Nel Paese dove uno degli Alfano fa il Ministro di Polizia può anche succedere che un Voarino faccia il cacciatore di taglie

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Fin che dura, scrivevo poche ore addietro nel post “MA IN QUALE PAESE AL MONDO IL MINISTRO DI POLIZIA CON TALI FREQUENTAZIONI STAREBBE ANCORA IN SELLA?” e ora lo ribadisco: fin che dura. Anzi, fino a quando li facciamo durare. Perché, in qualunque paese del Mondo, oggi, la gente, nella sua legittima maggioranza, invocando l’art.54 della Costituzione, sarebbe scesa in piazza (non in Pizza come i l cognome dei fratelli associati a delinquere suggerirebbe!) e, a furor di popolo, avrebbe chiesto dimissioni del Ministro di Polizia più sputtanato della storia della Repubblica.

Andrebbe bene anche così ma non sarebbe giusto che Alfano Angelino si dovesse dimettere per colpa di qualche pizzettaro di troppo!

Penso viceversa che la giusta cacciata debba tenere conto del vero atto proditorio commesso a suo tempo a discapito della moglie del dissidente kazako Ablyazov e della sua coraggiosa ed intelligente famiglia.

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Alfano è responsabile, in quella occasione incontrovertibile, della gravissima svendita della sovranità nazionale e deve, pur a distanza di anni, essere questo il motivo del suo allontanamento. E questo i deputati del M5S che si recarono ad Astana tempestivamente per verificare i danni fatti dal nostro Ministro, dovrebbero saperlo. La solita corruzione con i soliti mafiosi o millantatori raggiratori di creduloni non è la colpa più grave del suo operato. Non ci bastano i soliti padri/fratelli coinvolti. Viceversa, dire di sì ad un ambasciatore di un Paese in quel momento sostanzialmente non amico del nostro è, in una necessaria visione intransigente, la responsabilità che vogliamo venga riconosciuta al nostro ministro dell’epoca.

Alfano va considerato un traditore della Repubblica in quanto, per motivi ancora da scoprire, prendeva ordini da agenti stranieri come devono essere considerati i funzionari d’ambasciata quando sono inquadrati nei servizi segreti del paese ce rappresentano. Questa cosa vale per Angelino Alfano, ministro della Repubblica Italiana o per un signor nessuno come Aurelio Voarino che, nella vita ordinaria, dovrebbe fare tutto meno che interessarsi della sicurezza nazionale, dei cittadini stranieri che vengono vessati, o dei latitanti in fuga. Se così non è (o non è stato), ci devono essere motivi gravi che ci sfuggono per cui un factotum di una azienda quale la STI, indaffarata statutariamente in altro che la geopolitica o a dare esecuzione a mandati di cattura internazionali, si deve attivare per dare la caccia ad uno come Ablyazov.

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A meno che essere il segretarietto del Console Onorario del Kazaksthan, Ezio Bigotti, non contempli, nella job, tali avventurose e pericolose mansioni. Attività che sfiorano il terreno dello spionaggio/controspionaggio, attività che ritenevamo appannaggio di alcuni e non di altri e soprattutto regolamentate da leggi severe.

Ma, forse, personalità che si sono in passato interessate imprenditorialmente di tecnologie afferenti le intercettazioni telefoniche ed ambientali (è il caso sia di Bigotti che di Voarino anche all’epoca insieme), potrebbero aver preso il vizio a frequentazioni pericolose e, pur cessate tali attività, potrebbero aver tenuto contatti con gli personaggi che, bene o male, istituzionalmente, dovrebbero sbrogliare le matasse alla Shalabayeva.

Per motivi oscuri (che la magistratura inquirente dovrebbe approfondire), Voarino, quando l’ho conosciuto, si interessava di dare la caccia ad un latitante quasi fosse, lui stesso, o un nostro “agente operativo” con opportune licenze e coperture fuori dall’ordinario, o un cacciatore di taglie.

Visto la natura venale del personaggio e lo stile di vita, più questa seconda ipotesi che quella di 007 di Stato. Uno 00-tette piuttosto che uno James Bond sia pure in bagna cauda piemontese.

A questo punto scatta la tradizionale domanda investigativa: che minchia c’entravano Aurelio Voarino ed Ezio Bigotti con gli ambienti della sicurezza nazionale e gli eventuali errori che le nostre forze di polizia potevano aver commesso prima, durante e dopo l’infruttuosa e infelice irruzione, quella maledetta notte, a via di Casal Palocco n° 3?

A domande come queste è arrivato il tempo di rispondere esaustivamente, caro a noi Sergio Tofalo che, per il M5S, ti sei assunto il compito oneroso, non solo di rappresentare i milioni di cittadini che ti hanno votato ma di farlo da membro COPASIR.

E, dopo le domande e aver dato le opportune soluzioni a quesiti di tale natura, essere pronti a far girare pagina liberando il Paese di questi grovigli, di queste figure opache, di questo modo di fare affari o ingerire in terreni minati euroasiatici.

Modi di fare tanto bizzarri per cui uno arriva ad essere “console” di un paese di cui non conosce nulla in quanto non lo ha mai visitato; o di cui non conosce una sola parola delle tante lingue che si parlano in quel meraviglioso e bellissimo Paese. Il COPASIR deve anche (e ovviamente non solo) approfondire modi di fare tanto misteriosi per cui uno arriva, per anni, ad essere “console” di un Paese senza nulla sapere delle etnie che lo popolano, nulla delle religioni che vi si praticano, nulla dello sciamanesimo che lo permea.

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È ora di smettere di consentire a chiunque (si diventa diplomatico di un Paese importante come il Kazakhstan solo dopo un beneplacet anche del nostro Ministero degli Esteri) di fare scorribande in campi tanto delicati, facendo arrogantemente danni e poi allontanarsi, al momento opportuno, insalutato “ospite”. Come mi ero permesso di dire, con santa pazienza e molta dedizione, il progetto Energie superiori non sarebbe stato opportuno, per nessuno, aitante, violento, protetto, ricco che fosse considerarlo un “taxi” su cui salire o scendere a piacimento. Senza neanche finire di pagare la corsa.

Oreste Grani/Leo Rugens   

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