Come ci siamo permessi di suggerire senza intelligence tutto può accadere!

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Se avete tempo e una santa pazienza vi sarà facile capire come la pensiamo da queste parti sulle leggerezze che in queste ore connotano gli eletti romani dal popolo a 5 stelle. Senza pre-pensiero (intelligence dove sei?) quanto sta accadendo a Roma era certo che sarebbe accaduto. Per questo noi, a cerchi concentrici , ce ne andiamo lontani e indichiamo come occasione mancata il convegni ideato da Angelo Tofalo e dai cui doveva nascere una strategia capace di prevenire grovigli di questo genere. Perché, amici cari, non cadete nella trappola a prescindere dalle inadeguatezze di molti, in quanto sta accadendo, ci sono in campo una regia e delle abilità (la posta è altissima in Italia e nel Mediterraneo) che con i bravi ragazzi/e  a cinque stelle ci stanno giocando a palla. E questo è grave che gli “intelligenti pentastellati” lo abbiano fatto accadere come se la cosa non fosse prevedibile e prevista.

E’ ora di tornare sull’argomento Intelligence diffusa e lo farò nelle prossime ore. Intanto ripassatevi la materia ricordandovi che in molti si stanno riorganizzando perché il malaffare torni a farla da padrone nella Capitale che certamente non è infetta per colpa della Raggi e delle sue scelte fatte, ammettiamolo, senza “intelligence”. Ma questo non lo si può imputare alla Sindachessa ma a chi le doveva guardare le spalle. Che non poteva essere ingenuamente il popolo della rete. Vedrete che è la questione è tutta qui. Se si pensa che andare a fare un masterino a Link Campus per capire cosa sarebbe successo se si fosse vinto a Roma capitale è meglio quanto prima farsi da parte perché viceversa la guerra tra la gente si avvicina e non sarà un acquazzone di fine estate.

Oreste Grani/Leo Rugens


SI AVVICINA IL CONVEGNO “INTELLIGENCE COLLETTIVA” E IL CONSIGLIO AFFETTUOSO E RISPETTOSO È CHE “NESSUN DORMA”, SOPRATTUTTO DOPO

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L’84enne Lamberto Dini, recentemente, ci ha informato di praticare il sesso due volte la settimana e senza aiutini, questo dopo che con una veemenza che mi fu subito sospetta (penso di essere stato il primo a denunciare – mai smentito – la presenza negli organigrammi del costituendo partito Rinnovamento Italiano di tale Pompa certamente Pio) aveva fatto di tutto (riuscendoci) perché la presidenza del COPASIR, che per consuetudine spettava al maggiore partito dell’opposizione parlamentare, cioè il M5S, andasse invece all’inoffensivo leghista Stucchi.

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Con una strategica paziente marcia di avvicinamento al cuore del problema di ogni democrazia (chi custodisce i “custodi” della Repubblica e quindi chi e come viene reclutato, selezionato e promosso alla guida dei Servizi di Intelligence?) finalmente, venerdì 18 p.v., con il convegno “Intelligence collettiva” il M5S, anche e non solo per merito del cittadino parlamentare Angelo Tofalo, sbuca, dopo un prudente percorso carsico, al centro dell’agorà parlamentare-telematica e prova a riprendersi quella posizione di guida che solo l’inesperienza del momento e il mestare di individui sempre al servizio di interessi di Paesi terzi quale può essere stato ancora in quella occasione Lamberto Dini, rese impossibile.

C’è un tempo per ogni cosa, continua a suggerire, da oltre 2500 anni, il saggio testo dell’Ecclesiaste e venerdì è tempo per dare dare inizio a quel gran cambiamento in questo settore nevralgico della vita democratica repubblicana senza il quale tutto potrebbe essere vano. La scelta culturale che si intravede, anzi, che ormai emerge, dal tema del Convegno e dalle modalità con cui è stato organizzato, ci rassicura che, con la lentezza propria di chi sa muoversi per cerchi concentrici di conoscenza e di progressiva presa di coscienza della complessità della materia che chi aspirava a poter/saper giocare al Grande Gioco, sa quello che sta facendo. Come sapete, da qualche anno (dicembre 2011) per rinnovare (?) le risorse umane a cui affidare le sorti della sicurezza nazionale e quella parte di responsabilità internazionali che sono ancora implicite nella adesione alla NATO e alle sue declinazioni, chi era già responsabile da anni delle inadeguatezze del settore, si indirizzò verso le università per dare vita al reclutamento di intelligenze capaci di analizzare le complessità geopolitiche in atto e sempre più pericolosamente in divenire.

Non è questa la sede per dire altro su questo giusto ma complesso approccio e come stiano andando queste campagne di reclutamento. Non sta a me e a questo blog. Dico solo, facendo i migliori auguri agli organizzatori del Convegno e a chi ha già deciso di intervenire che, come si vedrà certamente nei momenti successivi a questo esordio, provare a dare vita al Grande Cambiamento Culturale nell’ambiente di cui stiamo parlando, potrebbe essere la cosa più complessa che, fino ad oggi, con infinito coraggio, i giovani grilli hanno saputo realizzare. Dal 19 dicembre 2015, non sarà una passeggiata. Fatelo dire a uno che nella sua semplicità per aver sottovalutato “le reazioni e resistenze al cambiamento”, ci ha rimesso moltissimo e, per poco, non ci rimetteva tutto. Anche se stesso.

Oreste Grani che si augura, in questo campo minatissimo, che il M5S, sappia indicare un’alternativa a quanto fino ad oggi si è ritenuto sufficiente per affrontare la drammatica guerra tra la gente ormai in essere.

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A PROPOSITO DEL CONVEGNO/ANNUNCIO “INTELLIGENCE COLLETTIVA” E DEI NECESSARI SVILUPPI FUTURI

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Un post è di fatto una lettera aperta e come tale vorrei, nella mia marginalità ed ininfluenza, che fosse considerata e ritenuta dal cittadino elettore ora parlamentare Angelo Tofalo.

Caro a me Tofalo

” La politica estera è tutto”, abbiamo sempre sostenuto in questo luogo telematico. Ora gli avvenimenti ci danno ragione. Aggiungevamo che una classe dirigente incompetente in geografia politica è destinata ad essere spazzata via dalla guerra/e e dalle difficoltà che sono implicite. Si assiste, per ora impotenti, a questa realtà montante che rivela tutto il provincialismo della stragrande maggioranza dei nostri deputati e senatori. Come sai abbiamo seguito con affetto e speranza crescente il convegno/presentazione “Intelligence collettiva” messo a punto da te come cittadino parlamentare e da forze professionalmente interessate al settore che abbiamo poi visto partecipare alla manifestazione.

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Utilizzando una metodologia che ci è consona, con riservatezza, abbiamo suggerito, nelle settimane che hanno preceduto l’evento, a personalità, anche con pregresse esperienze di Stato, a noi note e di cui abbiamo stima, di partecipare al convegno, facendo in modo che le stesse persone fossero invitati ad assistere ai ragionamenti d’esordio del Movimento, in questo campo strategico. Lo abbiamo fatto perché gli uni , tu in particolare e gli altri (gli invitati da noi appunto) riscuotono – da tempo – la nostra fiducia di cittadini appassionati della materia.  Lo abbiamo fatto, tra l’altro, perché, a queste complessità e all’interesse della Repubblica, abbiamo dedicato, come si deve fare per un grande amore, i migliori anni della nostra vita. Abbiamo apprezzato particolarmente che fosse presente (ci è stata segnalata anche una certa familiarità e cordialità tra il signor prefetto e i promotori dell’iniziativa) il dr. Armando Soi che proprio un anno addietro è andato in meritata pensione dopo aver servito lo Stato, con discrezione e passione culturale, come pochi altri hanno saputo fare, in questo nostro tormentato Paese. Abbiamo fatto il tifo per l’esordio, convinti come eravamo (e siamo) che senza un luogo mentale e fisico destinato ad elaborare “Intelligenza diffusa e partecipata”, la guerra tra la gente ormai in atto, non solo sarà perduta ma vedrà approfittare del “marasma” implicito al periodo drammatico che ci aspetta, persone non sempre qualificate che le complessità in essere si meriterebbero. In poche parole, il caos che si delinea, potrebbe paradossalmente favorire i peggiori o i gattopardi, “fiere” da sempre presenti nel settore.  Se non – addirittura – la confusione favorendo alcuni dei responsabili delle attuali inadeguatezze, chiamandole così ad essere buoni e vista la delicatezza della disciplina in discussione.  Per questo non crediamo che l’esordio, se non seguito da intensa e ragionata attività politica e culturale, potrà essere sufficiente a dare vita a quella auspicata stretta collaborazione tra il mondo civile e (passami il termine) quello militare, intendendo per “militare” gli specialisti e i cultori della materia. Alcuni di quelli che oggi hanno provato ad essere sufficienti ed utili alla Repubblica, hanno mostrato tutti i loro limiti. Viceversa il Paese non verserebbe nelle attuali condizioni e non sentiremmo dire ancora corbellerie del tipo “ora sappiamo cosa fare e come farlo in Libia”. A dirlo, spero che ti sia chiaro, sono gli stessi che un tempo dicevano che Ben Ali era saldo in sella, così Gheddafi, così Mubarak o che in Siria si stava benissimo. Ieri si è visto, ancora una volta e in presenza dell’ennesima carneficina, quanto dobbiamo “stare sereni” nella terra dove abbiamo “confezionato e protetto” – per anni – il “tappo” Gheddafi. E dove, alla fine, abbiamo fatto prendere agli altri competitori internazionali la decisione che era arrivato il tempo di farlo saltare quel “tappo”. Ma i popoli non sono bottiglie di champagne (vino notoriamente francese) che si stappano per fare allegria e, decidere il quando e a che temperatura versare nelle coppe, è cosa delicata come si è visto proprio nella vicenda libica. altrimenti invece del nettare degli dei si versa copioso sangue degli incolpevoli umani. In Libia, in Nigeria, in Iraq. Lo dico perché, in queste faccende, il fattore tempo è tutto, o quasi. Il quando, ad esempio, anche nel nostro Paese, è una variante fuori controllo perché non si pre-pensa nulla e quindi il calendario/agenda sta sempre in mano ad altri. Sinceramente questa critica all’inadeguatezza ci saremmo aspettati di sentirla pronunciare, nel convegno del 18 u.s. con maggiore fermezza da parte del Movimento. Ci saremmo aspettati, almeno ventilandolo, l’annuncio/richiesta di quel cambio della guardia (non solo ai vertici) senza il quale nulla sarà possibile. Capisco la prudenza ma non sono tempi di timori reverenziali ne di contaminazioni tra il vecchio e il nuovo. Anche le scelte di “dove” si studia e con “chi” si studia, fanno parte delle volontà reali di cambiamento e di transizione a quella condizione di rifondazione del settore che si dichiara voler attuare.

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Gli Unni sono alle porte e non intendo riferirmi agli scontati seguaci del Califfaccio cattivaccio di turno. Gli Unni (o chiamateli come volete), mentre scrivo, sono ancora padroni delle sorti della Repubblica e agiscono a loro piacimento anzi facilitati nel compito dalle paure generate dalla crisi economica, etica, militare, politica e culturale che pervade il Paese. Agiscono a loro piacimento perché anni addietro si sono impadronirti di tutto il possibile creando intorno al “servizio” un effetto alone malsano che ancora perdura e incute in certi casi diffidenza/paura e non la doverosa istituzionalmente “sicurezza/rispetto”. In alcuni (spesso in imprenditori o mediatori d’affari) l’effetto alone di cui sopra addirittura suggerisce complicità e corsie preferenziali con gravissimi danni per la riservatezza delle trattative e degli interessi del Paese e spesso, se non sempre, per l’Erario.   Oggi senza saper mettere in moto un processo “cata-strofico” (che si deve sapere anche gestire nell’attuazione concreta  parlando di organici di migliaia di persone), rimarrà estremamente difficile “mandare a casa” (ma il Movimento non ha avuto un periodo fortemente caratterizzato da questa espressione di sintesi politica e culturale?) le “mele marce” e certamente non vedremo chi tale dovesse essere, spontaneamente fare un passo indietro. Anzi, fuori. Vizi (molti) e virtù (pochissime) dei “servizi segreti” italiani, a queste condizioni d’approccio un po’ timido, sembrerebbero destinati a essere protratti nel tempo. Anzi potrebbero divenire paradossalmente questi elementi quelli che guidano ad una transizione perché nulla cambi. Altro che quattro camorristi campani e le farneticazioni di Matteo Orfini. I pericoli, dietro la siepe, sono ben altri e spero che tu, in piena luce, non li stia sottovalutando. Ma la Repubblica, come sai, non ha più tempo. La situazione evolutiva dell’insorgenza (altra cosa dal terrorismo) jiadista e le attività di sabotaggio oggettivo messe in atto dai loro complici (anche italiani!), non consentono tempi lunghi per attuare il contrasto e dispiegare successivamente una necessaria e sovranamente elaborata, Strategia di Sicurezza (intanto) Nazionale. Come certamente saprai, quando non si ha tempo, in guerra, si devono necessariamente fare scelte di alleanze. Ma scegliere gli alleati è la vera arte della guerra. Scienza che non si apprende in una notte o mal consigliati.

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A questo proposito aggiungo una indicazione pratica (facendomi quindi impropriamente ma gratuitamente consulente che non sono) che non vuole avere certo altro peso se non quello di una piuma, e faccio notare che “vizio” è maschile e “virtù” è femminile. A questo proposito, se fossi in te, mi andrei a cercare una donna, intendendo Loretta Napoleoni (che mi sarei aspettata tra gli invitati o, meglio, tra i relatori del convegno/annuncio), studiosa competente e che, per di più, mi risulta volere molto bene al M5S, e a lei chiederei di prepararmi al Grande Gioco. Gioco a cui si aspira a partecipare non certo, come è ovvio per un “grillino”, per ambizioni personali ma per farsi scudo della collettività italiana a cui si appartiene e che lo ha espresso. La Napoleoni, di Intelligence, con annessi e connessi e con approccio culturale transdisciplinare, ne sa più di tanti maschietti italioti che ritengono di saper insegnare la materia ma che, da decenni, sempre negli stessi luoghi e sempre con gli stessi docenti recuperati tra quelli che spesso non hanno saputo agire nell’interesse della Repubblica, sfornano e legittimano, con il  loro scontati corsi di studio, personaggetti (come direbbe il sommo ibrido Crozza-De Luca) inadeguati alle complessità internazionali in essere se non, peggio, qualche furbetto carrierista o, ancor peggio, qualche utilizzatore, vano e inopportuno (se non illecito) dei soldi pubblici destinati alla sicurezza del popolo sovrano e quindi dell’Italia.  Mi cercherei delle studiose/i quindi e mi formerei uno staff appositamente dedicato piuttosto che ritenere formativi e taumaturgici i master che vengono offerti, da anni e senza risultati, sulla “pubblica piazza”. Altrimenti si vedrebbero cose diverse da quelle che connotano il campo da quarant’anni. Intendendo da quando “la cosa” si chiamava SID, Sismi, Sisde. Con il denaro a cui con grande senso civico avete rinunciato potresti suggerire agli organi del Movimento (fino ad una trasparente consultazione in rete) di  rilevare/garantire un piccola “fabbrica di idee” in difficoltà (e questo vi darebbe garanzie della sua indipendenza dagli attuali padrini del settore)  al suo interno dare vita ad un percorso formativo dedicato a te e a chi in futuro sarà chiamato a seguire il settore e ciò che è implicito. Dico questo nella speranza che scelte di questa natura siano già state fatte nel Movimento e che stia dicendo delle banalità che a te sembreranno ovvie in quanto già determinato in questa direzione: il mio maestro (sono un vecchio patetico repubblicano storico) Giuseppe Mazzini, lasciò detto che scuole e ancora scuole si dovevano fondare. Lo dico perché sarebbe bellissimo che tu ed altri non doveste andare in giro a formarvi nei luoghi che non hanno saputo farlo fino ad oggi (altrimenti non saremmo dove stiamo e come  stiamo) ma, con il denaro della collettività che viene legittimamente da voi raccolto e restituito, si potesse dare vita ad un motore di cambiamento e di garanzia finalizzato a produrre interattivamente quanto culturalmente è necessario per la sicurezza dello Stato e quindi di tutti i cittadini che rappresenti. Un processo virtuoso ricorsivo che mi auguro tu voglia valutare.

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Certo così di essermi fatto ancora più nemici di quanti ne avessi prima di questo post (non parlo ovviamente di te e degli amici del M5S) saluto i miei dieci lettori e mezzo (prima eravate 4, poi 6, poi 8, ora dieci e mezzo chissà dove vogliamo arrivare?!?!) e invio queste riflessioni, certo che vorrai e saprai farne buon uso sempre ricordando, a te e a me, che il “datore di lavoro” (soprattutto il tuo), con contratto a tempo determinato, è la Repubblica Italiana e implicitamente il Popolo sovrano.

Con stima e affetto.

Oreste Grani che comunque continuerà a fare il tifo per un’Intelligence Culturale Ubiqua, partecipata, diffusa e strutturata, in cui, ogni singolo cittadino, facendosi Stato, possa concorrere, in modo attivo e responsabile, alla difesa della nostra comunità e dell’Umanità nella sua interezza.

P.S. Loretta Napoleoni non mi è parente e sono certo che non sappia della mia esistenza. Dico questo per evitare, essendo io un personaggio diciamo difficile e molto chiacchierato, accostamenti disdicevoli. Il che, vista come è entrata in funzione la macchina spara fango contro il Movimento 5 Stelle, è una precisazione che ritengo doverosa.


SESSO, DENARO, ARMI E SERVIZI SEGRETI DA SEMPRE FANNO E DISFANO GLI UOMINI POLITICI E I LORO SODALI

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Pompeo De Angelis con la qualità dei suoi post dedicati alla Libia, alla Turchia e in particolare al Mediterraneo ci spinge/obbliga a compiere quegli sforzi di rievocazione storica che ogni volta prima di dare fiato alla bocca e sfogo al dito compulsivo dovremmo provare a fare. Parliamo di noi e dei nostri maldestri tentativi.  Si capisce, da come scrive il De Angelis del “mare nostrum” e delle sue vicende che ci si trova di fronte a qualcuno per cui, come direbbe Claudio Magris nella sua prefazione al capolavoro di Predrag Matvejevic, “Breviario Mediterraneo”, la scienza del mare è studio non solo di rotte e correnti, analisi chimica del tasso di salinità e rilievo stratigrafico, mappa del domino bentonico e pelagogico e suddivisione in zone eufotiche, oligofotiche e afotiche, misurazione di temperature e di venti ma è storia anche e soprattutto di naufragi e di mito di sirene, galeoni affondati e leviatani primordiali. Il Mediterraneo di De Angelis è amnios originario dell’umanità e culla di civiltà, di forma greca che nasce perfetta dal mare come Afrodite; è la grande prova dell’anima di cui parla Musil, l’incontro col simbolo dell’eterno e della persuasione ossia della vita che riluce nel suo puro presente incorruttibile, nella sua pienezza di significato. Il più grande romanzo di “formazione” (le virgolette sono mie a sottolineare questa grandissima verità), la più grande storia dell’individuo che si avventura nel mondo e ritorna a casa ossia a sé stesso, e cioè l’Odissea, non è immaginabile senza il Mare. Quel mare, il Mediterraneo che è anche il grembo della nostra storia di italiani e che assiste oggi al divenire della maggior parte degli avvenimenti complessi che danno la misura della inadeguatezza, prima di tutto di tipo culturale, della nostra classe dirigente e di chi dovrebbe – riservatamente – saperla consigliare. De Angelis ha posto il problema della Libia e facendolo ha affrontato, usando la “parte”, il tema complesso del “tutto”.

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Sperando di non prendermi una tirata d’orecchie, provo ad aggiungere frasi in libertà focalizzando il post questa volta su Creta e su come, anni addietro, l’Intelligence Service (mai formalmente esistito ma robustamente sempre presente anche e soprattutto nel Mediterraneo) operasse nell’interesse della corona britannica nel pieno Mare Nostrum. Che, viceversa, come vedremo anche in questa storia “greco-cretese”, è sempre stato soprattutto di altri. Pompeo sa che so poco e che mi muovo su questi terreni con i limiti evidenti dell’autodidatta e mi perdonerà se dirò, male e con molte imprecisioni, alcune cose che sento viceversa il bisogno di raccontare soprattutto spinto da una vera e propria insofferenza nei confronti di una classe dirigente di mezze seghe e di chi dovrebbe guardarne le spalle, prioritariamente sul piano culturale della sicurezza internazionale. Sul terreno quindi che chiamiamo da anni Intelligence culturale che speriamo, dopo il convegno del 18 p.v. “Intelligence Collettiva: le informazioni al tempo di internet tra potenzialità e minacce“. (PALAZZO DEI GRUPPI – via Campo Marzio, 78 – ADIACENTE PALAZZO MONTECITORIO. CAMERA DEI DEPUTATI – Aula dei gruppi), anche e soprattutto per merito dei cittadini che si stanno organizzando intorno all’iniziativa di Angelo Tofalo, parlamentare eletto nel M5S membro COPASIR, abbia quell’impulso e quella attenzione senza la quale nulla sarà possibile.

Oggi ho scelto di parlare di Creta, la maggiore delle isole greche, ma avrei potuto partire da Malta, piuttosto che da Cipro o dalla piccola Kos. Terre importanti, piccole o estese che siano, tutte parti di una complessità che dobbiamo in ogni modo portare al centro dei ragionamenti geografici-politici futuri.

Creta ha monti quasi inaccessibili, splendidi boschi di ulivi e circa 623.000 abitanti. All’epoca della ricostruzione di cui mi diletto (fine ‘800 primi ‘900), ne aveva circa 400 mila. Centro della civiltà mediterranea nel secondo millennio a.C., celebre per i palazzi e i giardini di Cnosso e di Festo, i Cretesi possedevano allora una formidabile flotta, parlavano la lingua di tutti i mercanti del mondo conosciuto (l’inglese commerciale di oggi), e i loro re trattavano da pari a pari coi Faraoni e coi sovrani di Cipro. Nei loro giardini, popolati di uccelli esotici e di scimmie, si incontravano i più insigni artisti dell’epoca e, diremmo oggi, il fior fiore dell’intellettualità del mondo conosciuto. Allora i cretesi erano biondi, e gli affreschi minoici conservano l’immagine di giovani slanciati, dagli occhi celesti, che ricordavano vagamente una qualche gioventù sportiva anglosassone degli anni ’30. E nel Mediterraneo meridionale, Creta, duemila anni fa, fu realmente un’Inghilterra, isola eccezionale come poi nel tempo il mondo ha conosciuto. Il Regno Unito che ha basato la sua potenza sul commercio tra nazioni e sul possesso di lontane (anche lontanissime) colonie. La civiltà cretese (e qui potrei beccarmi i primi e veri e propri rimbrotti se non salutari pernacchi) fu distrutta da un’invasione di “contadini”, i Dori, e ai Cretesi, eroi del mare, non rimase altro che trasformarsi in pirati. Creta ha coste aspre e selvagge. A sud, ancora oggi, non ci sono porti importanti. A nord, le navi possono, ancora oggi, solo approdare a Heraklion o a La Canea. I pirati cretesi divennero perciò una delle più terribili piaghe del Mediterraneo, e per domarli Roma incaricò Cecilio Metello di conquistare l’isola (69 a.C.). Domata, Creta rimase romana per 400 anni, poi fu bizantina e per quattro secoli veneziana; infine, divenne turca e, nella conferenza di Parigi del 1869, le Grandi Potenze si opposero all’aspirazione dei Cretesi di unirsi alla Grecia.

E qui inizia, dopo questa superficiale e lunga introduzione, il vero e proprio post odierno che è dedicato a Elefthérios Venizélos, uomo politico “greco-cretese” che ha saputo nell’era moderna inserire la Grecia nel giro della politica mondiale ottenendo per la sua patria un vero raddoppio del territorio e con esso il triplicarsi della sua popolazione. Cose che cento anni addietro avevano grande valore.

Chi era questo Venizélos?

Figlio di un piccolo funzionario delle dogane, Venizélos era un uomo di grande fantasia, ardente, ambizioso, che soffriva una vita angusta in una Creta sotto il dominio turco. Si mise in testa di dare alla sua patria libertà e indipendenza dalla Turchia e di riunire l’isola alla Grecia. Ma tale ambizioso (e pericoloso!) progetto aveva per condizione l’interessamento di una Grande Potenza.

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Venizélos sollecitò l’aiuto inglese e in questa audace impresa ebbe in sorte quale potente collaboratore un concittadino che doveva, da quel momento in poi acquisire altrettanto fama mondiale: Basilio (già Zaccaria) Zaharoff. Mentre il giovane Venizélos si apriva faticosamente una strada a Creta, Zaccaria Zaharoff, futuro appunto collaboratore del nostro, lavorava a Galata nel negozio di stoffe di suo zio Sebastopolo. Ma la cittadina gli andava stretta: “trovò” in un cassetto del denaro, e parti per Londra. Lo zio lo denunciò; arrestato in Inghilterra, Zaccaria ottenne la libertà contro cauzione. Poiché era giovane e bello, trovò una signora inglese che gli pagò il viaggio di ritorno in patria. Sesso, denaro, potere e …Servizi Segreti!

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Tornato, Zaharoff si procurò l’amicizia sentimentale di altre signore potenti. Si era nel 1875, l’anno in cui l’Intelligence Service, desiderando organizzare su nuove basi la politica balcanica dell’Inghilterra andava faticosamente in cerca di gente senza scrupoli, come era appunto il prestante Zaharoff. Grazie anche alle protezioni femminili di cui abbiamo fatto cenno, il nostro divenne agente della fabbrica d’armi (dimenticavamo, dopo aver citato sesso, denaro, potere e servizi segreti di indicare le armi come elemento dei grovigli politico-economico-militari) Nordenfeldt. Nel breve termine di un anno, il bel piazzista, aveva collocato munizioni per 9 milioni di sterline (oggi, una cifra da capogiro, in sterline o dollari che siano) e aveva provveduto a fare in modo che gli stessi proiettili non fossero “sparati” contro gli interessi inglesi. Le femmine innamorate oliavano i meccanismi e il nostro divenne non solo agente della fabbrica d’armi ma al tempo “spia” inglese, percorrendo, in lungo e in largo, la Grecia e i Balcani e consegnando missive dell’Intelligente Service e cannoni della Nordenfelt.

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Fu durante le attività, commerciali e “d’ambiente riservato”, che Zaccaria Zaharoff, ad Atene, conobbe il giovane Venizélos. I due capirono subito che erano fatti l’uno per l’altro e – certamente – non per attrazione sessuale. Siamo in anni dove la parola Pace era bandita (come oggi) e mentre i Serbi erano battuti dai Bulgari e la Russia si voltava contro Sofia, mentre gli Italiani occupavano Massaua e i Tedeschi alcune isole dell’Oceania (vero!), mentre a Berlino veniva fissato l’avvenire del Congo lasciandolo in mano degli avidissimi reali belgi e il Mahdi (come fosse oggi al-Baghdadi) conquistava Kartum, Zaharoff divenne socio di Nordenfelt. Tre anni più tardi si associava a Maxim Hiram, l’inventore (per semplificare) della mitragliatrice del modello più diffuso nel mondo e, ormai divenuto milionario, rappresentava  una potenza nella politica europea dell’epoca. Consapevole dei vantaggi di una simile relazione (si stava legando in realtà oltre che ad un personaggio ricchissimo anche all’Intelligence Service e al servizio di Sua Maestà britannica), Venizélos gli si fece sempre più amico ed e si buttò in politica. Le cose si misero in modo tale che, Venizélos, come un fungo, fu nominato prima Ministro di Giustizia e poi, nel 1910, Presidente del Consiglio dei Ministri. Come tale, nel 1913, con i buoni uffici dell’agente-milionario inglese Zaharoff, ottenne,  con il consenso di Londra, la formale annessione di Creta alla Grecia.

Venizélos divenne così l’idolo di mezza Grecia, ma i suoi strepitosi successi nell’Egeo e nella Macedonia e soprattutto la popolarità che godeva in Inghilterra, ingelosirono l’altra meta dei suoi compatrioti. Intrighi senza fine si svolsero intorno alla sua persona. Ed ora guardate i numeri che tali gelosie misero in moto e questo per far riflettere su come toccare il Mediterraneo, senza trovare accordi con Londra, Parigi, Mosca o altre capitali è impossibile come ben capì Aldo Moro durante i suoi 55 giorni di prigionia e come farebbero bene a tenerne conto i velleitari ducetti toscani contemporanei.

Dal 1910, anno della salita al potere di Venizélos, al 1936, anno della sua morte, vi furono in Grecia 17 rivoluzioni e colpi di Stato. Mi scuso sempre per le semplificazioni ma come potete immaginare sto saccheggiando, da dilettante quale sono, un po’ di fonti e potrei prendere qualche cantonata o riportare non poche inesattezze. Questi numeri mi hanno colpito soprattutto se si pensa che ogni volta ad aggiustare il tiro del controllo della situazione troviamo lo zampino dell’Intelligence britannica e dei soldi senza fine che Zaharoff procurava. Vedrete alla fine di questa avventura quanto ci rimise questo perverso tramatore ma anche – paradossalmente – tipo romantico di Zaharoff.

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Quando durante la Prima Guerra Mondiale, re Costantino di Grecia, proclamò la neutralità del suo regno, Venizélos fondò un contro-governo a Salonicco, e ottenuta dall’Intesa la promessa di territori che trattati segreti avevano già promesso alla Russia, dichiarò guerra alla Bulgaria e alla Germania. Quando la Germania crollò, i trattati di pace apportarono alla Grecia i ricchi campi di tabacco della Macedonia meridionale e la Tracia sia occidentale che orientale e soprattutto un protettorato su Smirne. Ma la Turchia kemalista, guidata da Mustafa Kemal Atatürk, non riconobbe questi patti e difese i suoi campi di petrolio (ecco l’altra parolina magica!) contro gli Inglesi e l’Asia minore contro i Greci di Venizélos.  Qui, dopo tutto questo sproloquio, certamente anche detto male, arriva una prima notizia/ricordo che oggi più che mai non si deve assolutamente sottovalutare: il semi-inglese Venizélos  e il tutto inglese David Lloyd George, non diedero il giusto peso alle volontà, pur dichiarate, del nuovo capo della Turchia repubblicana, Venizélos sognò una nuova spedizione degna di Alessandro Magno e Zahaloff, come al solito, procurò munizioni e cannoni. La Guerra finì con una sconfitta bruciante e con la perdita di 400.000 soldati! Il 10 ottobre 1923 la Grecia sconfitta firmava il trattato di Adana e s’impegnava ad accogliere nelle sue terre un milione e mezzo di greci residenti nell’Asia Minore. Un’ondata di “indefinibili” (di tutto e come al solito un mare di innocenti vecchi, donne, bambini) si riversò sulla Grecia e fame ed epidemie (non a chiacchiere come oggi!) si accompagnarono alla più atroce miseria!

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Nell’avventura turca, Zaharoff (ecco gli altri numeri sconvolgenti che rivelano cosa muoveva e muove il mondo!) perdette 200 milioni di marchi dell’epoca, cifra difficile da parametrare oggi! Un milione e mezzo di greci perdettero la casa, tutti i loro beni, moltissimi la vita.

Nessuno sembra apprendere niente alla scuola della Storia!

Oggi mi andava di cominciare la giornata così.

Oreste Grani/Leo Rugens


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