Fino a dove si spinge il concorso morale di Paolo Scaroni e dei vertici dell’ENI?

Damilano

Paolo Scaroni (che ormai vive, prudentemente, a Londra), alcune sere addietro, era ospite di Lilli Gruber, nella autorevole trasmissione “Otto e mezzo”. Gli avevano affiancato un farfugliante dirigente al servizio di Francesco Gaetano Caltagirone (che strana scelta!) e il combattivo giornalista Marco Damilano dell’Espresso. Scaroni, dal look very english, è venuto a dirci che l’Eni non è l’Intelligence dell’Italia all’estero nei Paesi dove l’Eni estrae. Cazzata! Contestualmente e in modo confuso quindi, ci è venuto a dire che l’Eni, nei Paesi dove è presente da decenni (Egitto compreso), ne sa più di tutti. Altra cazzata! Avrebbe dovuto dire che ne potrebbe sapere più di tutti se i suoi dipendenti fossero stati reclutati, selezionati e formati anche con queste legittime finalità e non per farsi o i fatti propri o quelli della cricca in quel momento al potere nell’ENI o nel Paese. Intendendo per cricca da Luigi Bisignani a salire o a scendere. Se non fosse così, questo neo “lord inglese” (invece se la batte con Denis Verdini su chi più entri od esca dal dedalo della giustizia giudicante) ci deve cortesemente spiegare perché cascò dal pero quando scoppiarono le primavere arabe con la caduta a filotto di Ben Ali, Gheddafi, Mubarak? Se non ve lo ricordate voi, me lo ricordo io il trafficante di olio, stranito in Tv, a dire che il mondo era cambiato e che il barile a 70 dollari sarebbe aumentato a dismisura! Possibile che … non si ricordasse questi particolari esilaranti?

Me lo ricordo io Scaroni dire che i business plan dovevano essere rivisti per i fatti inaspettati (la fine di Ben Ali, di Gheddafi, di Mubarak possiamo considerarli dei fatti inaspettati da chi aveva decine di migliaia di dipendente in quei territori?) e sconvolgenti. La verità che mister Scaroni è la peggiore espressione di un Paese (che è anche il vostro) da sempre catturato nell’orbita della geopolitica di interessi superiori (non vi confondete con quelli doverosi della Nazione!), la cui sovranità è limitata nei fatti da quel che ci ha raccontato la cronaca (spesso giudiziaria con raramente degli errori!): sessantacinque anni di storia patria descrivibile sostanzialmente da un soffocante intreccio tra ENI, servizi segreti, massonerie di ogni tipo e “grado”, partitocrazia. A questo dovete aggiungere attentati mai chiariti nelle sue dinamiche, tentativi di golpe veri o strumentalmente paracularmente organizzati/minacciati, legami scellerati con le mafie. Sessantacinque anni di storie di ricatti incrociati, di faccendieri, ricottari, lenoni, spacciatori di stupefacenti capaci, con le più diverse abilità, di estorcere denaro e privilegi ai dirigenti delle strutture di sicurezza in cambio del silenzio sulle debolezze personali in un gioco ricorsivo e reciproco che li ha accatenati come i peggiori (migliori di loro?) criminali comuni. Ma di quale Intelligence intelligente dell’ENI state parlando? Inefficienti e “gargarozzoni” (vuol dire smoderatamente avidi) quella dell’ENI come quella formale della Repubblica. E per questa inefficienza e avidità accecante il paese ha pagato e paga (Regeni docet) un prezzo altissimo dove la credibilità nella comunità internazionale continua a scendere e la “difesa” degli interessi nazionali si va a far fottere.

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Lo dimostrano le cronache del marzo del 2012, con la tragica conclusione del sequestro dell’ingegnere Franco Lamolinara (ho scelto lui tra tanti episodi perché di lui nessuno tende a ricordare niente), preso in ostaggio da una cellula jihadista nel maggio 2011 nel Nord della Nigeria posto dove, mi sembra, quei geni dell’ENI si fanno i fatti loro da decine di anni. I fatti loro che nulla hanno a che vedere con gli interessi degli italiani consumatori. Per quasi un anno le informative dei servizi segreti (quelli ufficialmente pagati dai vostri contribuiti erariali), supportati dalle “orecchie e occhi” in loco, ENI targati, lasciavano presagire una conclusione positiva del sequestro. Si dimenticavano di dire che a loro “sembrava” di operare in sovranità trattandosi di cittadino italiano, dipendente da azienda italiana ma, in realtà, altri (le teste di cuoio inglesi e la polizia nigeriana), senza nulla dire ai nostri, si preparavano a fare irruzione (era l’8 marzo 2012) nel compound di Sokoto, dove Lamolinara e il suo collega di lavoro Chris Mc Manus erano tenuti prigionieri. Perché i nostri fossero scientemente tenuti all’oscuro è una delle domande che bisognava fare a gente come Scaroni. Quando ero un giovane adulto e rischiavo la vita per ingenuamente informare il mio Paese sulle intenzioni e i piani criminali delle organizzazioni terroristiche nostrane, esisteva un reato che si può riassumere (scusandomi per la semplificazione giuridica) in concorso morale in attività eversive ad opera della banda armata di cui si faceva parte a prescindere dal caso specifico in cui si era operativamente coinvolti. Concorso morale!

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Parliamone nel caso Nassyria, Calipari, Lamolinara, Shalabayeva, Regeni, parliamo del concorso morale dell’ENI e dei suoi gruppi dirigenti. Torniamo ai servizi ufficiali. Nonostante il valore di molti funzionari (e mi scuso proprio con loro) scandali e trucchi (a volta da avanspettacolo) hanno compromesso nel tempo l’immagine e la funzionalità del nostro sistema di sicurezza troppo spesso intrecciato indissolubilmente con quello dell’ENI. Non mancano ovviamente contributi personali e di team che hanno portato a smantellamento di reti criminali di vastissime dimensioni (particolarmente legate al traffico della droga) ma questo sforzo straordinario (per la pochezza dei mezzi e per l’indifferenza della politica) è stato attuato in uno sconcertante quadro d’insieme che Leonardo Sciascia avrebbe definito il “contesto”. O, Emilio Ruisi, in servizio ai servizi dal 1983 al 2007 (un quarto di secolo!) con questo articolato e illuminante ragionamento: ” Noi (intendendo il SISDE di Via Lanza dove Ruisi faceva capo con responsabilità crescenti nei lunghi anni di servizio) siamo l’unica struttura dello Stato nella quale i meriti non contano in assoluto e l’esperienza viene relegata ai margini. Siamo succubi del mondo della politica (e degli affari, aggiunge Grani) che condiziona ingressi, promozioni e trasferimenti e che, aggiunge Grani e non Ruisi che è una persona per bene e costumata, non capisce un cazzo di sicurezza e di intelligence. I raccomandati non hanno esperienza ma vogliono comandare perché sono protetti e condizionano le attività dei centri operativi presenti su tutto il territorio dove sarebbe necessario, viceversa, essere efficienti al massimo livello. Quelle che seguono sono esclusivamente mie (di Grani, cioè) espressioni e giudizi. Quando non rompono i coglioni abbastanza i politici, ci si mettono gli affaristi e i faccendieri para-massoni dell’ENI o suggeritori dei vertici dell’ENI: Luigi Bisignani diceva a Scaroni cosa fare e questo è stato il primo limite della Strategia di sicurezza nazionale. Torno a riferire quanto – sfogandosi – ebbe a dire pubblicamente (a Piero Messina), Emilio Ruisi: “Non è necessario abbiano ricevuto incarichi particolarmente prestigiosi (parla dei raccomandati). Basta che abbiano messo piede e che in giro si sappia che sono protetti. Dai politici e dall’ENI. La certezza di un contatto “romano” (maledetta Roma e il suo cancro affaristico-partitocratico! ndr), continua Ruisi, in un mondo fragile (sic!!!!!!! questo lo dice dei servizi di sicurezza uno che c’ha sputato l’anima per 25 anni) e volatile (aiuto!!!!!!) come il nostro, determina un oggettivo rallentamento delle attività.”PUNTO E A CAPO.

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Forse, cittadini parlamentari del M5S, forse, cittadino Tofalo, ai convegni sull’intelligence dovrebbero essere invitati questi personaggi più che quelli che ho visto sfilare negli episodi pubblici fino ad oggi organizzati. Organizzati, fino a prova contraria, con denaro pubblico e forti dell’autorevolezza della location istituzionale che anch’essa è pagata, non lo dimentichiamo, con denaro pubblico. Se si consente (con la sola eccezione di Aldo Giannuli), in un convegno del M5S, di venirci a raccontare cazzate sui decenni (attenzione alle date e agli incarichi ricoperti che un quadro sinottico temporale facilmente svelerebbe proprio di quei relatori che Tofalo ha ritenuto di selezionare), si svolge un pessimo servizio alla Repubblica e all’amica Verità, senza la quale non si può fare pace con nessuno. Scaroni non va invitato nelle trasmissioni televisive a meno che uno lo faccia affrontare da chi di dovere e, ai convegni del M5S, non mi sembra opportuno continuare ad invitare quelli che, “per concorso morale”, hanno sulla coscienza (si fa per dire) la perdita sostanziale della sovranità nazionale. Che non mi sembra cosa da poco. Comunque, come al solito, se ne volete sapere di più (e avete i soldi) i libri non mancano. Tra questi, ultimo ma non certo ultimo, “Lo Stato parallelo”.

lo stato parallelo

Oreste Grani/Leo Rugens che anche oggi si è fatto tracciare da nuovi o vecchi nemici. Da oggi forse anche da Angelo Tofalo a tempo determinato eletto nel Movimento. Ma questo è, evidentemente, il mio destino, amica E.  Comunque, chi non vuole fare chiarezza sul “cuore nero dei servizi”, è nemico  della Repubblica e non miei personali perché, DI TALE FECCIA (non parlo ovviamente di Tofalo che mi sembra più che altro inesperto a prescindere dai frettolosi corsi alla Link Campus) NON MI CUREREI, SE NON FOSSERO LE QUINTE COLONNE NEMICHE DEL MIO PAESE. Che dovrebbe essere anche il vostro e quello del cittadino parlamentare  …Tofalo.

DIFFICILE – COMUNQUE – CAPIRE A QUALE PAESE RISPONDANO ALCUNI OPERATORI DEL SETTORE.

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