Per contrastare la guerra tra la gente ci vuole ben altro che qualche pistola

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Spero di non offendere nessuno pubblicando l’articolo che segue che ritengo possa dare, nella stesura e nelle lettere di commento, la misura della confusione/disinformazione che si respira nell’ambiente che, per rigorosa precisione normativa ed addestramento compiuto, dovrebbe concorrere a salvaguardare la “collettività” da criminali, folli di turno, terroristi.

Quando, da anni, ci permettiamo di dire che il reclutamento, la selezione, la formazione del personale è il vero investimento strategico che si sarebbe dovuto fare e che nessuno, viceversa, ha saputo o ha avuto interesse a compiere tali sforzi coordinati in vista di quella “guerra tra la gente” che era prevedibile e che solo da alcuni è stata prevista, di questo sfacelo e inadeguatezza parlavamo. Perché, spero non sfugga a nessuno, con personale lasciato in queste condizioni di pressappochismo e di incertezza normativa, il contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo entrato nella sua fase insorgente, sarà problematico. Oppure, dovrà essere sostanziato  da una sequenza infinita di colpi di fortuna. Ma quanto potrà durare la fortuna quando fischieranno anche in Italia le pallottole? Per non parlare degli “ordigni esplodenti” utilizzati per spargere il terrore nei punti di aggregazione della nostra gente.

Capisco che se non si voleva, da parte della politica partitocratica, che la camorra, la ‘drangheta, la mafia fossero realmente contrastate (per gli ovvi motivi di sussidiarietà ), oltre a rendere difficile ogni forma di investigazione intelligente e continuativa riducendo e mal pagando il personale adibito alle strutture di investigazione e di collaborazione con la magistratura, si dovevano lasciare le Forze dell’Ordine in queste dimostrate condizioni ma adesso che oltre alla criminalità armatissima e esercitatissima nel conflitto a fuoco, dotata per vocazione di quella determinazione spietata necessaria per “togliere la vita all’altro da se” si dovrà fare fronte anche a quei cattivacci dell’Isis, altrettanto abili, crudeli ed addestrati, mi dite come ne usciamo?

Si avvicina il nostro turno e, tranne pochi reparti di vera eccellenza (che non potranno però essere ubiqui!), il controllo del territorio e della mobilità sarà impresa impossibile con il personale volutamente lasciato deteriorarsi nella demotivante cultura del tirare a campare, in un clima dove la meritocrazia è una signora sconosciuta e dove i soldi li prendono in modo sperequato quelli che non-non-non possono, per servizio e ruolo che svolgono, correre rischi.

Alcuni anni addietro mi ero permesso di segnalare che nella tanto discussa Inghilterra ci si preparava a reclutare per l’Intelligence di tipo culturale (anche per infiltrare quindi gli ambienti multietnici e multiculturali) 60.000 civili! Farneticavo e davo i numeri al lotto. Oggi si sa che avevo ragione e che almeno loro ci hanno provato. Anni addietro bisognava dare vita a una “Super Gladio” (l’ho detto!) di cittadini colti innamorati dell’Italia, convinti della necessità di prevenire e di essere qualitativamente addestrati per i tempi che non potevano non arrivare. Ma come mai avremmo potuto dare sostanza a questo disegno lungimirante e prudente se da quando sarebbe stato necessario avviare il reclutamento, la selezione e la formazione del personale “segreto” siamo stati guidati ininterrottamente e prevalentemente da politici tutt’uno con il malaffare e la criminalità organizzata? Non che non esistono gli “informatori” ma sono utilizzati prevalentemente per soddisfare le necessità di una classe dirigente ubriaca di potere fine a se stesso. Senza considerare che la politica, corrotta e corruttibile, da ciuccia presuntuosa, si è sempre scelta, come dirigenza deputata a vigilare sulla sicurezza nazionale, gentarella resa imbelle da macroscopiche indennità di cravatta e di rischio.

Capisco le cravatte che sono necessarie, care e tante, ma i rischi, fino ad oggi, zero spaccato perché chi di dovere ha sempre saputo che di Carlo Alberto Dalla Chiesa, Boris Giuliano, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Emanuele Basile, Gaetano Costa, Pio La Torre, Rocco Chinnici, Mario Trapassi, Salvatore Bartolotta, Giuliano Guazzelli, Paolo Adinolfi e tanti altri che in questo momento rimuovo dalla memoria non c’era più nessuno in servizio e quelli che c’erano non potevano più fare niente abbandonati come erano dalle “istituzioni”. Questo è un Paese che ha visto piazzato a “capocentro” a Forte Braschi un generale (avete idea di quanto possa costare all’erario una tale posizione?) tale Demetrio Cogliandro (che mi annoio ricordare essere stato accolto nella Fratellanza detta P2) che tutti chiamavano amichevolmente “Capemuorto” (anche Domenico Spinella lo appellava confidenzialmente così con me) e che quando si poterono leggere le carte che produceva per centinaia di milioni l’anno (c’era ancora la Liretta!) si scoprì che quando doveva (che fatica mi immagino) interessarsi di politica estera, il Presidente degli Stati Uniti d’America era scritto “Busch”,  il premier svedese Olof Palme, ucciso misteriosamente, diveniva “Palmer” e il generale Jaruzelski noto con questa grafia in tutto il mondo dell’Intelligence del Mondo, “Jeruchelski”! Figurarsi quindi se il problema e che i nostri poliziotti e le loro associazioni non sappiano di quale modello di arma si tratti e se si può portare o meno “occultata” in un borsello! Che non si chiuda mai neanche uno solo dei tre ombrelli oppure ne vedremo delle bruttissime.

Oggi mi fermo se non scatta la querela (o peggio) e io di guai ne ho già abbastanza.

Oreste Grani/Leo Rugens


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