Le Olimpiadi del 2024 i francesi le vogliono fare a Parigi, non a Roma. Raggi (di sole) o meno

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Senza una politica estera capace di impedire che Oreste Scalzone, Luigi Rosati, Toni Negri (tre fra i tanti!) trovassero rifugio a Parigi; senza un pensiero politico che impedisse che tanta della nostrana feccia nera fosse – negli anni ’60-’70 – alimentata e contaminata da personaggio di estrazione OAS, nulla sarà possibile per il futuro dell’Italietta, avendo i francesi deciso che continueranno, fino alla notte dei tempi, a considerarci quei vigliacchi che li hanno aggrediti quando ormai, nella Seconda guerra mondiale, erano considerati spacciati. Senza una politica estera che tenga conto che le uniche a non collaborare nella complessa indagine che seguì alla Strage di Ustica sono state le autorità francesi; che la manovra militare in Libia per l’eliminazione di Gheddafi (l’avremmo dovuta fare noi) sia stata orchestrata dai cattivoni francesi; che quel verme di Cesare Battisti, in Brasile, lo hanno fatto scappare scientemente i Servizi francesi per umiliarci, pensare che le autorità francesi si facciano soffiare sotto il naso da tipi alla Luca Cordero di Montezemolo, Gianni Letta, Giovanni Malagò le Olimpiadi del 2024, è non solo da dilettanti ma da doppiogiochisti (alcuni di loro lo sono certamente proprio nel gioco con i francesi) o, al massimo da disinformati ingenuotti. Gianni Letta, nel 2024, sarà certamente morto fisicamente o non conterà un cazzo di niente. Così il Luca nazionale.  Malagò, a quella data, avrà trovato qualcuno che gli avrà messo il “sale sulla coda” (tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino!). L’unico personaggio che seriamente potrebbe, paradossalmente, opportunamente affiancata e consigliata, intraprendere il percorso verso quella strategia complessa vicenda internazionale (bisognava essere spagnoli per non buttare via le Olimpiadi di Barcellona del 1992) è proprio la penta stellata Virginia Raggi. O chi per essa del M5S.

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È innegabile il fatto che lo sport italiano, il suo modo di essere, la sua progressiva affermazione fra i fenomeni sociali di massa, hanno avvicinato il nostro Paese a quelli più progrediti (diciamo così) nel resto del Mondo. La continua ed inarrestabile crescita di un interesse verso lo sport e la sua pratica di massa possono, con non pochi sforzi culturali e “sociologici”, essere ricondotti verso il processo di evoluzione della società nel suo insieme. Per un periodo i cittadini hanno avuto più tempo “libero” e la disponibilità di impianti che certamente si sono diffusi anche dopo lo svolgimento delle mitiche Olimpiadi romane del 1960. Ma oggi lo sport è altro che “libertà”, al di là di quello che i “praticanti” ritengano. Sono i parassiti che gli si aggirano intorno che determinano cosa sia e a cosa serva. Ad esempio, le ipotizzate Olimpiadi a Roma del 2024 servono solo a far lievitare il valore die terreni già massacrati e non strategicamente utilizzati, prima e dopo i Mondiali di Nuoto del 2009 (Malagò, Letta, Caltagirone,Veltroni dove siete?), che si distendono intorno a Tor Vergata, limitrofi a quel mammarozzone che hanno lasciato incompiuto l’altra volta che volevano fare “er bene de Roma”, città che amano moltissimo come le proprie tasche e i propri conti in banca. A Panama possibilmente. Ma basta, banda di farabutti, cosa ve ne frega a voi che siete tutti delle vecchie cariatiti incartapecorite, ignoranti come capre, della funzione strategica culturale dello sport e dell’olimpismo? Ma se anche sotto tortura (che bello sarebbe!) non sapreste, per salvarvi la pelle, dire chi fosse Angelo Mosso e cosa si intenda per motricità!

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Avete, per decenni, favorito esclusivamente il giro d’affari intorno allo sport senza che un grammo di consapevolezza si consolidasse intorno ai motivi di importanti trasformazioni socioculturali. Siete “capre ignoranti” come direbbe il vostro ex giullare Vittorio Sgarbi e come tali, ora che siete anche diventate vecchie e non più commestibili, dovete essere emarginate.  Se non abbattute per essere le vostre carcasse vendute alle aziende che producono insaccati di scarsa qualità o cibo per gatti e cani, a parziale risarcimento dei danni nel tempo procurati alla collettività. Come si devono chiamare se non danni gli orrori che tutti possiamo constatare negli stessi terreni dove vorrebbero rifare nuovamente business? Dimenticando, ad esempio, che l’ex Villaggio del Nuoto (oggi CampusX srl, gestione SIRAM/VEOLIA) è in realtà lui stesso un monumento all’affarismo che in modo oscuro si è articolato negli anni successivi a quella bizzarra manifestazione sportiva (Mondiali di Nuoto 2009 con a capo della Federazione di competenza proprio quel Giovanni Malagò che oggi, ai vertici del CONI, ci riprova.  A fare danni.

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Le Olimpiadi si possono organizzare (i francesi ce le devono cedere!) solo se tutti quelli che fino a ieri hanno manipolato gli sport in Italia, si fanno da parte o la magistratura li trova, nuovamente, con le mani nel sacco. Augurandoci che questa volta la Legge non esca sconfitta, battuta da abili avvocati capaci di far apparire innocenti i colpevoli. Perché, non tutte le assoluzioni fanno giustizia come spero che in molti sappiate. Anzi, spesso, i PM hanno ragione ma i malandrini hanno provviste sufficienti per pagarsi i principi del Foro. Tutto qui. Ora se è vero che il modello sportivo non può essere ormai quello tramandatoci dalla storia dell’Antica Grecia, occorre essere fermissimi sul principio che non può neanche essere quello schifo che è. A cominciare da chi vuole pappare sugli impianti, arrivando al doping, condizione necessaria e sufficiente per vincere, diventare ricchissimi, e anni dopo vedersi – in sordina – cancellare la medaglia.

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Amici cari, lasciate perdere questa mascalzonata delle Olimpiadi (anche queste a referendum) e fermatevi a ragionare sulle necessità delle periferie delle nostre città, sui valori (accetto anche il ruolo formativo delle migliaia di oratori) della motricità e della libertà che si porta dietro da secoli l’amore per lo sport. Fatelo a prescindere da Giovanni Malagò, Campus X (Siram Veolia), i terreni di Francesco Gaetano Caltagirone e le cazzate sul turismo. Da queste parti si dice: beato chi c’ha un occhio nell’imminente 2017, figurarsi nel 2024. Soprattutto se dovesse vincere – al ballottaggio – quel furbacchione opportunista di Roberto Giachetti. Le Olimpiadi non c’entrano niente: domenica solo un voto possibile ed è quello per Virginia Raggi.

Oreste Grani /Leo Rugens che ancora si vergogna di quello che è cominciato a succedere dopo i Mondiali di Calcio del lontano ’90.

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