Aurelio Voarino ed Ezio Bigotti (forse quest’ultimo a sua insaputa) protagonisti del Grande Gioco

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Ieri, nella frugale e “striminzita” redazione di questo marginale ed ininfluente blog, una giovane collaboratrice si chiedeva perché mai quest’anno (2016) al salone del Libro di Torino, non ci fosse traccia, tra i Paesi ospiti, della Repubblica del Kazakhstan. “Facile” – mi sono permesso di rispondere – “perché il duo costituito da Aurelio Voarino ed Ezio Bigotti avevano preteso di essere loro ad illustrare al neo ambasciatore kazako in Italia (S.E. Sergey Nurtayev aveva sostituito da poche settimane l’allontanato Andrian Yelemessov, regista della fallita caccia ad Ablyazov e causa della figura di merda che i nostri della DIGOS, ingenuamente prestatisi, avevano inanellato, espellendo la signora Shalabayeva e sua figlia Alua) il senso dell’eventuale proseguo della felice esperienza ideata dal sottoscritto nella primavera del 2014 e realizzata – con immensi sacrifici economici – da coraggiosi amici che mi avevano seguito nel Progetto, nel Maggio 2015 e a cui devo il senso di quanto scrivo e ad avere ciò che gli è dovuto tentando di aiutarli fino all’ultimo giorno di vita.

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L’ambasciatore kazako Andrian Yelemessov viene accolto dal Contrammiraglio Aurelio De Carolis Capo ufficio pubblica informazione di SDM presso lo stand della Difesa al Salone del Libro di Torino nel 2015 

A qualcuno dei miei 12 lettori che conoscesse Aurelio Voarino e l’aitante e ben vestito Ezio Bigotti, sarà stato chiaro subito perché il Progetto “Energie Superiori” sia miseramente fallito con tutte le attività che dovevano essere realizzate quest’anno e soprattutto nel 2017, anno di Astana quale sede dell’Expo Universale. Il duo, forse (dico “forse” perché vedremo fino a quando!), sa fare business ma se li metti a ragionare di intelligence culturale (o semplicemente di “libri”) fanno subito la figura dei “Fratelli (che dico mai!?!?!?) Derege”. In terra di Puglia, dove anche quest’anno il ben attrezzato economicamente (finché dura!), Bigotti farà le vacanze al mare con barca e sedia acquatica al seguito, quelli come loro li chiamano “Ciucci Presuntuosi”. E tali, provando ad impadronirsi di ciò che non solo non avevano ideato ma tantomeno realizzato, si sono confermati essere. Con l’aggravante – per Voarino – di essere lui che viceversa avrebbe dovuto, per gli accordi presi e per compito assunto (dirigeva il Consolato Onorario) il garante di quanto si realizzava nell’interesse del dialogo culturale tra la Repubblica Italiana (offesa e vilipesa da quanto si era tentato di fare ingannando le nostre autorità di sicurezza inducendole ad un atto proditorio e di violenza politica) e quella kazaka.

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Voarino, come ho già dichiarato senza tema di smentita, era, all’atto dello sciagurato sequestro della signora Shalabayeva, l’ufficiale di collegamento tra il Consolato Onorario presieduto, in quel di Piemonte, da Ezio Bigotti e le autorità mandanti il sequestro e soprattutto “uomo di fiducia” dei servizi segreti di quel Paese rappresentati, in quel momento, da Nurlan Khassen. Certo che potrebbe essere che l’inesperto (di queste complessità tipiche del Grande Gioco) Ezio Bigotti sia in realtà anch’esso vittima del doppiogiochismo (perché avete capito che di questo si tratta), protratto negli anni (quasi tredici), anche ai suoi danni, di quel verme (si può dire dopo che Salvini lo ha detto di Renzi senza essere denunciato) che per servire il suo vero padrone (una fazione della burocrazia della Repubblica kazaka in quel momento ostile all’ambasciatore Yelemessov e facente invece capo al diplomatico a Bruxelles S.E. Yerik Myltykbayevich Utembayev) e non valorizzare il lavoro fatto formalmente sotto il patrocinio della Repubblica del Kazkhstan nella figura dell’ambasciatore Yelemessov  ha scelto di mandare “tutto a puttane”. Espressione volutamente scelta essendo in realtà, dopo lo sport dell’agente (poco) segreto al servizio sempre degli interessi di chiunque tranne che della Repubblica Italiana, il Voarino un campione nella frenetica e dispendiosa caccia alle donne pronte al mercimonio. Voarino, quando l’ho conosciuto, considerava l’ambasciatore Yelemessov suo personale acerrimo nemico. Nonostante questa situazione di ostilità formale aveva una strettissima frequentazione con il responsabile dei Servizi Segreti dell’Ambasciata con cui organizzò la presentazione del Progetto triennale appositamente da me ideato senza voler far capire, all’ambasciatore, che fossimo io e lui ad averlo ideato. Il progetto era stato messo a punto con la sola e unica finalità di disegnare un terreno di minore contrasto, a quella data, tra i nostri due Paesi. Non parlo di business petrolifero e di vendita di armi perché a quello ci pensavano gli uomini della nostra strapagata burocrazia e l’Intelligence parallelo dell’ENI, oltre al solito Romano Prodi. Parlo di un canale di comunicazione che, grazie all’iniziativa perfettamente realizzata al salone del Libro di Torino, avevo avviato un anno addietro e subito dopo la figura da servi sciocchi ricavata con il sequestro Shalabayeva. Provate a smentire che era andato tutto splendidamente a Torino, come, nei dettagli, per mesi programmato, fino all’incontro con i vicini di stand della nostra Difesa e la sosta del Presidente Sergio Mattarella (come poi avvenuto) e anticipato da una lettera fatta pervenire al Quirinale perché fosse chiaro, alle nostre autorità, il fine di tale presenza culturale kazaka nella cornice del Salone!?!?!? Come potrà confermare perfino il “vostro” ufficiale di collegamento, il francese ex Servizi Segreti, Fulvio Guatteri (ma il povero Ablyazov oggi non è trattenuto in ostaggio proprio da soliti cugini nostri sleali alleati?), appositamente presentatoci e ospitato (utilizzandolo) perché fosse buon vostro informatore ed eventuale testimone per tutta la durata della manifestazione a Torino. Ma, evidentemente, non a tutti interessa l’onore e la buona immagine dell’Italia per la quale erano stati ideati i percorsi diplomatici culturali che ho solo cominciato a raccontare.  Capisco che se uno ritiene di ingaggiare un vecchio signore, marginale e malandato in salute, perché gli è stato detto che fosse in grado di mettere il “sale sulla coda” del latitante Ablyazov e si ritrova un arzillo vecchietto che, considerando una vera stronzata quella di dare la caccia al troppo intelligente ed organizzato oppositore di Nazarbayev, seduta stante, idea un progetto per far “scoppiare la pace tra i due” e, passo dopo passo, non solo dimostra di saper attuare quel piano ma visto come erano stati realizzati i primi passi si poteva dedurre che la fase successiva prefigurante il “Ritorno del Figliol Prodigo” (Ablyazov che si riconciliava con Nazarbayev era il mio obiettivo per la stabilizzazione futura del Kazakhstan) quel atipico anziano signore, innamorato dell’Italia e della convivenza pacifica tra i popoli, coadiuvato da un manipolo di eroici fidati collaboratori, l’avrebbe certamente realizzata. Andava fermato e questo è stato fatto. Ubbidendo, questo un giorno Aurelio Voarino dovrà confessarmelo, ai suoi veri burattinai. Che strana storia Leo Rugens vi sta raccontando. Ancora più strana e insolita delle altre comparse in questo luogo telematico. Il promotore di questo marginale ed ininfluente blog, pretende di aver ideato un piano relazionale-culturale finalizzato alla liberazione (col consenso ragionato auspicato del Presidente Nazarbayev) del dissidente Ablyazov (ancora oggi prigioniero dei francesi), di averlo condiviso con una squadra di cittadini consapevoli di questo intendimento, di aver attuato la prima parte di tale percorso di intelligence culturale nel migliore dei modi.  Attraverso modalità messe a punto, tra l’altro, perché si smettesse subito di cercare, sotto la spinta oscena di una taglia, il latitante ricordando in questo momento per chi ne dubitasse  essere mio diritto/dovere, quale cittadino italiano, agire in questo modo. Attraverso inoltre opportuni consigli (ho io gli originali) fatti pervenire alle autorità kazake che si sarebbero trovate, ad ore, a dover accogliere i temutissimi cinque rappresentanti del M5S, tempestivamente e intuitivamente pronti a recarsi ad Astana a “proteggere” la rapita Shalabayeva e che, viceversa, come mi permisi di consigliare, non andavano per nulla temuti ma anzi (come miracolosamente accadde!) trattati con tutto il rispetto che finalmente dei “patrioti italiani” (questa espressione usai) si meritavano. Vera novità quest’ultima abituati i kazaki a pagare di altra moneta i politici che normalmente ci rappresentavano.

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Ma cosa racconta Leo Rugens da innamorato dell’Italia e dei cittadini organizzatisi nel M5S che, dietro a come andò (la totale disponibilità anche alla diretta via internet) ad Astana, ci fossero consigli opportunamente dati alle autorità kazake sulla qualità e la schiena dritta di quei cinque italiani per bene?

È come se dicesse che dietro al volume pubblicato sulla vicenda Shalabayeva dal mai troppo compianto Gianroberto Casaleggio e dalla sua Casa editrice ADAGIO, non ci fosse solo casualità o semplice curiosità del suo autore Alberto Massari per la vicenda drammatica della signora Shalabayeva.

Vi sto dicendo questo. Nulla di casuale in questa vicenda. Punto.

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Torino maggio 2015, Salone del Libro; ospiti e visitatori presso lo stand del Kazakhstan.

La verità, Presidente Nazarbayev, che Lei, con tutti i suoi difetti ma forte della incontrovertibile esperienza, dovrebbe sapere che non tutti quelli che lavorano, in quanto cittadini kazaki o italiani al suo soldo, Le sono leali. Se nella vicenda che comincio a raccontare, ad esempio, gente che si fregiava di essere rappresentante della Repubblica da Lei voluta e fino ad oggi difesa, invece di applicarsi per capire con chi avrebbe potuto “fare soldi” si fosse messa al servizio della convivenza pacifica, del dialogo interculturale e intereligioso che non solo hanno nel Kazakhstan un esempio unico al Mondo ma anche, diciamolo, tra mille contraddizioni e troppe “prepotenze”, Lei promuove, oggi si potrebbe scrivere, nei media di tutto il Mondo, di come Lei aveva riaccolto Ablyazov e con lui, fatta pace, organizzato il futuro del vostro Paese che, a mio modesto avviso, entrambi avete amato di pari amore. Paese che deve essere amato e “protetto”, in tutta l’Eurasia, per come potrebbe, se fosse trascinato nel caos, divenire il casus belli di ben altre sofferenze di quelle già patite nella terra ukraina dai popoli innocenti. In sintonia con queste finalità era nato il Progetto “Energie superiori”. Non certo perché il duo Voarino-Bigotti tentasse di farsi bello con il nuovo ambasciatore, lasciando un manipolo di onesti e intelligenti professionisti, con i conti da pagare.

Oreste Grani che non teme smentite di alcun genere.

Anzi, in quanto Leo Rugens, prova crescente fastidio verso il ridicolo tentativo di minacciarlo facendogli pervenire messaggi invitanti alla prudenza da chi, vista la gravità degli eventi, non solo dovrebbe astenersi ma dovrebbe aver capito come andrà a finire questa storia ancor più oscena di quella plateale del rapimento Shalabayeva.

caro il mio biricchino,Parlo della storia di chi sia in realtà Aurelio Voarino e perché abbia sabotato il Progetto Energie Superiori. Storia che comincia con meno clamore di quello che si portò dietro l’irruzione nella villetta di Casal Palocco ma finirà con ben altre implicazioni nelle sedi dove sono pronto a raccontare (e a documentare) i contenuti di oltre 50 riunioni dedicate alla questione, potendo citare un elenco (che chiamerò dei 99) di persone/testimoni che dovranno essere indotte a mentire in modo coordinato per poter smentire la mia versione dei fatti. A cominciare dal ravennate Paolo Pasi (quello da me preso a schiaffi a pochi giorni dalla apertura del Salone) passando da Ezio Bigotti che continuo a ritenere più vittima che protagonista della vicenda ma il cui “vile silenzio” non gli fa certo onore.

In fin dei conti, caro il mio biricchino, io sono un settantenne ormai insicuro sulle gambe e lei è un palestrasto la cui fama è quella di aggressore, a testate, di chi gli si pone di traverso. Così lo descriveva, lamentandosene, Voarino in quasi tutti i nostri incontri. Aggiungendo che il suo datore di lavoro era anche uomo di coltello e di pistola. Brrrr, che paura, al solo ricordo.

P.S. per alcuni cultori della materia e per i residui operatori della nostra AISE a cui consiglio di porre, con la dovuta fermezza, alcune domande al loro “ex” informatore.

Queste o altre.

È vera la storia che questo millantatore di Grani racconta? Sì, o no?

Riflettete: Ablyazov dove è stato arrestato dopo essere sfuggito dalle mani di quelli che in stretto rapporto con i servizi segreti kazaki dovevano catturarlo in Italia?

Vuoi vedere che il “pacco” è stato organizzato, a danni dell’Italia, da qualcuno che, per soldi e fica, ha tradito tutti, tanto che – alla fine – l’Italietta ha fatto una figura di merda, l’ambasciatore kazako Yelemessov (nemico giurato di Aurelio Voarino) e stato defenestrato dopo decenni di vita agiata nel nostro bel Paese, e i francesi si stanno “cuccando” Ablyazov che invece noi (intendo dire quelli di Energie Superiori) volevamo, con la mediazione del Vaticano, riportare, riconciliato con il “padre”, a fare il successore di Nazarbayev?

Soprattutto, vuoi vedere che il piemontese Voarino ha sabotato scientemente il progetto “Energie Superiori”, in accordo con i francesi rappresentati, in questa vicenda, dal suo amico Guatteri (te lo do io, caro il mio trasteverino, l’impresentabile Grani troppo favorevole a quei populisti del M5S!) appositamente presentatoci?

Vuoi vedere che, a forza di scavare, troviamo che anche nel caso “Veolia / Siram/ Sti / Bigotti / Pontrelli” il doppiogiochista (per soldi e fica) è Aurelio Voarino?

Pronto a tutto (per soldi e fica) come ci aveva onestamente avvertito il “radiologo” quando aveva ritenuto di presentarcelo convinto anche lui che avremmo saputo trovare il latitante Ablyazov, prima dei francesi.

Il Grande Gioco, a cui appartiene la vicenda Shalabayeva/Ablyazov, è anche questo.

Come sanno quelli che, come noi, da dilettanti allo sbaraglio, se ne interessano e lo giocano, da oltre mezzo secolo. Per il solo piacere di giocarlo e per provare a servire l’Italia a prescindere dai Voarino. Anche contro, se dovesse servire, i troppi Voarino e i troppi francesi che i nostri servizi lasciano liberamente agire a discapito del Paese. A cominciare dai latitanti ospitati a Parigi durante gli anni del terrorismo, passando per Ustica, finendo a Gheddafi che andava certamente ammazzato ma… da noi. E non dimenticando l’offesa sovrana della fuga di Cesare Battisti. Troppo chiaro? Aspetto, da piemontese d’adozione, a piè fermo gli sgherri dei nemici del mio Paese e l’attuazione delle velate minacce implicite nel consiglio di “darci un taglio”.

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