Grazie a Papa Francesco arriva il tempo del “femminile” e speriamo delle scuse per la scarnificazione di Ipazia d’Alessandria

Papa Bergoglio, con la sua presa di posizione sul mondo femminile da valorizzare nella gerarchia ecclesiale, ha sorpreso tanti ma non questo marginale ed ininfluente blog. Sapevamo da sempre che questo sarebbe successo e che per Papa Francesco la figura della Madonna (la madre e l’educatrice di Cristo) era personaggio certamente più importante degli Evangelisti stessi. Siamo in attesa di ulteriori ragionamenti di Bergoglio che partendo da quello fatto ieri, ci portino tutti a ricordare (non noi che non abbiamo mai smesso di farlo) Ipazia d’Alessandria e la feroce azione “maschilista” del vescovo Cirillo che, nel 415 dopo Cristo, fece scarnificare viva, bruciare, disperdendone le ceneri e i “libri”, la filosofa-matematica, famosa in tutto il mondo dell’epoca quale donna di dialogo e sostenitrice della convivenza pacifica tra ebrei, cristiani, agnostici, pagani. C’è un tempo per ogni cosa ed ora è arrivato il tempo del “femminile”.

Oreste Grani appassionato custode per anni del buon nome di Ipazia Alessandrina


TUTTO TORNA: PAPA FRANCESCO, MARGHERITA HACK, IPAZIA ALESSANDRINA, LA SCIENZA LIBERA, IL RISPETTO PER IL “GENIO FEMMINILE” E LA CHIESA “PASTORA”.

Luna

In queste ore, rese meno oscure dalle parole illuminate, dette da Papa Francesco, lascio nella “rete” (termine di genere femminile), uno scritto con doppia valenza: è un ricordo di Ipazia elaborato da Margherita Hack  nel 2009 e, implicitamente, un omaggio alla splendida scienziata recentemente salita in cielo. Sono le sue stesse affermazioni che delineano, infatti, oggi più che mai, la statura morale e scientifica della grande scrutatrice di stelle.

Chiude il suo scritto, anche Lei preveggente il nuovo corso in Vaticano, così: “Per accontentare una Chiesa cattolica che non mi sembra ingaggi più queste battaglie perse in partenza“. Battaglie appunto, che Papa Francesco non pensa mai più debbano essere combattute.

Oreste Grani

Atene

lpazia era nata ad Alessandria d’Egitto intorno al 370 d.C., figlia del matematico Teone. Fu barbaramente assassinata nel marzo del 415, vittima del fondamentalismo religioso che vedeva in lei una nemica del cristianesimo, forse per la sua amicizia con il prefetto romano Oreste che era nemico politico di Cirillo, vescovo di Alessandria. Malgrado l’amicizia con Sinesio, vescovo di Tolemaide, che seguiva le sue lezioni, i fondamentalisti temevano che la sua filosofia neoplatonica e la sua libertà di pensiero avessero un’influenza pagana sulla comunità cristiana di Alessandria.

L’assassinio di lpazia è stato un altro atroce episodio di quel ripudio della cultura e della scienza che aveva causato molto tempo prima della sua nascita, nel III secolo dopo Cristo, la distruzione della straordinaria biblioteca alessandrina, che si dice contenesse qualcosa come 500.000 volumi, bruciata dai soldati romani e poi, successivamente, il saccheggio della biblioteca di Serapide. Dei suoi scritti non è rimasto niente; invece sono rimaste le lettere di Sinesio che la consultava a proposito della costruzione di un astrolabio e un idroscopio.

Dopo la sua morte molti dei suoi studenti lasciarono Alessandria e cominciò il declino di quella città divenuta un famoso centro della cultura antica, di cui era simbolo la grandiosa biblioteca. il ritratto che ci è stato tramandato è di persona di rara modestia e bellezza, grande eloquenza, capo riconosciuto della scuola neoplatonica alessandrina. Ipazia rappresenta il simbolo dell’amore per la verità, per la ragione, per la scienza che aveva fatta grande la civiltà ellenica. Con il suo sacrificio comincia quel lungo periodo oscuro in cui il fondamentalismo religioso tenta di soffocare la ragione.

Tanti altri martiri sono stati orrendamente torturati e uccisi. Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno fu mandato al rogo per eresia, lui che scriveva: «Esistono innumerevoli soli; innumerevoli terre ruotano attorno a questi, similmente a come i sette pianeti ruotano attorno al nostro Sole. Questi mondi sono abitati da esseri viventi». Galileo, convinto sostenitore della teoria copernicana, indirettamente provata dalla sua scoperta dei quattro maggiori satelliti di Giove, fu costretto ad abiurare.

Il fondamentalismo non è morto. Ancora oggi si uccide e ci si fa uccidere in nome della religione. Anche nei nostri civili e materialistici paesi industrializzati avvengono assurde manifestazioni di oscurantismo, come in alcuni stati della civilissima America in cui si proibisce di insegnare nelle scuole la teoria dell’evoluzione di Darwin e si impone l’insegnamento del creazionismo. Su questa strada di ritorno al Medioevo si è messa anche la nostra ministra dell’Istruzione (o dovremmo dire della distruzione?) tentando di cancellare la teoria darwiniana dalle scuole elementari e medie.

Perché? Per ignoranza?

Per accontentare una Chiesa cattolica che non mi sembra ingaggi più queste battaglie perse in partenza.


PAPA FRANCESCO, NEL NOME “GENTILE” DI IPAZIA D’ALESSANDRIA, SAREBBE OPPORTUNO CHE LEI CONVOCASSE UNA CONFERENZA MONDIALE PER LA PACE NEL MEDITERRANEO

Santo Cirillo

Persone crocifisse per non aver abiurato: nulla di nuovo sotto il sole. In queste ore arrivano, infatti, notizie di crocifissioni.

Umani che vengono uccisi da altri umani per divergenze su ciò in cui si “crede”; la battaglia di Otranto (14 agosto 1480) è uno dei tanti esempi.

Se cercate nella rete, Wikipedia avverte che ci si trova di fronte ad una voce “non neutrale” per il tono agiografico ed enfatico in cui l’anonimo ha redatto il brano dedicato alla ricostruzione di quella battaglia/strage. Vorrei pure vedere che la storia di un massacro, non fosse scritta con una visione di parte. La sostanza è che 800 persone, per non aver voluto abiurare la propria fede, furono decapitate il 14 agosto 1480. Da quelle parti, oggigiorno, intorno a quella data, si è in piena stagione turistica: è la vigilia di Ferragosto, ed è, ovviamente, difficile far mente locale a quella strage. Che, però, amici lettori, è avvenuta. Come altre carneficine, ancora oggi  avvengono, per gli stessi identici motivi, mentre uno si beve un Campari ghiacciato o, se è astemio, un Crodino.

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Gli ottocento (800) cristiani decapitati, in un giorno, dai musulmani ad Otranto sembrano non essere mai esistiti per i tanti attoniti “spettatori” di quanto accade, in queste ore,ad esempio, in Siria. Le “guerre sante” (mostruosa contraddizione in termini), sono in essere da millenni e poco stiamo facendo perché realmente cessino. Uno che (lo dico da repubblicano “mangiapreti”) ci prova (mi appare addolorato realmente) è il gesuita Papa Francesco, consapevole che tutto questo orrore, se non fermato in tempo, sfocerà in un vero “mare di sangue”. Al tempo stesso, il Papa, è troppo colto per non sapere quale sia il peccato originale che i cristiani stanno scontando: il Mediterraneo è senza pace (soprattutto, è senza speranza) da quando il Vescovo Cirillo (ora Santo e dottore della Chiesa di Roma), nel Marzo del 415, ad Alessandria d’Egitto, fece scarnificare viva la filosofa, matematica, politica, Ipazia colpevole, lei pagana, di niente altro se non di voler dialogare, in nome della cultura e della scienza, con gli ebrei, i cristiani, i nestoriani, i catari. Oggi mi chiedo quanto diverso sarebbe il nostro mondo se non fossero stati messi a tacere tanti spiriti liberi, come Ipazia? Questo “dubbio” intelligente, elaborato da Margherita HacK, prima di morire, mi spinge a scrivere altro. Quel sangue, quel martirio (furono tolti gli occhi, ancora viva, all’astronoma alessandrina perché aveva osato guardare le stelle) quella figura “materna”, consapevolmente fatta a pezzi perché non ci fosse mai più pace nelle terre dove cresce l’ulivo, vanno posti alla base di un grande estremo tentativo di pacificare il Mediterraneo e le sue genti. Che in nome di Ipazia, (così facendo chiedendo implicitamente perdono all’Umanità per quanto avvenne nel 415 davanti alla Biblioteca Alessandrina) si convochi, subito, una Conferenza di Pace “Mediterranea”, in Vaticano. Che si sappia, Santo Padre, che nella Chiesa di Roma, oggi, si ritiene che “a sbagliare” furono i Vescovi (santi entrambi) Ambrogio e Cirillo, e non la “martire” alessandrina, fautrice della tolleranza reciproca e del dialogo culturale. La “crocifissa” fu Ipazia e i carnefici furono i cristiani. Gli Ebrei, sanno bene, ancora oggi, chi sia stata Ipazia e cosa la custode della Biblioteca Alessandrina, fosse pronta a fare per loro. Nel tempo, anche i mussulmani (basti citare il prof. Youssef Ziedan, autorevole custode della sezione manoscritti della Bibliotheca Alexandrina) hanno imparato, studiandola, ad apprezzarne la figura di scienziata eccellente che, in quel momento storico, non riuscì ad essere taumaturgica solo per la violenza dei suoi assassini, ma che, oggi, riproposta culturalmente, potrebbe interpretare il ruolo “femminile”, “materno” (lei che non fu madre) divenendo portatrice di Pace. Papa Francesco, se il Suo dolore è sincero per quanto accade in Siria, Turchia,  Egitto,  Palestina,  Libia,  Nigeria, e, dispiace dirlo, in quasi tutta l’Africa, stupisca il mondo colto  e dia “l’ordine”.

Alexandria Agora

Nessuno oggi, sulla Terra, è autorevole come Lei. Non si faccia mal consigliare e indica, quanto prima, una “Conferenza di Pace”, nel nome di Ipazia. Nel nome della scienziata “gentile”, potrebbe avvenire il “miracolo”. Come ho detto, a Gerusalemme, si sa chi sia stata Ipazia; ad Atene è ovvio che chi di dovere ancora faccia tesoro di quanto Damascio, ultimo direttore dell’Accademia platonica di Atene, scrisse di Lei cinquanta anni dopo il suo massacro; ancora oggi, nell’Egitto insanguinato, “c’è chi tiene desti i semi di sapienza ricevuti da Ipazia”; in Spagna e in Italia, milioni di contemporanei hanno recentemente appreso la storia esemplare della filosofa alessandrina, grazie al film “Agorà” e ai tanti libri che su di lei sono stati scritti. Per insediare un tavolo equilibrato, saldo  e forte a sufficienza per ricevere e discutere, forse risolvere, le mille e mille questioni che sono alibi per insanguinare l’Umanità, basterebbe mettere mano, in modo critico, a quanto fece Pio XII, nel 1944, mentre era in corso il massacro di milioni di innocenti, nelle ore dello “sforzo massimo” delle SS naziste per sterminare gli ebrei, promulgando l’enciclica Orientalis Ecclesiae. Di quel documento, pensato e scritto per “festeggiare” i 1500 anni della morte di San Cirillo d’Alessandria (la cui opera teologica è alla base del dogma della Vergine Madre di Dio), sarebbe sufficiente ammettere gli errori che contiene per aver esaltato, con somme lodi e tributando “venerazione”, colui (Cirillo) che aveva cacciato e fatto massacrare ebrei, nestoriani, novaziani (cioè catari puri) e soprattutto pagani come la Maestra Ipazia. Pio XII, viene ricordato, in modo anche fortemente critico, per “comportamenti” che forse non tenne ma, scientemente, nella Chiesa, in troppi tacciono su questo suo (accertato) gravissimo errore: Cirillo il “massacratore” di innocenti, non può essere considerato “santo” da venerare, alla pari, ad esempio, di un “Francesco d’Assisi” di cui Lei, porta il nome. Francesco, lui si “santo”, predicava la non violenza estesa a tutto il Creato, acque e uccelli compresi. Cirillo ordinò a Pietro il Lettore di togliere gli occhi (da viva) a Ipazia colpevole di osservare, con ragione, quel Creato. Quale “santità” ci può essere in tale comando? Mi spingo oltre: il 17 febbraio dell’Anno Santo 1600 la Chiesa di Roma fece bruciare vivo Giordano Bruno sostanzialmente perché il filosofo e scienziato aveva studiato gli atomisti greci e perché, attraverso le opere di Democrito, aveva capito l’essenza di quegli universi infiniti che Ipazia,1200 anni prima, ad Alessandria aveva intuito e cominciato ad esplorare.

Agora

Galileo viene dopo Bruno e dopo Ipazia. Ogni volta che si è, nella Chiesa, perseguitato quel filone di pensiero filosofico e scientifico, in realtà, nei secoli, si è continuato a voler colpire Ipazia, donna e scienziata ragionante. La comunità scientifica ha preso atto delle “scuse” sul grave errore commesso, dal Papato,nel vessare il grande astrofisico Galileo Galilei ma è ora di parlare onestamente e, come si ammette che torturare sessualmente un bimbo innocente, è “peccato mortale” così, bisognerebbe arrivare a dire che, “Cirillo” non è santo di niente e che il sangue nel Mediterraneo, fu proprio lui a cominciare a farlo scorrere nel 415 ad Alessandria. La Chiesa di Roma ritenne, in quei frangenti, in quei secoli e per secoli, “grazie” ai Cirillo  ed altri pari alla sua arroganza e crudeltà, di essere lei stessa “Dio”. Decidendo così, in peccato mortale, di togliere occhi, carne, vita, ai “figli di  Dio”. Nella Verità, la Pace. Senza Verità è ipocrisia colpevole, porsi il problema di chi crocifigga, chi.

Oreste Grani


 

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