“Siena è morta” e anche Renzi non sta molto bene

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Quando hai la fortuna di essere invitato a cena da giovani che hanno la metà dei tuoi anni o quasi, provi la sensazione di non essere fuori dal tempo, prigioniero della memoria o dei fantasmi. Se i giovani in questione sono colti e intelligenti il piacere è ancora maggiore.

Capita così che una fresca sera di luglio la discussione cada su Siena e sulle esperienze che i ragazzi hanno fatto nel tempo; nel 2008 la prima volta negli ultimi tre anni la seconda. Essendo studenti, alloggiavano presso le strutture universitarie pubbliche, senonché, dopo il 2011, si cominciarono a notare alcuni disservizi di poco conto: mancavano spesso acqua e luce…

Morale della favola, dopo che il direttore della struttura cercò di convincere gli studenti che vivere a Siena valeva la pena di qualche piccolo sacrificio, oggi vengo a sapere che la città non ha più universitari: “Siena è morta”, così si esprime la giovane e colta cittadina europea, che ha trovato in Inghilterra ben altra accoglienza. Siena è morta, Viva Siena e la sua gloriosa un tempo università!

Ecco il risultato di avere spolpato il Monte dei Paschi, ecco il risultato di avere avuto un Bisi, un Barzanti, un Ceccuzzi, un PD, un Verdini, un Caltagirone et alii aggirarsi tra le mura della città.

Mentre il fantasma del povero David Rossi si aggira nei vicoli senza pace e senza giustizia, mentre il Gran Maestro Bisi ci rassicura che la massoneria e la ‘ndrangheta non hanno nulla a che fare in Calabria i senesi si assopiscono e sognano grazie al “Palio”, una sostanza stupefacente unica al mondo.

La cena è prseguita parlando di Nizza, del golpe di Erdogan e altre amenità, quindi siamo arrivati al presidente del consiglio più scemo del mondo:

“Renzi l’ho visto male, s’è presentato alla riunione della Direzione con la barba non fatta, i capelli non tagliati… si vedeva la panza. Di solito è pimpante, sicuro di sé”

Ce n’è voluto del tempo perché anche un suo sostenitore cominciasse a capire la statura del personaggio; meglio tardi che mai.

La redazione

PS Chi diede al Barzanti il numero di cellulare di un collaboratore di Ipazia ancora non sappiamo e del resto non ci importa; il tradimento è la condanna e il marchio d’infamia dei senesi, non la nostra.

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