A Roma, amica sindaco, sfumatura alta (per l’elmetto) e baionetta in canna. Ora o mai più

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Il 29 marzo 2016 intitolammo un post “Virginia Raggi contro Francesco Gaetano Caltagirone: ad armi pari, non sarà un match“. È andata così ma il concetto di “armi pari” andrebbe rivisto e corretto, soprattutto per quel che si è visto  dopo lo scrutinio elettorale.

È in corso infatti la resa dei conti per lesa maestà perché, come si vede quotidianamente, a differenza dei troppo per bene e onesti cittadini autorganizzatisi nel M5S (in disaccordo e un po’ in lite tra loro come in ogni normale “famiglia”), gli sgherri mediatici ed investigativi di Francesco Gaetano Caltagirone sono – full time – all’opera perché in sostanza nulla cambi nella gestione della Capitale che da decenni è gestita da varie giunte (quelle si insediavano con estrema facilità!) secondo i suoi desiderata e proteggendo i suoi interessi.

Andava sempre tutto liscio (o quasi) come l’olio perché gattopardescamente nulla cambiasse.

Qui, dopo la vittoria a 5 Stelle, si trattava di rivoluzionare il metodo Caltagirone e affini. E ovviamente non è andata liscia. Ora sarà dura, durissima senza intelligence preventiva che sia stata capace di organizzare la difesa della “speranza” dei 770.000 e di altri milioni di Italiani.

Facciamo, uno tra i tanti possibili, l’esempio dell’ATAC. Perché l’orrore di come avevano pre-parato la liquidazione del trasporto pubblico, ora verrà in superficie e anche la gestione/risanamento della municipalizzata diverrà un tormentone denigratorio.

Per anni (moltissimi) nessuno ha organizzato in ATAC uno “stargate” (un lasso di tempo utile per andare nel futuro a vedere di che morte sarebbero morte la maggior parte delle vetture) apertura verso il futuro (tenete conto che nessuna vettura potrebbe circolare dopo  dieci anni di attività o con le gomme come oggi vengono lasciate andare in giro) che consentisse l’elemento basilare di ogni corretta gestione di un parco vetture o di qualunque altra tecnologia: la manutenzione preventiva e straordinaria e la complicità strategica del personale viaggiante opportunamente motivato.

Lo dico dopo, a disastro avvenuto (parlo dell’esordio da far dimenticare), perché ora lo si può dire ad un gruppo umano a 5 stelle che con troppa facilità (e una sfumatura di presunzione) ha pensato di avvicinarsi alla gestione del successo (perché nessuno al mondo poteva ragionevolmente prevedere una vittoria di giacchettino e del pidietto) senza preparare quello che nel mondo anglosassone si chiama “Governo ombra” della Capitale che andava insediato, testato, fatto trasparire (ben protetto da una Wiki-Intelligence ubiqua e partecipata) almeno tre mesi prima della vittoria.

I nomi degli assessori dovevano essere “testati” alla prova di una semi notorietà e di una sostanziale fedeltà ai valori del MoVimento.

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Ci trovavamo di fronte ad una situazione “cazzutissima” e come tale doveva essere trattata. Si doveva ad esempio, con meno spontaneismo, organizzare il dopo, facendo passare parola nelle maggiori municipalizzate che si volevano le indicazioni per le soluzioni dei grovigli putrescenti organizzati dai sabotatori ingaggiati nella dirigenza per spianare la strada alla privatizzazione, dalla base dei lavoratori e di quei pochi/tanti dirigenti onesti rimasti.  Prima della vittoria informando, lo ripeto, “prima della vittoria”, la cittadinanza che ad esempio una situazione insostenibile dei mezzi Atac avrebbe richiesto immensi sacrifici agli utenti, alleati con il personale, perché centinaia di vetture secondo un piano organico si sarebbero dovute fermare (riducendo addirittura le linee e chiedendo ai cittadini di prepararsi a fare qualche centinaio di metri in più per raggiungere i “numeri” sopravvissuti o le metro super affollate). Il tutto come se ci fosse una tormenta di neve in essere per un mese o un alluvione o dei feroci bombardamenti in essere. Parlo quindi di vere emergenze da lacrime e sangue. Perché di questo si tratta e si tratterà se non dovessero addirittura far cadere la Giunta a causa della situazione debitoria ereditata.

Vedremo ora che scatterà l’attacco ulteriore motivandolo con la condizione di insolvenza del Comune come si potrà reggere senza definitivi sbandamenti.    

E di tutto questo (e di altro) in campagna elettorale, si dovevano avvertire i cittadini.

Bisogna va descrivere lo scenario prevedibile e denunciarne implicitamente i narratori.

Per alcuni di loro sarebbe stato opportuno organizzare “misure attive” all’altezza della posta in gioco.

Che è la Libertà e la salvezza della Repubblica democratica.

Cioè, cosa non da poco.

Dato per scontato che si sarebbe vinto “a mani basse”,  molto dello sforzo doveva essere indirizzato – nei 100 giorni precedenti – a preparare un piano mirato ad ottenere alti livelli di informazione e consapevolezza individuale dei romani creando così i presupposti di una condizione di sicurezza: il non sapere cosa e come sarebbe successo quanto sta succedendo genera parte dello sconcerto in essere. Ce la si farà ma non dovevamo ridurci in queste condizioni di difficoltà estrema. Doveva essere una vera prova generale e non uno scivolamento sul terreno minato predisposto da Francesco Gaetano Caltagirone e dalle donne e gli uomini dei Circoli Sportivi.

Si chiamano terreni minati perché prima qualcuno predispone/interra le mine; mine che, prima ancora, qualcuno acquista dopo che qualcuno le ha confezionate.

Amori miei pentastellati, siete andati a farvi dilaniare gli arti senza un reparto capace di sorvegliare, preventivamente, le attività degli interratori di mine e senza individuare quelli che si chiamano, per avanzare in campo avverso, sentieri non battuti. Percorsi sicuri, che si individuano con l’esperienza delle guide locali e con tanta capacità di fare ricognizione.

Mi dispiace usare riferimenti “bellici” e usare termini evocativi situazioni militari ma questo è stato l’errore grave: non dovevate pensare che non stavate andando in guerra.

E in guerra, o si è capaci di uccidere o si viene uccisi. Mi dispiace scrivere in questi termini ma questo era e questo è. L’esordio è stato una Dunkerque ma non è la fine della guerra! Lacrime e sangue, intelligence, decrittazione dei messaggi sfornati quotidianamente dalla machina Enigma (per continuare a usare metafore e analogie) è la formula del possibile contrattacco. Ed infine irruzione in campo di forze fresche e di alleati determinati a non far prevalere i “mostri”. Nazisti all’ora, nazisti oggi. Perché di questo si tratta. Vi sta attaccando “brutta gente” che più brutta non potrebbe essere. Vi sta attaccando gente dal cuore e dalla mente “nera”. Non conoscendoli (siete gente avulsa da questa poltiglia avida, vanesia, elitaria e sanguinaria) e non avendoli investigati preventivamente non potevate mai sapere quanto e come vi odiavano (e vi odiano) e a cosa erano (e sono) disposti pur di non farvi prevalere. Non è uno scontro da affrontare da gentiluomini e gentildonne pentastellati. Anche, ma non solo.

Oreste Grani/Leo Rugens

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