Sono Valentina. Ogni promessa è debito: vi scrivo in amicizia sperando di fare cosa gradita

valentina-crepax

Sono Valentina, con preghiera di non sovrappormi, per nessun motivo, con l’altra Valentina (Nappi) da voi usata biecamente per farle dire cose che non avrebbe mai saputo dire. Non è un problema solo di intelligenza o di cultura ma per altri motivi riconducibili  alla particolare attività porno-grafica. La Nappi ha sempre qualcosa d’altro da fare che parlare o scrivere. Quando lo ha fatto, in passato, complice Micro-Mega (dal piccolo al grande o grandissimo a secondo dei gusti), era solo interessata a sfondare in ambienti che difficilmente avrebbe potuto raggiungere. Marketing marchettaro e basta. Anch’io spesso sono impegnata perché alla mia età la voglia e tanta ma lo faccio sempre prima o dopo aver letto qualcosa.

Quello che leggo (da qualche tempo mi è presa così), con pseudonimi diversi, lo giro a blog che mi appaiono indipendenti e disponibili a farsi contaminare dalle cose che possono piacere a una come me. Sesso spinto ben descritto e ragionamenti politici che mi appaiono, a volte, ancora più intriganti e contorti delle mie orge. Quelle sognate e quelle vissute da sveglia. Oggi in soccorso a quelli che non capiscono cosa stia accadendo e per confortarli del fatto che molto era stato previsto anni addietro, vi indirizzo un brano comparso sul blog “Libre” il 24 febbraio 2012.

Ho scelto questo post perché ho capito che quelle giornate (febbraio 2012) sono state per voi cruciali rispetto alla vostra vita professionale e come, lasciatemi passare il termine, cittadini impegnati. Mentre non ho capito ancora bene cosa voi faceste, qualcuno scriveva cose come quella che oggi vi ho indirizzato.

Ricordare è necessario se un giorno lontano si dovessero poter fare i conti. Anche con Mario Draghi.

Vediamo se con questo gesto disinteressato possiamo diventare amici.

Valentina, unica e autentica. Come dite voi.

Siamo in recessione, Draghi: scordatevi la pace del welfare

L’Europa scivola verso la recessione, e Mario Draghi è contento: vede «buoni segnali», beato lui. E’ impazzito? Tutt’altro: si limita a constatare che l’inaudito piano di sequestro della sovranità nazionale dei paesi europei a beneficio delle potentissime lobby finanziarie di Bruxelles procede a tappe forzate. Prima mossa: dare ossigeno alle banche ma non alle aziende, per indebolire l’Europa del Sud. Seconda: impedire agli Stati, attraverso il “Fiscal Compact”, di spendere a deficit per i propri cittadini, rilanciando l’occupazione. Obiettivo finale, testualmente: «Riforme strutturali per liberalizzare il settore dei beni e dei servizi e rendere il mercato del lavoro più flessibile». L’unica soluzione parrebbe dunque la privatizzazione dei beni comuni: quelli che gli italiani hanno tentato di difendere coi referendum del giugno scorso.

Il declassamento dello Stato, secondo l’uomo che la Germania ha voluto alla guida della Bce, darebbe più «equità» al sistema, aprendo spazi meno Mario Draghiprecari ai giovani attualmente privi di garanzie: per Draghi, la causa della disoccupazione non è la crisi mondiale della crescita, ma l’eccesso di tranquillità di chi invece il posto fisso ce l’ha (e se lo tiene stretto). Tutto da rifare: «Il modello sociale europeo è oggi superato», dice il super-banchiere di Francoforte. In una intervista al “Wall Street Journal”, l’ex dirigente strategico della Goldman Sachs getta alle ortiche oltre mezzo secolo di pax europea, cresciuta al riparo del miglior sistema mondiale di welfare. La pace è finita, è come se annunciasse Draghi: d’ora in poi, ciascuno dovrà lottare duramente per sopravvivere, perché gli Stati – in via di smantellamento, neutralizzati con l’adozione della moneta unica da prendere in prestito a caro prezzo dalla Bce – non potranno più garantire protezioni sociali: attraverso il “Fiscal Compact”, i bilanci saranno prima validati a Bruxelles e, dal 2013 in poi, nessuno Stato potrà più investire un euro per i propri cittadini, al di là della copertura del gettito fiscale.

La super-banca privata che governa l’Europa a nome dei poteri forti planetari insieme alla Commissione Europea, altro organismo non affidato a dirigenti democraticamente eletti, vede insomma uno scenario quasi roseo – non per i popoli europei, naturalmente, ma per l’élite finanziaria mondiale. Se infatti il famoso 1% di privilegiati potrà ricavare ottimi affari dalla sostanziale spoliazione del patrimonio pubblico di Stati palesemente ricattati col debito e privati di moneta autonoma per risalire la china, il 99% crisidella popolazione vedrà drasticamente ridotto il proprio tenore di vita, come sembrano confermare gli stessi dati appena forniti da Bruxelles: nel corso del 2012, scrive Matteo Cavallito sul “Fatto Quotidiano”, il Pil italiano si contrarrà dell’1,3%, realizzando il terzo peggior risultato dell’Ue dopo gli inarrivabili -3,3 del Portogallo e -4,4 della Grecia.

La ricchezza prodotta nell’Eurozona si ridurrà dello 0,3% rispetto all’anno scorso, mentre l’Ue nel suo complesso andrà incontro alla piena stagnazione centrando un perfetto 0,0%. In sintesi, ben 9 paesi subiranno una crescita negativa, la Repubblica Ceca sarà in stagnazione e a crescere saranno 17 Stati membri, tra cui la Polonia e i piccoli paesi baltici come Lituania e Lettonia. Calerà l’inflazione, e in Grecia l’effetto recessivo sarà talmente forte da produrre un calo dei prezzi. Nonostante si siano osservati alcuni miglioramenti in fatto di “stabilizzazione” del settore finanziario, spiega la Commissione con un implicito riferimento alla maxi-iniezione di liquidità con cui la Bce ha sostenuto (e continuerà a sostenere) il settore bancario, gli spread si mantengono su livelli alti. Altra cattiva notizia, ancora peggiore: le condizioni di accesso al credito per il settore privato si sono ristrette.

Anche se la Commissione non lo dice, spiega Cavallito, per ridurre la tensione sui mercati – ben rappresentata dall’esplosione dei differenziali di rendimento tra i titoli sovrani dei Paesi più solidi (la Germania) e di quelli più a rischio (tra cui Italia e Spagna) – la Bce ha sbloccato la sua liquidità offrendo agli istituti di credito circa mezzo trilione di euro di prestiti all’1%. «L’obiettivo, ovviamente, era di indurre le banche a investire nei titoli di Stato delle grandi economie in crisi, sfruttandone rendimenti medi attorno al 5-6%. Un affare molto conveniente, che infatti si è materializzato». Solo che, di fronte a questa opportunità, «l’erogazione di prestiti ai privati e Mario Montiquindi all’economia reale si è ridotta ulteriormente, perché giudicata meno conveniente e in definitiva decisamente più rischiosa». Ecco dunque l’effetto collaterale: «Si riduce la tensione sulla finanza pubblica, si favorisce la recessione».

Lo schema, aggiunge Cavallito, non funziona solo sul fronte dei prestiti: «Per contenere il proprio debito, infatti, i Paesi della periferia hanno dovuto aumentare la pressione fiscale, ma così facendo hanno ridotto il reddito disponibile dei cittadini e con esso la loro capacità di consumo». Fenomeno evidente dall’Italia in giù: in Grecia, il Pil 2011 si è contratto del 6,8% contro il -1,5% del Portogallo. E’ la spirale del rigore, predicata da Mario Monti e denunciata da un premio Nobel come Paul Krugman: sarà un suicidio garantito, una “cura” che avrà l’unico effetto di stroncare il malato. L’intervista di Mario Draghi non lascia nessuna speranza: per il presidente della Bce, gli Stati dovranno consolidare le proprie finanze «puntando sulla riduzione della spesa pubblica», come se le amministrazioni pubbliche fossero aziende private, giustamenteLa rivolta popolare ad Atenepreoccupate dai passivi di bilancio, e non erogatori insostituibili di servizi essenziali, orientati da una “ragione sociale” che non è il profitto ma il benessere.

Un’epoca è finita per sempre, sembra dire Draghi: tanto vale prepararsi al peggio, come dimostra il dramma di Atene, che rende addirittura surreali i toni dell’intervista al “Wall Street Journal”: «Sono rimasto sorpreso dal fatto che non ci sia stata euforia dopo l’approvazione del piano di salvataggio per la Grecia», dichiara l’ex governatore di Bankitalia: «Ciò significa probabilmente che i mercati vogliono vedere le misure applicate». A proposito di euforia: quella del popolo greco l’ha misurata direttamente la polizia antisommossa di Atene. I greci sono inferociti, e Draghi si preoccupa, naturalmente a modo suo: «Il rischio è la mancata attuazione degli impegni assunti dal governo di Atene», anche se resta la “fiducia” nel fatto che «i programmi saranno adottati sia dalla Grecia che dagli altri paesi rischio», come il Portogallo e l’Irlanda. Poi – sottinteso – potrebbe toccare a noi.

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