ucciso per dare una lezione al “partito” del dialogo culturale, alla speranza del “vantaggio comune”.

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La guerra guerreggiata in corso ne cela una molto più complessa che obbliga, a chi la combatte (e Regeni, datevi pace, la combatteva!) di stare sempre un po’ in anticipo sul temporale. Ci sono uomini apatici che aspettano che il tempo scorra e persone (Regeni, datevi pace, era così) che considerano l’esitazione fatale. Ed essendo uno così, a Regeni questo impegno è stato fatale. Datevi pace, donne e uomini coperti dall’anonimato. Lui era così e voi siete chi siete. Gli uomini alla Regeni (e per questo è destinato a divenire un mito!) ritengono che cinque minuti prima del temporale, tutto può ancora essere salvato. Cinque minuti dopo, è troppo tardi. Voi siete donnette e ometti che sapete, tradendo la vostra stessa parte, solo aspettare il temporale. Anzi la tempesta, anzi il ciclone. Voi, ma non Giulio Regeni e per questo hanno torturato lui e non voi gentarella saccente da niente. La tempesta si sta sollevando e voi sciorinate idiozie come quelle che scrivete ammischiando cose lontanissime non solo perché alcune accadute nell’Oceano Indiano ed altre sulle rive del Mediterraneo. Persone indegne: Regeni è stato torturato fino ad essere reso irriconoscibile agli occhi di sua madre! Non siete solo indegni per questo motivo (anche se sarebbe sufficiente) ma che in quanto servi stupidi, rimuovete la certezza che il dramma bellico (intendo quello ulteriore) non farà distinzione tra israeliani, palestinesi, egiziani, siriani, italiani.

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L’esigenza di Pace riguarda tutto il mondo, continuava, nel suo dire saggio, Peres. Ma la pace a cui pensiamo da queste parti (un marginale e ininfluente blog) può nascere solo da un dialogo tra coloro che si battono. E non fidando sulla volontà di chi li aizza. Regeni era lì per capire, per segnalare indizi, per affidare – ad altri da lui – spunti capaci, se analizzati, di consentire a coloro che sono stati costretti al conflitto, che non si parlano o addirittura rifiutano di riconoscersi, di trovare una terza via. Può Israele che per anni non è stata riconosciuta esistere, consigliare e “addestrare” tiranni che altrettanto non vogliono considerare esistenti i loro stessi compatrioti? Può la gente figlia degli scampati allo sterminio favorire, addestrare, sostenere, vezzeggiare “nazisti” (cosa altro è al-Sisi?) che considerano, nell’intimità dei “cessi” dove defecano, Israele e il suo Popolo, un’alterazione storica provvisoria? Scuotetevi perché questo sono al-Sisi, i mostri decapitatori sauditi, Hamas. L’impresa impossibile a cui dedicarsi, per un giovane idealista, è lo scoppio della Pace nel Mediterraneo. E a questo scopo si era dedicato Giulio Regeni, eroico friulano, quando una delle tre/quattro gestapo di al-Sisi lo ha catturato e scientemente annientato.

Oreste Grani/Leo Rugens, nato il 6 maggio 1947, in attesa di sapere chi si celi dietro a Sonia M. e alla testata Rights Reporter