Il canale di Suez 4 – Pompeo De Angelis

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La grande Commissione Internazionale di savants”, scelta per la verifica del progetto dell’apertura dell’istmo di Suez-Péluse, si riunì a Parigi e svolse due sessioni di lavoro, il 30 e il 31 ottobre 1855. Ai tredici membri ufficiali si aggiunsero Lesseps, Linant, Mougel, il vecchio Jomard e Saint-Hilaire, membro dell’Istituto delle Scienze di Francia. I commissari si impegnarono per un sopralluogo in Egitto e stabilirono di partire l’8 novembre, dandosi appuntamento a Marsiglia. Si imbarcò alla data prevista un folto gruppo di personaggi con l’euforia di una vacanza al limite dell’avventura. Fecero parte della compagnia anche il figlio di Lesseps, Charles-Aimè, e i coniugi Senior e i coniugi Jobez. Era subentrato l’ingegnere inglese Mac Clean, in sostituzione di Rendell, caduto malato.

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Come dei giramondo costoro arrivarono ad Alessandria il 18 novembre. Essendo la ferrovia inglese per il Cairo a binario unico, il transito avveniva ogni due giorni, in ciascuna direzione. Quindi si arrestarono per tre giorni e fecero il tour classico di Alessandria. Il 21 novembre, presero il treno fino a Kaferleis, dove li attendeva un battello vapore che li condusse a Saidich, la diga sul Nilo, che aveva il nome del Pascià regnante.

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Gli europei fecero anticamera per due giorni, ospitati con magnificenza. In loro onore, l’anfitrione offrì lo spettacolo di manovre militari con circa ottomila uomini di fanteria, di cavalleria, di artiglieria in gran carosello. Quel tempo, in attesa del ricevimento, Lesseps lo trascorse parlando giorno e notte con Said: discussero dei risultati del concluso viaggio dell’ex diplomatico in Europa, dei problemi di governo dell’Egitto che rendevano affranto il Pascià e che finirono per demoralizzare Lesseps, perché l’impresa appariva fortemente osteggiata dall’Inghilterra e il gran visir di Istanbul pressava il viceré con dispacci che chiedevano spiegazioni speciose sulla impresa del canale. Ma infine i due superarono il malumore e, il 23 novembre, Said ricevette gli stranieri. Lesseps disse: “Voi, Altezza, trattate questi signori come teste coronate. In effetti – rispose Said – questi signori sono le teste coronate delle scienze.” (1) La Commissione Internazionale si recò, con un battello a vapore, al Cairo , dove trovò il commissario austriaco Negrelli, che aveva fatto un altro tragitto e proveniva da Trieste. Una ulteriore cortesia attendeva gli ospiti: era stata organizzata per loro una spedizione sul Nilo , che ebbe per prime tappe Tebe, Luxor e Karnak. Champollion fece da cicerone tra le vestigie dei Faraoni, Linant eseguì i disegni dei monumenti per donarli ai colleghi, e Lesseps scrisse: “Madame Senior non avrà soddisfazione completa finché non vedrà un coccodrillo.” (2) Il 3 dicembre s’imbarcarono per risalire fino il Nilo ad Assuan e alla prima cateratta, dove ammirarono i nubiani nudi “vere statue fiorentine” che nuotavano nudi sotto il turbinio delle cascate.

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La missione scientifica prese la pista dal Cairo a Suez Il 15 dicembre 1885. Cento persone si misero in carovana in dromedario, a dorso d’asino o a piedi e affrontarono il deserto. Scorsero, all’alba del 16, la cittadina e il golfo marino di Suez. Il membro della missione, Barthélemy Saint-Hilaire ci ha lasciato le sue impressioni di questo viaggio in “Lettres sur L’Egypte”, pubblicato a Parigi nel 1856. Egli racconta che nella mattinata il gruppo dei commissari arrivò a Suez dopo essere stato “attristato da 32 leghe di deserto il più arido che si possa raffigurare“. La città, in un luogo desolato, apparve composta di case in rovina, nonostante fossero costruite in pietra “eccellente”, estratta dalla montagna di Attaka. Sovrastava un palazzo costruito dallo “stravagante Abbas Pascià”. Si profilava all’orizzonte la fortezza di Aguérout. La porta della città, vetusta e spalancata, apriva su grandi spiazzali contornati da magazzini. Non si vedeva un solo albero, niente verde. Fuori le mura, i francesi scoprirono dei cumuli di terra e pietre, trincea di una vecchia batteria dell’armata napoleonica a difendere la rada. Ciò riempì d’orgoglio il signor di Saint-Hilaire, che si rammaricò di non trovare un monumento per celebrare l’invenzione del nuovo Egitto da parte di Napoleone Bonaparte. A Suez, abitavano 5.000 persone, l’unico gruppo umano consistente del territorio dell’istmo: “È veramente un prodigio che un tale agglomerato di esseri umani si sia fermato in questo luogo. Suez non ha una sorgente d’acqua; quella dell’oasi delle Fontane di Mosè, a più di tre miglia di distanza, è buona solo per i cammelli.

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L’acqua indispensabile veniva dal Cairo, trasportata dai cammellieri e gli abitanti di Suez la pagavano 50 centesimi al litro, un prezzo esorbitante. La carovana della spedizione aveva portato la provvista idrica per sé, usando 35 cammelli. Gli scienziati rimasero per cinque giorni nella prima tappa, esplorarono il fondale del mare e stabilirono l’imbocco migliore del canale. Consultarono i capitani delle navi ancorate, controllarono le loro carte nautiche e constatarono che erano inesatte, salvo quella del comandante Moresby, che venne adottata come veritiera, dopo aver fatto nuove triangolazioni. Scrive Saint-Hilaire: “La rada è vasta e sicura. Cinquecento e più bastimenti potrebbero trovarci posto. Le profondità sono da 5 a 13 metri, su un fondo di limo, che però è di eccellente tenuta. In base a tutti questi dati la Commissione ha potuto concludere che la rada di Suez ha tutte le qualità desiderabili in natura per formare la testa del canale dei due mari.” Il 21 dicembre la spedizione partì per il nord lungo il percorso del canale disegnato da Linant e Mongel. Il primo giorno scoprirono le tracce del canale dei faraoni e di Tolomeo, quindi raggiunsero i Laghi Amari, una depressione fangosa, da cui deviarono verso ovest. Trovarono un pozzo profondissimo di acqua potabile a Pére des Dattes. “Non lontano, passava un gregge di montoni neri guardati da un giovane arabo, pieno di eleganza e di bellezza, il fucile a bandoliera. Queste solitudini non sono dunque inabitabili, come d’altronde è provato dalle rovine di città che noi urtiamo quasi tutti i giorni.” Il giorno seguente, dall’alto di una duna, si affacciarono sul bacino del lago Timsah, ammisero che vi si poteva impiantare un porto interno e la sera campeggiarono a Rhamseds, un villaggio il cui nome è citato nella Bibbia, dove festeggiarono il Natale. Sul percorso, trovarono la squadra di ingegneri egiziani, che da tre mesi facevano sondaggi e misuravano i livelli dal mare, ragguagli che consegnarono agli ingegneri europei consentendo loro di fissare i picchetti del canale. La sera del 27, i commissari si accamparono tra le rovine di Magdolum romano, nella laguna di Menzalch. Anni prima, dallo stesso posto erano partiti Lesseps, Linant e Mougel in senso opposto all’itinerario che gli scienziati avevano appena compiuto. Il canale sarebbe stato costruito sulle linee del progetto originario, fissato dalla missione dell’anno prima. Rimase da studiare il golfo di Péluse (Pelusium dei romani), dove arrivarono il 28 dicembre. Ricordarono che in quella importante città scomparsa era stato ucciso Pompeo. Percorsero dieci chilometri di spiaggia ad est e a ovest di qua e di là dei picchetti di Péluse e stabilirono che la baia misurava 60 km di larghezza e 20 di profondità e che non aveva nulla da temere dalle sabbie che il Nilo trasporta. Ma apposero una variante: l’imboccatura del porto venne spostata verso ovest. Convennero che i materiali necessari alle murature del porto sarebbero state estratte dalla Siria, collegata da una pista nel deserto e dalle isole di Cipro, di Rodi e di Scarpanto.

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La vacanza esplorativa era terminata. Il 31 dicembre, i Commissari salirono a bordo della fregata egiziana Nilo, venuta a prenderli e si diressero sul porto di Trieste. Lesseps, suo figlio e Saint-Hilaire navigarono sul Calcutta e approdarono, dopo venti ore di navigazione, ad Alessandria, per il Capodanno. Il padre abbracciò il figlio e l’amico e corse da Alì Pascià, che lo attendeva, da due giorni, al palazzo Raz-el- Tin adiacente al porto. Il vicerè gli mostrò un messaggio del gran visir di Istanbul che imponeva al vicereame la consegna del canale all’impero turco e non all’Egitto alla scadenza dei novantanove anni pattuiti con la Compagnie di Lesseps. Sappiamo da una lettera di Lesseps a Negrelli che lui consigliò al sovrano di creare uno statuto della Compagnia del Canale di Suez che avrebbe tolto i denti al sultano, che non aveva più tanti, e di farlo con avvedutezza: Non lasciare mettere troppo a nudo la debolezza di Costantinopoli e non scoprire in modo troppo patente la sua impotenza di iniziativa. (3) L’elaborazione dello statuto venne affidata al Negrelli stesso. L’ex diplomatico aveva perso il pelo, ma non il vizio; era diventato, in verità, il gran consigliere politico dell’Egitto. Tornati in Europa, i commissari sottoscrissero un Rapporto Sommario che conteneva le varie relazioni tecniche, le tabelle, un preventivo di 100 milioni di franchi di spesa e un calcolo di sei anni di durata dei lavori. Concluse Saint-Hilaire: “Il Rapporto Sommario fu subito sufficiente a rispondere all’impazienza del pubblico e a dissipare i dubbi che una politica prudente poteva avere sulla possibilità di questa grande manovra.” La Commissione rimase in funzione, sotto la presidenza dell’olandese Conrad e fece pubblicare un “Avviso” sui giornali di Europa e di America, che diceva: “ La Commissione Internazionale per l’apertura del canale di Suez si riunirà nei prossimi due mesi per discutere e stabilire definitivamente il programma del lavori da eseguire. Coloro che hanno dei progetti da sottomettere e delle proposte da presentare sono pregati di indirizzare a M. Barthélemy Saint-Hilaire, membro dell’Istituto, segretario generale della Compagnia del Canale di Suez, rue Richepance, n°9, à Paris.”

Pompeo De Angelis

1. Barthèlemy Sain-Hilaire, Lettres sur l’Egypte, Paris 1816.

2. Lesseps, Lettres, Journal, Documents, Lettera da Tebe del 1 dicembre 1885.

3. Lettera di Lesseps a Negrelli del 19 dicembre 1856.

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