Come sapete ho dei super poteri: alle 18:30 Raggi è in testa!

Nella città dove, fino a pochi mesi addietro, Carminati e Buzzi facevano la voce grossa grazie a mille complicità istituzionali ancora non chiarite, è in testa (io, come sapete, vedo dentro le urne) Virginia Raggi. Questa volta i sondaggi ci hanno preso. Questa volta il cambiamento potrebbe avvenire con modalità democratiche e senza bisogno di far scorrere il sangue. Se al ballottaggio fosse confermata questa prima indicazione di voto, il Paese potrebbe provare a scegliere, come aveva già fatto prima dei barbatrucchi partitocratici che hanno azzerato – di fatto – la volontà di 9 milioni di cittadini, riducendo il M5S a ruolo di minoranza parlamentare (quando viceversa era “maggioranza” espressa in termini di numeri assoluti e senza il voto malandrino degli italiani all’estero), un cambio di paradigma culturale coerente con la frattura introdotta dalla rete negli schemi di comunicazione sociale. Se dovesse vincere Virginia Raggi, il risultato elettorale finalmente risponderebbe a una comunità connotata da un modello comunicativo ispirato al dialogo proficuo e rispettoso tra persone come solo Internet e le sue declinazioni da anni stanno promuovendo. Se dovesse vincere Virginia Raggi, a Roma, oltre che di buche, rifiuti, emergenza case, trasporti osceni e onesta amministrazione si potrebbe ragionare di democrazia diretta e di quanto nel post – del 14 maggio 2016 –  “5 stars movement…  dedicato all’attività politica anticipatrice di Davide Barillari, vi abbiamo cominciato ad illustrare. Ripeto: prima e necessariamente buche e annessi e connessi. Poi, doverosamente, anche e soprattutto, il cambio paradigmatico della concezione stessa della partecipazione democratica finita – drammaticamente – nelle fogne romane per favorire il malaffare e la prepotenza dei violenti organizzatisi all’ombra delle forme degenerate dei partiti.

Forza compatrioti, nelle ultime 6 ore, bisogna tenere duro e poi, durante lo spoglio, vigilare sui brogli, sezione per sezione e dove elettronicamente si fanno le somme finali, vista la posta in gioco.

Cioè la vita stessa della democrazia e la libertà di scegliere, nell’era in cui i genitali di Valentina Nappi fanno mostra di se a un click dall’annuncio di una mostra di Caravaggio, cosa sia più saggio e vantaggioso per le nostre comunità.

Nell’era della complessità digitale mi sentirei più sicuro se vincesse la Raggi, persona per bene, avvocatessa competente, sostenuta e consigliata dalla squadra dei cittadini organizzatisi nel M5S, piuttosto che quel vecchio camaleonte di Alfio Marchini (tra l’altro ex giocatore di Polo) o quel ex libertario di Giachetti o dell’ex (?) fascistona di Giorgia Meloni. Tutti ex qualcosa. Altri non sono dati.

Oreste Grani/Leo Rugens troppo spesso deluso, nel segreto delle urne, dai suoi compatrioti vigliacchi e smemorati.


DEMOCRAZIA DIRETTA DIGITALE E INTELLIGENZA GLOBALE COLLETTIVA, A LONDRA SI RAGIONA DEL FUTURO

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LIMES. Dopo le elezioni europee, i movimenti cosiddetti “populisti” non sono riusciti a esprimere una posizione politica comune. Per esempio, Le Pen, Farage e Grillo non hanno formato un gruppo euroscettico comune e così hanno sottolineato le loro differenze e la loro inefficacia parlamentare. L’etichetta “populista” è spesso attribuita a movimenti diversi. In questo scenario, qual è il ruolo di Syriza e Podemos? Possono offrire una narrazione comune?
MÜLLER. A mio avviso, dobbiamo stare molto attenti quando usiamo il concetto di populismo. Il populismo, l’euroscetticismo e le critiche delle politiche adottate per salvare l’euro sono tre cose differenti, anche se nella pratica possono sovrapporsi. Restringerei il concetto di populismo ad attori che rivendicano di essere gli unici rappresentanti del popolo autentico. In altre parole, i populisti non sono solo anti-elitisti, sono anche necessariamente anti-pluralisti. Altrimenti, ogni critica delle élite esistenti sarebbe populista (e le élite europee hanno senz’altro una tendenza a definire “populista” ogni critica delle attuali politiche).
Per fare un esempio concreto: quando Grillo critica “la casta” o le attuali politiche dell’Unione europea, non è necessariamente un populista. Invece, quando dice che il Movimento 5 Stelle deve prendere il 100% dei voti, è un populista, perché non considera legittimo nessun altro avversario politico.
Secondo quest’analisi, Syriza e Podemos non sono automaticamente populisti solo perché stigmatizzano partiti più vecchi di loro: penso che ci siano molte ragioni legittime per condannare quei partiti in Grecia e in Spagna. Nemmeno la critica della Troika rende questi attori politici dei “populisti”. Invece, c’è un problema per la democrazia se negano la legittimità degli altri partiti, perché in democrazia nessuno deve avere l’esclusiva della rappresentanza del popolo autentico. In questa prospettiva, la coalizione tra Syriza e Anel è preoccupante: Anel è realmente un partito populista e i suoi leader hanno fatto molte dichiarazioni xenofobe, suggerendo che alcuni greci non fanno parte del popolo greco; c’è il rischio che Syriza possa essere portata a dire che, con Anel, la coalizione ha la rappresentanza esclusiva del popolo greco. Attualmente, uno scenario simile nel caso di Podemos mi sembra più lontano.

Jan Werner Müller, studioso del pensiero politico europeo e docente all’Università di Princeton.

1.6.2015 Vedi articolo originale

Senza entrare nel merito del ragionamento di Jan Werner Müller intorno al concetto di “populismo”, segnalo al lettore che il professore di Princeton non è sicuramente al corrente del fatto che la storica sede del PD (un tempo sede del P.C.I.) di via dei Giubbonari a Roma sarà sgomberata, poiché il partito non ha pagato l’affitto al comune, suo legittimo proprietario. Pochi mesi prima chiudeva la sede nazionale di Forza Italia sita nella piazza di San Lorenzo in Lucina per mancanza di fondi.

Quale migliore emblema della crisi della democrazia rappresentativa in Italia le migliaia di sezioni semivuote, vuote o chiuse. Descrivere come l’attività politica si sia evoluta in tale forma non è questo il luogo mentre è indispensabile sottolineare che ciò testimonia lo scollamento semi completo tra politica e società, politica ormai ignorante dei problemi o delle soluzioni possibili che coinvolgono la vita di milioni di cittadini, e non solo in Italia, a nostro parere. Com’è possibile che la politica conosca problemi o soluzioni se non esiste più un luogo dove possa avvenire uno scambio di informazioni? Questo erano le “sezioni” dei partiti storici.

Se avrete pazienza di leggere le parole di Davide Barillari riportate di seguito, così come le abbiamo intese, troverete l’enunciazione implicita del problema sopra esposto e una proposta di soluzione, affascinante per la ricchezza e complessità.

Global Collective Intelligence riassume un concetto relativamente semplice, ovvero che articolando le conoscenze diffuse o dei singoli è possibile trovare soluzioni rapide ed efficaci; arduo o forse no per un genio scrivere un algoritmo capace di governare tale complessità.

Appare evidente che le linee guida di una proposta di “edemocrazia” (Direct Digital Democracy) sono tracciate e a che punto siano elaborate lo chiediamo apertamente al cittadino Davide Barillari, coraggioso consigliere regionale del Lazio, pronti a ospitarle e per quanto nelle nostre forze diffonderle.

Buona lettura e buona riflessione invitando tutti a non farsi distrarre dalle questioni parmigiane e affini ricordando che al King’s College di Londra non amano perdere tempo.

Dionisia

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It’s urgent engage citizens to rethinking democracy and politics in the network society. There are many priorities, not even hypothesized by traditional parties. like freedom and technology self-determination in the era of digital surveillance, but also the need to obtain digital rights. We are hacktivists of representative democracy, gamechangers with the goal to open the next era of direct democracy, which will define new rules and new rights using edemocracy platforms. Today, in 2016, there are tools to ask within seconds to all citizens not only if they agree or disagree on one thing, but also understand what they think of a particular problem. Those who hold a position of power, at high-level, are rarely available to give up part of their decision-making autonomy, with the excuse that he was elected to represent the citizens Some european cities are well advanced in the application of digital democracy, ‘cause for a long time they are experiencing edemocracy tools for citizen participation: Helsinki, Barcelona, Madrid. With edemocracy tools we can understand how a problem could be solved (by simple local matters to the most important issues even at national and european level). As if the difference between elector and elected no longer exists. As if in a political scenario of real democracy, every citizen can express the opinion on a topic that interests him (and vote for it). All this it’s possible just today, thanks to the direct democracy of the digital era. Digital democracy is also the hidden key, the transparent backdoor, to overthrow an unjust system masqueraded as democracy. Internet allows us to feed and speed up the transformation of our pseudo-democracy to a real one without the filter of “representatives”: the spread of social networks has revolutionized humanity by increasing the capacity for discussion and iteration between people, created new ties and new relationships, has increased and enhanced the ability to share ideas, projects and experiences and unify planning. It has now developed a collective intelligence that goes beyond the public confined to a neighborhood, a city or a nation. We’ve become really a global community thanks to the internet. Today, enormously more that in any past human history, knowledge is widespread, free and shared. Wishing we can put together in a few minutes, thanks to the network, the world’s best minds to tackle a large-scale problem, and we can put together, always in a few minutes, all the citizens who suffer from the same problem and who want to find together a solution. It’s the collective intelligence, applied to politics. We must have the courage to recover the confidence of citizens in their institutions, to actively involve all citizens in the decisions that affect their lives. The technology exists already by few years, the tools are ready and at practically no cost. Soon, we will be able to overcome all prejudices, all restraint, any limitation on the full use of edemocracy tools: and to move forward to the necessary and crucial step to transform our republic (actually in the hands of multinationals and financial lobbies, so interests of a few), in a complete democracy, mature and managed directly by all its citizens without filters. In conclusion, we need to explore innovative methods to strengthen large-scale citizen participation in the political process at european and global level. Not only “getting feedbacks or ideas”, usually asked by governments during the election campaign. We need to improve all the digital tools to give back every day to the citizens the power to fight concentration of power within public institutions. Build today edemocracy means to provide a positive vision of collective intelligence in 21st century democracy.
Davide Barillari

5 STAR MOVEMENT… BARILLARI A LONDRA E GLI INGLESI STANNO A GUARDARE

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Mentre il dibattito infuria sull’espulsione sacrosanta di Pizzarotti e la non espulsione sacrosanta di Nogarin – se vuoi stare in un movimento la leadeship la contesti a porte chiuse non sui giornali – presso il King’s College di Londra Davide Barillari ha tenuto, venerdì 13 maggio, una relazione intorno al tema della politica nell’era del digitale.

Chi ha orecchie per intendere intenda, si dice dalle mie parti, ovvero che nel mondo civile e anglosassone si presta molta molta attenzione agli avvenimenti nazionali italiani, giacché per esperienza sanno bene che l’Italia da quasi un secolo è luogo di esperimenti politici, l’ultimo dei quali – il berlusconismo – ha in Trump uno spettacolare esempio e in Sarkozy un emulo in minore del comportamento verso il femminile.

Da tempo sosteniamo con forza e indipendenza e libertà che M5S è un’occasione per l’Italia, l’unica risposta ragionevole alla crisi della democrazia innescata dalla corruzione totale dei vertici della politica.

Purtroppo l’atteggiamento conservatore dei gruppi di potere o intellettuali si esprime perfettamente nell’atteggiamento mistificatorio dei principali media – giornali, radio e canali televisivi – compattati dal terrore di essere terremotati dalle prossime elezioni amministrative e, a seguire, di quelle politiche. Faremo i conti al momento opportuno.

Nel frattempo sottolineiamo lo smantellamento dall’asse Ledeen-Carrai nonché la rinuncia di Fiamma Nirenstein ad assumere il ruolo di futura ambasciatrice di Israele in Italia, in altre parole assistiamo all’arretramento di una linea fortemente ostile al M5S.

In merito alla conferenza di Barillari e al tema in oggetto, ricordo ai distratti che nel 1994 Giuseppe Grillo dichiarò profeticamente che internet sarebbe stato il principio della vera democrazia; ancora una volta si dimostra che il genio non ab abbandonato la nostra Patria nonostante felloni e traditori tentino con ogni mezzo di soffocarlo.

Dionisia

P.S. Da Foscolo a Mazzini, Londra ha accolto esuli e camerieri, Cambridge un Giulio Regeni…

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CYBERPARTY: POPULAR POLITICS IN DIGITAL TIMES

Location Safra Lecture Theatre (Ground Floor) Strand Campus
Category Conference/Seminar
When 13/05/2016 (09:00-18:00)
Contact This event is open to all and free to attend. Booking is required via Eventbrite.
Please direct enquiries to cdc@kcl.ac.uk
Registration URL
https://www.eventbrite.com/e/cyberparty-popular-politics-in-digital-times-tickets-23976209488?utm_content=buffer92c1c&utm_medium=social&utm_source=facebook.com&utm_campaign=buffer
In recent years – and in particular since the explosion of the financial crisis of 2008 – we have witnessed the rise of an array of new political parties – sometimes described as ‘digital parties’, ‘internet parties’ or ‘network parties’ – that attempt to utilise digital communication technologies as means to construct new forms of political participation and organisation against a background of widespread political disaffection with mainstream politics.

From the 5 Star Movement in Italy, to Podemos in Spain, and the Pirate Party in Iceland, Sweden and Germany, to the municipalist formations that recently won the mayoralties of Barcelona and Madrid, the signs of this surprising revival of the political party in digital times are growing. These new political organisations that are entering the political arena in a number of countries in Europe and beyond make use of the tools and practices that typify the present digital era, from Twitter channels and Facebook pages to Whatsapp groups and decision-making platforms. Furthermore, they embody the new demands that reflect the ways of life, fears and desires of an era of mass digital connectivity: demands for free information, privacy, connectivity and basic income.

What is the meaning and what the implications of these emerging digital parties? How do they reflect and respond to the current phase of economic and political crisis? What are the new issues and policies they bring to the fore? What are their forms of organisation, participation and leadership?

The Cyberparty conference hosted by the newly formed Centre for Digital Culture at King’s College London will explore these issues by bringing together experts and activists from the forefront of political innovation. It will ask what is specific to the emerging ‘digital party-form’ underpinning these formaions, how it compares with the mass parties of the industrial era and the electoral-professional parties of the neoliberal era and to what extent it can become a vehicle for social and political change. Furthermore, it will inquire in which ways more traditional political phenomena such as the Labour party under the leadership of Jeremy Corbyn and Bernie Sanders’ campaign in the US are trying to adopt some of the emerging organisational structures and practices coming from digital parties.
Different aspects of digital parties will be examined: their forms of communication and propaganda; their decision-making platforms; their policy platform and social base, with dedicated panels on these issues.
The conference will also host a special panel on digital activism in Eastern Europe.

Confirmed speakers include
Birgitta Jonsdottir (Pirate Party), Davide Barillari (5 Star Movement), Bernardo Gutierrez (journalist and activist), Arnau Monterde (Universidad Oberta de Catalunya), Francesca Bria (Nesta), Jodi Dean (Hobart and William Smith Colleges), Andrew Chadwick (Royal Holloway), Sofia de Roa (Podemos), Miguel Ongil Lopez (Podemos), Richard Barbrook (Westminster), Emmy Eklundh (King’s), Emiliano Trere (Autonomous University of Queretaro), Marco Deseriis (Northeastern University), Cristian Vaccari (Royal Holloway), Aaron Bastani (Novara Media), Paolo Gerbaudo (King’s), Francisco Jurado (Podemos), Alex Williams (City University), and Alex Clarkson (King’s).

Please find the programme here

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2 thoughts on “Come sapete ho dei super poteri: alle 18:30 Raggi è in testa!

  1. gmsacco@libero.it in ha detto:

    Nulla togliendo ai ” suoperpoteri” ……….mi sovvien in mente ” CASSANDRA”,,,,,,,,,,, che, nella memoria ” precostituita dal sistema” era foriera di foschi presagi( Della serie portava sfiga) Al contrario, osservava l’ovvio( Obnosi) e ne traeva le debite considerazioni di ” Preveggenza” ……… Alla grande UN ABBRACCIO Gianmario

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