I rizomi che uniscono Giuseppe Mazzini a Richard Coudenhove-Kalergi

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Un lettore che se non ci fosse, lo si dovrebbe inventare (ed invece, sia pur pazzarello, esiste) mi chiede di approfondire la figura di Richard Coudenhove-Kalergi a cui ho più volte accennato in questo blog. Vediamo di accontentarlo, sempre consapevole dei miei limiti, tipici di un’autodidatta profano in una materia tanto complessa come è quella evocata dal lettore.

Prima però di riparlarvi di Coudenhove-Kalergi e della sua Paneuropa, matrice di tutti i guai attuali in Italia e in Europa, non si può non andarsene lontano, fino a Giuseppe Mazzini e il suo pensiero profetico.

Stimolata dalla domanda del lettore anche la mia mente, sia pur vecchia e stanca, vaga. Labirinti e dedali quantistici mi obbligano a percorsi tortuosi.

E alla fine trovo il rizoma semantico.

Quando sento citare il nome di “Medici senza frontiere”, ad esempio (e di questi tempi mi capita spesso) certamente penso alla meritevole organizzazione capace come poche di battersi per alleviare i dolori che uomini crudeli e folli infliggono ad altri uomini. Penso a loro ma anche ad un altro modo in cui la parola “medici” staziona nella mia mente.

Penso ad un omaggio che Ernesto Buonaiuti ebbe a dedicare, in un momento tragico (era il 1944) per l’umanità, uno dei tanti, alla figura di Giuseppe Mazzini.

Lo riporto e lo condivido sapendo che in pochi vi appassionate a Mazzini, esule nel suo paese, come tutti quelli che si trovano già verso l’ignoto, verso il futuro.

Diceva Buonaiuti:

Mai come oggi l’umanità dolorante e piagata ha bisogno di medici. Ma di medici veri e propri. Ci intendiamo.

E aggiungeva:

È un secolo che Giuseppe Mazzini scriveva queste chiaroveggenti e stimolanti parole: “Vedo un immenso vuoto in Europa, vuoto di credenze comuni, di fede e quindi di iniziative, di culto, di dovere, di solenni principi morali, di vaste idee, di potenti azioni, a pro’ delle classi che più producono e non di meno sono più misere. E pensai che l’Italia, risuscitando a salvar l’Europa, avrebbe fin dai primi palpiti della nuova via detto a se stessa e agli altri: – io riempirò quel vuoto. Poco m’importa che l’Italia, in un territorio di tante miglia quadrate, mangi il suo frumento o i suoi cavoli a miglior mercato; poco mi importa di Roma, se da essa non deve venire una grande iniziativa europea. Quel che mi importa è che l’Italia sia grande e buona, morale e virtuosa e che abbia a compiere una missione nel mondo”. Il non averlo ascoltato è il nostro peccato di oltracotanza. Lo stiamo espiando.

Questo il pensiero di Buonaiuti dedicato al gigante ligure.

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Senza capire la visione che mosse la Giovane Europa si rischia di fraintendere tutto del pensiero di Coudenhove-Kalergie e del suo superficialmente essere stato mazziniano. Lo avevano iniziato alla massoneria e quindi si sentiva figlio di Mazzini e del essere stato, il ligure, un Gran Maestro. Ma come si sa, ci sono maestri e maestri. Anche cattivi maestri come Richard Coudenhove-Kalergi divenne nel tempo. Con oggi ci fermiamo accontentandoci (si fa per dire) della riflessione di Ernesto Buonaiuti su Mazzini, Maestro di tutti i Maestri, in attesa di un riscontro da parte del lettore che compare e che scompare, a suo piacimento, trattandomi quasi fossi un juke-box. Senza neanche mettermi dentro una monetina. Che so, un barattolo di pesto in omaggio blasfemo alla patria ligure di Mazzini, ispiratore di Kalergi.

Oreste Grani/Leo Rugens regionalmente e gastronomicamente interessato.

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