Altri dimentichino Giulio Regeni non noi che subito capimmo in che ambiente losco era maturato il delitto

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Il 6 febbraio 2016 abbiamo sostenuto (vedi post in calce) che in Egitto ci sono fondamentalmente tre Servizi Segreti/Polizie e che il povero Giulio Regeni era stato vittima di comportamenti tenuti da una di queste tre realtà di potere e di controllo che i generali e i politici egiziani utilizzano per, diciamo, “governare”. Aggiungevamo che il nostro imbarazzo a scrivere di quelle cose era che, da anni, si riteneva che una di queste tre realtà fosse stata, in tempi non sospetti, addestrata da professionalità riconducibili al mondo del MOSSAD israeliano. Lo abbiamo scritto dopo poche ore dal ritrovamento del cadavere del nostro compatriota, torturato fino alla morte per colpire, colpendo un agente straniero (italiano!) questo o quell’esponente del potere interno all’Egitto, evidentemente in rapporti di altra natura (affari che in quelle ore si stavano mettendo a punto anche grazie alla presenza di una delegazione di imprenditori italiani o personale diplomatico “renziano”?) che non soddisfacevano tutte le componenti di quei poteri occulti che gestiscono il “business istituzionale” (politica e affari) da quelle parti. Evidentemente le trattative non si mettevano bene e per dare un “giratina d’orecchie” a questo o a quello dei protagonisti della spartizione, qualcuno è andato per le spicce. Ma non ha rapito Francesco Totti a Roma per fare pressioni indebite. Ha rapito e torturato, a morte, Giulio Regeni, considerato evidentemente un esponente di quella intelligence culturale italiana che si affacciava timidamente nel Grande Gioco Mediterraneo attraverso un giovane virgulto in coltivazione, pieno di curiosità, di coraggio dettato dalla ragione e dal tradizionale “friulano” patriottismo. Ragione, curiosità, patriottismo che i denigratori di Regeni (vedi ulteriore post in calce) si attivarono, nel web, sotto le più diverse ma facilmente riconducibili sigle, nelle ore successive alla atroce e dolorosissima morte, tentando di macchiarne l’onore di Giulio, scolorendo le peculiarità del nostro ragazzo fino a farle diventare “farloccagine”, “alloccagine”, “leggerezze” di uno che se l’era andata a cercare. Questa ancora è – tra le altre – la pista da seguire per capire chi si fece subito solerte complice dei carnefici e a questi ripugnanti nemici della verità e del nostro Paese chiedere conto del loro losco agire e della assoluta volontà di disinformare. Questo sarebbe un vero modo di onorare le ore drammatiche passate da Regeni che immaginiamo disperato e indifeso nella sua impreparazione specialistica ad affrontare la tortura: il nostro compatriota era un intellettuale e non un invincibile “Rambo”.  Ripubblico i post che Leo Rugens mise subito in rete perché i nomi dei sabotatori attivatisi non siano dimenticati.

Gli specialisti della disinformazione entrarono in campo (comandati tempestivamente!) perché la tempesta di sabbia consentisse agli assassini e alle quinte colonne presenti in Italia di avere tempo per “depistare”. Per noi, e oggi lo ribadiamo, Regeni è stato scelto perché qualcuno nel business costruito intorno alle condizioni di insicurezza “mediterranea” che connotano i rapporti tra l’Egitto e l’Italia, non era soddisfatto delle spartizioni delle creste su quel business e, così facendo, si voleva dare un avvertimento mafioso agli italiani. Agli italiani e ai loro dominus politici. Forse, come ora si dice, la faida era circoscritta tra generali e generali egiziani. Comunque, il nostro è caduto vittima di queste oscene avidità degne della peggiore “Cosa Nostra”. Fortunati quelli che hanno mezzi istituzionali ed economici per andare dietro alla doverosa ricerca della verità perché il movente è sotto gli occhi e come tutti sanno, in criminologia, trovato il movente quasi sempre si riesce a trovare l’autore del crimine. Io partirei dal business con gli italiani perché è lì che si potrebbe trovare la soluzione del caso che non deve rimanere oscuro. Approfondendo si potrebbe arrivare alla scoperta di fin dove possono essersi spinti, per potere e per soldi, non solo i generali egiziani ma anche ambienti italiani che si attivanotradizionalmente intorno al tema della sicurezza e delle armi. Inconfessabili motivi fino a quando un nostro curioso intellettuale non ha pagato per tutti.

Chi può si passi una mano sulla coscienza e parli.  Altro che “allocco”; altro che “agente prezzolato inglese”; altro che uno che si doveva fare i fatti suoi.

Onore al nostro compatriota. Non provate a sostenere che è ancora vivo e vegeto pur di farci dimenticare quando e in che circostanze (il business italo-egiziano) è stato catturato, torturato, buttato per strada come un cencio.

Altri dimentichino, non noi.

Oreste Grani/Leo Rugens e la Redazione tutta.     


PER ME, CHE NON SONO NESSUNO, GIULIO REGENI È “CADUTO IN SERVIZIO”

Mattarella

Non sta a me dire chi sia Marco Gregoretti ma se un giorno, vicino o lontano, mi dovesse leggere, sappia che io il grado della sua attendibilità (alta) lo attribuisco a quanto di lui, con stima e affetto, mi diceva Mimì (il Radiologo).

Poche ore addietro, Gregoretti fa affermazioni e ricostruzioni che non solo condivido ma , mentre le leggo e le riposto, mi straziano il cuore e la mente, immaginando quanto il nostro giovane eroe ha dovuto soffrire, da friulano, per amore dell’Italia e per il suo necessario riscatto. Sentirei doveroso che il nostro Presidente della Repubblica trovasse il coraggio politico, civile, etico, morale di inviare un messaggio al Paese informandolo (eventualmente – viceversa – smentendo queste nostre insinuazioni) sulla morte del nostro piccolo Manfredi Talamo.   

Ho dovuto/voluto non scrivere per qualche ora e questo – ritengo – mi abbia aiutato nella valutazione del gravissimo episodio dello scempio del nostro compatriota Giulio Regeni. Ma lo sentiamo tale questo giovane, brutalmente assassinato dagli sgherri di una delle tre polizie segrete che il generale Abdel Fattah al Sisi ha ai suoi ordini? Quale dei servizi segreti si sarà impegnato a fare il massacro, strappando, con la tortura, informazioni sui contatti intessuti dall’appassionato “indagatore del futuro possibile” delle lotte per il lavoro, la libertà, la democrazia in Egitto? Uno dei tre servizi segreti egiziani, per motivi sofisticati da spiegare (e da giustificare), è stato formato (e viene ancora sistematicamente addestrato) dal mitico Mossad, nato in Israele perché mai più torturatori “nazisti” (e come li volete definire/immaginare questi mostri che tagliano orecchie e nasi mentre chiedono i nomi dei sindacalisti che clandestinamente stanno riorganizzando la resistenza al dittatore, nel nord dell’Egitto, in quel poco di sistema industriale che ancora funziona?) fossero liberi di agire, scarnificando vive le persone per fini abietti di potere e di nevrotiche paranoie.

Che cosa accade mentre ci alziamo, andiamo al bar a bere un cappuccino, imprechiamo sul traffico, pensiamo alla Roma incerta anche durante questo campionato, poi in ufficio ci distraiamo a fare cose spesso di nessun senso, per poi tornare a stramaledire il traffico tornado a casa e, cenando, assistere ai resoconti della kermesse sanguinaria che si è consumata durante la nostra giornata non particolare ma schifosamente normale?

Dicevo che il generale Al Sisi ha tre polizie/servizi segreti quale strumento “folle” per cercare di reprimere, reprimere, reprimere chi non la pensa come lui.

Lo fa con l’aiuto di chi spera che, facendo fare a lui il lavoro sporco del carnefice, favorisca i propri interessi di Paese limitrofo o, in una filiera di mettenculi sanguinari, si puntelli la Libia, come si vuole che sia puntellata, la Tunisia altrettanto, il Marocco vedremo. Scendendo, la Nigeria o il Ciad o, tornando verso il Golfo Persico tutto il sommovimento che è pronto in quelle terre.

Stabilità (maledetti voi che la invocate per le vostre avidità) a qualunque prezzo. Business, a qualunque prezzo. Tra i più schifosamente (ecco perché ho preferito tacere per alcune ore) lecca feci di Al Sisi c’è il vostro bravo ragazzo Matteo Renzi che si è permesso, in questi anni in cui vi ha rappresentato, di farneticare di suoi legami culturali con Giorgio La Pira.

Renzi è l’amico/pupazzo di Carrai e di tutti gli ambienti di riferimento da cui Carrai prende ordini e protezione. Sono questi ambienti, per motivi che “Attanasio Cavallo Vanesio” Matteo Renzi non è in grado di capire che hanno suggerito al Premier di essere solerte nello sdoganare quello che adesso è il feroce responsabile morale della morte del nostro compatriota Regeni. A meno che qualcuno se la senta di dire che la morte di Matteotti o dei Fratelli Rosselli non fosse ascrivibile a Benito Mussolini e al regime Fascista. O che Himmler non fosse l’esecutore dei pensieri e delle scelte di Hitler. O Beria potesse essere letto disgiunto da Stalin. Faccio esempi che anche i cretini possono capire. Il generale Al Sisi, amico e alleato di Matteo Renzi e degli amici di Matteo Renzi e di Marco Carrai, è l’assassino del “nostro ragazzo”.

Che come tale, chiedo al Capo dello Stato, dopo aver assunto le dovute informazioni, di citare, senza se e senza ma, informando gli Italiani che un Italiano, in servizio nei “servizi”, è stato ucciso con le modalità che ormai sono a tutti chiare. Che serve prendere per il culo un’opinione pubblica di disinformati buttando il fumo negli occhi dell’invio di investigatori su un luogo del delitto che nessuno conosce quale sia? Ma la volete smettere? Se non sapete fare le ricognizioni dove muore un Pantani, mi dite cosa raccontate quando dite che state mandando qualcuno ad assistere alle indagini? Quali indagini? Quali interrogatori? Potevate risparmiare i soldi e, senza sprecare troppo tempo e altro denaro pubblico, vi basterebbe consegnare viceversa alle  frontiere gli sbirri di Al Sisi che lasciate liberi di agire a loro piacimento sul nostro territorio e nelle loro attività di persecuzione degli oppositori alla dittatura. Cacciateli oggi stesso e vedrete che qualcuno vi comincerà a rispettare. Quanti altri Argo 16, Ustica, Aldo Moro dobbiamo subire? Tanto, se come alcuni di noi pensano, ce lo hanno ucciso proprio perché era lì nello spirito di servizio che ipotizziamo,  tacere sarebbe viltà di Stato. Tacere e non reagire, occhio per occhio, come dalle parti della Bibbia si insegna, fornirebbe la prova regina di perché questo blogghino, marginale e ininfluente, da anni sostiene, a chi chiede onestamente come ci si arruoli nei servizi segreti del nostro Paese che, se non si trova la dignità di armarci di una classe dirigente capace di non vendersi al primo offerente, non è giusto andare a servire la patria (volutamente minuscola) di Renzi, Carrai, Minniti.

Se mi sono sbagliato a ritenere Giulio Regeni “caduto in servizio”, chiedo scusa ai miei lettori e ai suoi genitori. Viceversa, se ho ragione io, da Italiano, chiedo al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Capo delle Forze Armate, di farsi avanti e rendere onore e funerali di Stato al nostro compatriota.

Oreste Grani/Leo Rugens che si augura di sbagliarsi.       


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REGENI ERA UN TERRORISTA, PAROLA DI RIGHTS REPORTER; LA RIVENDICAZIONE CHE ASPETTAVAMO

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Rights Reporter (www.rightsreporter.org) è una testata web specializzata in tante cose e la redazione di Leo Rugens la ricorda per avere informato il mondo che “Gadot service” è il soprannome che i servizi segreti iraniani danno al Mossad.

Da quel giorno, si parlava del “sequestro” Shalabayeva e del caso Ablyazov, ci segnammo la fonte come attendibilissima in materia di segrete cose.

Oggi, con la tristezza nel cuore per la morte di Giulio Regeni, Rights Reporter, per la firma di Antonio M. Suarez (Giulio Regeni: giusto fare chiarezza sulla sua morte ma anche sulle sue attività in Egitto), chiede conto delle attività del giovane italiano, a suo dire troppo vicino alle organizzazioni terroristiche della “Fratellanza” Musulmana:

il fatto che Giulio Regeni si trovasse in Egitto, cioè in un Paese in stato di guerra contro il terrorismo islamico, e che intrattenesse contatti con ambienti vicini al terrorismo islamico che fa capo alla Fratellanza Musulmana (sindacati e altri enti sociali) non può essere messo in secondo piano anche perché quasi certamente è il fatto all’origine del suo omicidio.

Non pago, l’autore del pezzo aggiunge:

Se vai in Egitto e ti metti a fare l’oppositore al Governo, se crei una rete di informatori vicini alla Fratellanza Musulmana e ti metti a scrivere articoli critici su Al-Sisi su vari giornali che trattano di Medio Oriente, anche se nascosto da uno pseudonimo, non ti puoi aspettare che ti lascino fare quello che vuoi. L’Egitto non è Israele e i servizi segreti egiziani non sono come quelli occidentali. A loro se sei un italiano, un inglese o un cinese non gliene importa nulla. Se ti schieri con le opposizioni e in particolare con quelle vicine alla Fratellanza Musulmana sei un nemico e come tale ti trattano, a prescindere dalla tua nazionalità. Se evitiamo di considerare questo fatto riguardo alla morte di Giulio Regeni commettiamo un peccato di ipocrisia.

Avete letto bene tra le righe?

A scanso di equivoci e dopo avere insinuato che Regeni fosse un terrorista, la ciliegina finale o meglio, l’incondizionato appoggio all’attuale governo egiziano:

Oggi vediamo alcuni giornali di sinistra usare la morte di Giulio Regeni come un ariete contro il Governo di Abd al-Fattah al-Sisi. Sono gli stessi giornali che esultavano all’avvento della Fratellanza Musulmana e di tutto l’orrore che questo comportava. Quindi non possono certo dare lezioni di Diritti Umani a nessuno. E’ vero, il Governo di Al-Sisi non è un campione di democrazia, ma giudicarlo senza tenere in considerazione la situazione in Egitto non solo è stupido, è fuorviante. Abd al-Fattah al-Sisi è l’unico che combatte duramente l’estremismo islamico, cosa impossibile da fare in un Paese musulmano usando i guanti bianchi.

Ora, pensatela come volete, ma fosse per me avrei richiamato l’ambasciatore italiano in Egitto ed espulso quello egiziano dall’Italia oltre a far scoppiare un caso internazionale. Già, ma questi sono lussi per gente libera.

A questo punto dire che Regeni era un agente in servizio equivarrebbe a dire che tramava con il terrorismo islamico e quindi era nemico di Israele, pardon, dell’Egitto, con buona pace della Verità.

Parlare del Governo e dei suoi ministri non vale la pena, mentre sarebbe il caso che M5S lasciasse perdere la stepchild adoption e si concentrasse sul caso utilizzando tutta la potenza di fuoco che dispone, troverebbe al suo fianco migliaia di onesti servitori dello Stato, quanto meno, ammutoliti per la vigliaccheria degli uomini che li comandano e li rappresentano.

Dionisia

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P.S. Il capolavoro di cinismo lo leggete di seguito, aspetto il terzo indizio e potrò tranquillamente affermare di avere la prova che la morte di Regeni non dispiace a Gerusalemme.

Morte di Giulio Regeni: sciacalli mediatici subito all’opera
FEB 5, 2016 BY RIGHTS REPORTER 1 COMMENT

Sulla morte di Giulio Regeni non si sa ancora abbastanza per poter accusare qualcuno o qualcosa anche se la corsa alla strumentalizzazione dell’omicidio del povero ragazzo italiano è già partita. La stampa italiana ostile al Governo di Al-Sisi non si è fatta certo sfuggire l’occasione per criticare l’ex generale ora Presidente. Ma, come detto, ogni ipotesi si basa semplicemente sul nulla mentre invece si evita accuratamente di analizzare l’episodio partendo dalle poche certezze.

Per esempio si evita di dire che oggi l’Egitto è un Paese sotto pesantissimo attacco da parte delle forze del terrorismo islamico globale, forze che sono sia esterne come l’ISIS, che interne come la Fratellanza Musulmana. Gli ultimi attentati hanno messo in ginocchio l’economia del turismo egiziana e al Cairo faticano a stringere accordi economici proprio a causa del pericolo terroristico. Questa mattina diversi giornali cartacei egiziani mettono in evidenza la “strana coincidenza” del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni proprio in concomitanza con una missione di imprenditori italiani che si erano detti pronti a firmare contratti commerciali con l’Egitto. La parola “complotto” onde danneggiare i rapporti tra Egitto e Italia è quella più usata. Scartare a priori questa ipotesi che parte da una certezza (Egitto sotto attacco) non è né intelligente né professionale.

La seconda certezza, che deriva direttamente dalla prima, è che indubbiamente le forze di sicurezza egiziane non ci vanno tanto per il sottile con chi contesta il Governo egiziano. Giulio Regeni era tra i critici di Al-Sisi e sembra che avesse contatti frequenti con aree della opposizione anche se ci pare di capire che gli investigatori escludano contatti con l’area che fa capo alla Fratellanza Musulmana. Insomma, un critico prudentemente defilato. Non si può quindi scartare l’ipotesi che a rapire, torturare e uccidere Giulio Regeni siano stati membri delle forze di sicurezza egiziane anche se, a differenza degli sciacalli, è una ipotesi che non diamo per nulla scontata, anzi, per quel che ne sappiamo le forze di sicurezza egiziane si comportano in maniera molto attenta con i cittadini stranieri al contrario di quello che fanno con oppositori, blogger e giornalisti egiziani. Il motivo è riconducibile al fatto che oggi più che mai l’Egitto ha bisogno di buone relazioni con l’estero.

Facciamo molta attenzione, la situazione in Egitto è davvero critica e basta un nulla per condizionarla. La delegazione italiana in visita in Egitto ha interrotto la sua visita dopo il ritrovamento del corpo di Giulio Regeni e questo ha sicuramente giovato alla causa degli oppositori di Al-Sisi. Come del resto giovano le polemiche innescate in Italia da quella stampa che da per scontato che a uccidere Giulio Regeni siano stati i servizi egiziani, tanto che pur di vendere qualche copia in più gli sciacalli [leggi Il Manifesto] non esitano ad andare anche contro le volontà della famiglia di Giulio Regeni. Per ora non c’è nulla di certo se non il dolore per l’uccisione di questo giovane e brillante italiano. Tutto il resto è mero sciacallaggio.

Scritto da Bianca B.


RANGERI E RIGHTS REPORTER UNITI NELLA LOTTA: REGENI ERA UN IDEALISTA UN PO’ TERRORISTA

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La verità si può cancellare in tanti modi: a) negando la realtà; b) confondendo le tracce.

a) Norma Rangeri: “nulla, purtroppo, può sfamare gli avvoltoi che hanno infierito in queste ore su Giulio Regeni. Quegli avvoltoi che vivono nella Rete e che lo hanno arruolato nei servizi segreti italiani coprendo la sua vita di fango, come a giustificare la sua morte. Purtroppo a questi bassifondi dell’informazione siamo abituati perché, come abbiamo scritto, siamo un giornale di frontiera che ha già vissuto sulle sue povere ma robuste spalle altri drammi e tragedie…“.

b) Bianca B. Rights Reporter: “Come del resto giovano le polemiche innescate in Italia da quella stampa che da per scontato che a uccidere Giulio Regeni siano stati i servizi egiziani, tanto che pur di vendere qualche copia in più [il Manifesto] gli sciacalli non esitano ad andare anche contro le volontà della famiglia di Giulio Regeni“.

Se è possibile Norma Rangeri ha ucciso un’altra volta Giulio Regeni dandogli dell’idealista implicitamente coglione.

Ergo, Leo Rugens è uno degli avvoltoi da bassofondo della rete, dato che considera, basandosi sulle intuizioni e valutazioni, Regeni un servitore dello Stato.

Per Rangeri, affermare che Regeni appartenesse al servizio equivale a buttargli fango addosso! Perché? Perché?

Era “fango” Nicola Calipari caduto per riportare a casa la sua collega del Manifesto Giuliana Sgrena? Era fango per il fatto che appartenesse al servizio, anzi, ne fosse il numero due?

Come cazzo ragionano al Manifesto, come? Cosa dovete difendere? Pensate che un giovane come Giulio Regeni non potesse essere un idealista e al contempo un uomo del servizio? Perché, di grazia. Calipari cos’era nella vostra testa, un “servo” dello Stato o un innamorato della Repubblica e della Costituzione che ha difeso con la vita una cittadina italiana? Un servitore, non un servo, mettetevelo bene in testa.

“Idealista” per Rangeri, “terrorista” per Rights Reporter, “eroe” per Leo Rugens, che ha il privilegio di non dover rispondere a nessuno.

A differenza di tanti coetanei, Regeni non ha un profilo su Facebook, a meno che l’avesse chiuso tempo fa, quindi non ha lasciato tracce di sé; questo è un problema giacché o non gli piaceva frequentare un social network tanto amato da una Chaouqui e un Lanino o non poteva farlo, nemmeno quando studiava a Cambridge; che bello sarebbe conoscere qualche suo amico cantabrigense.

La redazione

P.S. Regeni alla fine era solo un bravo ragazzo, un idealista, uno studioso e noi ci siamo sbagliati, ma di certo non lo abbiamo trattato da coglione, come Norma Rangeri, o da terrorista, come Rights Reporter.

Quando gli estremi si toccano è sempre uno spettacolo rivoltante.

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One thought on “Altri dimentichino Giulio Regeni non noi che subito capimmo in che ambiente losco era maturato il delitto

  1. ilrisvegliodeldragone in ha detto:

    L’ha ribloggato su Leo Rugens.

    Mi piace

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