La sfida è delle più difficili: proverò a scalare gli indici dei motori di ricerca parlando del Ponte sullo Stretto e di Matacena

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Vediamo se riesco a lasciare nel web uno di quei post che stanno dando notorietà per credibilità, tra gli addetti ai lavori, a Leo Rugens.

Spero di riuscire a scrivere uno di quei post (saranno più di uno) che si piazzano nella rete partendo in sordina e poi viceversa, quesito dopo quesito, curiosità dopo curiosità, coincidenza dopo coincidenza, scalano – senza resistenza – le classifiche e che ce li ritroviamo genuinamente ai primi posti nelle pagine dei motori di ricerca più significativi. È già accaduto più volte come effetto di racconti veritieri che non lasciano speranza ai protagonisti delle mie storie autobiografiche. Così è stato per Claudia Gioia, Carmelo Sparacino detto Manuel, Massiliano Miletti, Aurelio Voarino, Mario Traverso, Edmondo Monda, o argomenti delicati come si entri nei “servizi segreti” o quanto si guadagni in tali strutture.

Non si è graziati dalle regole “sagge” di Google, luogo intelligente telematico che non si presta a nessuna sollecitazione se non a quelle che la Magistratura dovesse ritenere  opportuno muovere a difesa dei personaggi eventualmente danneggiati dalle mie fantasie e calunnie. Fino ad oggi difficile farsela con Leo Rugens se decide di raccontare una storia. Difficile perché il particolare/indizio da cui parte la narrazione è sempre autobiografico e autentico. Per capirsi, quando comincio a raccontare anche cose (come oggi farò) che possono sembrare lontane dalle mie esperienze personali, state sicuri che ad un certo punto emerge che io quello o quella l’ho conosciuti realmente. Quanto ho affermato fino ad oggi in questo marginale e ininfluente blog e affermerò nei post futuri, o sono giochi provocatori messi in bocca a Valentina Nappi e a Tera Patrick ma anche l’ultimo degli scemi lo capirebbe, oppure il post ha sempre la caratteristica di basarsi su una esperienza personale che mi aiuta a capire di cosa si tratta, come sono fatti i protagonisti delle vicende, chi mente e perché. Parto da una cellula epidermica e frattalicamente ricostruisco il tessuto connettivo. Così penso di me e questo, mi dispiace, non è un reato. Eventualmente, è un eccesso di autostima.

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La vicenda di cui oggi voglio parlarvi, ad esempio, comincia a Dubai (luogo dove non sono mai stato ma conosco persone che ci sono state) e ha personaggi quali gli esponenti delle famiglie siciliane quali i Franza-Mondello, Morace, La Cava, Genovese e, dulcis in fundo, i Matacena.

La narrazione (preparatevi) è complessa e richiederà più post dedicati. A cerchi concentrici, direi in altra sede, per farmi capire dai miei interlocutori quasi sempre infastiditi dalla mia lentezza iniziale.

Poi, come spesso mi è capitato, affascinati dalla mia memoria d’acciaio e dalla mia concretezza. E, diciamolo, anche dal mio non amarmi piegare a logiche mercantili e stracciaculo. Che si tratti di ricordare alla rete chi ha fatto uccidere il generale Licio Giorgeri, un rimborso spese o che in gioco ci sia il business intorno al Ponte sullo Stretto.

Perché di questo si tratta questa volta ambiziosamente: penso che Matteo Renzi (o chi per lui) non abbia mai facilitato, come sarebbe stato doveroso fare, l’estradizione di Amedeo Gennaro Matacena per motivi inconfessabili ma riconducibili, con un po’ di sforzo investigativo, alla pappata delle pappate, cioè il Ponte sullo Stretto. Mi limiterò solo, per darecla dimensione degli affari che ruotano intorno a quel tratto di mare mitologico, a sostenere che nelle casse di una società che si chiama “Sns” cioè Società Navigazione Siciliana, in nove anni sono entrati 560 milioni di euro di contributi, 50 milioni di sgravi fiscali e 300 milioni di incassi da vendite dirette per i biglietti relativi all’andare e al venire delle genti da Messina a Reggio Calabria e viceversa. Fiumi di denaro che corrispondono a rapporti con le banche locali che usufruiscono di tale liquidità e rendono concreti altri affidamenti per svolgere altre attività speculative. Con o senza il Ponte, tra Scilla e Cariddi si gioca, dalla lunga estate del ’43, la partita della legalità in questo nostro già tanto martoriato Paese. Non a caso si deve stare molto accorti a chi si fa sedurre dalla costruzione del Ponte come la panacea di tutti i mali del Sud: o sono cretini o legati rizomicamente e politicamente alla criminalità organizzata più forte del mondo. Criminalità che nessuno al Mondo  dovrebbe avere la spudoratezza di far credere ai cittadini che non sono gli ‘ndranghetisti e i massoni a dare ordini su come quando, dove, con chi si devono avviare i lavori. Chiediamo a Nicola Gratteri e sentiamo cosa dice. O, se credete nella evocazione dei morti, chiamato Romano Prodi, a Falcone e Borsellino. Ma veramente vogliamo continuare a sopportare tutto questo? Chiunque vorrà costruire il ponte dovrà farlo in accordo con le mafie. Punto.

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Stiamo parlando di manovre complesse che potrebbero appartenere al Grande Gioco degli Ombrelli (tre!) che se rimangono aperti consentono di far sembrare l’Italia un Paese avulso dalle incursioni terroristiche o meglio ben difeso dai suoi difensori istituzionali. Uno dei tre ombrelli si dice che lo impugni e lo apra la criminalità organizzata ed in particolare la ‘Ndrangheta. A pagamento. Quale sia la moneta di scambio è difficile dirlo. Ma io ci proverò. Certamente mi interesserò nuovamente e con maggior slancio e motivazione della vicenda oscura del Matacena latitante (vicenda grave quasi come l’altra della fuga favorita di Cesare Battisti verso il Brasile) lasciato a Dubai dall’incuria governativa e a cui di fatto, spartendoselo con altri, l’Italia promette in futuro business intorno ai pedaggi per il passaggio sul Ponte. Vedrete che – poverini – i tanti Franza e i Matacena in qualche modo per la perdita dei loro affari via mare, dovranno essere risarciti. Via Ponte. Come retro terra informativo leggetevi intanto il pezzo uscito il 22 aprile 2016 sul Il Fatto Quotidiano. La lettura vi aiuterà ad avvicinarvi alle farneticazioni di Leo Rugens che anche questa volta, come le altre, è pronto, se la magistratura glielo ordina, a rimuovere le sue affermazioni calunniose. Se glielo ordina la Magistratura e non un qualunque cazzo d’acqua.

Oreste Grani/Leo Rugens che pensa che l’atto politico metaforico più significativo degli ultimi 20 anni sia stata la traversata a nuoto di Giuseppe Grillo da Genova. Come la vicenda del Ponte sullo Stretto dimostrerà.

Fine della prima puntata.


Matacena a Dubai: l’Italia lo lascia là e gli regala lo Stretto

Pubblicato: 23 Aprile 2016

di Lucio Musolino

I padroni del mare e dei contributi statali per le società di navigazione che collegano la Sicilia con il resto dell’Italia. Il tutto in mano a famiglie che, in un modo o nell’altro, hanno avuto problemi giudiziari.
È questo il sospetto del deputato del Pd Davide Mattiello che, al ministro dei Trasporti Graziano Delrio e al ministero dello Sviluppo economico, ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla vendita dell’ex Siremar da parte della “Compagnia delle Isole Spa”, presieduta dall’armatore Salvatore Lauro e di cui è azionista la Regione Siciliana attraverso la società “Mediterranea holding”.

IL RAMO D’AZIENDA (l’ex Siremar) è stato acquisito il 12 aprile scorso dalla “Sns”, la Società di navigazione siciliana Spa che fa capo alle famiglie Franza, Morace, Matacena, La Cava e Genovese. Ed è proprio su questo che Mattiello si pone alcune domande circa l’opportunità di un’operazione che era stata tentata nel 2011 con una fideiussione della Regione Siciliana di circa 30 milioni di euro. Operazione che, però, fu bloccata dal Tar del Lazio e dal Consiglio di Stato che considerarono quella fideiussione al pari di un aiuto di Stato.
Passano cinque anni e il progetto si concretizza facendo “entrare – scrive il deputato Mattiello – nelle casse di Sns, in 9 anni, circa 560 milioni di contributi, 50 milioni di sgravi fiscali e 300 milioni di incassi da vendite dirette”.
Nella sua interrogazione, il parlamentare del Pd ricorda che nei confronti dell’ex deputato Francantonio Genovese (fino a poco tempo fa anche lui del Partito democratico, poi passato a Forza Italia) “la Procura di Messina ha ipotizzato i reati di concussione e riciclaggio”, che il signor Vittorio Romano (proprietario della Ustica Line e socio della Sns) “è stato recentemente rinviato a giudizio dall’autorità giudiziaria di Trapani per interruzione del pubblico servizio”.
“Le società riconducibili ai Franza – scrive sempre Mattiello – hanno subito nel passato diverse condanne da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato”.
Oltre al rischio che si venga a creare di fatto una situazione di monopolio dei trasporti in Sicilia in capo alla “Sns” finanziata “interamente con ingenti fondi pubblici”, per il deputato del Pd un punto fondamentale è la presenza nella “Società navigazione siciliana” di alcuni parenti dell’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, latitante a Dubai dal 2013 per sfuggire a una sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

A QUESTO PUNTO, però, le domande del deputato Mattiello sulla vendita della “Siremar” lasciano spazio all’ipocrisia istituzionale di un governo che grida allo scandalo per un ex deputato che la Procura di Reggio Calabria e il sostituto della Dda Giuseppe Lombardo vorrebbero vedere in carcere e che, invece, trascorre le sue giornate tra i grattacieli emiratini.
Dopo un lungo iter burocratico, infatti, la pratica per l’estradizione di Amedeo Matacena è stata bloccata dal Consiglio dei ministri che il 3 marzo ha rimandato indietro la ratifica del trattato che dovrebbe consentire all’Italia di farsi consegnare il politico dagli Emirati Arabi. Su quel trattato mancava solo la firma del premier Matteo Renzi ma per imprecisate questioni tecniche quella firma non c’è stata.
Il deputato Mattiello aspetta la risposta del ministero per lo Sviluppo economico che, dopo le dimissioni della Guidi, fa capo allo stesso Renzi il quale, oltre chiarire i dubbi sull’acquisizione della Siremar, potrebbe spiegare quali sono le insormontabili “questioni tecniche” che hanno salvato, per l’ennesima volta, Matacena.

IL FATTO QUOTIDIANO del 22 APRILE 2016

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