Possiamo andare avanti così?

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Ghat, Conicos, tutti nomi con cui pochissimi italiani hanno dimestichezza ma che il dramma in corso del sequestro dei connazionali nella insanguinata Libia farà diventare famosi. Apprendete al tempo che i tecnici impegnati in attività (girano soldi intorno ai lavori) erano senza scorta. Nella mia semplicità dico che nessuno dovrebbe mandare nessuno a lavorare in scenari di guerra senza le prudente del caso. Ora la rottura di coglioni (e l’onere anche economico) di tirare fuori dai guai i compatrioti è dello Stato. Stato che non dovrebbe consentire a nessuno di lavorare (e lucrare) in quelle condizioni di dilettantismo e di implicito sfruttamento. Se non mi dici cosa prepari di serio per proteggere le vite e le nostre attività all’estero (compreso la credibilità), non ti consento di avere le coperture e le assicurazioni di legge. Possibile che non si riesca a capire che se l’Intelligence non assume un ruolo di Torre strategica del Paese non ci sono campi in cui il termine “sicurezza” non assuma il suo significato culturale, politico, etico, morale? Abbiamo detto (lo disse Emanuela Bambara per tutti noi) pubblicamente, sin dal 23 marzo 2012 che sicurezza è:

Sicurezza è un concetto intelligente, un tema che richiede intelligenza della complessità.

• La meritocrazia è una questione di sicurezza.

• La tutela ambientale è una questione di sicurezza.

• L’autonomia energetica è una questione di sicurezza.

• La gestione pubblica delle risorse idriche è una questione di sicurezza.

• La protezione delle reti, fisiche e informatiche, è una questione di sicurezza.

• Il controllo diretto dei beni di prima necessità e delle materie prime, naturali e tecnologiche, è una questione di sicurezza.

• Una politica dei trasporti e della comunicazione democratica e secondo una logica di servizio e non di profitto è una questione di sicurezza.

• Un sano rapporto tra finanza ed economia è una questione di sicurezza.

• La lotta alla corruzione e all’evasione è una questione di sicurezza.

• Il contrasto al lavoro nero, anche nelle forme mascherate di forme di contratto atipico, è una questione di sicurezza.

• La libertà dell’informazione è una questione di sicurezza.

• Un sistema di giustizia giusto è una questione di sicurezza.

• L’equilibrio tra i poteri è una questione di sicurezza.

• La cooperazione internazionale è una questione di sicurezza.

• Una politica estera sapiente e strategica è una questione di sicurezza.

E sono tutte questioni di intelligenza di Stato.

Figurarsi se non lo sia andare a lavorare in paesi dove parlano e comandano solo le armi e il bisogno estremo di denaro.

La messa in atto di una vera rivoluzione culturale nelle istituzioni repubblicane preposte alla sicurezza dello Stato e dei suoi cittadini non è più rinviabile. A cominciare dalla ridicola divisione “dentro e fuori” funzionale solo ad una pletorica schiera di mantenuti di Stato acquartierati negli stipendifici che negli anni si sono radicati sotto le mentite spoglie dei Servizi Segreti. A finire alla subalternità delle Agenzie al Presidente del Consiglio di turno, espressione fino ad oggi della partitocrazia e mai degli interessi superiori della Nazione. Proviamo (e ci dobbiamo riuscire) amici del M5S, a spostare sotto l’egida diretta del Capo dello Stato la futura Agenzia unificata che quanto prima va messa in cantiere e studiata in coerenza con i paradigmi culturali enunciati nelle proposte che si articolano intorno alla così detta intelligence diffusa, ubiqua, partecipata come fin dal 2005 mi sono permesso di proporre, grazie ad una irripetibile stagione di elaborazione intellettuale messa a punto in Kami Fabbrica di Idee, alle autorità competenti. Dopo oltre dieci anni forse, se a Palermo va tutto bene e se Roma tiene, il primo gesto politico che il Presidente del consiglio pentastellato dovrà fare, sarà, rispettosamente, di chiedere al Presidente della Repubblica Mattarella di mettere sotto la sua competenza i Servizi segreti. Chiedere (forse pretendere) dopo aver rovesciato come un calzino quel mondo a cui troppo, in negativo, devono la Repubblica e il suo popolo sovrano.

Te lo do’ io il populismo!!!!

Stiamo arrivando e il 30/9, a Roma, nei locali della Camera dei deputati, si comincerà a capire di cosa stiamo parlando e perché sempre di più si dovrà ragionare, dentro e intorno al M5S, di Intelligence e sicurezza dello Stato.

Perché, come la situazione venutasi a creare a Roma dimostra, senza intelligence/intelligente nulla sarà possibile. Tantomeno il ripristino della legalità repubblicana.

Oreste Grani/Leo Rugens

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