Tale Jacopo Iacoboni ritiene che una segnalazione dell’Arma dei Carabinieri sia cosa disdicevole

MA LO JACOPO IACOBONI DI CUI SCRVEVAMO IN PIENO AGOSTO E’ LO STESSO PENNIVENDOLO CHE SI PRESTA QUAOTIDIANAMENTE A DISINFORMARE PERCHE’ NON AVVENGA – UN GIORNO NON LONTANO – CHE LA REPUBBLICA ITALIANA SIA MESSA IN SICUREZZA DA UN GOVERNO DI SALUTE PUBBLICA GUIDATO DA UN CITTADINO DEL M5S?  OGGI 26 NOVEMBRE 2016.

CHI FOSSE QUESTO SERVO VE LO AVEVAMO DETTO, CON DOVIZIA DI PARTICOLARI, E LARGO ANTICIPO. COME AL SOLITO. ERA INFATTI IL 6 AGOSTO 2016.

COME AL SOLITO, ASPETTIAMO SMENTITE O QUERELE, O SE NE SIETE CAPCI, UN CARICO DI BOTTE.

ORESTE GRANI/LEO RUGENScarabinieri

Da quando una segnalazione di un maresciallo dei carabinieri è un atto disdicevole? Vi diciamo subito come la pensiamo: se ne fanno troppo poche di queste segnalazioni rispetto ad altre pressioni da parte di veri farabutti. Da quando avere un marito ufficiale della Benemerita corrisponde a una verità imbarazzante? Ma come scrive questo nemico della legalità, del buon senso, dei sani costumi dei nostri Carabinieri che, per decenni, in silenzio hanno servito questo Paese messo in difficoltà da una classe politica di malfattori spesso (se non sempre) coperta, giornalisticamente, da una corporazione di pennivendoli sempre pronti a scrivere fumosi giustificazioni di qualunque atto venisse compiuto a discapito dei cittadini?

Ma veramente nella città dove ancora si aggira Giusy La Ganga e dove si tace sulle complicità affaristiche, in Qatar/Arabia Saudita, di un personaggio alla Ignazio Moncada e dove nessuno, in passato, ha mai fiatato del fatto che il sensitivo Gustavo Roll, esotericamente, dettava la linea del nostro Paese, questa trombetta giornalistica ritiene che il massimo dei mali per la Repubblica Italiana sia la scelta appena fatta dalla Virginia Raggi di una collaboratrice? Siamo nella città di Torino dove nessuno fiatò (o ne scrisse) del fatto certo che la Famiglia Agnelli girò 3000 assegni alla P2 senza che fosse mai chiamata a risponderne.  Siamo nella città (Torino e la sua Stampa) dove la signora Bruna Segre (oggi defunta ma in vita amica appassionata del grande imprenditore pluri-arrestato Danilo Coppola!) tramite la sua Co.Fi.To. (e quindi realtà finanziaria in stretto rapporto con i fratelli De Benedetti appena condannati per altri motivi) ebbe a comprare la Carro/Monitoring cioè la massima struttura investigativa (intercettazioni telefoniche e ambientali) di Mani Pulite senza che un solo articolo uscisse sulla Stampa di Torino. Lo comprò con la intermediazione fiduciaria del allora dipendente dello Stato, oggi avvocato esercitante a Torino, Edmondo Monda come questo blog scrive (mai smentito) da anni.

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Questo blog ne scrive ricordando anche vicende personali e citandole mentre La Stampa tace su un indizio gravissimo come quello rappresentato dal dato certo di quelle relazioni, sia pur datate, ma oscene per le loro implicazioni: il controllore che non controlla (la Co.Fi.To. e la Banca Intermobiliare) ma media e risolve le difficoltà finanziarie (della Carro/Monitoring) che diventa grata del suo benefattore istituzionale.E per vedere se io mi sbaglio o stia mentendo basterebbe controllare i versamenti INPDAP e capire se alla data del salvifico acquisto Monda fosse o meno un dipendente dello stato come io continuo a sostenere. Salvifico acquisto che trasferì nelle disponibilità della salvatrice (Segre e del suo socio di ferro De Benedetti) la “storia” (l’archivio?) della Monitoring/Carro. E per vedere di chi stia parlando basterebbe andare a vedere di cosa si interessavano quelli di Carro/Monitoring, a via Zaccaria 4, ufficio retrostante il palazzo di Giustizia di Milano. Mai una riga.

La Stampa è testata che da mesi non trova il modo di porsi il problema di cosa ci sia dietro, sotto, sopra la vicenda di tale Aurelio Voarino, cittadino torinese, factotum da oltre 15 anni di tale Ezio Bigotti che spero alla Stampa sappiano chi, a sua volta sia, formalmente in URMET Engineering (che spero alla Stampa si sappia di cosa si sia interessata la Urmet oltre che citofoni) per anni, citato decine di volte in questo blog come persona che, intimo del capo della sicurezza dell’ambasciata del Kazakhstan (Primo Segretario), andrebbe sentito dalle autorità in relazione alla gravissima interferenza che il Khassen ebbe ad esercitare durante la vicenda Shalabayeva.

Mi interesserei, se fossi un giornalista della Stampa di Torino, piuttosto dei modi in cui lo stesso Voarino si era attivato per dare la caccia (ma esistono ufficialmente i bounty killer in Italia?) al fuggiasco Ablyazov nelle giornate successive all’irruzione (andata a vuoto) nella villetta di Casal Palocco. Forse la Stampa di Torino più che insinuare che essere moglie di un ufficiale dei Carabinieri è cosa sospetta dovrebbe porsi il problema di perché mai un torinese, che fa il sottopancia di Ezio Bigotti, svolga una attività sussidiaria alle Forze dell’Ordine senza averne forma giuridica ne sostanza, avendo esaminato io, a questo scopo, da pensionato (senza pensione) nullafacente, tutte le attività professionali (da Ge.Fi Fiduciaria Romana srl in liquidazione fino a Sitolog, società consortile per azioni, passando doverosamente per la VO.Bi.S. S.A.s. di Bigotti Ezio, risalendo alla STI SPA e senza dimenticare ovviamente la Partners Sicily Properties) in cui ho trovato traccia di questo strano e sospetto personaggio con cui mi sono dovuto rapportare come ho ampiamente documentato e sottoscritto in questo marginale ed ininfluente blog. Vi posso giurare che non ho trovato riferimento alcuno negli oggetti sociali delle decine di aziende da cui è entrato ed uscito il torinese Voarino che giustifichi la sussidiarietà alle Forze dell’ordine o ai servizi di intelligence. Sussidiarietà che, a certe condizioni, la legge prevede. Io se fossi un giornalista della Stampa di Torino mi chiederei cosa faccia in realtà questo torinese e perché si interessasse della cattura del latitante kazako più ricercato del mondo.

Altro che i carabinieri come referenza “squalificante”. Forse, a Viale Romania, è opportuno che qualcuno di attivarsi per difendere l’Onore dell’Arma, esmplicitamente offeso dagli scritti di Iacoboni.  Leggete la letteratura di questo signore e provate ad interpretarla. Sono solo riferimenti ed allusioni denigratorie per l’Arma e i suoi appartenenti. Da quando essere la moglie di un ufficiale è un disonore?

Aridateci Francesco Cossiga che oggi, signor Iacoboni, l’avrebbe rimessa al posto che le compete.  Quello di suonatore di trombetta.

La Stampa è il giornale quindi che mentre tace su Voarino e il suo datore di lavoro Ezio Bigotti, imprenditore piemontese di Pinerolo, che troviamo, inaspettatamente, al tempo del “rapimento” Shalabayeva, Console Onorario del Kazakhstan, afferma, ritenendolo un fatto disdicevole, che un appartenente all’Arma a suo tempo, abbia segnalato l’attuale assessora della Giunta a 5 Stelle alla guida della Capitale per un compito delicato come il trattamento dei rifiuti. E allora? Leggete cento volte il titolo della La Stampa e ditemi cosa significa se non che il NOE è un luogo disdicevole e che essere coniugata ad un ufficiale dell’Arma è “imbarazzante”!

Pensa un po’ che io militarizzerei, per alcuni anni, il settore. Pensa un po’ che se si scegliessero valenti ufficiali e li si distaccasse per alcuni anni tutta questa “tarantella” dei rifiuti finirebbe e con essa scatterebbe un tale repulisti che se ne parlerebbe in tutto il mondo. Potremmo, protetti dall’Arma e dalla GDF sinergicamente coordinate, ripristinare perfino il Sistema Sistri che funzionava perfettamente e che si è voluto far finire  in vacca per facilitare la vita alla criminalità organizzata e a tutti i politici che di rifiuti campano. Ma questa è un’altra storia che ci prepariamo a raccontare come tutte quelle che vi abbiamo promesso e poi lo abbiamo fatto.

Altro che i Cinque Stelle colpevoli di tutto! Ma grazie ai 5 Stelle è cominciata la Grande Resa dei Conti, da oggi GRC.

“Ma chi ti paga”, si diceva un tempo! Oggi la risposta è scontata: La Stampa di Torino, cioè la collettività perché quel giornale senza i sostegno pubblico che negli anni gli hanno consentito di esistere, sarebbe già sparito. E non mi dite che il giornale lo manteneva la Fiat perché dimostrereste di non sapere che siete stati tutti voi, nei decenni, a mantenere la Fiat e gli Agnelli. E, con la Fiat e gli Agnelli, La Stampa di Torino. Compreso il pennivendolo (è una citazione da Bel Amì e non vetero-brigatista) Jacopo Iacoboni. Un nome ed un cognome altisonanti da non dimenticare.

Oreste Grani che ha lavorato per alcuni anni (1976-79 in piena P2) alla Direzione centrale del personale del Gruppo Rizzoli-Corriere della Sera, a Crescenzago, Via Civitavecchia 104 – Milano, per cui penso di sapere come e perché scrive in un modo piuttosto che un altro, un giornalista.


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