Regeni non era un patriota egiziano era uno “studioso” italiano. La capite o no!

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Il Cairo – E’ “enorme” il numero delle torture  sui prigionieri politici in Egitto. Lo ha raccontato Ahmed Abdullah, il presidente della Commissione per i diritti e le liberta’ (Ecrf) in Egitto, che collaborava come consulente legale con la famiglia di GiulioRegeni nelle indagini sulla morte del giovane ricercato reitaliano. Ha riferito di aver assistito a “un enorme numero” di casi di tortura durante gli ultimi giorni in carcere. Vedi originale www.agi.it

Lo ripeterò ogni volta che qualcuno cercherà di equiparare, quindi sminuire la morte di Giulio Regeni per tortura, alle torture che numerosi cittadini egiziani subiscono da anni: Regeni non era uno qualsiasi, soprattutto era un cittadino italiano, non un oppositore egiziano. Se non capite la differenza significa che questo blog non fa per voi.

Mi sorprende, fino a un certo punto, che la tesi della testata dell’ENI sia condivisa da Lorenzo Declich e mi chiedo se questa concordanza non celi ulteriori verità ignorate.

Cercare di interpretare la morte di Regeni, se non giustificarla, attraverso il fatto che l’Egitto sia uno stato di tortura è un errore madornale, figlio della incapacità di elaborare la complessa figura di un italiano colto e preparato, che operava sul terreno conoscendone benissimo i rischi, ma sopravvalutando le difese di cui disponeva, ovvero essere cittadino di un paese “amico” e alleato di al-Sisi.

Regeni non aveva compreso che il livello di complicità tra il presidente del consiglio renzi e il presidente militare egiziano al-Sisi non solo non gli garantivano alcuna sicurezza, al contrario lo esponevano o lo sovraesponevano al pericolo, trovandosi contro non solo le forze di sicurezza egiziane, bensì anche quelle “vicine” al renzi.

Nella guerra per bande che caratterizza la geopolitica bisogna imparare a leggere un problema che chi opera ritengo che a volte sottovaluti, ovvero che appartenere allo stesso paese o alla stessa istituzione non ti garantisce nei confronti di chi ha lo stesso passaporto.

In proposito consiglio l’attuale Il nostro traditore tipo di J. Le Carré a dispetto di chi proprio non la vuole intendere.

Dionisia