Chi fece fuggire Antonio Negri che da ieri non percepisce più denaro della Repubblica? E fino a ieri, il conto chi lo paga?

Antonio Negri detto

In questo blog ho affermato, più volte e senza mai essere smentito, che, in accordo con le istituzioni preposte alla sicurezza dello Stato (in quel caso l’ufficio di riferimento ministeriale era composto da Umberto Improta, Domenico Spinella – prioritariamente – Calogero Profeta ed altri dirigenti e funzionari) ideai, organizzai e gestii, per mesi, una rete di attenzione strettissima del “cattivo maestro” Antonio Negri dopo che aveva riavuto anticipatamente la libertà in quanto eletto al Parlamento nelle liste del Partito Radicale di Marco Pannella, Emma Bonino, Roberto Cicciomessere e, ultimo ma non ultimo, Francesco Rutelli.

Pensai, da prima della scarcerazione, che sarebbe stato opportuno, vista la rete complessa di simpatie e complicità che in quegli anni quei tipi di “cattivi maestri” si erano riusciti ad organizzare, mettere a punto un super piano, a cerchi concentrici, non solo per seguirne culturalmente e politicamente le mosse ma per impedire che fuggisse, nell’eventualità di una autorizzazione all’arresto da parte del Parlamento. E quello feci.

Negri, viceversa, fu fatto scappare, togliendomelo letteralmente dalle mani, per ordini superiori, come ebbe a dirmi l’onesto Spinella, a poche ore dal finta fuga che gli avevo preparato perché, invece fosse fermato/arrestato lungo il percorso/inganno che avevo preparato. Dicevo che Negri fu fatto fuggire viceversa da chi oggi vorrei vedere restituire alle casse dello Stato quanto il professore ha percepito indebitamente da quel giorno disgraziato della fuga (quella vera), prevedibile, prevista e contrastabile. Perché, qualcuno, ve lo ricordo, fisicamente, Negri, in Francia, lo ha trasportato.

Il danno erariale (oltre a quello di verità e giustizia) comincia quel giorno. Se non mi avessero fermato (vi ricordo quante volte ho già detto che una Repubblica dove un terrorista B.R. – Lanfranco Pace – si ritrovava, durante il sequestro dell’on. Aldo Moro, a giocare a poker allo stesso tavolo con un ministro in carica – Claudio Signorile – non era certamente un luogo affidabile, dentro e fuori le istituzioni e gli organi preposti alla sicurezza dello Stato), oggi discuteremmo di altro. Ma come si dice, la Storia non si fa con i se. Ma con i ricordi sì, anche perché, Carlo Romeo (il radicale/autonomo/movimentista, giornalista all’epoca di Teleroma 56 ) da me scelto perché Negri credesse che una persona di sua fiducia lo portasse, in moto, in “salvo” per i primi chilometri dopo aver lasciato il Parlamento (Romeo e Negri si conoscevano da anni e si fidavano reciprocamente) è vivo e vegeto. Almeno così spero per lui. Così come sono vivi e vegeti quelli che organizzarono la fuga di Antonio Negri. E tutti, tranne il compianto Marco Pannella, percepiscono denaro dallo Stato per aver svolto attività politica durante la quale, tra l’altro, organizzarono proprio la fuga di Negri.

Io non dico che ogni volta si devono fare delle Norimberga ma almeno qualche confessione vogliamo consegnarla alla Storia?

Oreste Grani ancora incazzato per quel contrordine e per quelle vergognose protezioni.

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