Il cuore nero di Aurelio Voarino

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Tranquilli, nessun hacker è stato capace (per ora) di violare questo blog facendo sparire nessuno post. Sono io che ho accolto una richiesta di rimozione, per motivi umanitari, come due/tre altre volte in questi anni mi era capitato. Richiesta civile che ho deciso di assecondare. Sono io l’autore dell’auto-hackeraggio, quindi e, a dimostrazione di quanto, viceversa, sia determinato a proseguire nel racconto della vicenda Aurelio Voarino – Alma Shalabayeva, oggi lo riprendo pubblicando una lettera che ebbi a scrivere allo stesso Voarino per provare a fare in modo che ciò che accadde successivamente non accadesse. Del tipo “uomo avvisato, mezzo salvarlo”. Ma, evidentemente, Voarino non volle essere salvato, o per sua libera scelta o perché non era e non è un uomo libero. Comunque, se volete parlarmi di lui, gente che lo avete conosciuto, potete scrivermi, all’indirizzo …senza tema che alcuno possa interferire. A molti certamente posso sembrare un coglione/sognatore/idealista “raddrizzatore di gambe storte di cani sfortunati” ma potrei non esserlo e questo lo si potrà vedere solo nel finale di questa storia. Comunque, tentare non nuoce! Scrivetemi con fiducia per concordare un eventuale appuntamento tenendo conto che anziano come sono preferisco non viaggiare. E poi Roma è così bella!

Oggi troverete una strana e per alcuni passaggi oscura narrazione. La lettera compare con alcuni omissis e toni particolarmente amichevoli che all’epoca erano naturali nel rapporto che mi legava al grande doppiogiochista. Portate pazienza e preparatevi a leggere altre lettere che nei prossimi giorni, riga dopo riga, vi chiariranno tutta la vicenda. Vicenda che ha, come comincerete a capire, una dimensione più grande di quella che si potesse immaginare quando ho cominciato a segnalare al web l’esistenza di una persona come Aurelio Voarino che tende a vivere low profile per poter agire più coperto possibile senza dover rispondere alla collettività (la magistratura è altro e non sono certo io che la devo sollecitare) delle sue azioni. Vicenda che come state capendo appartiene al vero back office della spy story Shalabayeva, Ablyazov, Kassen, Yelemessov, Procaccini, Nazarbayev. E anche, e non marginalmente, al piccolo pernicioso Aurelio Voarino. Nel ruolo di “cosa” lo dovrà dire lui alla rete se ha piacere che Leo Rugens, servo di verità (ricordi come ti scrissi citando Ratzinger… “nella Verità, la Pace”?) cessi il suo tormentone narrativo.

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Pronto a passare sopra alle azioni maligne e le loro drammatiche conseguenze che non hanno certamente fatto gli interessi degli italiani, se Voarino si consegnasse alla rete, raccontando, in modo esauriente, la vicenda del sabotaggio attuato tramite l’uso del mestatore-millantatore Paolo Pasi da Marina di Ravenna (quello per capirsi che nella lettera che segue viene abbinato al Consorzio di imprese COIMPA), da lui e dalla glaciale Ludmila Kovaleva, appositamente reclutato, istruito e poi, quale gatto morto appestante buttato perché avvelenasse i pozzi della nostra intelligente e onesta attività svolta tutta nell’interesse della Nazione italiana e del dialogo interculturale con il popolo kazako. Cesseremo solo, come ci manda a chiedere di fare, solo dopo che l’oscuro travet torinese avrà spiegato alla rete, con dovizia di particolari, perché fosse, nelle ore successive alla sparizione dalla villetta di Casal Palocco ( perché un cittadino che nella vita fa il manager alla Sti di Ezio Bigottio offre denaro per ritrovare un sospetto criminale?) interessato al “ritrovamento” del latitante Ablyazov e alla sua consegna al non ben disposto (diciamo così con un eufemismo) Presidente del Kazaksthan Nazarbayev e, in particolare al rappresentante in Italia dell’Intelligence kazaka, funzionario d’Ambasciata Kassen. Quello stesso Kassen che la magistratura italiana ha appurato avere responsabilità nella vicenda del “rapimento” della madre e della bambina.

E a questo proposito torno a chiedervi se non ritenete un gravissimo reato indurre a rapire una persona innocentissima come Alma Shalabayeva per farla diventare oggetto di ricatto e pressione sul marito per a sua volta essere costretto a cedere, e consegnarsi ai kazaki e farsi ragionevolmente tirare il collo per aver – forse – fottuto qualche miliarduccio di dollari al pozzetto delle creste che si potevano fare in Kazakhstan grazie alle complicità delle compagnie petrolifere, Eni compresa??????

In quella occasione (parlo dei giorni immediatamente successivi al gravissimo reato commesso a Casal Palocco) Voarino fu certamente nemico degli interessi dell’Italia e del dialogo interculturale che era opportuno sviluppare dopo il rapimento drammatico della signora Shalabayeva.

Il travet torinese mi chiamò per altro scopo ma io diedi vita, seduta stante e in piena autonomia di decisioni a quel percorso intellettuale e diplomatico che successivamente prese il nome di Energie superiori, per provare a riparare ai danni che troppi servi avevano fatto a svantaggio della nostra già tanto inaffidabile amministrazione pubblica. Di questo, tra l’altro, si continuerà a parlare e scrivere in questa “telenovella voariniana”. A meno che il “il lombrico malato” non trovi coraggio e capacità organizzative per farmi tacere. Ma per far tacere uno come me, bisogna avere la determinazione di “terminarlo”. Con tutti i guai (anche giudiziari) che ha per la mente il nostro contorto personaggio, ritengo difficile questa ipotesi. Comunque, tutto può essere.

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Leggetevi la prima delle numerose lettere pronte alla pubblicazione.

Roma 16 aprile 2015

Caro Aurelio,

ti faccio recapitare questo messaggio – brevi manu – nella speranza che la situazione lavorativa che, da mesi, sei costretto ad affrontare (comuni amici mi hanno informato di una evoluzione che si può – senza dubbio – definire difficile), ti lasci un attimo di respiro, consentendoti così di fare mente locale a quanto, sia pur in tua obbligata semi-assenza, la Omissis ha saputo sviluppare e condurre, a mio giudizio, nel migliore dei modi.

Oggi, a meno di trenta giorni dall’avvenimento, non solo l’ideazione di quanto dovrà essere allestito al Salone del Libro è definito nei dettagli ma ho piacere di confermarti che tutti gli accordi con fornitori e collaboratori sono stati sottoscritti, utilizzando esclusivamente la credibilità e le disponibilità finanziarie dei professionisti che, di comune accordo, abbiamo incaricato del progetto che per semplicità abbiamo definito Viaggio in Italia e ritorno – La cultura come conoscenza tra Italia e Kazakhstan.

Ti confermo, inoltre, che gli stessi professionisti (che per fortuna nostra sono anche amici), regolarmente e in assoluto clima collaborativo, relazionano periodicamente, per scritto, a quel personale dell’Ambasciata kazaka che tu e l’ing. Ludmila Kovaleva ci avete indicato, lo stato d’avanzamento dei lavori.

A tal proposito ti comunico che Omissis è stata autorizzata ad editare un volume di pregio, in tre lingue (kazako, inglese e italiano) inerente alla strategia che il Presidente Nazarbayev ha dedicato al futuro del suo popolo.

I nostri, come ci hanno insegnato a fare, relazionano e chiedono, pedissequamente, conferme su tutto.

La stessa cosa si riteneva giusto fare con il Console Onorario di Torino, Ezio Bigotti ma le vostre tensioni lavorative  – fino ad oggi – hanno consigliato di non disturbarlo.

Ti confermo che la qualità dell’ideazione del progetto e le modalità attuative dello stesso, stanno convincendo studiosi e intellettuali di fama internazionale, individuati e scelti da Omissis prevalentemente tra quegli italiani che avessero già da tempo radicati e apprezzati rapporti con la Repubblica del Kazakhstan. Saranno tutti ospiti a Torino dove ha confermato la presenza anche la direttrice del CESMEO, tua buona amica, a cui era stato scritto e che, a giorni, verrà a Roma per discutere i dettagli del caso e degli interessi che dichiara  per la nostra iniziativa.

Tutti i personaggi selezionati sono conosciuti sia da sua S.E. Andrian Yelemessov che dal precedente ambasciatore a Roma tuo buon amico.

Alcuni di loro, addirittura, sono risultati, ad oggi, in ottimi rapporti, personali e di stima, con il Presidente Nazarbayev.

Sono tutte persone che, oltre ad essere gradite ad Astana, sono in rapporti fiduciari con noi, da tempo non sospetto.

Come vedi, quanto ti era stato delineato come percorso di ri-posizionamento e di rasserenamento del clima diplomatico tra l’Italia e il Kazakhstan, particolarmente teso dopo la fase seguita al “caso Shalabayeva Ablyazov”, assume i contorni che, con largo anticipo, ti avevamo garantito.

Capisco che, all’epoca delle decisioni prese di comune accordo (giugno 2014!), potesse essere difficile credere che degli “italiani” fossero capaci di tanta abilità elaborativa e strategica.

Oggi, posso affermare, senza tema di smentite, che – quanto fatto – rappresenta un prototipo di quell’approccio culturale strategico di cui spesso ho avuto modo di descriverti il valore possibile (in questo caso per il bene dei due Paesi) e la forza implicita che per nostro vezzo intellettuale chiamiamo “Energie superiori”.

La squadra messa in campo da Omissis (ormai una dozzina di professionisti) stanno svolgendo il compito assegnatogli con tale sensibilità e senso del dovere da sorprendere anche me che pure l’ho ideato e suggerito come percorso e come strada maestra per sanare, definitivamente, le incomprensioni lasciate aperte dal “caso Ablyazov”.

Quando ti sarà possibile, manda un segnale di disponibilità e – dal vivo – sarà mia premura e piacere descriverti fin dove è arrivato lo stato dell’opera.

Queste sono le luci.

Non potevano mancare le ombre ma, come sai, è nostro dovere fare in modo che non prevalgano.

Quindi, con la stessa onestà di intenti, devo evidenziarti, l’atipico comportamento delle persone/imprenditori che ci hai introdotto e che, sia pur assecondate da mesi su ogni richiesta fattaci e tempistica impostaci, da alcune settimane, risultano latitanti e silenti alle sollecitazioni che il rappresentanti legali di Omissis gli indirizzano.

Questi silenzi stanno, di fatto, disattendendo gli accordi e gli impegni assunti da Paolo Pasi (e da altri) che ci risultava essere, quando così agiva e richiedeva documentazione per redigere il contratto  e così poter effettuare le erogazioni previste, il rappresentante legale del Consorzio Coimpa.

Contratto che ci veniva sempre, in modo rassicurante, indicato ad horas.

Come sai, non siamo avvezzi, pur vivendo a Roma, ad essere “romani” e soprattutto quando oltre a operare imprenditorialmente o professionalmente, nel fare, si toccano gli interessi del nostro Paese. Questo per nostra tradizione, per il giuramento fatto alla Bandiera e in spirito di servizio.

Mi esprimo in questi termini perché, nel caso in questione, di questo si tratta avendo sempre chiarito, in decine di incontri e in presenza sempre di “adulti e vaccinati”, che prima avremmo operato nell’interesse superiore dell’Italia (nei limiti del nostro saper e poter decidere) e poi, sarebbero venuti “gli affari”. Rimango perplesso perché la serietà e la dimensione degli altri imprenditori o professionisti coinvolti (primo fra tutti Massimiliano Fuksas) e le opportunità di lavoro (e non le chiacchiere delle solite ICE/Camere di Commercio) che stiamo delineando, avrebbero dovuto attrarre chiunque fosse stato interessato a fare, nella assoluta trasparenza e legalità, quelli che sembra essere, quando si incontrano questi personaggi, il motore del loro mondo e dei loro interessi, cioè “i soldi”.

Soldi che, tranne il contributo (3.000,00) pervenutoci a nome della STI SPA (società nella disponibilità del console onorario del Kazakhstan di Torino, Bigotti e che ci prepariamo a ringraziare) stanno profondendo, in assoluta unilateralità, i titolari della Omissis e della Omissis. Le cifre già spese assommano a oltre 38.000,00 euro e i preventivi stringati all’osso per la realizzazione di quanto previsto e già comunicato all’Ambasciata, assommano ad ulteriori 60.000,00 euro.

Come certamente sai è proprio quest’ultima la cifra pattuita con Paolo Pasi, per conto di Coimpa. Più volte ci è stato confermata la congruità della richiesta e di questa affermazione siamo pronti, nelle sedi opportune, ad assumerci la responsabilità.

A questo punto, forte dell’intimità con cui abbiamo agito dal primo giorno al fine di servire l’abbassamento dei gradi di aggressività che le leggerezze commesse da troppi, avevano generato intorno episodio dell’espulsione della signora Shalabayeva e di sua figlia, ti affido un pensiero delicato e da trattare con la massima riservatezza.

I silenzi e le tattiche “prendi tempo” di Pasi e dei suoi amici, suggeriscono, a una persona avvezza alle complessità quale dicono che io sia, addirittura un sospetto di “sabotaggio”. Termine che uso solo in quanto ti ricordo “d’ambiente” ed esperto di atteggiamenti umani possibili.

Non ti stupire, quindi, della gravità della mia ipotesi. Forse, queste ultime righe ti danno il senso di quanto mi stia – doverosamente – allarmando e predisponendo a fare perché  il progetto non fallisca.

Comunque, mi dico che, per arrivare ad essere scientemente “sabotatori” di un idea di tale statura e utilità per l’Italia e il Kazakhstan, si dovrebbe agire spinti da un movente altrettanto forte quale è quello che ci sostiene dal primo giorno delle nostre sinergiche attività: agire imprenditorialmente ma, convenendo, senza eccezione alcuna, che nell’agire dovranno essere prese decisioni perché prevalga, sopra gli interessi dei singoli, gli interessi della Nazione. Lungi da noi quindi, come è sempre stato convenuto, sentirci un “comitato d’affari”.

Per provare a sabotarci bisogna sentirsi all’altezza di farlo o di mettere in campo motivazione pari alla nostra.

La qualcosa non credo sia, almeno in questi termini ma, fattomi vecchio, non voglio neanche escludere nessuna ipotesi vista l’importanza di quanto, a basso costo e in assoluto rispetto della legalità repubblicana, ci prepariamo a dimostrare alle autorità competenti tra le quali è bene che tu lo sappia ci sono, a giorni, la Presidenza della Repubblica Italiana, il Ministero degli Esteri, il Ministero della Difesa e, doverosamente, la Presidenza del Consiglio negli organi di “sicurezza estera” che ad essa rispondono.

La preparazione di questa doverosa documentazione che va inoltrata quanto prima e che, tra pochi giorni, diventa pubblica, non può non includere le indicazioni di chi ha sostenuto l’iniziativa e per quali soggetti richiediamo un ultimo bene placet delle nostre autorità.

In attesa di completare l’opera richiedendo pari gradimento alle autorità kazake. Questo, lo capirebbe anche un bambino o uno dei tanti dilettanti che si misurano nella mediazione d’affari, ci prepariamo a farlo per far uscire gli imprenditori italiani dalle solite logiche di affarismo e di illegittimità che spesso connotano questo nostro sfortunato Paese. Chi viene con noi in Kazakhstan, sarà prima di tutto fuori dal coro dei questuanti e grazie a questo gradimento che abbiamo con dedizione ed intelligenza predisposto, verrà scelto come interlocutore privilegiato.

Tieni conto che stiamo per avviare, in accordo con le autorità competenti, e incaricando lo Studio Professionale… la ricerca si un socio ad Astana per Omissis proprio per proseguire, nel periodo definito dalla lettera di placet fatta pervenire a firma di S.E. Andrian Yelemessov, l’attività culturale e consulenziale al centro del Progetto “Energie Superiori”.

Alla luce di quanto esposto finora, sono certo, nonostante ti stia immaginando dentro un “frullatore” professionale, che tu riconosca il valore di quanto è stato fatto e quanto sarebbe grave consentire a chiunque di “sabotare” l’iniziativa. Il silenzio di Coimpa è gravemente provocatorio e sta creando un vero imbarazzo al sottoscritto e a chi si è fatto garante della loro serietà e di quella dei suoi rappresentanti legali.

Ti faccio pervenire la copia della corrispondenza intercorsa, documentazione che, forte della tua esperienza tecnico-giuridica maturata nel mondo degli affari, valuterai se sia degna di maggior rispetto e risposte adeguate, piuttosto che del silenzio che gli si riserva. Rimane il fatto che da quando, troppo preso dalle tue doverose attività professionali, finalizzate a sbrogliare quanto la STI SPA ha ritenuto di mettere in atto nel mondo del lavoro, ti sei dovuto allontanare dalla responsabilità che ci eravamo, con impegno reciproco, assunta, l’onere di proteggere e guidare questo ambizioso progetto, è rimasta ingiustamente solo mia. Ti devo evidenziare, con l’affetto che ti porto, che opero quotidianamente, perché non fallisca il progetto, ma lo faccio con le unghie e con i denti. Come forse sai, sto seguendo una ipotesi di serializzazione del modello – La cultura si fa impresa – che stiamo sperimentando per Astana 2017, adattandolo al Marocco e la Cina e le mie energie e disponibilità, sono circoscritte. Questo comportamento di Pasi/Coimpa comincia a mettere in discussione anche la mia credibilità personale creando un effetto domino che consiglio di non sottovalutare.

Non credo che questo sia giusto, equo e conforme ai nostri accordi.

Omissis ti aveva promesso che avrebbe ideato una progettualità che, per semplicità di linguaggio, riconducemmo al campo attinente l'”intelligence culturale” perché tu potessi, alla fine del percorso attuativo, ritrovarti ri-posizionato nel mondo degli affari italo-kazaki e, grazie a questo ri-posizionamento (ricordo, sin dal primo breafing ci parlasti delle tue difficoltà relazionali con S.E. Andrian Yelemessov tanto che ricordo ti auguravi il suo allontanamento dalla sede di Roma) negli anni futuri guidare delegazioni di imprenditori italiani intenzionati a investire/realizzare nella Repubblica del Kazakhstan.

Ti proposi questa strategia pre-vedendo, con largo anticipo, le difficoltà oggettive in cui oggi si dibatte il tuo datore di lavoro e suggerendoti di organizzare un percorso professionale quale è quello implicito in quanto ad oggi, con vera maestria, è stato realizzato. Tutto questo è stato fatto prioritariamente per il nostro Paese ma anche per te.

Il patto fraterno fatto tra noi difficilmente sarà possibile estirparlo da una memoria vincolante quale dicono sia la mia.

Decidemmo, su mio suggerimento, ma di comune accordo, che questo posizionamento doveva avvenire, in assoluta coerenza con quanto delineato dal pensiero strategico e illuminato del Presidente Nazarbayev, denominato “2050”.

Sai che, a tale fine, mi sono attivato da oltre un anno, dopo averne dedicato precedentemente un altro ad abbassare i toni e le aggressività messe in moto, tra l’Italia e il Kazakhstan, dall’infelice gestione e conclusione della vicenda Ablyazov/Shalabayeva. Non devo ricordarti il “Libro” appositamente scritto dai nostri e, successivamente, gli interventi “consulenziali” fattiti pervenire tempestivamente prima Omissis. Per non parlare di tutta l’attività messa in atto con lo studio Omissis prima e gli avvocati di Ablyazov dopo. Per non parlare di tutto il lavoro con la Santa Sede ad oggi reso vano dalle modalità con cui si è trattato il nostro sapiente lavoro relazionale. Tanta fatica per niente? Se poi queste attività messe in atto sia state utili anche al Governo del presidente Nazarbayev o meno, non sta a noi valutarlo. Noi sappiamo di averle svolte. La nostra finalità, sempre dichiara e costantemente mantenuta come “stella polare”, è stata la cultura come conoscenza tra Italia e Kazakhstan, pensieri e finalità che ci risultano essere gli intendimenti stessi di chi governa oggi l’amica repubblica kazaka.

A tal proposito ci piace parteciparti che, stimolati dal nostro stesso progetto, ci stiamo sempre più innamorando del Kazakhstan, apprezzandone la meravigliosa unicità, attratti sempre di più, oltre che dalle sue scontate ricchezze tangibili, da quelle “energie superiori” che abbiamo voluto, alla fine, fossero il vero motivo portante di tutto il progetto.

Per un problema di prudenza e opportunità, tenuto conto della fase che certamente stai attraversando, ho ritenuto opportuno farti pervenire questi ragionamenti non in via telematica al fine di non mischiare i “sacro con il profano”. Perché, anche se di questi tempi sembriamo retorici e obsoleti a parlare di “sacralità”, quando sono in gioco gli interessi dei popoli, del nostro Paese e della Pace sempre auspicabile, a questo ci piace fare riferimento.

A questi ragionamenti – come puoi intuire – non possono non seguire, perdurando silenzi e violazione agli accordi in essere, un richiamo, in forma legale, a Paolo Pasi/Coimpa per ricordargli gli impegni che noi consideravamo già da lui assunti. Impegni confermati in più occasioni e in presenza di persone consapevoli e pienamente attendibili, che ci hanno indotto, per le modalità rassicuranti con cui ci venivano rappresentati, ad agire.

In spirito di servizio. Con stima e affetto immutati.

Oreste

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Nei giorni successivi a questa lettera ebbi certezza che Paolo Pasi era un millantatore al soldo di qualcuno e gli rifilai, vecchio e stanco come sono, un carico di botte in presenza di non pochi testimoni nella speranza che reagisse e che mi denunciasse alle autorità competenti. Tra gli altri testimoni ricordo essere stato presente alle botte uno stretto frequentatore/collaboratore di Aureolio Voarino, già ufficiale di collegamento tra i servizi segreti italiani e quelli francesi poi funzionario dell’Europol all’Aja, tale Fulvio Guatteri. Che noi della squadra che elaborava il Progetto Energie Superiori ci tenevamo, scientemente, vicino-vicino (è una delle mie scelte preferite quando qualcuno mi manda qualcuno a curiosare su quel che faccio). Per essere esplicito, il Guatteri me lo aveva affettuosamente passato proprio Voarino che a sua volta lo usava (o veniva usato?) per attività di consulenza negli affari che riguardavano Ezio Bigotti e le sue aziende. Perché ogni tanto Aurelio Voarino oltre a fare il leccapalle degli uomini della sicurezza dell’ambasciata kazaka (e non solo di quella romana) doveva anche lavorare. Per tornare al “francese-trasteverino” era lo stesso a cui avevo letto, qualche giorno prima, la lettera di cui sopra prima di consegnarla a Voarino e che (da vero amico e sodale del nostro) mi aveva invitato a omettere l’espressioni “sabotaggio/sabotatore” ritenendole molto impegnative e gravi per il Voarino. Un vero amico ripeto. E io un vero stronzo consapevole di esserlo. Ma ormai quando lessi la lettera a quello che si autodefiniva /(compiacendosi) una spia, sapevo che di sabotaggio si trattava e che questo era stato il percorso di Voarino, liberamente scelto o comandato in questo senso.

La spy story (lo dico in senso autoironico) continua con la prossima lettera o con le rivelazioni che i ben informati, in abbondanza, mi stanno facendo pervenire. A me che pensavo di sapere ormai tutto del leccapalle (è un reato dare del leccapalle a qualcuno?) del misterioso Kassen, di Ezio Bigotti, di chiunque lo paghi.

Oreste Grani/Leo Rugens sempre in attesa che Voarino prenda carta e penna e ci consegni la verità  su quel sabotaggio. Unica mia richiesta perché cessi, in questo blog, questa “valorizzazione” della sua attività doppia. Sempre svolta rigorosamente, come nel Caso Shalabayeva, e a mio insindacabile giudizio, a discapito della Repubblica Italiana. A chiedere, come mi viene suggerito, non si fa mai male.

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Avviso ai naviganti o semplicemente a eventuali male intenzionati:

questo post è stato inviato, non appena pubblicato, ad una selezionata e variegata lista di donne e uomini, liberi e forti, amici cari, intellettuali che mi stimano, compresi specialisti di intelligence e ufficiali dei Carabinieri in quanto ricoprenti al Comando Generale dell’Arma un incarico attinente i temi che vengono trattati. Sono alcune centinaia di “buche delle lettere” a cui scrivo da anni senza avere mai una smentita o una diffida di legge. Se si eccettuala la porno star Valentina Nappi che, stanca di vedersi mettere in bocca ragionamenti troppo sofisticati, mi ha, a suo tempo, ingiunto di smetterla, pena adire alle vie legali. Donna coraggiosa che ho subito accontentata. L’invio che anche oggi è avvenuto mi fa stare leggermente più tranquillo rispetto alle attività dilettantesche di chi mi volesse colpire personalmente. Perché, come tutti sanno, la madre degli imbecilli è sempre incinta.   

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