Democrazia diretta digitale e intelligenza globale collettiva, a Londra si ragiona del futuro

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Davide Barillari “5 Star Movement”

LIMES. Dopo le elezioni europee, i movimenti cosiddetti “populisti” non sono riusciti a esprimere una posizione politica comune. Per esempio, Le Pen, Farage e Grillo non hanno formato un gruppo euroscettico comune e così hanno sottolineato le loro differenze e la loro inefficacia parlamentare. L’etichetta “populista” è spesso attribuita a movimenti diversi. In questo scenario, qual è il ruolo di Syriza e Podemos? Possono offrire una narrazione comune?
MÜLLER. A mio avviso, dobbiamo stare molto attenti quando usiamo il concetto di populismo. Il populismo, l’euroscetticismo e le critiche delle politiche adottate per salvare l’euro sono tre cose differenti, anche se nella pratica possono sovrapporsi. Restringerei il concetto di populismo ad attori che rivendicano di essere gli unici rappresentanti del popolo autentico. In altre parole, i populisti non sono solo anti-elitisti, sono anche necessariamente anti-pluralisti. Altrimenti, ogni critica delle élite esistenti sarebbe populista (e le élite europee hanno senz’altro una tendenza a definire “populista” ogni critica delle attuali politiche).
Per fare un esempio concreto: quando Grillo critica “la casta” o le attuali politiche dell’Unione europea, non è necessariamente un populista. Invece, quando dice che il Movimento 5 Stelle deve prendere il 100% dei voti, è un populista, perché non considera legittimo nessun altro avversario politico.
Secondo quest’analisi, Syriza e Podemos non sono automaticamente populisti solo perché stigmatizzano partiti più vecchi di loro: penso che ci siano molte ragioni legittime per condannare quei partiti in Grecia e in Spagna. Nemmeno la critica della Troika rende questi attori politici dei “populisti”. Invece, c’è un problema per la democrazia se negano la legittimità degli altri partiti, perché in democrazia nessuno deve avere l’esclusiva della rappresentanza del popolo autentico. In questa prospettiva, la coalizione tra Syriza e Anel è preoccupante: Anel è realmente un partito populista e i suoi leader hanno fatto molte dichiarazioni xenofobe, suggerendo che alcuni greci non fanno parte del popolo greco; c’è il rischio che Syriza possa essere portata a dire che, con Anel, la coalizione ha la rappresentanza esclusiva del popolo greco. Attualmente, uno scenario simile nel caso di Podemos mi sembra più lontano.

Jan Werner Müller, studioso del pensiero politico europeo e docente all’Università di Princeton.

1.6.2015 Vedi articolo originale

Senza entrare nel merito del ragionamento di Jan Werner Müller intorno al concetto di “populismo”, segnalo al lettore che il professore di Princeton non è sicuramente al corrente del fatto che la storica sede del PD (un tempo sede del P.C.I.) di via dei Giubbonari a Roma sarà sgomberata, poiché il partito non ha pagato l’affitto al comune, suo legittimo proprietario. Pochi mesi prima chiudeva la sede nazionale di Forza Italia sita nella piazza di San Lorenzo in Lucina per mancanza di fondi.

Quale migliore emblema della crisi della democrazia rappresentativa in Italia le migliaia di sezioni semivuote, vuote o chiuse. Descrivere come l’attività politica si sia evoluta in tale forma non è questo il luogo mentre è indispensabile sottolineare che ciò testimonia lo scollamento semi completo tra politica e società, politica ormai ignorante dei problemi o delle soluzioni possibili che coinvolgono la vita di milioni di cittadini, e non solo in Italia, a nostro parere. Com’è possibile che la politica conosca problemi o soluzioni se non esiste più un luogo dove possa avvenire uno scambio di informazioni? Questo erano le “sezioni” dei partiti storici.

Se avrete pazienza di leggere le parole di Davide Barillari riportate di seguito, così come le abbiamo intese, troverete l’enunciazione implicita del problema sopra esposto e una proposta di soluzione, affascinante per la ricchezza e complessità.

Global Collective Intelligence riassume un concetto relativamente semplice, ovvero che articolando le conoscenze diffuse o dei singoli è possibile trovare soluzioni rapide ed efficaci; arduo o forse no per un genio scrivere un algoritmo capace di governare tale complessità.

Appare evidente che le linee guida di una proposta di “edemocrazia” (Direct Digital Democracy) sono tracciate e a che punto siano elaborate lo chiediamo apertamente al cittadino Davide Barillari, coraggioso consigliere regionale del Lazio, pronti a ospitarle e per quanto nelle nostre forze diffonderle.

Buona lettura e buona riflessione invitando tutti a non farsi distrarre dalle questioni parmigiane e affini ricordando che al King’s College di Londra non amano perdere tempo.

Dionisia

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It’s urgent engage citizens to rethinking democracy and politics in the network society. There are many priorities, not even hypothesized by traditional parties. like freedom and technology self-determination in the era of digital surveillance, but also the need to obtain digital rights. We are hacktivists of representative democracy, gamechangers with the goal to open the next era of direct democracy, which will define new rules and new rights using edemocracy platforms. Today, in 2016, there are tools to ask within seconds to all citizens not only if they agree or disagree on one thing, but also understand what they think of a particular problem. Those who hold a position of power, at high-level, are rarely available to give up part of their decision-making autonomy, with the excuse that he was elected to represent the citizens Some european cities are well advanced in the application of digital democracy, ‘cause for a long time they are experiencing edemocracy tools for citizen participation: Helsinki, Barcelona, Madrid. With edemocracy tools we can understand how a problem could be solved (by simple local matters to the most important issues even at national and european level). As if the difference between elector and elected no longer exists. As if in a political scenario of real democracy, every citizen can express the opinion on a topic that interests him (and vote for it). All this it’s possible just today, thanks to the direct democracy of the digital era. Digital democracy is also the hidden key, the transparent backdoor, to overthrow an unjust system masqueraded as democracy. Internet allows us to feed and speed up the transformation of our pseudo-democracy to a real one without the filter of “representatives”: the spread of social networks has revolutionized humanity by increasing the capacity for discussion and iteration between people, created new ties and new relationships, has increased and enhanced the ability to share ideas, projects and experiences and unify planning. It has now developed a collective intelligence that goes beyond the public confined to a neighborhood, a city or a nation. We’ve become really a global community thanks to the internet. Today, enormously more that in any past human history, knowledge is widespread, free and shared. Wishing we can put together in a few minutes, thanks to the network, the world’s best minds to tackle a large-scale problem, and we can put together, always in a few minutes, all the citizens who suffer from the same problem and who want to find together a solution. It’s the collective intelligence, applied to politics. We must have the courage to recover the confidence of citizens in their institutions, to actively involve all citizens in the decisions that affect their lives. The technology exists already by few years, the tools are ready and at practically no cost. Soon, we will be able to overcome all prejudices, all restraint, any limitation on the full use of edemocracy tools: and to move forward to the necessary and crucial step to transform our republic (actually in the hands of multinationals and financial lobbies, so interests of a few), in a complete democracy, mature and managed directly by all its citizens without filters. In conclusion, we need to explore innovative methods to strengthen large-scale citizen participation in the political process at european and global level. Not only “getting feedbacks or ideas”, usually asked by governments during the election campaign. We need to improve all the digital tools to give back every day to the citizens the power to fight concentration of power within public institutions. Build today edemocracy means to provide a positive vision of collective intelligence in 21st century democracy.
Davide Barillari

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