Il canale di Suez – Pompeo De Angelis

Description_de_l'Egypte,_Antiquites_V,_Plate_32,_Cleopatra's_needles_and_the_Tower_of_the_Romans,_drawn_c.1798,_published_in_the_Panckoucke_edition_of_1821-9

Il Mediterraneo è tornato ad essere il principale problema politico dell’Italia. Mentre il Mare Nostrum è una geografia e una storia da conoscere bene, la comune cultura nazionale e la pubblica istruzione non diffondono l’argomento. Nell’epoca contemporanea, l’avvenimento decisivo dei progressi e dei contrasti dei paesi europei nei traffici e nel colonialismo fu l’apertura del canale di Suez. La via fra il Mediterraneo e il Mar Rosso rese più rapidi i rapporti europei con l’Oriente per le navi commerciali e da guerra. Il tempo che seguì è stato anch’esso rapidissimo, non lasciandoci più tranquilli fino ad oggi. Dunque, raccontiamo la sequenza di fatti di armi e di macchine in azione che avvennero per conseguire la costruzione del canale africano, ad opera di Ferdinand Lesseps. Questa è la prima puntata.

VITA DI UN DIPLOMATICO DI CARRIERA

Un arnauta, con il turbante turco, Mohhamed Alì nato nel 1769 a la Cavalle, nella Macedonia Centrale, si impadronì dell’Egitto con forza, iniziando, nel 1803, a crescere da semplice ufficiale di una truppa ottomana e finendo khedivè, cioè viceré, riconosciuto con tale titolo da Istanbul e dalle capitali europee, nel 1843. Ma fu un re a tutti gli effetti e l’Egitto rimase schiacciato dal suo strapotere nelle guerre, nell’accumulo di ricchezze personali, nella soppressione violenta di ogni antagonista e nell’amministrazione nelle sue sole mani del paese. È considerato il fondatore dell’Egitto moderno. Aveva alla sua corte consiglieri francesi, sia per formare un esercito all’altezza di quelli napoleonici sia per regolare il sistema del Nilo a favore delle coltivazioni di cotone, ma non ascoltò gli ingegneri Adolphe Linant de Bellefons ed Eugene Mouget che gli proponevano un’opera modernissima, che avrebbe dato un ruolo mondiale all’Egitto, vale a dire lo scavo di un canale nell’istmo, da Suez a Péluse, dal Mar Rosso all’estremo Nord-Est del delta nilotico. Il taglio avrebbe congiunto i laghi Amar e Timsah, avrebbe sviluppato un canale lungo 147 chilometri, che poteva diventare la rotta principale dei velieri dal Mediterraneo al Mare Indiano.

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Un altro francese partecipò agli esordi dell’Egitto, cosiddetto moderno, di Mohhamed Alì. Si chiama Mathieu de Lesseps ed era stato inviato ad Alessandria da Napoleone Bonaparte, come commissario commerciale di Francia, per riferire sulla sanguinosa anarchia della provincia dell’impero ottomano tanto contesa dal Primo Console. Era un caos di truppe e di bande armate. Il governo imperiale turco aveva mandato un viceré facendolo partire da Algeri con una squadra magrebina di 1.500 uomini a riprendere il ruolo perduto dal precedente khedivè, rifugiato a Damietta. Solo la città di Alessandria rimaneva fedele alla Sublime Porta e ciò consentiva gli sbarchi delle navi dall’estero. I mamelucchi e gli “arnauti”(così venivano chiamati i greco-albanesi della guardia speciale del Sultano) erano padroni del Cairo. Gli arnauti, questa sorte di giannizzeri di infimo rango dovevano eliminare l’oligarchia mamelucca, ma si si erano messi al soldo dei bey cairoti, contro l’impero. Per sostenersi, le soldataglie dei due partiti saccheggiavano il Basso Egitto. Mathieu de Lesseps, nei suoi dispacci, stimava in 4.000 uomini la forza dei mamelucchi, a cui aggiungeva qualche truppa nubiana, un pugno di arabi e 150 – 200 disertori francesi che fungevano da istruttori. Secondo Lesseps, le truppe arnaute formavano un esercito di 6.000 uomini indisciplinati, sempre in tumulto per ricevere la paga. Il commissario francese notò un personaggio più intelligente degli altri fra di loro, proprio Mohamed Alì, ma non gli sembrò un uomo capace di prendere il sopravvento sul caos. A Mathieu non resse il cuore di fronte a tanti disastrosi avvenimenti e forze assassine, consumò il suo gruzzolo in cene e pranzi per tenere affezionati alla Francia i capi delle tre diverse tendenze e infine decise di andarsi a riposare in Italia. Nel novembre del 1804 sì imbarcò ad Alessandria e sbarcò a Livorno. In Toscana, fu raggiunto dai suoi familiari e dalle effusioni coniugali fu generato Ferdinand, che nacque a Versailles, il 16 dicembre 1805.

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Ferdinand Marie de Lesseps mise piede in Egitto, nel ruolo di vice console, quando aveva 27 anni, nel 1832. Il viaggio da Marsiglia, con la nave postale “Diogene”, fu funestato dalla morte di un passeggero, il cadavere del quale fu gettato ai pesci. Allo sbarco ad Alessandria, i viaggiatori furono messi in quarantena per paura di una qualche epidemia, non essendo noto il morbo che aveva ucciso uno di loro. Ferdinand Lesseps fu trattenuto nel lazzaretto e, per alleviare i quaranta giorni di clausura, il console generale di Francia inviò al giovane collega una montagna di libri, tra cui “Description de l’Egypte, recuil des observations et des recherches … pendant l’expedition de l’armée française ”, edizione 1809, che conteneva la ricognizione della Commission des Sciences et des Arts, al seguito di Napoleone nella campagna d’Egitto, sull’archeologia, la topografia, la storia naturale del paese occupato. Il diplomatico in quarantena visse un periodo erudizione prima di mettere piede in quell’Egitto bruciante di cui gli aveva parlato suo padre e apprezzò, nella “Description”, un saggio di Jacques Marie del La Père intitolato “Memoire sur la comminication de la mer des Indes à la Mediterranèe”, che gli indicherà la strada dell’avvenire.

 

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Carta d’insieme in Description de l’Egypte redatta nel 1798-1801 e pubblicata nel 1809

 

Prima dell’Egitto, Ferdinand aveva fatto il tirocinio diplomatico a Lisbona, come attachè al consolato (1823). Poi aveva raggiunto suo padre console generale a Tunisi, con l’incarico di vice console (1828). Cominciò lì a studiare l’arabo. Dal 1832 al 1837, risiedette sia ad Alessandria che al Cairo, in alternanza con il console Jean François Mimaut.

L’Egitto era molto cambiato dai tempi di suo padre: il viceré Mohhamed Alì era l’uomo più ricco d’Egitto e del Medio Oriente, aveva introdotto la coltura del cotone creando canali d’irrigazione e facendo progredire le tecniche agrarie. Deteneva il monopolio della produzione agro-industriale di tutto il khedivato. Possedeva il commercio di qualsiasi merce del paese ed era sua la flotta che esportava le produzioni egiziane. La sferza e il bastone tenevano tranquillo il popolo, mentre un potente esercito comandato dal suo figliastro Ibrahim aveva conquistato i paesi vicini. Nel 1814, gli egiziani si erano insediati nell’Hedjaz, la culla delle due città sante musulmane, nella penisola arabica; tra il 1820 e il 23 avevano preso l’Alta Nubia, nel 1927; a fianco dei turchi, avevano combattuto contro l’indipendenza della Grecia, perdendo la partita e l’intera flotta a Navarino. Nel 1831, dichiararono guerra alla Sublime Porta per annettersi la Siria (che includeva la Palestina, la Giordania e il Libano) e Ibrahim rendeva felice il viceré suo padre con una serie di vittorie sugli ottomani. All’arrivo di Lesseps, il conflitto era in corso. L’esercito turco fu sbaragliato in due battaglie campali: ad Homs, l’8 luglio 1832, a Koniah, il 22 dicembre 1832. Istanbul era minacciata dall’invasione, quando il sultano chiese l’intervento della Russia, che operò un compromesso e stabilì la pace il 14 maggio 1833, per cui la Siria entrò nella giurisdizione del vicereame d’Egitto. Alla gloriosa corte di Alì, il vice console Lesseps stabilì due importanti amicizie. La prima con Said-bey, figlio di Alì, nato nel 1822. Said era allora un dodicenne destinato dal padre a diventare da grande ammiraglio della marina di stato, e subito venne affidato al consolato di Francia per imparare il francese, ma soprattutto per acquisire lezioni di equitazione da Lesseps, che era un provetto cavallerizzo. Ferdinand lo allenò anche nel tiro con l’arco. La seconda amicizia il diplomatico la strinse con Linant de Bellefonds che fungeva da ingegnere topografo per il viceré e che si contentava di creare canali irrigui, avendo rinunciato ormai al sogno della congiunzione fra due mari. Con lui visitò la regione dell’istmo. Predicatori, discepoli di Saint Simon, guidati dal mistico Prosper Enfantin frequentavano il Basso Egitto proponendo anche loro il passaggio fra Occidente e Oriente attraverso l’istmo. Credevano che la rigenerazione dell’umanità sarebbe avvenuta con un canale fra i due simboli. Nell’autunno del 1834, s’abbatté sul popolo egiziano il “colera pestilenziale”, cioè la peste bubbonica: ne morirono 160.000 persone. Il viceré Alì e in console Mimaut si allontanarono a Luxor, ma Lesseps rimase in sede e, nel gennaio del 1835, gli venne affidata la presidenza della commissione consolare della salute istituita da Francia, Inghilterra e Russia composta da una equipe di medici europei. Tra i medici primeggiò in dedizione Antoine Clot, che si invaghì dell’Egitto nonostante “l’orribile flagello”. A lui, Mohhamed Alì darà il titolo di Bey. Anche Il prestigio di Lesseps salì alle stelle. Debellato il morbo, riprese la routine diplomatica. Nel 1837, comparve ad Alessandria, proveniente da Calcutta, un inglese, Waghorn, tenente di vascello al servizio della Compagnia delle Indie venuto a studiare l’istmo perché intendeva convincere i suoi connazionali che la strada per le Indie, navigando oltre Capo di Buona Speranza, era una “eresia geografica” e sosteneva una overland route, in alternativa a l’all see route. La sua via terrestre nell’istmo doveva essere, non un canale navigabile, ma una linea ferrata tra il porto di Alessandria e quello di Suez. Lesseps incrociò Waghorn poco prima di lasciare l’Egitto, nel mese di novembre di quell’anno. Nei cinque anni trascorsi in Egitto il tema del canale di Suez gli si era presentato in tutte le forme embrionali.

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Tornato in Francia, sposò, il 1° dicembre 1837, Agathe Delamelle di anni 18 d’età, da cui avrà cinque figli. Riprese il servizio diplomatico a Rotterdam dal 1838 al 1839. Nel 1840, andò in missione a Malaga e dall’Andalusia passò in Catalogna dove affrontò una crisi altrettanto perniciosa di quella vissuta fra gli egiziani. In Spagna, il 29 settembre 1833 era stata incoronata regina la figlia di Fernando VII con il titolo di Isabella II; aveva meno di tre anni, per cui fu affidata alla reggenza di sua madre Maria Cristina di Borbone-Due Sicilie. Lo zio Carlo, fratello di Fernando VII, pretendeva lui il regno sulla linea di discendenza maschile e diede inizio a una guerra civile, per questioni dinastiche e per politica di conservazione delle tradizione: costituì un partito carlista, contro le innovazioni riformiste del governo. Nel 1840, la reggenza fu affidata a un uomo forte, il generalissimo Baldomero Espartero, che aveva trionfato sui carlisti e, giunto alla corona, perseguì l’obiettivo della “compattezza della nazione”, attaccando le autonomie di alcune regioni, prima sedando la rivolta dei paesi baschi del 1841 ed abolendo i loro “fueros” (immunità e privilegi locali), poi inviando l’esercito in Catalogna a porre l’assedio a Barcellona che si ribellava “contro la causa spagnola”. La Giunta di Barcellona costituì una propria milizia di “patubas”, un corpo franco di sei battaglioni per resistere alla sopraffazione. Deciso a porre fine al regionalismo catalano, Espartero impose, nel 1842, un gabinetto militare, presieduto dal gen. Rodil, che ordinò al generale Zurbano di unirsi alla guarnigione di Van Halen, capitano della piazza di Barcellona, rintanato, per sfuggire ai ribelli, nel forte di Montjouy. Il 15 novembre, Zurbano bombardò le “ramblas”, che conducevano al porto e invitò gli stranieri residenti a lasciare la città in stato di guerra; intanto il reggente giungeva al quartier generale, il 29 novembre. Gli uomini della Giunta, con in testa il vescovo, si recarono da Espartero per evitare la battaglia, ma furono respinti e il 3 novembre il centro cittadino venne colpito dagli obici durante tredici ore, per cui alcuni quartieri bruciarono. Le truppe spagnole entrarono in città e ogni via e piazza di Barcellona divenne un campo di battaglia, finché i patubas cedettero e quelli che caddero prigionieri furono fucilati in una carneficina esemplare. L’“Impartial”, quotidiano locale, del 6 dicembre dichiarò che la calma era tornata sotto la sorveglianza del generale Soane, nuovo capitano della piazza. Fernand Lesseps non aveva abbandonato la residenza consolare, ma si era prodigato per provvedere all’imbarco della comunità francese (di circa 3.000 persone) sui velieri Jemmapes e Meleagro e sulle navi a vapore Gassendi e Veloce. Per il suo coraggio e dedizione, il governo di Parigi lo nominò ufficiale della Legione d’Onore. Con il titolo di console raccolse il plauso con la regina Isabella II, che gli concesse l’Ordine di Carlos III. Barcellona gli dedicò una strada e un suo busto, fatto eseguire dalla Camera di Commercio, fu collocato nel palazzo municipale. Nel 1848, Lesseps fu richiamato in patria, dove era scoppiata la rivoluzione. Cadde la monarchia di Luigi Filippo d’Orleans e, il 25 febbraio, nacque la seconda repubblica. Fu formato il governo di Dupont de l’Eure, con Alphonse Lamartine ministro degli esteri. Da Lamartine, fu affidata a Lesseps una missione a Madrid per consolidare i rapporti fra le due nazioni in un momento travagliato in mezza Europa. Il diplomatico riuscì a dissipare la diffidenza del maresciallo Narvaez, il nuovo uomo forte al di là dei Pirenei, verso la repubblica rivoluzionaria, ma l’incarico gli venne tolto dal nuovo padrone della Francia: Luis-Napoleon Bonaparte era stato eletto Président de la Republique, il 10 dicembre del 1848. Al posto di Lesseps, il governo mandò a Madrid il cugino del presidente, principe Napoleon Jerom. L’ambasciatore defenestrato ricevette l’ordine di recarsi a Roma come ministro plenipotenziario.

(fine prima parte)

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