Ma in quale paese al mondo il ministro di Polizia con tali frequentazioni starebbe ancora in sella?

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Antonio Marotta è l’ultimo dei pochi che ancora si possono definire “alfaniani”. Dopo Marotta, nel Parlamento Repubblicano, c’è solo Angelino Alfano stesso di “alfaniano”. Possibile che un Ministro di Polizia (sarebbe il Ministro dell’Interno), unico caso al mondo, continui a rimanere al suo posto (che dovrebbe essere il più delicato del Governo!) a prescindere dalla sequenza di suoi alfieri/soldati/alleati pizzicati dalla Legge in comportamenti illeciti? Dal Caso Shalabayeva (storia gravissima che ancora sconsigliamo di considerare chiusa per quanto, all’epoca dei fatti, accadde tra il Viminale, via Cassia, via di Casal Palocco, via Bissolati e i cui moventi reconditi dei protagonisti non possono essere ancora considerati chiariti essendo l’oggetto di quel “desiderio illecito”, il dissidente kazako Ablyazov, nelle mani salde delle autorità francesi), passando per i quattro gatti che facevano parte del partitino che riuniva i fedelissimi dell’avvocato siciliano, finendo a questa storia gravissima dei “Fratelli Pizza” che – a questo marginale e ininfluente blog – risultano essere stati “cuffariani di ferro” e certamente non lontani dal sistema democristiano di potere da cui nasce e cresce “Angelino sempre in piedi”, il troppo comincia ad essere troppo. Ma in quale Paese del Mondo reggerebbe un ministro di Polizia che risulta ogni volta circondato da personaggi che vengono ricondotti, nel linguaggio delle carte giudiziari, alla mafia siciliana o, in questa straziante classifica del peggio, alla ‘drangheta calabrese?

Va bene che si sa che non si può far dimettere Alfano altrimenti cade il governo e, cadendo il governo, si interrompe l’operazione “spossesso ultimo della residua sovranità nazionale ad opera di Marco Carrai ed altri” ma all’eccezione continua c’è un limite. Capisco che se si interrompe la pantomima del Governo Renzi troppe cose devono essere rifatte o, peggio, ridiscusse con i cittadini che, organizzatisi intorno al M5S, potrebbero cominciare a chiedere conto di chi si è “venduta” la nostra “ragazza Italia” e a chi. Perché, di questo si tratta. Chi ad esempio e per quali sordidi moventi/prezzi si è venduto la sovranità nazionale nella vicenda Shalabayeva è quanto ancora non è stato esplorato dagli inquirenti che sono al lavoro per “punire” i responsabili di quelle scellerate, maldestre, imbarazzanti operazioni di polizia.

Capiamo che con Renzi sotto attacco nel PD cercare i moventi per cui si prendevano ordini da diplomatici stranieri sarebbe come trovare l’abisso del tradimento degli interessi della Nazione.

Alto tradimento della Nazione che può sembrare una esagerazione se a guidare il Governo è Matteino Renzetto ma che potrebbe configurarsi come gravissimo reato, ricordando gli avvenimenti, se – ad esempio – a Palazzo Chigi ci andasse uno come Luigi Di Maio. “Alto tradimento” e “spionaggio”, se dalle parti di “Intelligente diffusa e partecipata”, ci si ricordasse per cosa si è nati (come M5S) e perché i cittadini li hanno votati.

Oreste Grani/Leo Rugens che sa bene che la speranza è l’ultima a morire e che nella “guerra di liberazione nazionale” vincerà chi saprà resistere un giorno in più dei nemici della Patria. Cioè il M5S!

 

Post scriptum

Mi sono sbagliato: di alfaniani in Parlamento c’è ancora, non inquisita, la signora sottosegretaria Dorina Bianchi. Sempre che, con la propensione al giro di valzer, non sia già diventata altro e non più – quindi – “in quota” al Ministro dell’Interno.

Ora entro nella farneticazione che ritengo sia conseguenza della malattia “pressoria” che mi condiziona da quando ho perso il rene sinistro e ho un danno al surrene destro residuo.

E se la Bianchi, come il web si interroga, fosse proprio lei che guida la caccia agli alfaniani in quanto abile “agente segreto in gonnella (meglio se tailleur Armani) sotto copertura”?

E se Dorina Bianchi fosse una novella “teste Omega”, ingaggiata non in quanto giocatrice di casinò (perdente) come fu per la bella e intelligente signora Stefania Ariosto, ma grazie ad altri lati deboli della personalità e dei comportamenti tenuti in un passato misterioso ed affascinante?

Preferirei un giorno scoprirla “in servizio permanente effettivo” piuttosto la brutta volta gabbana che carpendo la mia attenzione mi si girò, scorpione, trafiggendomi e cercando di stecchirmi. Ma come lei ormai sa avevo assunto preventivamente antidoti a sufficienza e ancora malandato, solo e inattendibile sono ancora qui a scrivere di quei delinquenti dei suoi compagni di partito e di fede politica. 

Se io fossi chi di dovere (ma non lo sono) farei cadere Alfano solo per sapere bene chi sia in realtà Dorina Bianchi che, non lo riesco a dimenticare, rancoroso e vendicativo come sono, circondata da tutti questi gaglioffi suoi compagni di partito e da puntelli governativi, si applicava, nella primavera del 2012, con i miei collaboratori, a diffamarmi, descrivendomi come un uomo pericoloso e attribuendo tale “informativa” a non meglio identificati ambienti dei servizi. Ambienti “sfarinati e pompati” (a scanso equivoci intendendo Farina e Pompa) che all’epoca la signora senatrice frequentava e che potrebbe continuare a frequentare in quanto personaggi, come lei, sempre “in pista”. Come il signor Ministro dell’Interno. Fin che dura.

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