Caro Volli – evidentemente – non sai più dire cose colte e intelligenti. Soprattutto in presenza della fine straziante di Giulio Regeni

          

Questa notte, a caldo, ho detto la mia, con un commento al post “Regeni apparteneva ad un corpo dei servizi segreti” della nostra Dionisia, su Ugo Volli e il suo modo di invecchiare. Ugo Volli non è uno qualunque. Non è la Santanché. Volli, docente di Filosofia del Linguaggio all’Università Statale di Milano, 25 anni addietro, scriveva delle mode il pezzo che trovate a seguire. Era l’aprile del 1991 e la stagione della violenza estremista in Italia che Volli aveva osservato (spiato, direbbe qualcuno che parlasse come scrive ormai lui) da vicino, nel mondo universitario, si cominciava ad attenuare. Era tempo ormai di parlare d’altro. Volli nel brano che ho recuperato, scriveva, da vero esperto, di “perdita del valore semantico” e di “perdita del referente fisico delle cose”. Uno come lui, oggi, sia pur vecchio e in vista dell’abbraccio con il granchio d’acciaio, è doppiamente (se basta!) responsabile di quello che scrive. Ma come dicevo questa notte a Dionisia, il dovere è dovere e quando chi ti comanda ordina, “picciotto” obbedisce. Perché di questo si tratta. Ho scritto il giorno 6 febbraio 2016 che una delle tre polizie/gestapo di Al-sisi che in teoria avrebbero potuto torturare il mio compatriota Giulio Regeni, si diceva fosse stata addestrata da specialisti israeliani e l’8 febbraio 2016 Ugo Volli si mette a latrare ubbidiente perché il torturato (capisci, vecchio cattivo, il dato semantico?) venisse diffamato in modo da attenuare la responsabilità dei torturatori o dei loro addestratori.  Torturato è quello a cui si strappano le unghie e torturatore è quello che gliele strappa! Capro espiatorio uno, sgozzatore l’altro. Olocausto e SS.  Altro che moda e “neolingua” del romanzo 1984 di Orwell. Come dicevi?  “La leva semantica è di facile accesso e sempre più potente.” Giusto e per questo, Volli Ugo, hai usato parole estreme per il nostro Giulio Regeni. Parole pesanti e aguzze come le pietre che si usano nella lapidazione. Parole come docce gelate e gas esiziali. Stai invecchiando male, Volli Ugo, agli ordini di qualcuno o, peggio, della peggiore parte che si celava in te.  Chissà cosa direbbe oggi, nella torretta di via Cantore, circondato dai suoi libri, Paolo Milano se insieme ci trovassimo a commentare, come facevamo un tempo su quanto accadeva nel mondo, questa tua degenerazione? La punizione per questo tuo servire i violenti, novello kapò, te la sei già andata a cercare. Non credo infatti che ci sia niente di peggio che nascere dalla parte delle oneste vittime e chiudere gli occhi da amico alleato dei “nazisti” egiziani carnefici del nostro compatriota Giulio Regeni. Nazisti egiziani guidati da Al-Sisi che, non appena fossero liberi di agire, svelerebbero tutto il loro odio antisemita per lo Stato di Israele che non ti merita quale suo fanatico supporter. Israele ha bisogno di ritrovare saggezza, cultura, volontà di pace. Israele ha bisogno di “ragionare” e di misurare le parole.

Leggete di seguito e ditemi se Volli non sta invecchiando malissimo: la prosa raffinata di un tempo è passata di moda. Ormai quando parla di sofferenza e di cose serie sembra un Matteo Salvini in salsa Casa Pound. Ripubblico anche il mio post del 6 febbraio 2016 (Per me, che non sono nessuno, Giulio Regeni è “caduto in servizio”) e me ne assumo nuovamente responsabilità di forma e contenuti. Primo Levi dove sei?

Oreste Grani/Leo Rugens


PER ME, CHE NON SONO NESSUNO, GIULIO REGENI È “CADUTO IN SERVIZIO”

Mattarella

Non sta a me dire chi sia Marco Gregoretti ma se un giorno, vicino o lontano, mi dovesse leggere, sappia che io il grado della sua attendibilità (alta) lo attribuisco a quanto di lui, con stima e affetto, mi diceva Mimì (il Radiologo).

Poche ore addietro, Gregoretti fa affermazioni e ricostruzioni che non solo condivido ma , mentre le leggo e le riposto, mi straziano il cuore e la mente, immaginando quanto il nostro giovane eroe ha dovuto soffrire, da friulano, per amore dell’Italia e per il suo necessario riscatto. Sentirei doveroso che il nostro Presidente della Repubblica trovasse il coraggio politico, civile, etico, morale di inviare un messaggio al Paese informandolo (eventualmente – viceversa – smentendo queste nostre insinuazioni) sulla morte del nostro piccolo Manfredi Talamo.   

Ho dovuto/voluto non scrivere per qualche ora e questo – ritengo – mi abbia aiutato nella valutazione del gravissimo episodio dello scempio del nostro compatriota Giulio Regeni. Ma lo sentiamo tale questo giovane, brutalmente assassinato dagli sgherri di una delle tre polizie segrete che il generale Abdel Fattah al Sisi ha ai suoi ordini? Quale dei servizi segreti si sarà impegnato a fare il massacro, strappando, con la tortura, informazioni sui contatti intessuti dall’appassionato “indagatore del futuro possibile” delle lotte per il lavoro, la libertà, la democrazia in Egitto? Uno dei tre servizi segreti egiziani, per motivi sofisticati da spiegare (e da giustificare), è stato formato (e viene ancora sistematicamente addestrato) dal mitico Mossad, nato in Israele perché mai più torturatori “nazisti” (e come li volete definire/immaginare questi mostri che tagliano orecchie e nasi mentre chiedono i nomi dei sindacalisti che clandestinamente stanno riorganizzando la resistenza al dittatore, nel nord dell’Egitto, in quel poco di sistema industriale che ancora funziona?) fossero liberi di agire, scarnificando vive le persone per fini abietti di potere e di nevrotiche paranoie.

Che cosa accade mentre ci alziamo, andiamo al bar a bere un cappuccino, imprechiamo sul traffico, pensiamo alla Roma incerta anche durante questo campionato, poi in ufficio ci distraiamo a fare cose spesso di nessun senso, per poi tornare a stramaledire il traffico tornado a casa e, cenando, assistere ai resoconti della kermesse sanguinaria che si è consumata durante la nostra giornata non particolare ma schifosamente normale?

Dicevo che il generale Al Sisi ha tre polizie/servizi segreti quale strumento “folle” per cercare di reprimere, reprimere, reprimere chi non la pensa come lui.

Lo fa con l’aiuto di chi spera che, facendo fare a lui il lavoro sporco del carnefice, favorisca i propri interessi di Paese limitrofo o, in una filiera di mettenculi sanguinari, si puntelli la Libia, come si vuole che sia puntellata, la Tunisia altrettanto, il Marocco vedremo. Scendendo, la Nigeria o il Ciad o, tornando verso il Golfo Persico tutto il sommovimento che è pronto in quelle terre.

Stabilità (maledetti voi che la invocate per le vostre avidità) a qualunque prezzo. Business, a qualunque prezzo. Tra i più schifosamente (ecco perché ho preferito tacere per alcune ore) lecca feci di Al Sisi c’è il vostro bravo ragazzo Matteo Renzi che si è permesso, in questi anni in cui vi ha rappresentato, di farneticare di suoi legami culturali con Giorgio La Pira.

Renzi è l’amico/pupazzo di Carrai e di tutti gli ambienti di riferimento da cui Carrai prende ordini e protezione. Sono questi ambienti, per motivi che “Attanasio Cavallo Vanesio” Matteo Renzi non è in grado di capire che hanno suggerito al Premier di essere solerte nello sdoganare quello che adesso è il feroce responsabile morale della morte del nostro compatriota Regeni. A meno che qualcuno se la senta di dire che la morte di Matteotti o dei Fratelli Rosselli non fosse ascrivibile a Benito Mussolini e al regime Fascista. O che Himmler non fosse l’esecutore dei pensieri e delle scelte di Hitler. O Beria potesse essere letto disgiunto da Stalin. Faccio esempi che anche i cretini possono capire. Il generale Al Sisi, amico e alleato di Matteo Renzi e degli amici di Matteo Renzi e di Marco Carrai, è l’assassino del “nostro ragazzo”.

Che come tale, chiedo al Capo dello Stato, dopo aver assunto le dovute informazioni, di citare, senza se e senza ma, informando gli Italiani che un Italiano, in servizio nei “servizi”, è stato ucciso con le modalità che ormai sono a tutti chiare. Che serve prendere per il culo un’opinione pubblica di disinformati buttando il fumo negli occhi dell’invio di investigatori su un luogo del delitto che nessuno conosce quale sia? Ma la volete smettere? Se non sapete fare le ricognizioni dove muore un Pantani, mi dite cosa raccontate quando dite che state mandando qualcuno ad assistere alle indagini? Quali indagini? Quali interrogatori? Potevate risparmiare i soldi e, senza sprecare troppo tempo e altro denaro pubblico, vi basterebbe consegnare viceversa alle  frontiere gli sbirri di Al Sisi che lasciate liberi di agire a loro piacimento sul nostro territorio e nelle loro attività di persecuzione degli oppositori alla dittatura. Cacciateli oggi stesso e vedrete che qualcuno vi comincerà a rispettare. Quanti altri Argo 16, Ustica, Aldo Moro dobbiamo subire? Tanto, se come alcuni di noi pensano, ce lo hanno ucciso proprio perché era lì nello spirito di servizio che ipotizziamo,  tacere sarebbe viltà di Stato. Tacere e non reagire, occhio per occhio, come dalle parti della Bibbia si insegna, fornirebbe la prova regina di perché questo blogghino, marginale e ininfluente, da anni sostiene, a chi chiede onestamente come ci si arruoli nei servizi segreti del nostro Paese che, se non si trova la dignità di armarci di una classe dirigente capace di non vendersi al primo offerente, non è giusto andare a servire la patria (volutamente minuscola) di Renzi, Carrai, Minniti.

Se mi sono sbagliato a ritenere Giulio Regeni “caduto in servizio”, chiedo scusa ai miei lettori e ai suoi genitori. Viceversa, se ho ragione io, da Italiano, chiedo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Capo delle Forze Armate, di farsi avanti e rendere onore e funerali di Stato al nostro compatriota.

Oreste Grani/Leo Rugens che si augura di sbagliarsi.       


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