Ma di quale “grande popolo” parla il marò Girone?

tel quel

Secondo lo scrittore Paul Valéry, nel saggio letterario “Tel Quel“, la politica “è l’arte di impedire alla gente di impicciarsi di ciò che la riguarda”.

Dire che il “francese” avesse ragione, è troppo facile. Anche Carlo Freccero, invitato a fare chiacchiere da Lilli Gruber, scopre che il fine primo della banda autoproclamatasi (non solo l’ISIS fa operazioni di questa natura) classe dirigente di questo Paese, è generare afasia (che in questo marginale ed ininfluente blog chiamiamo, da anni, “apatia”, volutamente, per nostro divertimento, mettendo questi ragionamenti in bocca alla disponibile Valentina Nappi) e grazie a questa artificiosamente indotta disaffezione alla politica, farsi i cazzi propri. Il senso dello Stato e del Bene comune sono dei desaparesidos. I “politici al potere”, loro si hanno generato un clima populistico, demagogico, di interesse particolare e soprattutto di conservazione dello status quo.

Torna uno dei Marò (e noi, per lui, per il collega, per le loro famiglie, siamo contenti) e, nella recita impostagli, dice che siamo un “grande popolo” rimuovendo il dettaglio che per colpa di un indescrivibile ministro della Difesa (Ignazio La Russa, vigliacco incapace, che fine hai fatto?) che lo ha “venduto” all’Associazione degli Armatori, anni prima, facendolo imbarcare a “protezione” delle navi mercantili italiane che navigavano nell’Oceano Indiano, si è fatto quattro anni di inferno, facendo spendere alla nostra comunità, milioni di euro.

Non c’era bisogno che Girone ci ricordasse stereotipi di quella fatta: tutto il mondo ama l’Italia, ma è l’Italia non si vuole più bene. Giustamente, uno che viene sballottato, per anni, in questo modo, uno che diventa (mentre riteneva di fare il proprio dovere/mestiere) ostaggio di trattative riparatorie di chi sa quali altri accordi mancati, ha diritto a non sapere che nel suo Paese c’è un senso di malessere generale e che gli italiani hanno più paure che speranze e che tale malessere si estende a tutti i campi. Soprattutto Girone, prima di parlare, dovrebbe fare mente locale che rientra in un Paese dove per apatia indotta oltre il 50% dei suoi compatrioti non crede più nella democrazia tanto che non vota! Quale grande popolo! Più della metà del popolo italiano è demoralizzato da anni di prigionia nelle carceri della Partitocrazia che sono meno accoglienti delle nostre ambasciate. La maggioranza degli italiani sono demoralizzati da una non appartenenza a nulla (neanche europei gli è stato possibile diventare); da una crescente economia irregolare tutt’uno con la criminalità organizzata e strozzata da anni di usura legalizzata. Dove lo vede il nostro reduce questo grande popolo?

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I dati mostrano, da quando lui ha sparato, una Italia più povera, dove la qualità della vita sta peggiorando, tanto che si comincia a morire prima. Si continuano a fare meno figli e il senso dello Stato e dell’appartenenza ad una stessa comunità si fa sempre più tenue. Il senso di frustrazione nasce anche dal fatto che i vecchi problemi (dall’Unità ad oggi) quali divario Nord-Sud, continuano a resistere e in molti casi si sono aggravati. Quale grande popolo avrebbe accettato una tale situazione senza ribellarsi? Gli indiani, guidati da Gandhi (che – evidentemente – per il nostro reduce sono il raffronto negativo a cui si riferiva) si sono ribellati agli inglesi che non li volevano fare stare meglio. Si sono ribellati con la non violenza e facendosi ammazzare in migliaia. Io questo “grande popolo” italiano che, viceversa, si fa vessare e sta zitto, non lo vedo così chiaramente come le lenti della prigionia hanno rivelato al nostro. I dati, ripeto, mostrano un Italia più vecchia e più povera dove, in modo incontrovertibile (a meno che uno, stanco e provato, voglia vedere gli asini volanti), anche alcuni dei pochi punti di forza del Paese si stanno trasformando in debolezze. Uno degli esempi più evidenti è quello, in campo economico, delle piccole e medie aziende, che dopo aver avuto un ventennio di traino, da un ventennio (siamo quindi nella palude infetta) adesso sono sempre di più in difficoltà. Ma a quale grandezza si riferisce il nostro caro e affaticato marò? Sta tornando nel Paese dove si vota/non si vota/ ogni tanto quando conviene si ri-vota, il ministro che aveva messo a punto la legge elettorale chiamava lui stesso la norma una porcata e proprio per tale motivo, il politologo (simpatico o antipatico che sia ma certamente uno scienziato della materia) Giovanni Sartori la ha identificata come “Porcellum”. Non mi sembra che il valido combattente stia tornado in un Paese e tra un popolo che ha saputo risolvere un argomento fondamentale per la democrazia come quello che riguarda le regole del voto.

tiranno senza volto

Se il nostro, oltre ad apprendere l’uso delle armi, fosse stato appassionato di educazione civica e politica o se si fosse nelle lunghe ore di attesa nell’Ambasciata italiana in India, fatto spedire un saggio fondamentale quale “Il tiranno senza volto” (Bompiani 1963!!!!!) di Giuseppe Maranini, studioso di diritto costituzionale e politologo della prima metà del 1900, nato a Genova (come Mazzini e Grillo!) oggi non considererebbe un grande popolo, un popolo che, avvertito in modo precognitivo, in quegli anni fatidici (ma il golpe de-lorenziano non doveva avvenire nell’estate del ’64?) dello sconvolgimento che stava investendo il governo parlamentare a fronte del massiccio predomino, previsto e prevedibile, dei partiti nulla ci risulta abbia fatto per non vivacchiare sotto dittatura.Un Grande popolo si ribella! Maranini aveva individuato (ripeto), sin dal 1963, la partitocrazia (termine da lui coniato) indirizzata ad “occupare” progressivamente i centri decisionali, al livello centrale e periferico quel processo degenerativo del nostro sistema politico e i suoi effetti negativi perversi che continuano a generarsi decenni dopo, dove gli organi rappresentativi vengono eletti (si fa per dire!) dai vertici dei partiti o di quello che ne è rimasto, pronti a tutte le lottizzazioni, i voti di scambio e le degenerazioni rappresentate dai finanziamenti illeciti soprattutto quelli di origine criminale e corruttiva. Ma di quale grande popolo parla il giovane combattente italiano? L’Italia oggi è popolata da un “mezzo popolo” che non vota e “l’altro mezzo” che non riesce a armarsi (intellettualmente, ovviamente) per impedire che la classica divisione tra Parlamento, Governo e Magistratura sia in realtà un groviglio bituminoso di figure che trasversalmente servano invece che la repubblica e il suo sovrano Popolo, delle bande armate (loro sì) di delinquenti grassatori vessatori della povera gente ormai resa apatica da tanto schifo. Scientemente organizzato e perpetuato perchè la gente avesse schifo e si facesse da parte. Ma a quale “grande popolo” si riferisce il valoroso Girone?

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Il maestro Giuseppe Maranini (anche mio educatore per quel poco che ebbi modo di studiarlo) indicava, sin dal 1963 (l’anno prima del mancato golpe del 1964?) tra le patologie della partitocrazia, destinate a snaturare il nostro sistema democratico, “la giustizia in catene” (splendida definizione, caro Maranini) che avrebbe portato la perdita progressiva dell’indipendenza da parte degli organi giudiziari, e quindi il rischio, crescente e devastante, di una diffusa “impunità” per chi ormai dettava legge ai vertici dei partiti. Visione profetica!  Altro che “grande popolo”. Un popolo di pecore che subiscono di tutto, caro marò, fresco di ritorno in Patria!

Forse il tempo andava passato a leggere non dico “Il tiranno senza volto” che difficilmente penso si potesse trovare nella biblioteca dell’Ambasciata a Delhi, ma almeno best-seller come “La Casta”, “Gomorra”,”La Deriva”, “Lo stato canaglia”, “Magistrati – L’Utracasta”, “Mal di Merito”, “Meritocrazia”, “L’Odore dei Soldi”, “La fabbrica degli ignoranti”, “Un paese stanco”, “Separati in Patria: nord contro sud”, “Il caso Genchi”, “Il Termitaio”, “Il cuore nero dei Servizi”, “Intrigo internazionale”, “La dittatura europea”, “Numero Zero”, “Doppio livello”. E centinaia di altri testi che documentano la decadenza del tuo popolo e quindi del Paese che ti aveva spedito a fare la guardia armata ad un mercantile che poteva essere, viceversa, efficacemente protetto da un congegno elettronico costruito dalla nostra industria (si chiamano inibitori e costano poche migliaia di euro a differenza di quanto siete costati voi, sempre dispiaciuto della disavventura capitatavi), il malaffare, la corruzione, la criminalità organizzata, la catena della ingiustizia ingiusta, la mortificazione dell’uguaglianza dinanzi alla legge, le lotte tra bande impadronitesi dei poteri dello Stato.

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Buone ricerche fatte all’Università di Cambridge (ricordo così) qualche anno addietro, esaminando il livello di felicità di una quindicina di Paesi dell’Europa Occidentale, evidenziò che quello italiano è uno dei popoli più infelici: tra le cause di questo risultato era stata individuata precisa interdipendenza tra la fiducia nel proprio parlamento (!) e il livello di insoddisfazione di una nazione. A  meno che tu caro …non appartenga a quelle persone che ritengono che Nazione e Popolo siano cosa diversa e tra di loro in nessuna relazione per cui cortesemente mi dici a chi ti riferisci quando affermi che siamo un “grande popolo”? Torno a dire di quella ricerca che ricordo: i più felici sembravano i danesi che avevano al tempo il 64% di fiducia nelle proprie istituzioni e i meno felici erano gli italiani che si fidavano solo al 36%! Da allora, se non lo sai te lo dico io, i dati sono scesi e la fiducia nei politici in Italia, dove pensi di ritrovare un grande popolo, si muove intorno al 5%! Cioè quel 5% sono loro e i loro stretti clientes. Ma mi faccia il piacere, direbbe il saggio, preveggente, iconoclastico Totò, caro affaticato compatriota Marò.

Concludo con altra considerazione che cerco nei ricordi personali.

Ronald Spogli, ascendenti italiani, finanziere e professore universitario, per oltre tre anni ambasciatore degli Stati Uniti in Italia, prima di lasciare, per naturale avvicendamento, il suo incarico, in una intervista fotografò, molto realisticamente, il declino italiano e del suo popolo: “È una tragedia nazionale, direi imbarazzante, che non ci sia una sola università italiana nei primi posti delle classifiche internazionali. Gli studenti sono pessimisti sul futuro, sfiduciati per colpa di un sistema scarsamente meritocratico”. “Mi sono chiesto (ritengo di ricordare bene quella intervista -ndr) come mai gli italiani non reagiscono nel vedere costantemente il proprio Paese agli ultimi posti delle classifiche sulla competitività mondiale. L’Italia non può mantenere uno status economico dignitoso se i suoi risultati nella formazione culturale rimangono così bassi”. Spogli, caro Girone, si riferiva all’Italia non all’India che ha, viceversa, ottime e invidiabilissime università.

Ronald Spogli

Continuava l’amico e conoscitore dell’Italia quale è Spogli: “Tutti conoscono i problemi dati da una burocrazia pesante, da una criminalità vivacissima, dalla lentezza della giustizia (in Italia non in India! ndr), dalla mancanza di meritocrazia (anche in settori della sicurezza dello Stato aggiungo io arbitrariamente) e un sistema di istruzione che non risponde ai bisogni del XXI secolo”. In Italia e non in India dove la crescita esponenziale del peso di quel Paese è tutto basato sulla formazione e l’innovazione tecnologica.

Quali argomenti documentati si possono opporre a tali spietate analisi se non le generiche dichiarazioni di entusiasmo per il ritorno a casa?

Di quale popolo parli, caro marò?

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È in essere un declino che non sarà certo arrestato o invertito dal fatto che, dopo anni, ti hanno portato a casa in attesa di giudizio. Se non si rimuovono le cause che ti hanno fatto finire in quel trappolone (a proposito quanti atti di pirateria marittima ci sono stati in quei mari dopo la vostra tragica sparatoria?) non ritengo opportuno fare congratulazioni a nessuno (se non a te e alla tua famiglia) perché HANNO FATTO SOLO IL LORO DOVERE.

IN RITARDISSIMO, MA SOLO IL LORO DOVERE, VISTO QUANTO CI/TI COSTANO.

PER IL RESTO, TI CHIEDO – CORTESEMENTE – DI NON DIRE STUPIDAGGINI SULLA GRANDEZZA DEGLI ITALIANI CHE VICEVERSA, FINO A QUANDO NON RIUSCIRANNO A LIBERARSI DI QUESTA TIRANNIDE PARTITOCRATICA SONO DA CONSIDERARE UN POPOLO DI PECORE APPECORONATE E FELICI DI ESSERLO.

Oreste Grani/Leo Rugens nostalgico delle analisi del Prof. Giuseppe Maranini e delle opportunità mancate. Triste di come la sua Nazione sia ridotta a causa della pochezza della metà del suo popolo. Vediamo come, in un futuro prossimo, l’altra metà deciderà di agire.