Gianluca Gemelli (Guidi) collabora

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Per oltre un’ora si dice abbia fatto il duro non collaborativo e poi deve aver cambiato atteggiamento tanto è vero che il suo interrogatorio viene subito coperto dal segreto. Questa volta non da quello di Stato. Siamo certi che questo provvedimento tecnico (ma di sostanza) corrisponda a guai grossi per qualcuno. Anzi, a più di qualcuno. Da tempo circolano (come spesso accade con un ingiusto anticipo) notizie su intercettazioni che non farebbero onore al toscanello dittatorello e a quei suoi amici che continuano a puntare su di lui per organizzarsi un futuro. Futuro che Renzi, come oggi lo conoscete, non ha più. Le intercettazioni (dopo la capacità di interpretarlo e di svelarlo nei suoi pensieri maligni profondi di Maurizio Crozza che, da anni, vi parla della pochezza e della pericolosità di Matteo Renzi) stanno per consegnarlo, nudo e crudo, al vostro o meno pollice verso. Potrebbe essere che piaccia così come le intercettazioni ve lo riveleranno ulteriormente. Per cui – democraticamente – una inebetita maggioranza lo proteggerà e lo imporrà ad una minoranza consapevole ed attiva nei suoi giudizi e assunzioni di responsabilità. Che ci siano tanti apatici, ormai rincoglioniti, è certo. Si è visto da poche ore a proposito di trivelle e modelli di sviluppo economico completamente obsoleti ma che la “maggioranza” non ha voluto che si toccassero. Potrebbe essere che un inaffidabile sleale gruppo di farabutti, piaccia di più di un’altro tipo di classe dirigente semplicemente onesta. Comunque, sante intercettazioni. Sante intercettazioni ordinate da quella magistratura contro cui, preventivamente, si scaglia il Capo del Governo.  A noi sembra intollerabile, ora e sempre, che qualcuno sostenga che intercettare dei potenziali criminali sia inopportuno.

Oreste Grani/Leo Rugens


LE BRACCIA DELLA BURROSA MOANA POZZI MI RICORDANO QUELLE DELLA MINISTRA BOSCHI. SPERO CHE NON SIA UN REATO SCRIVERLO

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Ho conosciuto, una sera di secoli fa, a Trastevere, a Piazza della Malva, la mitica Moana Pozzi e la sorella di lei, meno famosa, più giovane, ma non meno vistosa e disponibile. Mi raccomando, leggete questo post-siparietto con la leggerezza che si merita mentre la Repubblica agonizza tenuta in ostaggio da una banda di avidi lestofanti. Piazza della Malva, in quegli anni, era un “postaccio”, frequentato da spacciatori e assuntori. Le Pozzi non erano due ingenuotte ma a me apparvero due provincialotte. Comunque, come potete supporre, fu un incontro che mi ha lasciato ricordi ancora vividi. Ad esempio, la pettinatura, le braccia tornite, l’incedere e la sfrontatezza nel difendere le proprie scelte della porno star ligure (la mia permanenza a Genova per 7 anni mi facilitò la superficiale conversazione con le due ragazze Pozzi, liguri, e le poche parole che riuscii a pronunciare di fronte a tanta estroversità mi ronzano ancora nella testa e furono tutte dedicate al pesto, alla cima e alla farinata di ceci) mi ricordano, in modo imbarazzante, i modi della ministra Boschi. L’ho detta grossa? Non certo per i comportamenti sessuali di cui non so nulla e a cui – lo dico per somma prudenza – non alludo assolutamente.

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Dei comportamenti della signora ministra, infatti, a differenza di quelli di Moana di cui, nei dettagli, sappiamo tutto e abbiamo potuto vedere tutto, nulla si sa se non quanto – improvvidamente – il gentiluomo siciliano Corradino Mineo volle alludere un giorno in cui era particolarmente incazzato con Matteo Renzi. Per cose di partito. Ricordo che alluse al fatto che il suo segretario se la godeva con la Boschi. Chissà se il parallelismo con il decisionista Craxi, la sua fine ingloriosa, le monetine (ieri, a Napoli, mi sembravano mazzate più che soldini) passerà anche dalla stretta via di una storia d’amore e di passione? Una vignetta comparsa ieri sul Il Fatto Quotidiano, con la didascalia “Tutti pozzi (ecco Moana Pozzi che mi era venuta in mente ndr!) per Mary”, me lo ha suggerito. Associazioni mentali, convergenze parallele, fini ignobili e tristezza istituzionale senza fine! Perché, questo è il problema: quando decidiamo di farla finita con queste donne e questi ometti?

Oreste Grani/Leo Rugens

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