Che fascino questi francesi: alla vigilia dei Campionati Europei di calcio li trovi ovunque. Fascinosi e mestatori!

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Storia complessa, come spesso accade nel “Grande Gioco”.

Ma cosa vanno a fare in giro questi francesi, soprattutto, in Eurasia? Chi soffia – in realtà – sul fuoco del terrorismo islamico e delle tensioni sociali dalle parti della Senna? Soprattutto, quando si rinviene un tale quantitativo di materiale “atto a uccidere”, ci si deve sempre chiedere, usando la nostra vecchia lingua, cui prodest? Che sarebbe “a chi conviene” che succedano tanti efferati episodi?  Perché che qualcuno con quel variegato arsenale volesse uccidere persone, è poco ma sicuro! Anzi, sicurissimo! A nome di chi, è più difficile da capire, soprattutto se si pensa che gli uomini dei “servizi” francesi sono da sempre abili nel dissimulare i moventi reconditi e gli ” autori” dei gesti iconoclastici come è dimostrabile (se lo si volesse) tornando con la mente a non pochi episodi che insanguinarono mezza Europa (e l’Italia in particolare) negli anni ’70-’80. A meno che non si voglia credere alla favoletta del Centro Hyperion quale innocente scuola di formazione a vocazione internazionale nata per iniziativa dell’italiano Corrado Simioni (pochi sanno o vogliono sapere che Simioni fu in vita insignito da onorificenze dallo Stato francese), tollerata (incubata?), a Parigi, a soli fini culturali. O come l’assenza di qualunque collaborazione sostanziale nella ricerca della verità nella “Strage di Ustica” insegna e prova. Come insegna e prova la complicità nella fuga di Toni Negri e decine di altri latitanti terroristi italiani prima o l’oscena – più recente – “svirgolata” in Brasile del pluriomicida Cesare Battisti che, ancora oggi, grazie a quelle complicità francesi, si prepara a morire, tranquillo-tranquillo, nel suo letto brasiliano.

Dicevamo dei francesi, maestri di disinformazione (per saperla fare ci vuole cultura e cioè intelligence culturale) come tutte le campagne di propaganda che venivano ideate e organizzate a Parigi (il cuore di questi battages) contro l’immagine dell’Italia, descritta, in quegli anni cruciali (tenete conto che con la morte di Moro si dissolve qualunque ipotesi di sovranità italiani in politica estera operazione completata con la mazzata di Ustica prima e della rimozione – che andava fatta ma da “noi” – del dittatore libico Gheddafi) come un Paese allo sbando retto solo da un regime autoritario se non fascista. Centinaia di intellettuali, dentro e fuori la Francia, filodiretti dalle centrali pensanti dell’intelligence culturale parigina, organizzavano (prima e dopo la morte di Moro) campagne contro la “repressione” in Italia. alla fine di questo ciclo l’Italietta è stata spazzata via e  Corrado Simioni, nel 2001, è stato nominato cavaliere della Repubblica Francese con la motivazione pubblica che “da trentaquattro anni (1967! ndr) si interessava di una fondazione per i senza tetto”. Che è come se un giorno scoprissimo che a Cesare Battisti qualcuno avesse fatto attribuire – in segreto – la Legion d’Onore, prima di farlo scappare in Brasile. O che Claudia Gioia, per aver individuato il Gen. Licio Giorgeri come un facile testimone su Ustica da killerare, venisse un giorno equiparata, negli annali della Legion d’Onore, a Lucia Annunziata, anche lei insignita dell’ambita e prestigiosa onorificenza. Donne italiane emerite. Per la Francia.

O peggio, basterebbe aspettare, per venire a sapere, un giorno lontano, che anche il “trafficante” di armi ed esplosivi Gregorie Moutaux si è beccato un “medaglietta” che, come si sa, non si nega a nessuno se, soprattutto, ha saputo rendersi utile al disegno di una ancora vagheggiata “grandezza francese”. Comunque, curioso questo episodio. Quasi come quello della detenzione ad oltranza del dissidente kazako Mukthar Ablyazov.

Per chi non lo ricordasse, marito della signora Shalabayeva, cercato vanamente dalle nostre forze dell’Ordine, in una villetta a via di Casal Palocco 3 (Roma) tra la notte del 28 ed il 29 maggio 2013 (come passa il tempo!), svanito, novello Oudini e poi – con culo dei francesi – fattosi beccare sulla costa azzurra come un “pollo”. Storia curiosa questa di un francese intercettato in Eurasia, con tutta quella mercanzia esplosiva, in una terra certamente cuore di macro-interessi forse maggiori di quelli siriani e più in generale, mediterranei. Che fascino questi francesi, che giramondo, che volpi! Che mestatori!

Oreste Grani/Leo Rugens   

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