Signora Regeni, lasci perdere chi la sta portando in giro, suo figlio è morto per la libertà del popolo egiziano e la pace nel Mediterraneo

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Caso Regeni, anche la facoltà di Cambridge sceglie di non collaborare alle indagini

“Non rilascio dichiarazioni alle autorità italiane”. Così ha risposto Maha Abdelrahman, professoressa di Giulio, agli investigatori italiani che si sono recati in Inghilterra per una rogatoria internazionale. A niente è servito l’appello della madre al “coraggio di vincere l’indifferenza morale”

 L’Espresso 7.6.16
Mi chiedo chi stia consigliando la mamma di Giulio Regeni in questa sconsiderata e costosa impresa, votata alla sconfitta fin dal primo minuto, mirante a ottenere ciò che in alcun modo potrà mai essere rivelato, perlomeno in tempi brevi, ovvero che il figlio morto fosse legato a strutture di intelligence ostili ad al-Sisi.
Utilizzo il plurale giacché plurimi sono i luoghi (USA-GB-ITA) cui Regeni era legato per formazione e passaporto.
La verità racchiusa nei fascicoli custoditi negli archivi è bene che lì rimanga, anzi è d’obbligo che non trapeli, altrimenti a che serve il TOP SECRET? Osservo che la verità brilla e circola al tempo di internet nonostante una vetusta istituzione qual è l’archivio. Discorso lungo e da specialisti.
Sicché chi infanga Regeni non è chi lo descrive come un operatore di intelligence culturale, bensì chi lo riduce a burattino nella mani di una professoressa di Cambridge o altro.
A proposito, l’università catabrigense è storicamente luogo di intrighi e di doppiogiochisti formidabili, famosi i cinque al soldo del KGB, degnamente imitati da alcuni nostrani personaggi per i quali “nulla si deve fare contro gli interessi di Mosca”.

“E’ dal nazifascismo che noi in Italia non ci troviamo di fronte a una tortura come quella subita da Giulio”. Lo ha detto Paola Regeni, la madre del giovane ricercatore ucciso al Cairo, in una conferenza stampa al Senato.

“Io stimo moltissimo i partigiani che sono stati uccisi sotto tortura – ha aggiunto – ma ahimé i partigiani erano in guerra e lo sapevano: Giulio era un ragazzo che era andato a fare ricerca e invece è morto sotto tortura”.”E quello di Giulio – ha ribadito la madre di Giulio – in Egitto non è un caso isolato, quello che è successo a lui succede ad egiziani e non solo”. (askanews)

“Sul viso di Giulio ho visto il male del mondo”. Lo ha detto la madre del ricercatore italiano ucciso al Cairo nel corso della conferenza stampa al Senato. “E’ forse dall’antifascismo che noi in Italia non ci troviamo di fronte alla tortura – ha aggiunto Paola Regeni – ma Giulio non era in guerra era andato a fare ricerca”. Se il 5 aprile, giorno del prossimo incontro tra la polizia italiana e quella del Cairo, “sarà una giornata vuota – ha detto ancora la madre – confidiamo in una risposta forte del nostro Governo. Forte, ma molto forte. E’ dal 25 gennaio che attendiamo una risposta su Giulio”. Nel corso della conferenza stampa sul ricercatore italiano ucciso al Cairo si è parlato delle diverse versioni fornite dall’Egitto sulla vicenda. “Noi, a livello viscerale, sapevamo che nostro figlio non era nei servizi segreti – ha spiegato ancora Paola Regeni – con tutto il rispetto per chi fa il lavoro di intelligence”. (ANSA)

Segue…
Dionisia