Chi autorizza la Pivetti a fare mostra di sé sulla Tribuna delle Autorità e prendersi l’omaggio delle nostre donne delle Forze Armate?

Oggi, più di altri giorni, rifletto sulle donne nelle Forze Armate che per responsabilità – anche di tanti uomini indegni delle stellette – devono faticare più dei colleghi per adempiere il proprio dovere. Con piacere le ieri le ho viste sfilare, orgogliose nelle loro divise, consapevoli del ruolo e del rispetto che ormai la maggioranza dei cittadini portano loro.

Viceversa vi voglio manifestare il mio imbarazzo quando ho dovuto assistere a reparti che, giunti davanti alle tribune, facendo sentire, per alcuni, il grido “Onore” erano costretti a omaggiare – di fatto – anche, in prima fila, a far mostra ciarliera di se, in abbigliamento disinvolto, la mancata soubrette Irene Pivetti a cui, tra gli altri, formalmente, quel motto guerriero era rivolto. Mi sono chiesto e continua a chiedermi se capiamo “cosa” è forma e sostanza e “cosa” deve accadere e “cosa” non deve accadere. Mi sono chiesto chi consente, in questa Repubblica confusa, “bestemmie” del genere.

Considero un vilipendio che delle donne valorose, che faticano tutti i giorni nei ranghi, debbano rendere omaggio a una come la Pivetti, per anni lautamente mantenuta a spese della collettività per cifre dieci volte maggiori di quelle percepite dalle nostre marinaie, carabiniere, poliziotte.

Che rischiano la pelle per difendere la legalità mentre la ballerina ciarliera (nuovamente a Roma in veste politica separatista leghista), al massimo, rischia un pizzicotto a quel culo, ben mostrato, per anni, al pubblico televisivo.

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Mettiamo ordine, ristabilendo una gerarchia di valori. O tutto sarà lecito.

Oreste Grani

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