Caos mediatico e stupidaggini sentite per ore danno la misura della gravità della situazione

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Quindi, nella città che fu del “cristiano” Franz Josef Strauss e dove i nazionalsocialisti, per alcuni anni, la fecero da padroni, località nota al Mondo per l’October Fest, un ragazzetto “efficiente”, folle ma efficiente in quanto a mira e ad abilità nella ricarica di pistole automatiche, ha tenuto sotto schiaffo per ore (certamente dalle 19 fino alle 2 del giorno dopo) l’intero sistema di sicurezza teutonico.

Minchia, se quello di Monaco era un attacco vero dell’ISIS che cosa sarebbe successo? La “guerra tra la gente” consente anche spettacoli del genere, in cui – per ore – nessuno capisce cosa stia accadendo, e le notizie false si diffondono con una velocità impossibile in altre occasioni e in troppi possono sparare “bufale/cazzate” oltre che proiettili veri.

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L’ISIS – ed altri – ascoltano, vedono, fanno tesoro e… ringraziano. Quello che è successo ieri a Monaco di Baviera provocato dal giovane tedesco-iraniano, se fossimo stati in Francia, si sarebbe chiamato effetto (gratuito) ballon d’essai. Quasi un test involontario ma un test andato nel peggiore dei modi per “gli europei” così come era accaduto anni addietro in Spagna, a Londra (ma loro non sono in Europa!) e più recentemente in Belgio e in Francia. Comunque, quanto è accaduto, descrive la fragilità di tutti i sistemi di “difesa” (con la sola eccezione di Israele) messi a punto per contrastare la guerra tra la gente. Non funziona in Egitto, in Tunisia, ovviamente in Siria e in Libia. Quella che chiamo da molti anni guerra tra la gente infatti è una forma di terrorismo che sempre di più mantiene la sua capacità di mirare in modo indiscriminato e imprevedibile (come è sempre stato il terrorismo!) la scelta dei bersagli umani o materiali ma ora aumentata all’ennesima potenza. Sembrerebbe una stagione senza via di uscita tutta dedicata ai bersagli umani rimanendo in attesa che gli insorgenti vagheggiatori del Nuovo Califfato riescano ad evolvere la loro capacità di colpire grandi e piccole infrastrutture quali dighe, acquedotti, ponti.

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Su infrastrutture “elettroniche” ritengo che si stiano già esercitando e potremmo vederne delle “brutte” quanto prima. Su questo tema comunque del “terrorismo” sembrano anni luce i dieci anni passati (era il 2007) in cui la relazione annuale stilata dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, denominata Country Reports on Terrorism,  pubblicata il 30 aprile del 2007, descriveva ben 84 gruppi “armati” di cui oggi si sente parlare poco o niente ma che sembravano in quel momento i nemici da battere. Senza togliere il valore certosino all’opera degli analisti classificatori del decennio scorso, oggi si è certi che capirne di questa roba o dei “mattarelli” in giro armati è ben altro problema che classificarli.

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Capire l’ordinaria follia che c’è dietro al giovane per bene e tranquillo (così si esprime il vicino di turno) tedesco-iraniano o i moventi politico-religiosi o politico-sociali delle formazioni armate, è una capacità culturale che avrebbe avuto bisogno di ben altri reclutamenti, selezioni, processi formativi e investimenti che nessun paese ha voluto fare, tirchio di tasca e tirchio d’animo. Ora, mi dispiace doverlo dire in contrasto con tutto quello che ho tentato di fare per decenni della mia vita, è troppo tardi. La maledetta frase “ormai è troppo tardi” mi risuona dentro e mi addolora più degli avvenimenti stessi. Non è stato fatto quel che andava fatto e la stagione dell’orrore si presenta interminabile senza una apparente – sia pur lontana – soluzione. Certamente chi non ha voluto fare quel che andava fatto non può pretendere di guidarci verso le complessità in arrivo. Certo ladri, corruttori, papponi e puttane disposte a tutto non potranno essere loro a dirci cosa si deve fare.

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Si delineano quindi drammaticamente più fatiche erculee contemporanee quali fare piazza pulita in casa propria e al tempo decidere come affrontare quelli che hanno maledettamente pre-pensato cosa volevano e come agire per ottenerlo cioè i determinati architetti-edificatori del Grande Califfato. Straziante l’inadeguatezza dei francesi, dei belgi, (da ieri) dei tedeschi, degli inglesi (loro un po’ meno) in attesa di vedere all’opera i “nostri fenomeni” non appena si dovesse chiudere anche uno solo dei tre ombrelli che ci riparano, ad oggi, in Italia, dalla grandine di chicchi grandi come proiettili da “120”.

Oreste Grani/Leo Rugens

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