Metafore e analogie? Ma quanto vogliamo espanderci?

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Quando sento parlare di crescita (e quindi – di fatto – di espansione) penso a quali ragionamenti altro tipo di scienziato (rispetto agli economisti) si dedicano. Ad esempio, nonostante la luce delle stelle sia  la fonte di energia più diffusa nel cosmo, non per questo è la più prolifica: la gravità, la forza che è pronta a distruggere le stelle non appena finiscono il carburante (perché di questo si tratta) è anche una fonte di energia  di per sé.

La collisione di due buchi neri, ad esempio, potrebbe liberare in un colpo solo quantità di energia molte volte superiore a quella del sole emette nella sua intera esistenza.  Inoltre, la gravità è un fattore importante per il destino dell’universo (se è al singolare o al plurale poco cambia per le mie semplificazioni): oggi l’universo si sta espandendo a una velocità che si raddoppia nel giro di alcuni miliardi di anni (vi gira la testa?); tuttavia le galassie, nel loro allontanarsi, vengono frenate dalla forza gravitazionale delle altre, così che la velocità di espansione rallenta inesorabilmente con il passare del tempo. Gli astronomi stanno discutendo se questo effetto frenante sia abbastanza forte da frenare completamente l’espansione: se così fosse, l’intero universo comincerebbe a collassare. L’analogia con quella che chiamano crescita ed espansione è facile per i sempliciotti come me.

Oreste Grani/Leo Rugens sempre innamorato di Ipazia alessandrina catturatrice di stelle

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