Settanta anni non sono bastati: che sarà degli USA e del mondo!

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Io nasco, come altre volte ho detto, il 6 maggio 1947, cioè quando, ora più ora meno, George C. Marshall, segretario di Stato USA, si rese conto in base ai dati forniti dal dipartimento, che gli Stati Uniti avevano sottovalutato l’entità dei danni procurati all’Europa dalla guerra.

Marshall pensò che soltanto un programma di aiuti massicci avrebbe potuto salvaguardare l’Europa occidentale dal disastro e da un possibile sovvertimento comunista. Mentre io imparavo a succhiare il primo latte, fu elaborato un piano che il segretario di Stato presentò a Harvard, alla cerimonia per il conferimento delle lauree, il 5 giugno. Marshall, evitando toni ideologici, sostenne: “La nostra politica non è diretta contro un paese o una dottrina, ma contro la fame, la povertà, la disperazione e il caos”.

In quel momento Marshall offriva cospicui aiuti economici a tutti i paesi europei, inclusa la Russia. Il 27 giugno i ministri degli Esteri francese, inglese e russo s’incontrarono a Londra per discutere la proposta di Marshall. Molotov che rappresentava l’URSS, arrivato con 80 consiglieri, durante i colloqui ricevette ordine da Stalin di ritirarsi da quel progetto “imperialistico”.

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Nel dicembre 1947 Truman sottopose al congresso la proposta del programma di ricostruzione. Due mesi più tardi il colpo di Stato comunista (all’ora erano veri e si facevano con i carri armati) in Cecoslovacchia  segnò la fine dell’ultimo governo di coalizione ancora presente nell’Europa orientale.

L’avvento al potere dei comunisti a Praga fece sì che il Congresso USA approvasse speditamente il Piano Marshall, che significava lo stanziamento, tra il 1948 e il 1951 (il tempo per Orestino di imparare a camminare e a farsi intendere con la parola), di tredici miliardi di dollari per la ricostruzione europea. Per gratitudine, quindi, sono diventato atlantista ed anticomunista.  Ma non si può certo dire però che oltre ai soldi gli americani riuscissero a “pensare” ad altro e a mettere in moto pensieri capaci di andare oltre la ricostruzione materiale dalle macerie. Almeno a noi dopo le bombe ci diedero dollari. Ora, come sapete, sono passati 70 anni e la Siria, la Libia, tutta l’Africa sono un cumulo di macerie.

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Non entro nel merito di tale miserevole situazione ma sentendomi ormai nell’ultima fase della vita qualche dubbio me lo pongo su a cosa servano i soldi senza cultura e consapevolezza. Temo che Donald Trump sia un ignorantone peggio di Matteo Renzi e che l’anatra zoppa Hillary Clinton, se anche aveva qualche  infarinatura scolastica, oggi sia offuscata dalle varie malattie che l’attaccano. Oltre che dalla bugiite acuta. Il Mondo (quello influenzato dagli USA almeno) si ritrova senza cultura e quindi  senza una vera strategia. Sulla soglia quindi della Terza guerra mondiale di cui dove ancora c’è cultura e si ragiona (il Vaticano e il mondo gesuita ad esempio) sempre di più si parla. Sanders, sia pur anziano, una cultura (quella ebraica) di appartenenza l’aveva.

Temo che i prossimi 4 anni siano più infernali degli ultimi 4/40/80. Ricordando che i numeri sono tutto. Per alcuni ragionatori sapienti anche la numerologia e lì, pare, stiamo ancora peggio.

OrestinoGranetto

Orestino Granetto

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