Lorenzo Declich, tra verità ignorate e verità mancate

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“Chi, oggi come ieri, si ponga il problema di studiare e capire l’Egitto dal punto di vista della scienza sociale e politica non può ignorare tutto questo anzi, si concentrerà su uno o tutti questi temi [sindacati, associazioni di giornalisti, medici, insegnanti, operai, trasportatori, venditori ambulanti…]. Questo faceva Giulio Regeni, questo hanno fatto e fanno tanti altri ricercatori e docenti di scienze politiche e sociali con cui questi era in contatto dentro e fuori l’Egitto, con cui aveva relazioni accademiche o di amicizia, che coordinavano o dirigevano o gestivano i progetti di ricerca ai quali Regeni partecipava.”

“L’omicidio di Regeni, nel contesto dell’acuirsi delle restrizioni delle libertà e dei diritti in Egitto, rappresenta indubbiamente un salto di qualità ma non possiamo definirlo un “fatto eccezionale”. Ci sembra piuttosto un punto apicale su una curva ininterrotta che registra il livello di violenza, cecità, senso di impunità, omertà raggiunto nel gennaio-febbraio 2016 dal regime egiziano nel suo complesso. Per questo lo possiamo definire, con accuratezza, un omicidio di Stato.”

“Tutti i complottismi italiani sul caso Regeni, compresi quelli – più inquietanti – formulati da persone che in Italia hanno potere, tendono all’eccezionalismo, cioè: siamo legittimati a fare ipotesi sui “retroscena” di quel fatto perché “è un caso eccezionale e come tale va visto”.

Giulio Regeni le verità ignorate di Lorenzo Declich, edizioni Alegre, maggio 2016.

I lettori si saranno accorti che da alcuni giorni Leo Rugens tace sulla morte di Regeni, non certo per dimenticanza o sbadataggine. È giunto il momento di riprendere le fila del discorso, giacché un nuovo tassello si è aggiunto alla faccenda.

Declich sistematizza abilmente decine di fonti aperte e apertamente critica quasi tutte le “narrazioni” dell’omicidio Regeni, mancanti a suo dire di un’unica incontrovertibile verità: al-Sisi è un dittatore a capo di una dittatura fragile e per questo spietato, utile a garantire gli interessi economici italiani e l’equilibrio politico del Mediterraneo.

In parole povere, Regeni, il ricercatore universitario, è stato ucciso perché una dittatura assoluta ma fragile basa sul terrore il proprio potere e poiché Regeni “studiava” le organizzazioni che si oppongono al regime, uccidendolo è stato dato un avvertimento forte e chiaro a quanti immaginano di disturbare il guidatore, pardon: dittatore.

Fine della storia.

Il saggio contiene analisi e informazioni sulla situazione socio-politico-economica dell’Egitto dal 2010 a oggi ed è utilissimo per comprendere le dinamiche che vedono lo scontro tra la casta militare, i Fratelli musulmani e quella maggioranza della società civile che resiste malgrado tutto e che spontaneamente si organizza per resistere con ogni mezzo, violenza esclusa a quanto pare, ricorrendo piuttosto alle sofisticate armi del web e a intelligenti operatori capaci di ripristinare “la rete” che il potere accende o spegne a piacere. A proposito di ciò, Declich si dice convinto che internet sia un’invenzione militare mentre a noi risulta sia un prodotto della fervida intelligenza di fisici e astrofisici, ma è solo un dettaglio di poco conto, forse.

L’autore, intelligentemente, non manca di dedicare righe di fuoco a quanti – Bisignani, Blondet, De Martini e Gregoretti in ordine alfabetico – hanno scritto le più varie e contraddittorie cose sul ricercatore morto torturato (non agente, agente inglese, allocco, agente dell’AISE sempre rispettando l’ordine alfabetico), con il fine di salvare al-Sisi. Così Declich liquida il come e il perché figure di un certo rilievo nella storia d’Italia abbiano sentito il bisogno di spendere la propria credibilità intorno a una faccenda piuttosto banale, trattandosi in fondo di un omicidio di Stato perpetrato ai danni di un semplice ricercatore.

Se, come sostiene Declich, l’omicidio Regeni è un semplice atto terroristico compiuto dai servizi segreti egiziani manovrati da al-Sisi (un “burattinaio” nella visione un po’ semplicistica dell’autore) perché è stato commesso a rischio di far saltare accordi economico-militari importantissimi per tutti? Forse perché il generale contava sullo scudo che il quartetto di cui sopra – Gregoretti escluso a mio avviso – avrebbe levato a sua difesa? O forse, pensiamo noi, proprio perché nessuna delle parti, l’Italia per prima, avrebbe mai rinunciato a importantissimi investimenti?

Detto in altre parole, Regeni rompeva le scatole facendo il suo mestiere di onesto ricercatore, al-Sisi lo ammazza per avvertire i naviganti ben sapendo che le relazioni politico-economica tra Italia ed Egitto non avrebbero corso alcun rischio per la sponda che avrebbe trovato nella povera Patria del friulano. Fine della storia. Stranamente, a meno che mi sia sbagliato, Declich non cita una delle prime testate web che hanno fatto una maldestra analisi della morte di Regeni, Rights Reporter, dove uno sconosciuto personaggio, Antonio M. Suarez, rinforzato da tale Sonia M. pur dolendosi della morte di Giulio Regeni afferma nettamente che a frequentare ambienti contigui al terrorismo, i Fratelli Musulmani, si finisce per trovare guai molto grossi… Perché questa svista? Forse è meglio non guardare in quella direzione, indagare un po’…

Il disegno non ha sbavature, è coerente, è come l’ha immaginato una mente raffinata come solo può esserla quella di uomini nati all’ombra delle piramidi o che hanno servito i faraoni, un disegno che Declich copia e riporta nel libro alla perfezione. Intenzionalmente o meno la Redazione non se la sente di affermarlo.

Dalla lettura balza anche all’occhio, tra le tante “verità ignorate”, questa volta da Declich, l’assenza completa tra gli attori della vicenda egiziana dei servizi segreti stranieri – solo l’ex Direttore Manenti è citato e di lui si dice che abbia ottenuto almeno il cadavere del giovane – mentre quelli egiziani impazzano dalla prima riga all’ultima. Anzi, non appena qualcuno osa accostare la parola “servizi segreti” al nome di Regeni, Declich evoca ondate di fango lanciate sul povero studioso. Declich ritiene che l’Egitto non sia oggetto delle attenzioni delle agenzie di intelligence di tutto il mondo? Perché di grazia ritiene che un Gregoretti, bizzarro e pazzarello quanto si vuole, non certo influente quanto un Bisignani che pure sostiene il contrario, dovrebbe sparare una cazzata grossa come una casa? Chi ha ragione dei due nel caso? Il giornalista spiantato o il susurratore dei potenti? Tertium non datur.

Nella redazione ci si racconta una storia diversa, una storia che vede una triangolazione tra Italia, USA e GB – o perlomeno tra alcune componenti giacché in nessun paese del mondo le agenzie operano senza contrasti al loro interno – dove agli studiosi embedded è affidato il ruolo di osservatori, analisti, suggeritori; ad al-Sisi e alleati è sembrata una minaccia terribile così ai torturatori è stato dato semaforo verde o, meglio, rosso sangue.

A Declich suggerisco la lettura de L’outsider, dove lo scrittore di spy story Frederick Forsyth finalmente confessa ciò che “tutti” avevano capito, ovvero che fare lo scrittore e l’agente segreto al contempo è possibile, così come Somerset Maugham. Solo a un ricercatore ciò deve essere proibito?

Lasciamo perdere e terminiamo la recensione osservando che tra i lapsus contenuti nel libro si nota la mancanza di Leo Rugens, marginale  e ininfluente blog che Declich conosce, attivo dal primo momento nel costruire scenari complottisti sulla morte di Regeni, scenari fantastici simili a quello delineato nel post: Aurelio Voarino ed Ezio Bigotti…  dedicato  al Kazakhstan e alla vicenda Shalabayeva – Ablyazov.

Dal momento che per Declich gli operatori di intelligence e le spie propriamente dette esistono solo nei romanzi dell’ex agente di sua Maestà John Le Carré, ci accontentiamo di terminare qui la recensione per non offrire ai nostri lettori l’impressione che abbiamo troppo tempo da perdere.

La Redazione

P.S. A Leo Rugens piace pensare che se pure Regeni non sia stato un agente dell’AISE, simile a lui dovranno essere i futuri operatori: colti, coraggiosi, internazionali e patrioti.

È bene ricordare che non esiste una definizione universalmente accettata del concetto di azioni sotto copertura. Se, ad esempio, si considera la comunità di intelligence USA, per covert action si intende “an activity or activities of the U.S. government to influence political, economic or military conditions abroad where it is intended that the role of the U.S. government will not be apparent or acknowledged publicly” GNOSIS 1/2007

 

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Youssef Ziedan, scrittore egiziano, sufi, alessandrino e amico di Ipazia; uomo di pace e di dialogo tra le tre religioni del Libro

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