Una modesta proposta: la dialisi ad Acquapendente – Pompeo de Angelis

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Mi trovo a fare la dialisi trisettimanale a Viterbo e percorro circa 100 Km, andata-ritorno dal mio domicilio all’ospedale. Ma chi partisse da Acquapendente deve farne almeno 130 a.r. per la stessa meta. Acquapendente, con un distretto molto abitato, rappresenta un caso di isolamento sanitario massimo nella provincia di Viterbo. Ci sono due ospedali, che hanno centri dialisi, più prossimi ad Acquapendente e sono quelli di Orvieto a 70 km a.r. e di Montefiascone a 80 km a.r. Ma il centro dialisi Montefiascone è chiuso ed aveva un numero piccolo di letti. A Orvieto, a 80 Km a.r. da Acquapendente, sono negati gli ingressi a coloro che non hanno la residenza e che non appartengono alla ASL Umbria 2. Anche a me che sono della ASL competente è stato rifiutata l’accoglienza con la scusa che i posti mancano. Molti della zona orvietana si dirigono su Viterbo per dializzarsi, percorrendo distanze di circa 150 km a. r. . Acquapendente è un Comune del viterbese che penetra nella Toscana tramite la via Cassia e confina con la Provincia di Siena, dove il centro di emodialisi dell’Ospedale Amiata Valdorcia è il più prossimo, ma di modesta capienza e comunque a 130 km. a.r. . Anche lì, dalla Tuscia stessa non si può andare.

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Il teatro anatomico dell’università di Padova

Una popolazione numerosa di insufficienti renali, dentro un cerchio di territorio del diametro di 60 Km. stradali (che ha la punta del compasso in Acquapendente), non ha disponibilità per la dialisi, se non viaggiando per più ore fino raggiungere Belcolle di Viterbo, all’estremo della circonferenza, unico ospedale completo di una estesa provincia. Condivido il destino dei dializzati più lontani dal sito terapeutico viterbese e patisco molto il viaggio di ritorno, dopo quattro ore di lavaggio artificiale del sangue e di eliminazione dei liquidi con una pompa, a cui devo aggiungere altre due ore in autoambulanza. Ci vogliono molte risorse psichiche per non lasciarsi andare alla rassegnazione della vecchiaia e alla demoralizzazione di un tran tran disgustoso. Io utilizzo le mie energie per fare ogni tanto una proposta, in collaborazione con l’ANED (Associazione Nazionale Emodializzati), dopo essermi guardato intorno ed aver intravisto qualche spiraglio di miglioramento possibile.

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La mia attuale speranza nasce dalla disponibilità del Comune di Acquapendente ad accettare un centro nefrologico e dialitico nel capoluogo organizzando l’accoglienza per un cerchio territoriale molto popolato del raggio di 30 Km. Esisterebbero le condizioni logistiche per realizzare l’iniziativa in questa città, approfittando di locali di emodialisi in una struttura attrezzata a reggenza commissariale della Regione Lazio e del Comune stesso. Con spese bilanciate, la Sanità può organizzare un sistema con maggiori benefici per i malati, considerando che i trasporti su lunghe distanze sono costosissimi. Piccoli centri sparsi nel territorio sono una soluzione razionale. Vorrei che non si condannassero i malati ad affrontare, tre volte a settima, percorsi di assurda durata. Penso che Il diritto alla salute dei dializzati della zona di Acquapendente e dintorni possa diventare effettivo, condividendo l’idea del sindaco Angelo Ghinassi, che vede la possibilità di adoperare la Casa di Riposo San Giuseppe, bell’edificio inutilizzato, per ospitare un centro nefrologico e di emodialisi di grande valore sociale e medico. Non procedere così, per noi, lasciati a sballottare per ore, significa stare più male.

Pompeo De Angelis

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