Leggere, ricordare, nel caso qualche mercenario riuscisse a colpirmi proditoriamente

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Si leggono nel testo elettronico Shalabayeva – Il caso non è chiuso, scritto dal mio amico Alberto Massari, editato a suo tempo con la Adagio di Gianroberto Casaleggio, affermazioni che possono cominciare a suggerire come ci si debba avvicinare all’intera vicenda kazaka sperando così di capirne le complessità geopolitiche implicite.

Quando si afferma che ci si trova di fronte ad una spy story più unica che rara, si è nel giusto.

Cominciamo a riprodurre le pagine dedicate alla biografia di Mukhtar Ablyazov, marito della signora non-puttana russa e padre della piccola Alma.

Leggiamo il curriculum del docente di Fisica, così invece di dire stupidaggini o non capire proprio niente del guazzabuglio, uno prova a farsene un’idea propria.

E così facendo comincia a interpretare le notizie che i troppi Voarino nel Mondo provarono a mettere in giro per “sputtanare” il marito della signora che non era a sua volta – come detto – per niente puttana.

Di puttane, maschi e femmine, come poi vedremo, ce ne sono tante in questa storia kazaka. Ma certamente non della Shalabayeva si tratta.

Educazione

1986 – Laureato all’istituto di Fisica e Ingegneria a Mosca con una tesi in Fisica Teorica.

Carriera

1986-1990 – Insegna come docente del Dipartimento di Fisica presso l’Università di Stato del Kazakistan.

1991 – Inizia la carriera nel mondo degli affari.

1992 – Fonda Astana-Holding in Kazakistan. Questa è diventata uno delle più grandi compagnie private multi-settore del paese che comprende beni nel settore bancario, dei media, della produzione e dei prodotti agricoli e il più grande produttore kazako di sale iodato.

1997-1998 – Guida la Compagnia Elettrica di Stato. In meno di due anni ha contribuito a trasformare la rete elettrica frammentata e obsoleta, sull’orlo del fallimento, in una società efficace che attrae milioni di dollari di investimenti stranieri.

Marzo 1998 – Nel 1998, insieme a un consorzio di investitori kazaki, acquisisce quote della Banca Turan Alem (poi divenuta nota come BTA Bank).

Aprile 1998-Ottobre 1999 – Diventa ministro per l’Energia, Industria e Commercio ruolo in cui ha attuato una serie di politiche orientate al mercato e ha redatto “la nuova politica industriale” del Kazakistan – un programma per il miglioramento e la diversificazione dell’economia del paese.

1999 – Dimessosi dalla carica con l’intero gabinetto del governo kazako, gli è stato offerto un posto nel nuovo governo, a condizione che si giurasse fedeltà a Nazarbayev, ma ha rifiutato. (Questo atto è stato considerato un affronto al presidente Nazarbayev e, dal 2000, è stato continuamente convocato per un interrogatorio e le sue imprese sono state paralizzate da numerosi processi penali che sprofondano per mancanza di prove.)

18 Novembre 2001 – È co-fondatore della Scelta Democratica del Kazakistan (DCK), un movimento politico che si oppone al presidente Nazarbayev. Tra questi troviamo il vice Primo Ministro in carica, due ministri, un governatore regionale, i membri della camera bassa del Parlamento e una serie di importanti uomini d’affari. Il DCK richiede il decentramento del potere politico, un forte potere legislativo e un potere giudiziario indipendente per bilanciare il potere concentrato nelle mani del governo kazako.

Inseriamo qui un nota sul movimento politico DCK che compare in “Friends”:

Ablyazov fonda la scelta democratica per il Kazakistan (DCK) il 18 novembre 2001, insieme ad altri importanti uomini d’affari, l’allora vice primo ministro, due ministri, un governatore regionale e membri del Majilis (camera bassa del Parlamento), e un certo numero di uomini d’affari del Kazakistan.

Il movimento chiede:

Elezioni democratiche e libere

Elezione dei governatori regionali (che rimarrà nomine presidenziali fino ad oggi)

Lotta contro la corruzione

Libertà di parola

Tutela dei diritti umani

Attuazione della riforma politica

Rimozione di parenti stretti di Nazarbayev da istituzioni statali

Decentramento dell’autorità politica

Una forte legislatura

Un sistema giudiziario indipendente per bilanciare il potere concentrato nelle mani di Nazarbayev e della sua famiglia

Un’indagine su presunte partecipazioni bancarie di alti funzionari del governo, compreso lo stesso Nazarbayev

In soli tre mesi, DCK arriva a contare 6.000 membri.

Martha Brill Olcott, la principale commentatrice occidentale in Kazakistan, ha osservato che “la formazione del movimento è stato un punto di svolta per l’élite kazaka e l’evoluzione del sistema politico del paese più in generale”.

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Luglio 2002 – È condannato per motivi politici di ‘abuso di potere in qualità di ministro’ e condannato a sei anni di carcere

Mentre era in prigione:

fallisce un tentativo di omicidio di Ablyazov da parte del KNB

viene sottoposto a tortura e maltrattamenti

le sue attività in Kazakistan sono dichiarate illegali, sequestrate e distribuite tra i fiduciari del presidente. Astana-Holding viene liquidata. Queste attività non gli sono mai state restituite.

Maggio 2003 – Viene rilasciato dal carcere dopo le proteste da parte della comunità internazionale, compreso il Parlamento Europeo, l’OSCE, vari governi occidentali e alcune ONG.

2003-2005 – Ablyazov si trasferisce a Mosca.

Inizia la ricostruzione della sua attività e istituisce un gruppo di investimento con interessi in energia e sviluppo immobiliare.

Continua a condividere le opinioni di vari movimenti e partiti dell’opposizione in Kazakistan, che lavorano per il cambiamento democratico, il miglioramento dei diritti umani e un sistema giuridico più legittimo.

Stabilisce buoni rapporti con i politici negli Stati Uniti tra cui Assistente del Segretario di Stato Elizabeth Jones.

Ottobre 2004 – Secondo complotto da parte del governo kazako per assassinare Ablyazov a Mosca.

Febbraio 2005 – Ablyazov viene invitato di nuovo in Kazakistan da Nazarbayev, a condizione che non si candidi contro di lui nelle elezioni del 2005 e trasferisca una parte sostanziale delle azioni della BTA a Nazarbayev o ai suoi candidati.

Maggio 2005-Febbraio 2009 – Presidente del Consiglio di Amministrazione di BTA Bank. Sotto sua la Presidenza:

l’attivo totale della BTA aumenta da 4,5 miliardi di dollari a 30 miliardi e diventa la più grande banca privata in tutta la CSI.

vengono effettuate negoziazioni private e operazioni con derivati finanziari;

avviene l’implementazione strategica di una politica di diversificazione geografica, per sviluppare la BTA in un importante istituto finanziario internazionale, in grado di condurre una IPO nei mercati occidentali, per mitigare il rischio che il presidente subentri nella banca.

Novembre 2008 – Insieme ad altri imprenditori, Ablyazov delinea un programma per riformare l’economia kazaka per rispondere alle sfide della crisi finanziaria globale. (Le riforme sono state respinte da Nazarbayev che poi diviene determinato a rimuoverlo come una potenziale minaccia per le sue ambizioni personali)

2 febbraio 2009 – Il governo prende il controllo della BTA sotto forma di salvataggio dalla crisi finanziaria. Da allora si è cercato di perseguire Ablyazov ed i suoi ex colleghi di gestione con una serie di accuse fabbricate ad arte.

Febbraio 2009 – Ablyazov lascia il Kazakistan per Londra dove è rimasto in esilio da allora.

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Quindi, come vuole la tradizione del mondo spionistico – prosegue Massari – il nostro approda a Londra ottenendo lo status di rifugiato politico (sei quasi intoccabile in un paese democratico ndr) fino a quando, un giudice britannico, all’inizio del 2012 condanna l’esule kazako a ventidue mesi di carcere per aver mentito a una Corte di giustizia inglese.

Il giudice peraltro (cosa rilevantissima a giudizio di Leo Rugens ndr) è il fratello maggiore di Tony Blair, a quella data ex primo ministro britannico reclutato e ben pagato come consulente dal governo kazako, dall’ottobre del 2011.

Fino a qui il mio amico Massari.

Voi pensate che si sarebbe mosso il massone Tony Blair, cioè il mentitore a cui dobbiamo buona parte dei massacri che si sono avuti in Iraq (caduti di Nassirya compresi) e, dopo l’Iraq, in Siria e in mezzo Mediterraneo, se non si trattava di complessità geopolitiche capaci di rivoluzionare il Mondo? Veramente vogliamo credere che quando il giovane dirigente del nostro Ministero dell’Interno Maurizio Improta fa irruzione con le sue decine di agenti nella villetta di Casal Palocco, in Italia nessuno sapesse chi fosse in realtà Ablyazov?

Certamente uno che lo sapeva era Aurelio Voarino, troppo intimo, prima e dopo il rapimento, del funzionario dei servizi segreti kazaki Kassen. E se lo sapeva Voarino, lo sapevano i nostri servizi anche se con gli opportuni distinguo, essendo l’AISE, notoriamente, un luogo istituzionale che risentiva da anni delle divisioni interne e delle cordate che da sempre contraddistinguono l’ambiente dell’Intelligence italiano. Voarino, per sua ammissione (ho attendibili testimoni in questo senso) o per millanteria, era un agente d’ambiente vicino ai sopravvissuti alla purga antipollariana succeduta alla “scoperta” del rapimento dell’egiziano Abu Omar e all’ascesa di Gianni De Gennaro ai vertici dei servizi. De Gennaro non certamente amico di Pollari e dei tipi alla Voarino. Come lo stesso sapeva e temeva non perdendo mai occasione per sparlare del poliziotto più famoso e potente d’Italia.

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Dicevo che Voarino era sul pezzo del rapimento della Shalabayeva (ma la STI spa di cosa si sarebbe dovuta interessare per finalità statutarie?) già nelle ore successive al gravissimo episodio e di questa affermazione mi assumo la responsabilità, davanti a Dio e agli uomini, come un tempo si diceva.

Non solo era sul pezzo ma in uno stato di agitazione che mi aveva sin da allora colpito compresa la preoccupazione che abili giornalisti (mi sembra di ricordare del Il Fatto quotidiano) volessero intervistare il suo boss Ezio Bigotti, in quanto console onorario del Kazakhstan.

Mi dava ancora del lei ed era di sabato quando, rompendomi i coglioni, mi chiedeva telefonicamente, cosa avrebbe dovuto rispondere se, il lunedì mattina, gli avessero fatto domande con modalità particolarmente curiose. Ma quali domande ipotizzava quel oscuro travet torinese si potessero mai fare ad un console italiano che in anni di nomina onoraria non era mai stato in quel bellissimo e lontano Paese?

Ricordo di averlo tranquillizzato suggerendogli di dire la verità, cioè che di quella storia romana sapevano poco o niente essendo Bigotti console onorario in Piemonte. Ma mentre ho il nitido ricordo del mio dire, parimenti ho scolpita nella mente l’ansia del Voarino. Che in quel momento capii dover essere coinvolto nell’avvenimento drammatico e disonorevole per l’Italia (solo la delegazione del M5S ci mise una pezza e nel migliore dei modi) come poi è stato a tutti chiaro nel tempo. Nel periodo di frequentazione successiva (ho avuto più di 50 incontri con la persona che accuso e li ho avuti sempre in presenza di testimoni) ho rinnovato la domanda al Voarino se avesse avuto coinvolgimento nel rapimento. Il nostro ha sempre negato ma l’intimità poi emersa in modo incontrovertibile con l’uomo che praticamente organizzò il rapimento (Kassen) mi ha dato certezza che seppe sempre mentirmi al proposito. Sarebbe interessante rintracciare le prestazioni obbligatorie telefoniche dell’epoca per avere prova provata se sono io a diffamare al proposito il dirigente d’azienda fattosi “bounty killer”. E se mi legge (eccome se mi legge) sarebbe opportuno che, ricordandosi lui e il suo boss Bigotti, i bei tempi andati quando facevano business nel mondo delle intercettazioni telefoniche torinesi/milanesi (perché prima di interessarsi di facility questo la coppia faceva) capisse che difficilmente potrà sostenere, se non la smette di disinformare, che mi ha conosciuto solo per chiedermi consigli su come le autorità kazake si sarebbero dovute comportane con i cinque cittadini per bene rappresentanti del popolo italiano a Cinque Stelle che, giustamente inorriditi di cosa stava accadendo a discapito di una signora innocente madre di una piccolina ancora più innocente, si cominciavano ad incazzare e chiedevano conto a quel Ministro dell’Interno che poi pensò opportuno fottere il suo Capo di Gabinetto Giuseppe Procaccini, di cosa stesse accadendo in una repubblica che ingenuamente ritenevano sovrana. Lo ripeto, mentre lo sto giurando, Aurelio Voarino, nei locali della Sti spa di via Bissolati 20, a Roma, mi chiese di trovare, con ogni mezzo, il latitante Ablyazov perché questo era il suo compito in quanto persona organica al Consolato e in grande intimità con la nomenclatura dell’Ambasciata kazaka preposta alla sicurezza e alle operazioni speciali. Mentre parlava, decisi, seduta stante, che era un uomo senza scrupoli e che tutto si sarebbe dovuto fare tranne che continuare ad assecondare il rancore di Nazarbayev, non solo perché chiunque al mondo avrebbe capito che il Presidente avrebbe strozzato con le sue mani l’esule se fosse riuscito a farlo prendere, ma perché l’attività eversiva del Voarino avrebbe determinato ulteriore danno alla nostra già in difficoltà Italia.

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In quel momento, tra me e me e con i miei collaboratori presenti alle profferte, decidemmo che non avremmo più perso di vista Voarino e indirettamente il suo dominus Bigotti, implementando una attività sussidiaria alle nostre strutture di sicurezza evidentemente distratte o fuorviate da tali personaggi, pieno tempo attivi sulle conseguenze in essere del rapimento più violento e sgarrupato che si potesse immaginare. Nei giorni successivi alla richiesta di trovare tracce che lo portassero ad Ablyazov  ideammo un piano di intelligence culturale atto a girare al bene quelle attività perverse che a via Bissolati 20, il factotum dell’aitante Bigotti, metteva in atto. Decidemmo che era nostro dovere far finta di assecondarlo, tenendolo così sotto controllo stretto e preparare la schienata concettuale (così accadde) impedendo ogni ulteriore attività illecita a danno della famiglia Ablyazov-Shalabayeva e soprattuto contro gli interessi del nostro Paese. Ovviamente informando della decisione di svolgere tale attività “sussidiaria” l’autorità costituita scegliendo un generale dei CC, in servizio, con posizione di importante comando in un organismo di coordinamento delle nostre Forze dell’ordine ma volutamente estraneo agli ambienti dell’intelligence per evitare sovrapposizioni o conflitti con ambienti che chiamerò per semplicità deviati o agli ordini di interessi terzi. Il generale era persona per bene, di nostra fiducia,e come tale si è sempre comportato nella vicenda fino a quando non ha lascito il servizio per limiti di età. Pronto a raccontare nei dettagli tutti i passaggi logici, ideativi, esecutivi di quanto in questo momento torno ad affermare essere stato fatto nell’assoluto interesse della nazione e del dialogo culturale tra l’Italia e il Kazakhstan. Si chiama attività sussidiaria alle istituzioni dello Stato repubblicano e i cittadini hanno diritto/dovere, ricorrendone le condizioni di legge, di attuarla. Così nasce il Progetto Energie Superiori che con tanta maestria è stato realizzato fino al momento in cui il verme torinese non ha deciso di sabotarlo e così facendo ricominciare ad essere libero di danneggiare la Repubblica Italiana e la sua gente.

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Di questo stiamo scrivendo da mesi e di niente altro.  Se poi altri vogliono credere ai racconti dello stinco di santo, facciano pure. Ma che si sappia che ormai, per fermare Leo Rugens e chi ha memoria degli avvenimenti, si dovrà sfoderare un coraggio che ad oggi il servo di Kassen e i suoi prezzolati ipotetici mercenari, non ci sembrano avere. Comunque, se tale animo fosse trovato, siete ormai moltissimi a sapere come è andata. Compreso conoscereste il movente dell’eventuale comportamento attuato per tapparmi la bocca.

E, come si sa, in criminologia e nell’investigazione, l’individuazione del movente è tutto.

O quasi.

Oreste Grani/Leo Rugens

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