Grovigli giornalistici al Il Tempo che dovrebbero attrarre l’attenzione del M5S e in particolare Tofalo, specialista in Intelligence

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Il post odierno ha bisogno di essere preceduto da una nota perché gli eventuali residuali lettori di questo marginale ed ininfluente blog ne colgano pienamente il significato e le implicazioni, sia di tipo autobiografico che interpretativo dei comportamenti del sussurratore per antonomasia di questo stanco e sgarrupato avanzo cencioso di Paese, che risponde al nome, certamente noto ai più, di Luigi Bisignani.  Bisignani che comincia ad essere anche lui anziano ma che, forte dei soldi messi da parte e da quelli che comunque girano intorno alla testata che “dirige” (Il Tempo di Roma), sembra aver deciso di candidarsi alla carica di “1° immortale della storia”. Beato lui, direbbe qualcuno. Bisignani, dicevo, “dirige” Il Tempo, coadiuvato da un ex giovane giornalista (Filippo Caleri) di cui vi ho parlato alcuni anni addietro (vedi post FILIPPO CALERI E LA “MACCHINA DEL TEMPO” BREVETTATA LEO RUGENSPIERO MESSINA È ISCRITTO SUL REGISTRO DEGLI INDAGATI. RIMANIAMO IN TREPIDA ATTESA DI CAPIRE CHI HA CONFEZIONATO IL PACCO😉 riferendovi di come lo avessi conosciuto presentatomi da un ex cervello pensante della CIA “nostrana” al tempo grande esperto di massoneria/e.

A Filippo Caleri, anni addietro, venuto appositamente presso i miei uffici di Piazza San Lorenzo in Lucina, avevo affidato uno segreto che sarebbe stato opportuno che tempestivamente il giovane trovasse il coraggio deontologico di rilevare, nell’interesse dell’amica verità e del Paese.

Gli diedi l’informazione esclusiva che la Famiglia Segre/De Benedetti si era comprata, tramite i buoni uffici di tale Edmondo Monda, all’epoca “servitore dello Stato” oggi avvocato di successo in Torino, quote della società lombardo-piemontese Carro/Monitoring e con esse – di fatto –  l’archivio decennale (Mani Pulite compreso) e le relazioni con le più importanti Procure della Repubblica d’Italia.

I tecnici e gli sbobinatori in forza a tale società era gente che faceva quotidianamente intercettazioni telefoniche e ambientali relativamente alle più delicate inchieste del Paese.

Affidavo quindi al Caleri la pista per capire cosa accadeva in Telecom, cosa era accaduto intorno alla consorteria denominata Tiger Team, costituita da sostanzialmente un gruppo di hacker gestiti da Giuliano Tavaroli in accordo con gente tipo Marco Bernardini, Gianpaolo Spinelli, Fabio Ghioni, Fulvio Guatteri, Guglielmo Sasinini. Ma Caleri (che in quei giorni metteva su famiglia) non ebbe coraggio. Pubblicò un pezzullo e al primo stormir di foglie dei Servizi (il pomeriggio dello stesso giorno dell’uscita della notizia su l’ingegnere più famoso d’Italia funzionari dei Servizi si erano recati nella redazione in Piazza Colonna per sapere chi e perché avesse fornito le informazioni) si ritrasse, danneggiando, con quella viltà professionale, un tratto di “storia repubblicana”. Questo è un ricordo puntuale e documentabile e nulla più. Oggi (in realtà parlo del 16 settembre come altri giorni ormai da tempo) troviamo Bisignani, collega di firma di Caleri, sulla autorevolissima testata, a informare/disinformare, vicini-vicini, il pubblico e soprattutto (Il Tempo non ha lettori) gli addetti ai lavori e i “topi” di palazzo.

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Percorsi della vita? Qualcosa di più? Rimane il fatto che nella mia testa/zucca, vecchia, stanca a volte troppo piena e a volte semi-vuota, questi nomi associati (Caleri-Bisignani) mi disturbano e mi allarmano. Così come quelli di Tavaroli, Guatteri, Voarino che sistematicamente, anche dopo decenni, ritrovi insieme. E sempre dalla parte sbagliata. Cioè contro gli interessi del popolo italiano e della Repubblica. Maleodorano così come il groviglio bituminoso che un’altro articolo di quello stesso giorno (che vi riproduco in foto e che vi consiglio di andarvi a cercare nel web) descrive: i soliti monsignori malandrini (scrivo “soliti” perché penso allo scandalo Pro Deo dei bei vecchi tempi andati dove i nomi erano Padre Felix Morlion, Paul Marcinkus, De Angelis, Dell’Acqua tutt’uno con gli sbirri alla Umberto Federico D’Amato), i soliti politici calabresi e liguri (Matacena, Scajola), le solite mezze cartucce dei Servizi segreti (Domenico Sperandeo) che – come si vede – nonostante le decine di riforme, continuano ad essere “frequentati” da gentarella che invece di servire (anche segretamente) gli interessi superiori della Nazione, si fa sistematicamente i cazzi propri o quelli del “padrone”, grazie al quale sono entrati nei Servizi o grazie al quale hanno fatto carriera.

Sarebbe interessante, ad esempio, sapere come, quando, perché uno (che poi esce dall’AISE con queste modalità) come Sperandeo ci si trovasse al servizio della sicurezza dello Stato, con quale stipendio, raccomandato da chi e quali (non) operazioni avesse fatto fino al momento della cacciata, negli interessi della Repubblica e del popolo italiano, suo, non lo dimenticate mai, reale “datore di lavoro”.  Sono queste (tra le altre) le cose che Intelligence diffusa e partecipata di Angelo Tofalo del M5S, dovrebbe approfondire per capire cosa c’era prima di oggi (e ancora oggi) nel Servizio invece di accompagnarsi, nei convegni o mentre studia la materia complessa della sicurezza dello Stato grazie a master organizzati alla Link Campus (Malta ed altri), a quelli che, sopra o sotto, prima o dopo, erano di fatto colleghi di gente come potrebbe risultare essere Domenico Sperandeo. Nemici della collettività repubblicana.

Poi, a discarico della solita mela marcia, mentre scrivo, penso: se uno si chiama “speran (in) deo” dove deve essere trovato se non invischiato in storie sordide di prelati affamati di soldi e di potere?

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Comunque, avvicinandosi Palermo e il raduno nazionale dei Cinque Stelle previsto per sabato 24 e domenica 25 settembre 2016 e soprattutto il convegno organizzato dal giovane Angelo Tofalo, questa volta ben affiancato dal mitico generale Umberto Rapetto, previsto il 30 settembre, a Roma, ritengo che di queste cose finalmente si potrà cominciare a ragionare. Oppure, viceversa, il tema (intelligence e sicurezza dello Stato) non è opportuno neanche sfiorarlo dovendosi alla fine solo e unicamente attestare sulla difesa, a cose fatte, dei piccioni impallinati (vedi Roma) mandati in volo senza alcuna protezione o indagine seria preventiva. Sveglia ragazzi per bene, il mondo che vi circonda è popolato da figure sordide che da anni non pensano ad altro che a come fottervi. Loro, il male, lo ordiscono “pieno tempo”. Do you know full time? Do you know, par time?

Oreste Grani/Leo Rugens che anche questa volta non teme smentite.

Tantomeno da Filippo Caleri che mi pregava, passeggiando nei vialetti del Parco della Caffarella, di non “rovinarlo” chiedendogli io, viceversa, in realtà, semplicemente di raccontare sul suo giornale chi fossero i Segre, i De Benedetti, i Pirinoli (Franceso e Giovanni) i Carmelo Sparacino, i Mario Traverso, gli Edmondo Monda, i Carlo Gualdaroni, i fratelli Stornelli e ultimi – ma non ultimi – Marcello e Alberto Dell’Utri. Senza dimenticare la morte tragica di Bova e le allegre attività imprenditoriali del Tiger Team di cui sopra. Volevo dargli informazioni e spunti di riflessione in largo anticipo sugli avvenimenti. Volevo capire se capiva quali rapporti legassero tutti questi gaglioffi in attività non certo a vantaggio del popolo italiano, come il tempo ha dimostrato. Ma il Caleri di quei giorni, evidentemente, il coraggio che ti rende amico della Verità non se lo poteva dare, non avendolo. E infatti, immarcescibile, è ancora al Il Tempo. In ottima compagnia.

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