Che succede all’Ambasciata italiana di Tunisi?

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A leggere il testo di certe interrogazioni parlamentari, a volte (spesso se non sempre), ci si domanda come sia possibile che accadano cose come vengono descritte. Sappiamo ormai che non accade di fatto nulla dopo l’atto formale della denuncia/domanda che invece dovrebbe scuotere il Parlamento e l’opinione pubblica. Un tempo era così: se uno riusciva a far fare un’interrogazione parlamentare qualcosa poteva accadere. Perfino, un tempo andato, potevano cadere i governi. Il deputato (non entro nel merito di quale partito sia) Giuseppe Romele ha chiesto conto al Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, come sia possibile che risponda al vero che la nostra sede diplomatica di Tunisi (Tunisi, non Barbados!!!!) sia un colabrodo e perché si stia andando a collocare dove nessun altro Paese prudentemente tiene la sua sede.  Il tutto ad un prezzo (500 euro al giorno) per la Tunisia non di poco conto e con una spesa di ristrutturazione per centinaia di migliaia di euro.

Come al solito sentiamo un cattivo odore ma soprattutto in questo caso dal momento che l’ISIS, lungi dall’essere sconfitto, da quelle parti potrebbe colpire ferocemente prendendo due piccioni con una fava: l’Italia e la già ferita più volte Tunisia. Non ci si crede ma, in questo clima sciatto e dilettantesco, si potrebbe ripetere il dramma di Nassirya da un momento all’altro. Se è vero che i reparti con questo “compito speciale” dei Carabinieri (per la sicurezza delle nostre residenze all’estero) hanno già segnato, con tempismo e in modo circostanziato la cosa, forse è ora di incazzarsi in molti prima che i titoli sui giornali siano dedicati al triste possibile episodio terroristico. Vi riporto la cronaca giornalistica e vi prometto che torneremo sul caso di tanta gravità, in nome e ricordo dei nostri caduti e della sicurezza del personale della nostra rappresentanza che immaginiamo come vada a lavorare motivato in tale situazione di incoscienza. O di clima di sospetto. O d’altro.

Oreste Grani/Leo Rugens che a volte non riesce a credere che ci siano in libertà tanti inetti e mascalzoni tra i nostri connazionali.

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