Subito i 130 milioni del Superenalotto per la nostra gente terremotata

Sisma: trovata viva bimba ad Amatrice

Per Fortuna (la dea è cieca) Giorgia, 8 anni, con la coda di cavallo, 17 ore dopo il sisma, viene salvata. I morti viceversa sono centinaia. Io non mi stringo (comunque non sarei di nessuna utilità) intorno a niente e a nessuno. Non lo faccio perché vecchio, cattivo, rancoroso ho il ricordo di troppe volta in cui è successo ciò che ancora una volta commuove gli immemori. Tanto meno mi stringo intorno a quelli che (e Renzi è uno di questi) nulla hanno fatto – da decenni – perché quello che si poteva fare, fosse fatto. Consapevole che si potevano fare solo alcune cose e non il patto con Madre Natura perché non si “girasse nel letto” qualche volta scatenando l’inferno a cui assistiamo. Perché per l’immateriale “Padrona della crosta terreste”, quello di ieri è un semplice sussulto ma tale da far volare e sbriciolare i nostri manufatti.

Stringersi intorno a chi? A chi ha passato la sua stessa vita a “mettere in sicurezza” solo e cinicamente il “proprio palazzo”?

Perché uno che si è organizzato, fin dall’adolescenza, solo ed esclusivamente “i fatti propri” e della propria famiglia e delle signore di cui si invaghisce, divenuto Capo del Governo degli Italiani, solo perché la partitocrazia e la consorteria dei massoncelli toscani che gravitano intorno a Denis Verdini ce lo ha messo, dovrebbe “rinsavire” e guidare con onestà, miracolisticamente ritrovata, l’oggi e il futuro di queste nostre terre martoriate?

“Daremo certezze sui tempi della ricostruzione”, dice il pallonaro nazionale e chiedo, a quelli di voi che ancora pazientemente mi leggono, per quale metamorfosi improbabile uno come Matteo Renzi dovrebbe divenire, scosso dagli accadimenti, credibile, leale, pulito, intelligente?

Sapete, amici cari, se, insediatosi a Palazzo Chigi, invece di pensare a piazzare in RAI i suoi e quelli legati ai suoi e a pre-pensare come impadronirsi della sicurezza nazionale attraverso il suo amico Marco Carrai, il Renzi, la stessa pervicacia l’avesse indirizzata nella prima settimana di “potere”, a chiedere cosa si potesse fare per investire ciò che non si mai investito in questo Paese per quanto umanamente fosse possibile per mettere in sicurezza idrogeologica in nostro appenninico Paese, non solo me lo ricorderei ma l’avrei apprezzato.

Invece Renzi ha passato il suo tempo, dal primissimo giorno, a coniugare il termine “sicurezza” solo per individuare voci di spesa a favore dei suoi amici che, oltre a tutto, come ormai in molti sanno, non risultano essere amici del nostro Paese.

Terremoto-Amatrice

Sicurezza è sinonimo di legalità, di equità, di prevenzione, di bene comune e non possono guidarci, tantomeno in emergenza, quelli che fanno quotidiana strame della legalità, della prevenzione, dell’equità.

Questa è la vera tragedia nazionale oltre a quella in essere ad Amatrice e terre limitrofe. Terre belle e da amare a prescindere dall’enogastronomia nota al mondo intero.

I terremoti non possono essere impediti ma è straziante che quando accadono debbano trovare, al comando del Paese, mascalzoni circondati da mascalzoni non da “giustiziare”, in moto salutare e provvidenziale sotto le macerie, ma per affidargli la guida dell’emergenza e la ricostruzione.

E a spendere i soldi vostri per favorire, ancora una volta, amici degli amici capaci tra l’altro a costruire “balconi” capaci di crollare anche in assenza di terremoti.

Nel Paese dove crollano i balconi pochi mesi dopo la loro ri-costruzione in zona sismica ci sarà qualcosa che non va a prescindere da Madre Natura cinica e cieca? Nel Paese dove nessuno sa dire di no all’acquisto degli F35 o al mantenimento di una portaerei perché un giorno possa ospitare un meeting pre elettorale di tre che la Storia non riuscirà con tutta la buona volontà a ricordare per un solo atto compiuto per il bene dei loro popoli perché qualcuno avrebbe dovuto spendere (se non gli spicci) per la sicurezza idrogeologica e infrastrutturale?

Sentite a me, passato “il terremoto” di turno, gabbato il solito “santo”. Cioè la nostra Gente.

Non mi stringo intorno a nessuno di loro come invita a fare il Giornale se non alla mia di gente che sin dal terremoto gemello del 1639, a mani nude, ha saputo estrarre gente da sotto le macerie e con testardaggine “folle” ha ricostruito le proprie abitazioni in quelle gole, in quelle anse, lungo quei fiumi.

Perché Norcia si è salvata? Chiedetevelo.

Oreste Grani/Leo Rugens

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