Almeno 50.000 attivisti (reclutati nel generone romano) scatenati contro l’ipotesi di una vittoria a Cinque Stelle

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Un caos non creativo nel vecchio centro destra alemanniano avanzato alle retate; una fragilità strutturale nel PD sopravvissuto agli arresti mirati di Mafia capitale; il vecchissimo mondo dei palazzinari romani che camaleonticamente prova a tornare celato dietro all’ex giocatore di polo Alfio Marchini lascia un possibilità più unica che rara all’elettorato romano: far vincere – al primo turno – Virginia Raggi, cittadina candidata dal MoVimento 5 Stelle a fare il Sindaco di Roma. Nel ballottaggio a metà giungo, viceversa, la partitocrazia potrebbe organizzare, di tutto e “democraticamente” battere la volontà popolare. Il risultato che auspico potrebbe verificarsi se tornassero a votare gli apatici, gli indecisi, gli incazzati e i delusi. Un bel 50% + 1 potrebbe far girare pagina al Paese. Tenete conto che se si lasciano operare solo i clientes, i portatori di voti, addirittura i coinvolti nel malaffare pregresso, in questa strana città potrebbero risultare la maggioranza. Ci sono ancora vivi e vegeti mille legami osceni che mobilitano nel segreto delle urne l’esercito che un tempo faceva vincere gli sbardelliani e poi hanno sostenuto il peggiore dei sindaci possibili Gianni Alemanno. Francesco Gaetano Caltagirone non ha preso la residenza ad Amsterdam. Giovanni Malagò e tutto il popolo (oltre 50.000 iscritti che saranno super attivi in questo frangente elettorale odiando prima di tutto e tutti uniti i grillini solo per quello che pensano e dicono quando invocano l’Onestà) dei circoli sportivi distesi lungo le anse dei fiumi romani Tevere ed Aniene, non votano a San Marino o a Panama. Tutto quel generone romano che si attiverà con centinaia di cene e passa parola teme come l’arrivo degli Unni la vittoria dei pentastellati. Se vanno al ballottaggio i “canottieri” potrebbero vincere raccattando tutti quelli che nel segreto odiano gli onesti perché, ricordatelo, questa città vive da troppi anni di malaffare.

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Prima e a prescindere da Buzzi e da Carminati. Portano voti al fronte contro la Raggi, tutti quelli che hanno lavorato e guadagnato durante l’amministrazione di Francesco Rutelli, di Walter Veltroni, di Gianni Alemannno. Spesso in continuità, come si addice ai voltagabbana spregiudicati e sempre affamati. Chiunque sia stato favorito nelle attività amministrative (appalti e subappalti), a Roma, da Alfredo Romeo, solo a sentir parlare di onestà potrebbero avere un rush cutaneo. Che dire degli amici di Claudio e Pierluigi Toti della Lamaro. Per chi pensate che voteranno? Compresi i dipendenti sfruttati temendo un cambio di linea e quindi di appalti che per intere famiglie vuol dire sopravvivenza. Se qualcuno se lo dovesse dimenticare come si deve votare al momento opportuno, ci penserà il Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone a ricordare che tutta l’economia della città è legata a filo doppio al mattone, perfino sotto forma di alberghi o metropolitane da costruire. In questa città dove dal Capo dei Vigili, anni addietro, fotografato mentre parcheggiava con un permesso per gli invalidi risultando lui viceversa integro, a una povera prostituta che lavorava nel cimitero comunale, passando per chi si faceva pagare una tangente per avere una licenza per vendere al Mercato delle Pulci di Porta Portese, come pensate che, nel segreto dell’urna, voterà? Tutta questa povera gente voterà per tentare di “conservare” le cose così come stanno! L’illecito, a Roma, ha una falange sterminata di fedelissimi armati e pronti a battersi per la “pagnotta”.

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Quel 5 giugno, come pensate che voteranno i costruttori, le mogli dei costruttori, le amanti dei costruttori, i gioiellieri che vendono i gioielli ai costruttori, molti dipendenti (spaventati) dei e dai costruttori, i fornitori dei costruttori? Fino a quelli che gli lavano le macchine. Per non parlare dei banchieri e dei bancari che vivono numerosissimi a Roma e che prendono utili e stipendi grazie al giro dei soldi che si “aggirano” intorno ai costruttori. Per non parlare dei giornalisti che scrivono per i giornali dei costruttori. I giornalisti e le amanti dei giornalisti e i loro fornitori di cocaina. Per non parlare di registi, tennisti, veline, sportivi vari, pokeristi, nobildonne e i loro fornitori di cocaina. Come pensate che voteranno quelli che campavano o che sperano ancora di campare con Buzzi, Carminati, Odevaine, Gramazio? Come pensate che voteranno Giancarlo Cremonesi (se è ancora vivo) e i suoi famigli, Erasmo Cinque (se è ancora vivo) e i suoi collaboratori, i Pulcini (da dentro o da fuori gli arresti domiciliari) e i loro stretti collaboratori? I Parnasi, i Mezzaroma, i Bonifaci organizzano cene, passaparola, suggerimenti.  Come voteranno tutti quei ragazzotti e ragazzotte, senza arte ne parte, che Gianni Alemanno ha piazzato nelle municipalizzate? Avete idea di quanti parassiti suggeriranno cosa fare al momento opportuno per fottere il più odiato dei nemici, cioè il M5S?

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La Virginia Raggi, in questo potrebbe essere ingenua: a Roma le elezioni si sono sempre vinte con le truppe cammellate e il clientelismo. Un tempo addirittura con tonnellate di buoni di benzina prepagati. Come pensate che voteranno Gianni Battistoni e Gianni Letta e tutti i loro frequentatori abituali? Che sono moltissimi! Come voteranno tutti gli eredi della dinastia Campilli oggi forti sotto il nome di Giovanni Malagò? Come suggerirà di votare Alberto Tripi? Massimo Sarmi? E Massimo Caputi? Immaginate quanto bene questa gente può volere a una come la Virginia Raggi? Ma non sono pochi perché dovete sempre calcolare che, per loro e grazie a loro, si muovono circa 50.000 attivisti full time che si dedicano in modo mirato a quel 50% di aventi diritto che ancora vanno a votare.

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I Salini che simpatia possono avere per gente come Virginia Raggi, Luigi Di Maio, Alessandro di Battista? E Petrucci, Pescante, Panatta? Solo con la P, non so quanti sono. Degli associati al Circolo Aniene (1061 numero bloccato che ha fatto salire le liste di attesa a quasi il doppio) quanti pensate voteranno M5S a cominciare da Cesare Romiti, se va ancora a votare? Ve lo dico io: nessuno, perché ne hanno terrore.  Luca Danese, già genero di Giulio Andreotti, che c’entra con il M5S? Qualche anno addietro l’iscrizione all’Aniene, sotto la presidenza di Giovanni Malagò, costava 25.000 euro e poi 2200 per gli anni successivi. Quale rapporto potrebbe mai esistere con il popolo degli scontrini e delle oneste rendicontazioni? Con gente così non sono tornati neanche i conti delle misure olimpiche delle piscine, figurarsi se possiamo immaginare sinergie politiche. L’odio è feroce e l’impegno sarà all’ultimo voto. Quale nesso potrebbe masi esistere tra gente che ha ritenuto di nominare Malagò direttore generale del Comitato promotore delle Olimpiadi di Roma 2016 (quelle che tra 100 giorni si apriranno viceversa in Brasile!) con la mummia impomatata Gianni Letta come presidente del Comitato (ve lo scrivo nuovamente) promotore delle Olimpiadi di Roma 2016 (quelle che tra cento giorni si apriranno in Brasile!)?

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Gianni Letta è lo stesso che distratto ha favorito l’ascesa di Buzzi presentandolo (e quindi garantendolo) alle autorità repubblicane. Chi dei mascalzoni che vararono un piano faraonico per accogliere, dal 18 luglio al 2 agosto 2009, 2500 atleti di 170  nazioni per i diciassette (forse fu questo il numero funesto!) giorni di gare dei Tredicesimi campionati mondiali di nuoto che prevedeva la cittadella del nuoto a Tor Vergata con un impianto polivalente da quindicimila posti da costruire a ridosso della complanare Roma-Napoli, pensate che andrà a votare per Virginia Raggi? Tutta gente che ha il terrore che qualcuno riesca a spiegare ai cittadini come sia stato possibile che il commissario straordinario di quel grande biscottone fosse Angelo Balducci, ex sodale del ministro Prandini detto opportunamente “Prendini”, e che fosse stato messo a coordinare i soliti Toti, Parnasi, Leonardo Caltagirone, Paola Santarelli, il CCC Consorzio Cooperative costruzioni di Bologna in modo che il rosso emiliano coprisse il nero romano.

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Ma veramente pensate che questa gente consentirà alla Raggi di esercitare la legalità nella “Loro Città”. Roma è “cosa loro” e, detta da loro, questa frase suona “Cosa nostra”. Questo scontro epocale aspetta Virginia Raggi e il M5S. Ma, forse, se non ci “scantamo/spaventiamo” (come direbbero nella terra di origine di Francesco Gaetano Caltagirone) e se ci schieriamo, subito, attivi e protettivi, la nostra “pulzella” può farcela. Devono uscire i voti anche da Tor Pagnotta, Bufalotta, Malafede (sono tutte zone di Roma anche se suonano battute di spirito), Magliana, Casal Boccone, Castelluccio, Murate e ultima, ma non ultima, da Ponte di Nona. Se il M5S “terrà” in queste zone, la vittoria è sicura. Perché viceversa il popolo dei circoli lungo i fiumi romani è tutto schierato con il malaffare e i suoi tentacoli si protendono in non pochi quartieri romani.

Oreste Grani/Leo Rugens

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