Si può continuare ad affidare le sorti dell’Italia a gente come Renzi e Padoan?

Veramente volete essere governati da un vecchio sorcione come l’attuale incompetente sempre sorpreso da inaspettati avvenimenti come il ministro Pier Carlo Padoan? Leggete quanto scrivevamo di lui, mai smentiti, quando i soliti ambientacci urlogisti (che ancora lo sostengono) provarono a far circolare il suo nome prima dell’elezione del Presidente Mattarella e diteci se è il caso di correre ulteriori rischi. Se si riesce a cacciare Renzi, non può guidare il Paese se non qualcuno scelto dal partito di maggioranza (relativa o assoluta?)  che dovrebbe essere, fino a prova contraria, il M5S.

Tenete conto che studiosi seri di situazioni complesse (come ci permettiamo di segnalare è ad esempio essere il prof Aldo Giannuli) dicono, da tempo non sospetto (nel caso di Giannuli si trovano queste pre-visioni sin dal 2010 nel testo “2012: la grande crisi”), che ci si saremmo trovati sommersi da questi cumuli di pezzi di carta che dovrebbero garantire altri pezzi di carta che a loro volta coprono “buchi” determinati da veri e propri svuotamenti finanziari di interi Paesi. Tra questi studiosi, non trovate certo il vostro ministro Padoan che, fino a ieri, diceva che andava tutto bene e che le banche italiane erano solidissime. Un po’ come la signora Emma Marcegaglia che dalla Confindustria, sosteneva, nel 2009, che la crisi (che non aveva previsto), era finita. Ma perché se il dirigente di una qualunque Pro Loco si comportasse come il vostro pre-veggente signor ministro verrebbe cacciato e questo topone infetto viene considerato, viceversa, uno da retribuire lautamente? Possibile che essere affiliato ad una Ur-loggia possa dare tanta e tale copertura? La verità è che la partitocrazia ha saccheggiato le banche per raccogliere consenso (prima fra tutte il MPS) e adesso i suoi complici e beneficiati vogliono farvi pagare il prezzo del saccheggio. Vi invitiamo a rileggere le nostre considerazioni dedicate alla situazione drammatica emergente delle banche e vi chiediamo cortesemente di tenere conto di chi diceva cosa e quando. Almeno questo ce lo dovete.

Oreste Grani che non avendo un conto in banca, né alle poste, né una carta di credito, né pozzetti con diamanti e oro in lingotti, se la ride alla grande. Scusandosi con tutti gli onesti risparmiatori che sono riusciti a “mettere da parte qualcosa” e ora stanno preoccupatissimi. Giustamente.


VALENTINA NAPPI È PERENTORIA: “SO IO PERCHÉ AMATO, FINOCCHIARO, PRODI NON DEVONO PRENDERE IL POSTO CHE FU DI SANDRO PERTINI. TANTOMENO GIAN CARLO PADOAN

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Gentile signorina Nappi, abbiamo provveduto, come le sarà facile verificare, a chiarire nella rete, contestualmente scusandoci con i nostri 4 lettori, il gioco provocatorio che avevamo costruito facendo riferimento al suo nome e alla sua intellettualità. Gioco che, come lei perentoriamente ci ha richiesto, abbiamo fatto cessare immediatamente. Rimane la simpatia per lei e per la sua evidente vivacità intellettuale. A prescindere dalla permalosità che non volevamo urtare.

Buon lavoro e buon divertimento a lei che, giovane e bella, se lo può permettere.


Ricordate la promessa (quasi mantenuta) fatta da Sabrina Ferilli di uno spogliarello integrale qualora la Roma avesse vinto lo scudetto? Siamo in grado di confermarvi che Valentina Nappi comincia a fare questo tipo di promessa/scommessa nel caso non vengano eletti al Quirinale Giuliano Amato, Romano Prodi e Anna Finocchiaro. Per ognuna delle tre ipotesi, la disinibita autrice della tesi di laurea “La diminuzione della governabilità deriva dalla perdita di legittimità e di autorità delle istituzioni” (a questo proposito è annunciato l’interesse della Bollati e Boringhieri alla pubblicazione del testo dopo che ne abbiamo cominciato a postare alcuni brani salienti) dice di sapere quale potrebbero essere i pericoli insiti in tali scelte. Sui motivi di tanta ostilità a questi candidati, non siamo riusciti a saperne di più. Qualcosa è trapelato solo su Giuliano Amato e Romano Prodi ma le critiche della “bella corvina”, corrispondono, più o meno, a quelle che noi stessi, da tempo non sospetto, denunciamo dei due brontosauri della politica italiana. Sulla signora siciliana ci deve essere qualcosa che ci sfugge perché quanto è di dominio pubblico come ad esempio la questione della scorta per fare gli acquisti ad IKEA (il personaggio scortato non può intervenire sugli ordini di servizio a suo piacimento) non ci sembra motivo sufficiente per far decadere una candidatura.

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Così il fatto che il marito della signora Finocchiaro sia considerato dalla magistratura siciliana uno che si organizza come può, per fare soldi, è da considerarsi un peccatuccio veniale. Così fan “tutti/e”, mariti, mogli, amanti, semplici conoscenti, millantatori.  Dobbiamo ipotizzare che la nostra Valentina, novella investigatrice, quasi fosse la “zarina” Paola Matilde Martucci da Benevento (località campana vicina alle terre di origine della Nappi), abbia scoperto dei tre, cose gravissime e non divulgabili se non a rischio di querele, arresti, o qualcosa di peggio ancora. Comunque, come fece la Ferilli, la Nappi, in uno spirito altrettanto spregiudicato ma decisamente più patriottico (la Ferilli lo fece per fede romanista) si mette in gioco e si prepara a far godere gli italiani delle sue forme sinuose. Segreto, per ora, il dove dovrebbe avvenire il rito di ringraziamento per il pericolo scampato.

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Di Prodi, quando allude a cosa sa, in realtà, la scaltra seduttrice cita a memoria (Valentina ci stupisce ogni giorno di più) il divertente, anche se amarissimo libro, intitolato “L’insostenibile pesantezza dell’euro“, scritto magistralmente da Antonello Zunino, noto analista finanziario, che sin dal 1999, raccontandolo come contenuto di un suo sogno, ci descrisse quali sarebbero state le strade segretissime che avrebbero preso i politici, ma soprattutto i banchieri e gli economisti che avevano voluto a tutti i costi creare la moneta unica europea, per sfuggire alle ire e alle vendette dei popoli al momento del crac dell’euro o all’implosione dell’Europa dei Banchieri. Il compito, nel libro sogno, di accompagnarli fuori dalle loro nobili sedi in luogo sicuro, con il massimo tatto e in grande segretezza, era stato affidato proprio a lui, Zunino, nella sua veste di vecchio finanziere, buon conoscitore dei vizi piccoli e grandi degli abitanti del mondo più nefasto di tutti, quello della creazione e dell’accumulo dei soldi. Il sottotitolo del libro che Valentina recita a memoria ora che sono andato a riguardarlo, spiegava ancora meglio e più drammaticamente, la gravità del momento e quanto si stava innescando: “È iniziato il crepuscolo degli dei”, postava in copertina Zunino.

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Che si siano sempre considerati come dei, i signori delle banche, centrali o non, insieme ai loro compari/compagni d’affari, economisti e finanzieri, non c’è dubbio, ma che potessero cadere così in fretta dal loro empireo, erano stati davvero in pochi a prevederlo. La fuga, sempre nel romanzo di fanta-economia, viene portata a termine come tutti desideravano, senza né lacrime né tantomeno sangue, cose notoriamente riservate soltanto ai sudditi, e i nostri eroi ritornano sani e salvi al sicuro nelle proprie case. Chi erano i signori in ambasce ma poi finiti in salvo grazie proprio al disponibile Zunino? L’autore fa pochi nomi fra quelli italiani: Ciampi, Prodi, Monti, Visco, nomi talmente noti e ovvi che il citarli non sembrerebbe dover richiedere alcuna precauzione. Invece ci fa notare la Nappi, Zunino non ritenne sufficiente inserire questi nomi all’interno di un racconto di fanta-economia ma addirittura protesse il libro e l’editore (così facendo in realtà stava proteggendo se stesso), attribuendo quelle vicende ad un sogno del protagonista del racconto.

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O Zunino era un paranoico o questi signori dovevano essere appartenenti a mondi super potenti e quindi pericolosissimi. Solo così si spiegherebbe tanta prudenza. La Nappi invece, novella Giovanna d’Arco, non teme niente. Questa è l’anima tricolore e coraggiosa della Nappi che più mi piace. Non solo ma intelligentemente la nostra fa notare che invece di pagare pegno per le plateali cazzate fatte, questi signori sono tutti diventati, mentre il popolo sovrano sprofondava, più ricchi e più potenti. Anzi, osa Valentina, più uno ha tradito, più è stato premiato, con onori e denaro a fiumi. Prendendo spunto dal lavoro di fantasia di Antonello Zunino la nostra rincara la dose su Prodi che considera il vero complice di Ciampi nella svendita dei beni dello Stato e nella spinta irreversibile verso l’euro, buttato lì, in particolare in Italia, senza alcuna cautela culturale, politica, sociale.

Valentina ci stupisce per quanto, sia pur giovanissima, abbia chiaro come Romano Prodi fosse stato premiato con la nomina a presidente della Commissione Europea e che grazie a quella posizione abbia visto decuplicare  il valore delle consulenze che da quel momento ha piazzato nel mondo. Ad amici e a nemici dell’Italia. Minchia, la Nappi, altro che l’arguto ma prudente Zunino. La ragazza non guarda in faccia a nessuno quando deve servire la verità. E questo la rende una vera fuori classe più che le sue boccacce o le esagerazioni sessuali a cui ci ha abituato.

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Per quanto riguarda Giuliano Amato, la ragazza dai capelli corvini, per come allude al mondo dei “servizi segreti” e del Ministero dell’Interno dove  Amato ha prestato, per anni, opera politica e giuridica, c’è da rimanere a bocca aperta e, questa volta, non per il suo eburneo lato B. Snocciola nomi e circostanze come fosse un Carlo Bonini, un Peter Gomez o il compianto Giuseppe D’Avanzo.  Cita legami rizomici che solo lei sembra conoscere; fa nomi quali l’amm. Bruno Branciforte che in pochi tra gli italiani conoscono e lo lega a vicende di sforzi inutili fatti dall’ammiraglio per stroncare alcune cattive abitudini che in quanto nuovo Direttore ebbe a trovare rilevando il comando del SISMI, da Nicolò Pollari.

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La ragazza si ricorda perfino che Franco Gabrielli (quel signore tanto a modo che oggi guida la Protezione Civile), messo a dirigere il servizio segreto civile (SISDE) dovette aspettare sei mesi per essere ricevuto dal Ministro dell’Interno che era (e in questo la ragazza è veramente luci-ferina) proprio Giuliano Amato. Perché si chiede la Nappi, si fa aspettare un servitore dello Stato, onesto e per bene come il Prefetto Franco Gabrielli, per sei mesi dopo il proprio insediamento prima di riceverlo al Viminale? Il SISDE, oltretutto, è a cinque minuti di vettura di servizio dal Ministero dell’Interno. A piedi, passando per le vie trasversali e sbucando a via Milano, si arriva da via Lanza, in 15 minuti. Nappi dice: cosa nasconde un tale ritardo? Perché dovremmo affidarci ad un Presidente della Repubblica (Giuliano Amato) che quando era Ministro dell’Interno non trovò cinque minuti per ricevere il direttore (di fresca nomina) del SISDE (Franco Gabrielli) e lo fece aspettare 180 giorni? E se Gabrielli avesse avuto da dire qualcosa di urgente, negli interessi della Repubblica? Così se ne esce quella sfrontata, linguacciuta di Valentina Nappi.

Franco Gabrielli

La ragazza ribadisce: niente Romano Prodi; ancora meno, Giuliano Amato.  Glissa, ritengo per ora, su Anna Finocchiaro.

Poi aggiunge maligna: ” … dopo ciò che non poteva non accadere in Grecia (un calcio in culo alla “Troika” ndr), vediamo di non farci ridere dietro sfoderando, per il Quirinale, l’arma segreta “Gian Carlo Padoan” che a me (come a voi di Leo Rugens…) risulta essere “fratello in affiliazione” di Massimo D’Alema nella Ur-Lodge “Pan-Europa” e nella “Compass Star -Rose/Rosa-Stella Ventorum” e comunque più che un economista considerato anche lui un “ragioniere emanazione della BCE.”

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“Ad Atene – continua la Nappi – non hanno vinto i neo conservatori un po votati alla tirannide; schierarsi con i tedeschi potrebbe innescare quella dissoluzione dell’euro prefigurata da Zunino e di cui abbiamo ragionato. Prudenza nella scelta o salta il Banco. Se Renzi ha qualcosa di meglio (ma ne dubito, dice l’esperta Valentina), “lo sfoderasse” e ci facesse….rimanere, “a bocca” aperta!

Oreste Grani/Leo Rugens

P.S.

Se si ritiene che sia lecito ironizzare su Maometto (e io sono fra questi) perché qualcuno dovrebbe avere a che ridire sul gioco del vero, del falso e dell’autentico messo in piedi da Leo Rugens, grazie alla tolleranza della donna schermo, Valentina Nappi?


CHE COSA STA PER ACCADERE DELLA BANCA (MPS) PIÙ ANTICA DEL MONDO? IL TITOLO “IN BORSA” È STATO VISTO AGGIRARSI DALLE PARTI DELLA “FOSSA DELLE MARIANNE”.

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Che cosa sta per accadere della banca “più antica del Mondo”? Come abbiamo pre-visto il titolo borsistico tende a zero e “chi di dovere”, si prepara a farne un solo boccone. Senesi arroganti e ingrati, ormai, siete senza soldi e state per mangiarvi, secondo la ricetta che vi abbiamo suggerito il…,”Polpette di cavallo”. Forse era meglio, per la città e l’Italia tutta, ascoltare gli onesti suggerimenti valoriali che, le donne e gli uomini di “Ipazia”, erano venuti ad offrirvi. Vi siete scelti Franco Ceccuzzi e l’amico di Denis Verdini, Alessandro Nannini. Vi riproponiamo quegli osceni “suggerimenti”, etici e morali, che offrimmo alla città del “fiume Diana”,  nella speranza (ultima a morire!) che una “luce”( massonica?) vi illumini prima che precipitiate, colpevolmente, nel buio eterno. Perché, ci dicono i bene informati, per voi senesi, nemici di Ipazia alessandrina, e amici dell’illuminato, Stefano Bisi, non è più prevista alcuna forma di “luce”. Anzi, ci dicono che, per risolvere il groviglio putrescente venutosi a formare con le vostre continue meschine (avrei voluto dire “piccine” ma, temevo, da quelle parti, di essere frainteso) azioni finalizzate solo a generare odii e eterni sentimenti rancorosi, verrà fatta un’eccezione, mai accaduta dalla notte dei tempi: “l’aldilà”, con la gamma complessa delle punizioni o dei riconoscimenti di meriti, prevista dal sommo Dante è, temporaneamente (si dice, in giro, almeno per mille e mille anni) sospesa, impossibilitato lo staff del Padre Eterno a trovare degne punizioni per le vostre violente attività impastate di menzogne e dei miasmi che solo il furto di verità sa emanare. Ciao, ciao Siena. Ciao, ciao politicanti/contradaioli “furbi”. Noi di “Ipazia” ci teniamo i nostri onesti guai giudiziari per le ingenuità generosamente commesse e voi vi “beccate” il buio eterno. E, se la salute mi si fa meno incerta, per qualcuno di voi che, più di altri, ha ritenuto di poter fare scempio, impunemente, della della mia dedizione alla Repubblica, qualche cosa d’altro! Non si sa mai! Chi vivrà, vedrà.

Oreste Grani

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Profumo: “Per Mps aumento a gennaio o rischio nazionalizzazione”

(Il Sole24Ore) di Mauro Introzzi 18 dic 2013 ore 08:31

Il quotidiano economico riporta le parole di Alessandro Profumo, presidente del Monte dei Paschi di Siena. Secondo il manager se la banca senese non dovesse riuscire a fare l’aumento di capitale a gennaio il rischio che possa essere nazionalizzata si fa più tangibile. Nel frattempo continuano le manovre delle Fondazioni, così come ha anticipato lo stesso Sole24Ore nell’edizione di ieri. Il dossier sarebbe sul tavolo del Ministero dell’Economia, dell’Acri e di diversi Enti, tra cui Cariplo. Se ne sarebbe parlato proprio ieri durante il consiglio di amministrazione anche se al momento i tempi non sarebbero maturi neanche per parlare di un negoziato in essere.

PAPPATO IL MONTE DEI PASCHI AI SENESI NON RIMARRÀ CHE MANGARSI I CAVALLI DEL PALIO. CARI CONTRADAIOLI ECCOVI UNA RICETTA

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Mps taglia i soldi al Palio da Siena sale la protesta

Via il protettorato e 15mila euro a rione. Protestano il sindaco uscente Franco Ceccuzzi e la Lega Nord locale: “Decisione sbagliata e da rivedere: la forestiera dirigenza del Monte non ha capito nulla dell’essenza vera della città”. Ma c’è chi sottolinea: “La Banca riceve aiuti di Stato e deve ridurre certe spese” (leggi l’articolo)

L’essenza “vera” di Siena vale 255.000 euro, tanti sono i soldi che le contrade pretendono dal Monte dei Paschi per il Palio. Ne prendo atto.

Così, mentre la crisi toglie il sonno e ruba la vita a milioni di italiani, i cittadini di Siena, in testa l’ex sindaco del PD Ceccuzzi, rimproverano Profumo di non capire la senesità.

A fronte del fatto che governanti e governati, opposizioni e partiti alla guida della città, di comune accordo abbiano svuotato le casse della banca più antica del mondo e non paghi che in modo dubbio il Governo Monti abbia salvato il Monte mettendo nel piatto 3.900.000.000 (3,9 miliardi) di euro, i senesi si indignano perché, parte di quei soldi degli italiani, non finiscono nelle loro saccocce per soddisfare il loro osceno desiderio di scommettere illegalmente cifre iperboliche su dei poveri cavalli che rischiano di ammazzarsi correndo in piazza. Hanno la faccia come il culo, si dice dalle mie parti.

Ebbene, il mio personale augurio è che, rubatisi anche i soldi freschi che sono arrivati, ai senesi non rimanga altro da fare che mangiarsi i loro cavalli. Ecco quindi il mio contributo, una succosa ricetta.

Dionisia

Palio di Siena

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Polpette di cavallo

Le polpette di cavallo sono buone e originali, una variante sfiziosa delle classiche polpette di carne di vitello. Queste polpette sono tipiche della cucina siciliana ed in particolare di quella catanese, le potete servire come secondo con olio e succo di limone, oppure dentro un panino, in questo caso potete considerarle un piatto unico. Queste polpette si possono fare anche con il sugo oppure per condire la pasta, aggiungendole ad una ottima passata di pomodoro.

Ingredienti

carne equina tritata: 600 gr

uova intere: 4

parmigiano: 70 gr

pangrattato: 50 gr circa

prezzemolo tritato: qb

sale: qb

pepe: qb

limone: 1

foglie di limone: qb

Ricetta e preparazione

Le polpette di carne di cavallo sono buone e originali, provatele anche voi seguendo le nostre indicazioni.

Sbattete le uova in una ciotola spaziosa con il sale e il pepe, aggiungete la carne di cavallo e impastate bene con le mani. Aggiungete il prezzemolo tritato, il parmigiano, la scorza grattugiata di un limone e, per finire, anche il pangrattato. Non mettete troppo pangrattato, aggiungetelo man mano che occorre. Aggiustate l’impasto di sale e pepe.

A questo punto potete scegliere varie “strade”. A Catania le polpette si cuociono dentro le foglie di limone, si prende una foglia e nella parte interna (quella con le venature) si mette una polpetta di dimensioni simili alla foglia, un pochino più piccola, si schiaccia leggermente e poi si copre con un’altra foglia. Queste polpette si devono cuocere alla griglia, nel barbecue oppure sulla piastra. In alternativa potete formare delle polpettine piccole, passarle nella farina e friggerle in abbondante olio di oliva. Se volete risparmiare qualche caloria potete cuocere le polpette al forno, oppure in una padella antiaderente con un filo di olio.

Queste polpette potete servirle con una vinaigrette fatta con olio extravergine di oliva, succo di limone, sale, pope e prezzemolo, in alternativa va benissimo anche l’origano.

Consigli

Servite queste polpette ben calde.

Ingredienti: 400 gr di carne di cavallo, 100 gr di pecorino grattugiato, 150 gr di pane grattugiato, mezzo bicchiere di vino rosso, due o tre spicchi di aglio, prezzemolo, 4 uova, un bicchiere di olio extravergine d’oliva, un peperoncino piccante, mezzo litro di salsa di pomodoro, sale, pepe.

Preparazione: Prendete una ciotola e mettete dentro la carne di cavallo, il pecorino, il pane grattugiato, sale e pepe, il vino rosso, il prezzemolo e le uova, impastate bene tutto e poi formate delle piccole polpettine, friggetele in una padella antiaderente con abbondante olio caldo. Nel frattempo in un’altra padella mettete l’olio e il peperoncino, fatelo scaldare, e poi aggiungete l’aglio e la salsa di pomodoro, insaporite con sale e pepe e cuocete per qualche minuto. Aggiungete le polpette e allungate il sugo con un bicchiere abbondante di acqua. Cuocete per una mezz’oretta e servitele ben calde.


GRILLO A SIENA IL 23 MAGGIO – “NAZIONALIZZARE LA BANCA, INDAGARE E ARRESTARE I RESPONSABILI DELLO SFASCIO”

Il 24 gennaio 2013 pubblicavo “Antonio de Martini – Nazionalizzare le fondazioni bancarie, incassare 100 mld e cacciare i partiti dalle banche”.

Il 22 maggio leggo dal Il Fatto Quotidiano in riferimento alla campagna elettorale del M5S per le amministrative e del comizio di Giuseppe Grillo a Siena il 23 maggio:

CE N’È PER TUTTI. Per il Pd “con l’Unipol e il Monte Paschi di Siena, uno scandalo che è due volte più grande di quello della Parmalat”. Poi l’annuncio che sa di minaccia: “Tra due giorni sarò a Siena”. Saranno scintille col Pd quando Grillo annuncerà la sua proposta: “Nazionalizzare la banca, indagare e arrestare i responsabili dello sfascio”.

In uno degli ultimi feudi rossi, il leader Cinque Stelle ripeterà la storia che ormai declama come un mantra sulle elezioni presidenziali. “La verità è che il Pdl salva il culo al Pd, si tengono a galla a vicenda.

Così vi ripropongo l’articolata riflessione di quattro mesi fa.

Oreste Grani

Antonio de Martini – Nazionalizzare le fondazioni bancarie, incassare 100 mld e cacciare i partiti dalle banche

In nome dell’amicizia e della stima che ho per Antonio de Martini pubblico una sua riflessione del 24 gennaio riguardo la questione delle fondazioni e la loro occupazione da parte dei partiti.

Oreste Grani

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Fondazioni Bancarie. SE LE NAZIONALIZZIAMO E LE METTIAMO IN VENDITA A SOGGETTI INDIVIDUALI CHE ABBIANO PAGATO LE TASSE IN iTALIA, INCASSIAMO OLTRE CENTO MILIARDI ED EVITIAMO “VASI COMUNICANTI” COI PARTITI

di Antonio de Martini
La storia delle avventure del Monte dei Paschi è degna di un Pirandello  dei momenti migliori.

Molti si chiedono cosa siano mai queste “FONDAZIONI DI ORIGINE BANCARIA” che ad ogni scandalo  appaiono e scompaiono come fuochi fatui sul cimitero dell’economia italiana.

Giuliano Amato, dovendo privatizzare le banche ( durante la crisi del 1992/3), ebbe l’idea di creare una serie di fondazioni bancarie, conferendo loro la proprietà delle azioni delle  banche. Poiché bisognava dare organi volitivi a questi organismi, furono immessi ex politici ( Come  Giuseppe Guzzetti , fedelissimo di Marcora,  ex presidente della regione Lombardia e ora – da anni – presidente dell’ACRI associazione fiondazioni bancarie e casse di risparmio)  o trombati di un qualche rilievo ( come  ad esempio Emanuele Emanuele, influente membro del PSDI di felice memoria). Basteranno questi due esempi a far capire che i consigli di amministrazione furono lottizzati tra i partiti dell’epoca.

Non propongo revanscismi fuori tempo massimo, mi limito a far notare che queste “fondazioni” sono controllate da  sopravvissuti dell’”ancien regime”;  che le fondazioni  di origine bancaria sono di ostacolo al normale svolgersi del mercato.  Inoltre, queste organizzazioni – che non rispondono a nessuno  e non pagano tasse – sono centri di distribuzione di denaro ad amici e compagni di merende e per far questo, spolpano le banche costringendole a dividendi importanti che incassano  e usano per perpetuare il loro potere di influenza a favore dei partiti che hanno cambiato pelle, ma non attitudini.

Il patrimonio in possesso di queste organizzazioni è , per loro stessa ammissione, superiore al cento miliardi. Se venisse nazionalizzato e riprivatizzato, lo Stato chiuderebbe una lobby esiziale per la democrazia e incasserebbe per intero la cifra poiché essenso , per definizione, res nullius, non si dovrebbero pagare indennizzi a nessuno. Cento miliardi incassabili in due anni sono esattamente la cifra che ci serve per evitare le manovre di aggiustamento necessarie per ridurre il debito pubblico. Ho fatto questa proposta il 24 orrobre 2011 e la ribadisco adesso approfittando della notorietà che hanno in questi giorni a causa della sòla che Il signor Mussari ha rifilato a una intera città. La città dovrebbe chiedere una sola cosa: se era tutto regolare, come mai l’operazione fu segretata? Tutto qui.

Pubblico il parere legale di una giovane avvocatessa – unica, a mia scienza,  che ha trattato l’argomento –  che illustra la dinamica della fregatura di ieri che potrebbe diventare la provvidenza di oggi se mettete queste informazioni in rete , su facebook e le raccontate agli amic. Coraggio: non sono candidato, ne ho solo piene le tasche di farmi spremere dai soliti noti.  Si tratta di sessantacinque satrapi contro sessanta milioni di italiani. coraggio! Citazione articolo del 24 Ottobre 2011:

L’avvocato SIMONA SIANI nel 2002 ha pubblicato un parere legale sulla rivista MAGISTRA ( dello studio legale Tidona e Associati) l’articolo che pubblichiamo integralmente sulle fondazioni bancarie e sulla operazione svolta sulla pelle degli italiani. consiglio di leggerlo con attenzione. QUESTE SONO LE VERE RAGIONI DI INDIGNAZIONE per persone che non vivano la crisi come crisi dell’intelligenza. SE CANCELLIAMO QUESTO OBBROBRIO E DIAMO LE AZIONI COME DIVIDENDO SOCIALE AGLI ITALIANI CON OBBLIGO DI NON VENDERLE PER CINQUE ANNI ED ACQUISTARE UN PACCHETTO MINIMO DI BPT O BOT, NON C’È PIU’ BISOGNO DI PIAGNUCOLARE ALL’ESTERO, SI FA OPERA DI GIUSTIZIA E SI FA UNA VERA PRIVATIZZAZIONE INCASSANDO 95 MILIARDI DI EURO SENZA DOVER PAGARE INDENNIZZI DATO CHE LE FONDAZIONI SONO “RES NULLIUS ” !
L’apertura del mercato dei capitali, l’Unione economica monetaria, l’area Euro e la crescente
globalizzazione del mercato del credito, hanno condotto alla riforma del sistema bancario pubblico
italiano che, sin dalle leggi bancarie del 1926 e del 1936-38, si caratterizzava per la forte prevalenza della mano pubblica sulle aziende bancarie e sul mercato del credito.

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Ciò aveva determinato un innaturale connubio fra politica e banche, che operavano in mercati segmentati e protetti rispetto alla concorrenza sia interna che esterna, godendo di una posizione

di monopolio nella intermediazione finanziaria e che si caratterizzavano per i modesti livelli di efficienza gestionale ed allocativa, per via della scarsa gamma dei servizi finanziari offerti e della
scarsa razionalità delle loro strutture proprietarie e di governo societario.

Fu così che, nel 1990, la legge n.218, recante “Disposizioni in materia di ristrutturazione ed
Integrazione patrimoniale degli istituti di credito di diritto pubblico”, cd. Legge Amato, seguita dal D.lgs.20 novembre 1990, n.356, recante “Disposizioni per la ristrutturazione e per la disciplina del gruppo creditizio”, con il preciso obiettivo di determinare la fuoriuscita dello Stato dalla diretta gestione delle banche e così favorire il raggiungimento di una mobilità delle risorse investite nelle
banche pubbliche, ha incentivato la trasformazione delle banche pubbliche in Società per Azioni
E’ stata, in particolare, introdotta la trasformazione in società per azioni delle Casse di risparmio, delle Banche del Monte, degli Istituti di credito di diritto pubblico e degli Istituti di Credito speciale.
In breve, si operò lo scorporo dell’azienda bancaria, conferita a società costituite unilateralmente
con la creazione di Enti conferenti (con la forma delle Fondazioni) cui la riforma attribuiva, essenzialmente, il compito di proseguire le originarie funzioni non creditizie e di utilità sociale, che da sempre avevano caratterizzato gli Istituti di diritto pubblico che gestivano le banche e di
conservare, obbligatoriamente, per legge, il controllo pubblico sulle Banche scorporate con riguardo alla partecipazione.

Il controllo “pubblico” esercitato dalle Fondazioni diventava, in tal modo, l’assetto proprietario
prevalente nel sistema bancario italiano.

Con la riforma Amato ci si è dunque trovati di fronte a due soggetti distinti: la Banca S.p.A., che proseguendo la funzione creditizia dell’ente originario, si liberava di quelle finalità sociali accessorie di assistenza e beneficenza e la Fondazione bancaria o “Ente conferente”, rivestita di una qualificazione pubblicistica, che diventava, sostanzialmente, uno strumento di conservazione
del controllo pubblico sulle banche, con scopi istituzionali di interesse pubblico e di utilità sociale
nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione, dell’arte e della sanità e con un ruolo attivo, dunque , nel settore “non profit”.

La legge Amato, tuttavia, non conseguì i risultati attesi, in quanto le Fondazioni-azioniste solo marginalmente si impegnavano nei nuovi compiti, preferendo di gran lunga continuare adoccuparsi di credito.

Al fine di separare le Banche S.p.A. dalle Fondazioni, e fissare, per queste ultime, un regime
civilistico, si rendeva, pertanto, necessario un nuovo intervento, attuato con legge delega 23 dicembre 1998 n.461 “Delega al Governo per il riordino della disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti, di cui all’art.11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n.356 e della disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria”, alla quale sono seguiti il D.lgs. 17 maggio 1999, n.153 e l’Atto di indirizzo del Ministro del Tesoro Amato del 5 agosto 1999.

Tale ultima riforma rendeva per le Fondazioni, che divenivano enti di diritto privato nel settore “non profit”, dotate di autonomia statutaria e gestionale, la dismissione delle partecipazioni di controllo delle Banche un imperativo ineludibile. Alle Fondazioni veniva imposta, da un lato, >l’uscita dal capitale delle banche e, più precisamente, la dismissione da parte delle Fondazioni del 51% del capitale delle S.p.A. in un tempo massimo di quattro anni, pena la perdita delle numerose agevolazioni fiscali sui trasferimenti delle azioni, sugli scorpori aziendali e sulla tassazione dei dividendi e, dall’altro, il divieto di detenere partecipazioni di controllo di imprese che non fossero strumentali ai settori istituzionali di utilità sociale, riaffermati quale unico terreno della loro attività.

Si giunge, così, alla legge 28 dicembre 2001, n.448 che ha introdotto rilevanti modifiche al D. Les. e in particolare , il nuovo regolamento Tremonti sulle Fondazioni bancarie, in vigore dal 16 ottobre 2002 ed adottato con decreto 2 agosto 2002, n.217, nell’ottica del completamento del processo di privatizzazione nel settore del credito, ribadisce l’obiettivo di favorire la fuoriuscita delle
Fondazioni dalle Banche, per cui le prime saranno definitivamente chiamate ad occuparsi di attività “non profit” nel cd. Terzo settore, laddove le seconde si occuperanno della gestione del credito.

L’obiettivo di separare le Fondazioni dalle Banche è incentrato sull’obbligo di dismettere le partecipazioni di controllo sulle Banche conferitarie. Obbligo a cui è possibile derogare conl’introduzione della alternativa di affidare la gestione delle partecipazioni a SGR (Società di gestione del risparmio). In tal caso la dismissione della partecipazione di controllo, fissata per il 2003, potrà slittare sino al 2006. Per selezionare le Società di gestione del risparmio a cui le Fondazioni dovranno affidare le partecipazioni bancarie, sarà effettuata una gara europea, mentre
un regolamento ancora all’esame di Consob e Bankitalia disciplinerà il loro funzionamento.

Con riferimento ai settori di intervento verso i quali la Fondazione potrà indirizzare la propria attività, è stata introdotta una rilevante modifica degli artt. 2, 4 e 7 del D.lgs. 153/99.</p>

In particolare, l’emendamento Tremonti introduce maggiori vincoli alla destinazione del reddito delle Fondazioni, indirizzandolo verso la promozione dello sviluppo locale, che assurge al rango di “settore rilevante di intervento” degli Enti conferenti nel “non profit” ed assegna agli Enti locali
del territorio di riferimento la prevalenza dei posti negli organi di indirizzo.

Il nuovo principio, sancito nell’art.3 del decreto 217/2002, è quello secondo cui, per le Fondazioni di origine associativa, l’organo di indirizzo è composto da una prevalente e qualificata rappresentanza degli interessi del territorio, ossia da membri designati da Comuni, Province,Regioni e città metropolitane, cui si affiancheranno, in posizione minoritaria, soggetti di chiara fama e riconosciuta indipendenza in possesso di competenza ed esperienza specifica nei settori di intervento della Fondazione.

Peraltro, la discrezionalità dell’organo di vigilanza nella attività di regolamentazione del sistema bancario, la compressione dell’allocazione finanziaria della ricchezza, indirizzata, in maniera prevalente, al territorio di riferimento, che dovrà essere individuato nello Statuto e conforme al luogo di insediamento, alle tradizioni storiche ed alle dimensioni della Fondazione, la rappresentanza prevalente negli organi di indirizzo delle Fondazioni attribuita agli Enti locali del territorio di riferimento, rischiano di far allontanare l’obiettivo della loro privatizzazione e di
incentivare un ritorno alla loro ripubblicizzazione.

vedi link originale

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NAZIONALIZZARE LE FONDAZIONI BANCARIE, RECUPERARE 100 MILIARDI E RIMETTERE IN MOTO IL PAESE

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Il post di Antonio de Martini che ripubblichiamo volentieri contiene una proposta interessante e da approfondire. Buona lettura e complimenti all’analisi dell’avv. Simona Siani, autrice di un parere legale di grande attualità.

La Redazione di Leo Rugens

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Se raddrizziamo le finte privatizzazioni delle banche, nazionalizzando le fondazioni bancarie e le privatizziamo correttamente, lo Stato incassa cento miliardi senza spendere un euro. Servono per la rinascita

di Antonio de Martini

L’avvocato SIMONA SIANI nel 2002 ha pubblicato un parere legale sulla rivista MAGISTRA (dello studio legale Tidona e Associati); l’articolo che pubblichiamo integralmente sulle fondazioni bancarie e sulla operazione svolta sulla pelle degli italiani. consiglio di leggerlo con attenzione. QUESTE SONO LE VERE RAGIONI DI INDIGNAZIONE per persone che non vivano la crisi come crisi dell’intelligenza.

SE CANCELLIAMO QUESTO OBBROBRIO E DIAMO LE AZIONI COME DIVIDENDO SOCIALE AGLI ITALIANI CON OBBLIGO DI NON VENDERLE PER X ANNI ED ACQUISTARE UN PACCHETTO MINIMO DI BPT O BOT, NON C’È PIU’ BISOGNO DI PIAGNUCOLARE ALL’ESTERO, SI FA OPERA DI GIUSTIZIA E SI FA UNA VERA PRIVATIZZAZIONE INCASSANDO 100 MILIARDI DI EURO SENZA DOVER PAGARE INDENNIZZI DATO CHE LE FONDAZIONI SONO RES NULLIUS ! 

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“L’apertura del mercato dei capitali, l’Unione economica monetaria, l’area Euro e la crescente
 globalizzazione del mercato del credito, hanno condotto alla riforma del sistema bancario pubblico 
italiano che, sin dalle leggi bancarie del 1926 e del 1936-38, si caratterizzava per la forte prevalenza della mano pubblica sulle aziende bancarie e sul mercato del credito.

Ciò aveva determinato un innaturale connubio fra politica e banche, che operavano in mercati segmentati e protetti rispetto alla concorrenza sia interna che esterna, godendo di una posizione
di monopolio nella intermediazione finanziaria e che si caratterizzavano per i modesti livelli di efficienza gestionale ed allocativa, per via della scarsa gamma dei servizi finanziari offerti e della 
scarsa razionalità delle loro strutture proprietarie e di governo societario.

Fu così che, nel 1990, la legge n. 218, recante “Disposizioni in materia di ristrutturazione ed
 Integrazione patrimoniale degli istituti di credito di diritto pubblico”, cd. Legge Amato, seguita dal D.lgs. 20 novembre 1990, n. 356, recante “Disposizioni per la ristrutturazione e per la disciplina del gruppo creditizio”, con il preciso obiettivo di determinare la fuoriuscita dello Stato dalla diretta gestione delle banche e così favorire il raggiungimento di una mobilità delle risorse investite nelle
banche pubbliche, ha incentivato la trasformazione delle banche pubbliche in Società per Azioni.

È stata, in particolare, introdotta la trasformazione in società per azioni delle Casse di risparmio, delle Banche del Monte, degli Istituti di credito di diritto pubblico e degli Istituti di Credito speciale.

In breve, si operò lo scorporo dell’azienda bancaria, conferita a società costituite unilateralmente
con la creazione di Enti conferenti (con la forma delle Fondazioni) cui la riforma attribuiva, essenzialmente, il compito di proseguire le originarie funzioni non creditizie e di utilità sociale, che da sempre avevano caratterizzato gli Istituti di diritto pubblico che gestivano le banche e di
conservare, obbligatoriamente, per legge, il controllo pubblico sulle Banche scorporate con riguardo alla partecipazione.

Il controllo “pubblico” esercitato dalle Fondazioni diventava, in tal modo, l’assetto proprietario prevalente nel sistema bancario italiano.

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Con la riforma Amato ci si è dunque trovati di fronte a due soggetti distinti:
 a) la Banca S.p.A., che proseguendo la funzione creditizia dell’ente originario, si liberava di quelle finalità sociali accessorie di assistenza e beneficenza e
 b) la Fondazione bancaria o “Ente conferente”, rivestita di una qualificazione pubblicistica, che diventava, sostanzialmente, uno strumento di conservazione del controllo pubblico sulle banche, con scopi istituzionali di interesse pubblico e di utilità sociale nei settori della ricerca scientifica, dell’istruzione, dell’arte e della sanità e con un ruolo attivo, dunque, nel settore “non profit”.

La legge Amato, tuttavia, non conseguì i risultati attesi, in quanto le Fondazioni-azioniste solo marginalmente si impegnavano nei nuovi compiti, preferendo di gran lunga continuare ad occuparsi di credito.

Al fine di separare le Banche S.p.A. dalle Fondazioni, e fissare, per queste ultime, un regime
 civilistico, si rendeva, pertanto, necessario un nuovo intervento, attuato con legge delega 23 dicembre 1998 n. 461 “Delega al Governo per il riordino della disciplina civilistica e fiscale degli enti conferenti, di cui all’art. 11, comma 1, del decreto legislativo 20 novembre 1990, n. 356 e della disciplina fiscale delle operazioni di ristrutturazione bancaria”, alla quale sono seguiti il D.lgs. 17 maggio 1999, n. 153 e l’atto di indirizzo del Ministro del Tesoro Amato del 5 agosto 1999.

Tale ultima riforma rendeva per le Fondazioni, che divenivano enti di diritto privato nel settore “non profit”, dotate di autonomia statutaria e gestionale, la dismissione delle partecipazioni di controllo delle Banche un imperativo ineludibile.
Alle Fondazioni veniva imposta, da un lato,
 a) l’uscita dal capitale delle banche e, più precisamente, la dismissione da parte delle Fondazioni del 51% del capitale delle S.p.A. in un tempo massimo di quattro anni, pena la perdita delle numerose agevolazioni fiscali sui trasferimenti delle azioni, sugli scorpori aziendali e sulla tassazione dei dividendi e, 
b) dall’altro, il divieto di detenere partecipazioni di controllo di imprese che non fossero strumentali ai settori istituzionali di utilità sociale, riaffermati quale unico terreno della loro attività.

Si giunge, così, alla legge 28 dicembre 2001, n. 448 che ha introdotto rilevanti modifiche al D. Les. e in particolare, il nuovo regolamento Tremonti sulle Fondazioni bancarie, in vigore dal 16 ottobre 2002 ed adottato con decreto 2 agosto 2002, n.217, nell’ottica del completamento del processo di privatizzazione nel settore del credito, ribadisce l’obiettivo di favorire la fuoriuscita delle Fondazioni dalle Banche, per cui le prime saranno definitivamente chiamate ad occuparsi di attività “non profit” nel cd. Terzo settore, laddove le seconde si occuperanno della gestione del credito.

L’obiettivo di separare le Fondazioni dalle Banche è incentrato sull’obbligo di dismettere le partecipazioni di controllo sulle Banche conferitarie.
Obbligo a cui è possibile derogare con l’introduzione della alternativa di affidare la gestione delle partecipazioni a SGR (Società di gestione del risparmio). In tal caso la dismissione della partecipazione di controllo, fissata per il 2003, potrà slittare sino al 2006.
 Per selezionare le Società di gestione del risparmio a cui le Fondazioni dovranno affidare le partecipazioni bancarie, sarà effettuata una gara europea, mentre un regolamento ancora all’esame di Consob e Bankitalia disciplinerà il loro funzionamento.

Con riferimento ai settori di intervento verso i quali la Fondazione potrà indirizzare la propria attività, è stata introdotta una rilevante modifica degli artt. 2, 4 e 7 del D.lgs. 153/99.

In particolare, l’emendamento Tremonti introduce maggiori vincoli alla destinazione del reddito delle Fondazioni, indirizzandolo verso la promozione dello sviluppo locale, che assurge al rango di “settore rilevante di intervento” degli Enti conferenti nel “non profit” ed assegna agli Enti locali
 del territorio di riferimento la prevalenza dei posti negli organi di indirizzo. (alla Lega NdR)

Il nuovo principio, sancito nell’art. 3 del decreto 217/2002, è quello secondo cui, per le Fondazioni di origine associativa, l’organo di indirizzo è composto da una prevalente e qualificata rappresentanza degli interessi del territorio, ossia da membri designati da Comuni, Province, Regioni e città metropolitane, cui si affiancheranno, in posizione minoritaria, soggetti di chiara fama e riconosciuta indipendenza in possesso di competenza ed esperienza specifica nei settori di intervento della Fondazione.

Peraltro, la discrezionalità dell’organo di vigilanza nella attività di regolamentazione del sistema bancario, la compressione dell’allocazione finanziaria della ricchezza, indirizzata, in maniera prevalente, al territorio di riferimento, che dovrà essere individuato nello Statuto e conforme al luogo di insediamento, alle tradizioni storiche ed alle dimensioni della Fondazione, la rappresentanza prevalente negli organi di indirizzo delle Fondazioni attribuita agli Enti locali del territorio di riferimento, rischiano di far allontanare l’obiettivo della loro privatizzazione e di
incentivare un ritorno alla loro ripubblicizzazione.”

Nota: Il Patrimonio delle Fondazioni è superiore ai cento miliardi di euro. Se “nazionalizzate” e poi privatizzate correttamente, possono far entrare nelle casse pubbliche CENTO MILIARDI DI EURO, senza esborsi poiché nessuno deve essere indennizzato.

Questi fondi possono rappresentare il reddito di cittadinanza e rimettere in moto la macchina economica e finanziaria dell’Italia.
 Dare fondi alle imprese, non serve più. Le imprese in assenza di domanda, li investirebbero per ridurre l’indebitamento bancario o con l’Erario o per delocalizzare.
 Serve invece immettere i fondi sul mercato direttamente, perché una famiglia usa i soldi per vivere e li da ai negozianti.

I negozianti ricomprano le merci acquistate dalle famiglie e finanziano le imprese che riassumono i collaboratori necessari. E il cerchio si muove, senza aver contratto debiti.
 Resterebbero colpiti dal provvedimento circa settanta persone influenti, presidenti delle Fondazioni designati da forze politiche esistenti nel 1992/3 ormai scomparse come il PSDI o il PSI.
 Sono molto potenti perché coi fondi delle Fondazioni possono corrompere chiunque .

Il post è stato pubblicato dal Corriere della Collera il 24 ottobre 2011

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