Negli anni che precedettero il 1944 alcuni italiani ritennero che si sarebbero potute svolgere le Olimpiadi sotto le bombe

In molti non sanno capire, soprattutto in politica estera, “che aria tira”. Questo, ciclicamente, succede in Italia e in particolare accadde nel biennio 1938-39, con le conseguenze catastrofiche che tutti sappiamo.

Oggi questa riflessione è particolarmente attuale in vista delle ipotizzate Olimpiadi del 2024.

Per non fare solo il menagramo, vi riporterò alcuni spunti del dibattito tenutosi proprio nel nostro Paese negli anni precedenti il 1944, anno in cui si dovevano tenere le Olimpiadi a Roma. Come è andata finire spero tutti lo sappiate: niente giochi e solo bombardamenti come se grandinasse, in particolare, nel 1944. Comunque, per supportare la mia affermazione sulla disinformazione sull’aria che tira che caratterizza da sempre le classi dirigenti italiane, vi confermo che nel maggio del 1939 (i tedeschi danno inizio alla Seconda Guerra Mondiale il 1° settembre dello stesso anno!!!!!!) a cura dell’ENIT (ente del turismo!) e del CONI fu pubblicato l’opuscolo “Roma Olimpiaca” a sostegno della candidatura del 1944! Basterebbe ma siccome sono uno stronzo, infierisco. Nella zona Nord della cosiddetta “Città Sportiva”, sulla destra del Tevere, il foro Mussolini già rifulgeva in tutta la sua classica bellezza per l’eleganza degli edifici, lo splendore dei mosaici, la grandiosità delle fontane, l’abbondanza delle statue. Interessante è il progetto del Villaggio olimpico sulla Cassia (a sognare che male si può fare mentre è già avvenuto il bombardamento a Guernica in Spagna?) ma colpisce soprattutto la proposta per la zona sud della “Città sportiva”, ossia quella posta tra il Tevere, la Via Flaminia, il Viale dei Parioli e Villa Glori. Lì, accanto allo stadio del PNF, venivano ubicati il Palazzo dello Sport (capacità: 20.000 spettatori) e il Velodromo (capacità: 25.000 spettatori). Una scelta coerente con le premesse poste alla fine dell’Ottocento e rafforzate nel 1911! La rimozione era, lo ribadisco, che eravamo a …dieci minuti dall’inizio della carneficina.

Tale Rino Parenti aveva sostituito (un cambio della guardia repentino) il più noto gerarcone Achille Storace (quello dei salti nel fuoco!) ma sul terreno del capire “che aria tira” mi sembra che non ci fosse stato un grande miglioramento. Così non credo che, interrogato in geopolitica e in scenari bellici prossimi venturi, lo sciupafemmine  Giovanni Malagò potrebbe fare migliore figura. Comunque, a 100 giorni dall’invasione tedesca di mezza Europa, venivano ipotizzati (e si facevano girare soldi per queste iniziative) 15 impianti di “grande spettacolo”, come si diceva allora. Invece di costruire ospedali per i feriti da bombardamento e da possibile guerra civile, questi sognavano business con lo sport. Come vedete nulla cambia se pensate a quello che intorno ad un torneo di calcio sta succedendo in Francia. Finì tragicamente con qualche ex gerarca Coni anche passato per le armi. Ma nessuno, ovviamente ne parla. Ci volle la tragedia consumata fino in fondo e l’Italia repubblicana per portare a compimento quei velleitari progetti sulla carta.

L’indimenticabile Olimpiade del 1960, l’ultima a misura d’uomo, realizzava finalmente l’antico sogno del barone De Coubertin, che nelle sue memorie aveva scritto: “Io desideravo Roma perché soltanto là l’Olimpismo avrebbe rivestito la toga sontuosa, tessuta d’arte e di pensiero, di cui io, fin dal principio, avevo voluto abbigliarlo”.

Temo (anzi, sono certo) che Giovanni Malagò e Matteo Renzi non abbiano mai letto De Coubertin e che difficilmente sappiano che cosa si intenda per “tessuta d’arte e di pensiero” riferita a Roma. O “a misura d’uomo” e non di doping. Lasciamo l’opportunità 2024 a Parigi e mettiamoci a lavorare ad altro compreso gli autobus che non inquinano piuttosto che ai monumenti che vanno preservati coniugando, in loro soccorso, le possibilità infinite dell’amica elettronica. Pensiamo ai nostri cittadini abbandonati nelle periferie, lavoriamo sulla cultura amica della libertà e della democrazia, organizziamo ogni domenica centinaia di book-crossing di libri inutilizzati, scrigni preziosi che le persone, stanche e distratte dall’oppio dello sport taroccato, non comprano, non leggono, non usano per difendersi dalla manipolazione autoritaria. Se non tirannica. Ma si sa che fine fanno (quasi tutti) i tiranni.

Oreste Grani/Leo Rugens

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