The war must go on! al-Sisi è sotto attacco

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L’ipotesi della bomba a bordo sul volo Parigi-Il Cairo: “Un complice nello scalo francese”

La carica esplosiva potrebbe essere la causa della doppia virata del velivolo. L’esperto: poco probabile che l’ordigno sia stato caricato ad Asmara o Tunisi

La guerra che l’Egitto o per meglio dire, l’Egitto di al-Sisi sta combattendo per la sopravvivenza del potere che la casta militare detiene da oltre un secolo anche con l’aiuto francese (vedi l’articolo di Pompeo De Angelis, Il canale di Suez), dopo il contrattacco sferrato ammazzando Giulio Regeni, vede un nuovo duro colpo con l’abbattimento di un velivolo della linea aerea nazionale decollato da Parigi il 19 maggio con destinazione Il Cairo.

Questa è la logica di chi, per esempio Rights Reporter, vede in al-Sisi un campione della guerra al terrorismo, in particola della guerra ai Fratelli Musulmani o all’IS/ISIS/DAESH (che non sono propriamente la stessa cosa…) e ai loro alleati, volontari o inconsapevoli che siano, alla Giulio Regeni (implicitamente gli USA di Obama e la GB di Cameron).

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L’orrore che ispira un atto del genere è pari alla inadeguatezza di chi sta conducendo le danze nel Mediterraneo senza esclusioni di colpi bassi, anzi, colpendo solo sotto la cintola, secondo una idea della guerra che, non potendo più essere combattuta in campo aperto, costruisce i suoi teatri nelle città e nelle infrastrutture: “tra la gente”.

Nei giorni scorsi abbiamo letto due notizie particolari che dimostrano come la fine della legislatura di Obama lo faccia apparire tutt’altro che un’anatra zoppa: la prima riguarda il dossier che incastra il potere saudita quale responsabile del 9.11; la seconda, una legge che il senato USA ha approvato, Obama no, secondo la quale chi si senta vittima dell’attentato del millennio, possa fare causa all’Arabia Saudita. Se non è un atto di guerra questo! A contorno è da segnalare l’avvicinamento tra Egitto e Arabia e Israele in chiave antiterroristica!

Aggiungiamo che anche questa volta si evidenzia una falla o meglio una voragine nella sicurezza interna della Francia, forse troppo distratta dalla mega fornitura di armi che Hollande – il cadavere di Regeni era ancora caldo – ha piazzato all’ombra delle piramidi.

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Appare evidente che nessuno abbia le idee chiare per difendere i cittadini che gli si affidano mentre in molti sembrano averle per la difendere interessi economici, per quanto alla lunga non credo che si possa fare affari in una guerra permanente, come dimostra la crisi mondiale che perdura, per quanto molti credano il contrario.

Vista così, e come Declich sostiene nel libro dedicato a Regeni, il regime militare di al-Sisi appare più traballante che mai, forse sull’orlo dell’abisso. Vediamo come va a finire.

Dionisia

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