La strana storia della strana coppia Ezio Bigotti-Aurelio Voarino

La strana coppia

Intorno al perché di alcune strane coppie si gioca spesso la comprensione o di fenomeni culturali complessi come nel caso del capolavoro di Neil Simon o di fatti investigativi che viceversa non avrebbero spiegazioni. Per essere esplicito, mentre nel caso di Felix e Oscar, protagonisti della commedia più famosa dell’autore americano si tratta di profili divertenti che raccontano molto di quello che infine è in tutti noi, quando ci si trova di fronte a personalità come quelle di cui oggi voglio interessarmi/vi (Aurelio Voarino ed Ezio Bigotti) ci si deve sempre chiedere “perché” quei due stiano insieme. In non pochi casi le “strane copie” si formano (si accatenano) per sesso (si passano informazioni su donne o uomini); per vizi condivisi (si passano droga); per attrazione segreta omosessuale (si passano indirizzi di realtà compiacenti); per passione per il gioco illecito e la dipendenza che ne consegue. In questo caso deve trattarsi d’altro perché avendoli conosciuti entrambi non mi sembrano due che alla fine, quando rimangono soli, se lo toccano.

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Che si tratti di gioco d’azzardo l’escludo perché il Voarino, dovendo fare un riferimento biografico, se ben ricordo, mi sembra sia stato figlio di un giocatore perdente. Certo rimane da chiarire perché uno che è stato in parte vittima (come figlio) del demone dostojeskiano faccia nascere una società (la Giochi e scommesse s.a.s di Stella Francesco e c.) che nell’oggetto sociale ha come finalità fare soldi sulla dipendenza da gioco della povera gente facilmente suggestionabile, che siano gli utili del semi innocente Bingo (mondo tutt’uno con gli ambienti politici preferiti da Voarino) o le devastanti slot machines, mondo elettronico tutt’uno con la criminalità e il riciclo. Ma questa evidentemente è un’altra storia dal momento che i due (o solo uno?) non si interessano più di “gioco d’azzardo” per i gonzi da molto tempo.

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Tornando all’omosessualità, mi sembra, visto le vicende sentimentali di entrambi e le “gnocche” con cui si facevano vedere in giro (ex URSS o piemontesi che fossero) che i gusti siano altri. Si tratta quindi di una coppia di “professionisti del mondo del lavoro” che, semplicemente, da quasi un ventennio, non si lasciano mai. Litigano, si offendono (Voarino mi mostrava la loro corrispondenza forse per commuovermi rispetto alla vita di merda che faceva “sotto padrone”) ma vanno avanti avvinti come l’edera.

Grovigli societari con indirizzi e domiciliazioni che ritornano, distribuiti tra Pinerolo in Piemonte, via Bissolati a Roma e una zona della Sicilia (Contrada Remingato ad Augusta SR) bellissima ma difficile da raggiungere anche per le pattuglie più audaci della nostra valida e tenace GDF. Questo della logistica è un’altro elemento che deve richiamare l’attenzione di chi volesse interessarsi ai due.

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Io, comunque, a tempo perso, non avendo ormai nulla da fare, per eta raggiunta e malattie condizionanti, anche a seguito dei rovesci professionali ed economici che il loro agire sinergico mi hanno determinato, oggi in una giornata più calda delle solite, mi metto alla tastiera e lascio detto ciò che penso.

A ruota libera e assumendomi la responsabilità di ogni parola. Di quelle che ho scritto già dedicate ai due e quelle nuove che mi accingo a lasciare in custodia all’amica rete. Certo, qualcuno di voi che mi conosce personalmente e mi può avvicinare, si è cominciato a chiedere cosa ci possa mai essere sotto una tale determinazione da parte del marginale ed ininfluente animatore del blog Leo Rugens. Anzi, per essere più precisi, qualcuno mi ha fatto la domanda visto che il 100% degli altri casi di cui mi sono interessato e in cui ho cominciato a fare anche affermazioni gravi, le mie dichiarazioni corrispondevano sempre a verità. Verità e a non poche “disgrazie” che nei tempi successivi alle mie esternazioni sono capitate ai personaggi di cui mi interessavo. Qualcuno degli amici ha pensato che potessi essere, in fin dei conti, banalmente un menagramo, uno iettatore che lanciava strali e che colpiva anche degli innocenti. Poi il tempo ha lavorato per la tesi che non di iettatore si tratta nel caso di Orestino Granetto, ne, tantomeno, di un denunciatore superficiale di innocenti.

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Ma riprendiamo il filo della narrazione odierna perché per parlare e verificare quanto io porti iella, c’è tempo.

Riparto dal senatore Francesco Aracri (non è certo la mia parte e non mi piace di lui, tra l’altro, che si è fatto beccare ad usare il cartellino per il voto elettronico al posto di un collega parlamentare) perché quando nel lontano/vicino 2013 cercava di richiamare l’attenzione su una delle tante società (EXITONE SPA) in cui erano e sono accatenati i due che stanno nei miei pii desideri di giustizia, aveva ragione a chiedere alle autorità competenti vigilanza su come alcuni furbetti rispondevano (e vincevano) alle gare CONSIP. Ricordate certamente come ci siamo permessi di richiamare più volte l’attenzione del M5S sulla sigla CONSIP.

Solo che il senatore Aracri, pur esperto della politica parlamentare, non si deve essere reso conto che chiedere attenzione a una come (all’epoca) la renziana Guidi, senza essere il di lei frequentatore intimo, era come parlare al vento.

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In quella occasione Aracri, secondo il mio modesto e inattendibile giudizio, si stava avvicinando alla verità e poneva nella giusta luce il problema di chi cannibalizzava le casse dello Stato e, in quel fare, non serviva certo la Repubblica. Ma, come si legge nell’Ecclesiaste c’è un tempo per ogni cosa, dove Aracri ha fallito, potrebbero essere ascoltati i pentastellati e per questo abbiamo fiducia che qualcosa di quello che tra le righe si leggeva nell’interrogazione parlamentare oggi potrebbe divenire oggetto della giusta attenzione di due istituzioni parlamentari che in combinato disposto potrebbero dare una raddrizzata alla condizione in cui versa l’Italetta: Commissione antimafia e Copasir. Non a caso senza motivo alcuno troviamo come ho scritto, la EXITONE, in Sicilia, ad Augusta (SR) Contrada Remingato e senza numero civico. EXITONE di cui se le fonti aperte non ingannano (e perché dovrebbero farlo?) Aurelio Voarino è procuratore speciale nominato con atto del 29/2/2008 e membro del consiglio d’amministrazione con atto del 10/10/2014 e rimarrà in carica (se non muore prima o se Bigotti non lo licenzia) fino al 31/12/2016.

Hai voglia a cercare di capire di cosa si interessi in realtà questo “procuratore speciale” che, viceversa, ritroviamo, come ho affermato mai smentito, ad applicarsi agli esiti (speriamo per lui non nella preparazione) del “rapimento” e dell’espulsione illegale della signora Shalabayeva e di sua figlia.

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Strana coppia quella in cui uno passa all’altro decine di migliaia di euro al mese (stipendi netti da dirigente, contributi, accantonamenti di fine rapporto più imbarazzanti note spese per accogliere a via Veneto, in hotel a cinque stelle, il tutto fare) per fargli fare in realtà il complice di atti illegali in accordo con il consigliere d’Ambasciata Khassen persona, non lo dimentichiamo, che pur di far espellere e trasportare ad Astana la Shalabayeva e la piccola Ayan Alma è stato pronto a suggerire alle nostre autorità la farneticazione che se la signora (criminale pericolosissima, puttana russa e con passaporto falso!) non fosse stata spedita direttamente ad Astana con un volo senza scalo, il marito latitante avrebbe potuto organizzare un attacco armato per liberare la moglie e la figlia. Per mantenere uno che frequenta senza nessun apparentemente motivo questo personale “esperto” si spendono migliaia di bigliettoni e per non mantenere fede agli impegni assunti si preferisce fare la parte del vigliacco a vita? Ci sarà pure un motivo nella mente concreta del Bigotti. Se Bigotti ha scelto tra la legalità che gli suggeriva Grani e la sua squadra e i maneggi/magheggi servili di Voarino, avrà certamente saputo far di conto!

Torniamo al doppio incarico di Aurelio Voarino e alla carica onorifica del Bigotti.

Voarino e Khassen, quando qualcuno al nostro Ministero dell’Interno si beveva cazzate di tutti i tipi, erano già da anni in rapporto stretto e si davano del tu. Loro e le loro mogli o compagne. Scriverò quindi chiedendomi cosa potesse mai pensare la nostra intelligence di queste frequentazioni. Se mai ha pensato qualcosa.

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Scriverò ad esempio del fatto che nessuna delle decine di società in cui il factotum di Ezio Bigotti, da quando stavano insieme e risultava avere cariche sociali o quote azionarie, ha mai fatto nulla che riguardasse il Kazakhstan. Nulla, avete letto bene. Apparentemente “no business”. Prima di conoscermi, pagavano solo delle cene e qualche richiesta bizzarra dell’ambasciatore di turno (bottiglie di vino pregiato, monete d’oro del Regno d’Italia) ma senza una apparente strategia.  Impressionante questa schizofrenia culturale e civile: uno che non sa neanche dove sia il Kazakhstan (Bigotti) diviene Console Onorario di quel paese (delicatissimo!) euroasiatico e il suo reggipalle (Voarino) è invece intimo del funzionario dell’Ambasciata che si ritiene abbia ordito il gravissimo reato che, per un capello, non ha determinato la caduta del Ministro di Polizia Angelino Alfano e la conseguente fine anticipata del Governo Letta. Ma perché come accadde con il geniale Giorgio Conforto si deve aspettare la morte del personaggio per capire che uno è organico al mitico KGB o naturali filiazioni?

Quando Aurelio Voarino si interessava full time di congiurare contro Ablyazov e sua moglie e di fatto agiva contro gli interessi della Repubblica Italiana per chi stava lavorando se lo stipendio e le marchette (intendendo i contributi INPS) le pagava Ezio Bigotti?

Provo a ricordare, pronto a scusarmi di questo se la cosa non dovesse risultare vera come lui mi affermò in presenza di testimoni certi, che il Bigotti, lo ripeto, non solo non era mai andato in Kazakhstan ma quando si trattò di dare onesto seguito al progetto culturale da me preparato grazie all’intelligente (e coraggioso) sforzo coordinato con altri meritevoli cittadini italiani e kazaki, se la diede a gambe levate facendo fallire il programma articolato in tre anni e ideato appositamente per riparare i danni provocati da quello scellerato autolesionistico atto di violenza che fu dare la caccia ad Ablyazov. Caccia ad Ablyazov motivo per cui, sono pronto a giurarlo, sono stato presentato ad Aurelio Voarino negli uffici della STI e della Exitone. Cominciate a capire? Loro volevano vivo o morto Ablyazov ed io certo che la loro fosse non solo un’attività illegale ma gravemente lesiva gli interessi del mio Paese, mi sono inventato, con l’aiuto consapevole di altri italiani intelligenti un percorso alternativo che anzi sfociasse verso una soluzione di “cappottamento” dei presupposti e degli interessi da cui i cretini/complici dei nemici dell’Italia partivano.

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Storia strana questa della coppia piemontese (quindi dopo la “strana coppia” dell’incipit comincia a farsi avanti una “strana storia” che potrebbe assomigliare ad una spy story) che si applica, per anni, ad un Paese dove il boss (nel senso di quello che comanda e che controlla i soldi) non ci mette mai piede e il sotto-panza (non Pansa, capo della Polizia montante in servizio nei giorni del disastroso mancato rapimento a cui si voleva far trovare, come accoglienza avvelenata, il cerino bruciante del “Caso Shalabayeva”) invece si dedica pieno tempo a cercare di far trovare un latitante (Ablyazov) quasi fosse il Voarino una figura di sussidiarietà (come la legge prevede) alle Forze dell’Ordine.

O come, viceversa, un figuro che si aggira nei vestiboli ministeriali svolgendo un ruolo di “doppia croce” per i servizi avanzati alla stagione pollariana o alla caduta dell’URSS? Come sia sia, se io fossi qualcuno che istituzionalmente deve garantire la sicurezza del nostro già troppo sgarrupato Paese, mi chiederei perché per tanti anni ci si dedica ad una ipotesi di cooperazione (spendendo denaro a centinaia di migliaia di euro) con un Paese e poi quando ti presentano su un piatto d’argento un progetto (e la sua esecuzione ottimale al salone del Libro di Torino come prova certa della professionalità dei collaboratori era lì a dimostrarlo) che poteva solo che dare sostanza a quanto vagheggiato inutilmente, si sparisce per poche migliaia di euro. La cifra di una vacanza o dell’affitto di decine di “Fiat cinquecento” per festeggiare degnamente il proprio compleanno facendole sfilare pacchianamente a Torino. O quanto di carburante si spende per scorrazzare tra Ostuni ed Otranto in una sola stagione barcamunito con al seguito ridicole sedie idrospinte. Verso l’alto dove viceversa, se si fanno tali scelte, difficilmente uno può aspirare a ritrovarsi.

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Le Energie Superiori sono materia per pochi e il mio errore (imperdonabile) è stato di pensare che anche il gatto e la volpe (chi sia uno e chi l’atro solo il proseguo della storia ve lo farà capire) avrebbero sentito la necessità, dopo una vita passata a fare e disfare aziende, azienducole, aziendette, tradire soci, di qua e di la delle Alpi, di fare qualcosa di degno di essere ricordato.

Così non è stato. Ora si tratta di capire perché non avete voluto/potuto fare gli interessi dell’Italia che ormai è certo non può essere per voi chiamata “il vostro Paese”. Si tratta di capire per cosa lavorate oltre che per i soldi e la fica (questo è chiaro per entrambi) ma, soprattutto, per chi lavorate e da chi avete preso ordini quando avete sabotato il progetto in via di felice esecuzione.

In cambio di quale protezione (che vi necessitava) avete fatto il baratto? Perché di questo vi accuso, piccoli stupidi avidi e vigliacchi.

Vi sono venuti sotto e vi hanno chiesto di interrompere “Energie superiori” e il dialogo intelligente che in alternativa (legittima) a quanto vedevamo fare/non fare avevamo ideato e realizzato. Nell’esclusivo interesse dell’Italia e del popolo kazako. Con questo vostro agire proditorio nei confronti del vostro Paese, non solo ci avete tradito ma qualcuno ha pagato pegno e vi ha “protetto” nel vostro business che spesso,come gli intasamenti a vostro nome presenti nelle Procure testimoniano, avevate fatto ai limiti della legalità. Fatevelo dire da uno che di illegalità, come la mia fama garantisce, se ne intende.

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Tanto, avete pensato, questi quattro sfigati che cazzo ci potranno mai fare. Uno addirittura, di questi coglioncelli di intellettuali, mi ha anche scritto -avrà pensato il Bigotti – una lettera onesta chiedendomi di non fare ciò che poi ho fatto. Dei veri coglioni e come tali noi, che lo abbiamo durissimo con tutte le fiche del mondo, li trattiamo.   

Intanto, deve aver calcolato e suggerito Voarino, ci becchiamo il vantaggio (per noi essenziale) che il potente occulto di turno ci può estendere.

A non  mantenere la parola data ad un vecchietto rincoglionito (il Grani), malato e senza soldi che rischio ci potrà mai essere? Soprattutto se uno non ha potuto studiare l’Odissea e sa poco di Ulisse e dei panni del misera,bile abilmente indossati per fare strame dei Proci. Ci avete venduto. Punto.

Voarino, infatti è noto per l’ossessiva frequentazione di ambienti che illegittimamente si qualificano come “servizi segreti” e che gli servivano per le sue finalità lavorative ma non l’ho mai visto accompagnarsi con qualcuno che fosse realmente intelligente. A cominciare dal suo complice Paolo Pasi da Marina di Ravenna che, come scoprirete, è in lista d’attesa.  Solo che chi fa questa scelta opportunistica deve sempre calcolare bene i tempi della permanenza in servizio dei protettori che, come tutti sanno, sono nella posizione a tempo determinato. Tanto è vero che quelli che vi hanno messo una mano in testa e vi hanno mal consigliato stanno per andare in pensione. E qui casca l’asino, per meglio dire, i ciucci presuntuosi. Cioè voi. Dico questo per cominciare, pronto a subire, qualora la Provvidenza me lo facesse incontrare, una testata in faccia, secondo le sue abitudini relazionali, da Ezio Bigotti vista la evidente disparità di struttura muscolare e prestanza fisica, favorita dalla differenza di età che corre tra noi.

Da Voarino neanche quello, viste le proporzioni a mio favore. All’età, lui è del 1959 io del 1947, supplirà l’Amor di Patria.

Oreste Grani/Leo Rugens che era meglio non trattare come avete potuto pensare di poter fare senza pagare pegno.

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