Nel caso Ablyazov/Kassen e l’oscuro travet torinese Voarino, siamo alla resa dei conti?

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Giocare a scacchi (bene) è cosa per le persone di particolare intelligenza, a cui io non appartengo. Se pure dovessi averne una. Ma visto come mi sono fatto trattare da uno come Aurelio Voarino, dalla sua assistente russa e dal loro strumentale complice Paolo Pasi (a cui almeno in presenza di testimoni un carico di botte sono riuscito a dargli) dubito di essere corredato di una qualche intelligenza.

Certamente, non ho l’intelligenza da scacchista provetto mostrata dal marito della signora Shalabayeva, il kazako Ablyazov.

Intendendo quel tipo di capacità che lo ha portato a programmare le mosse successive al successo effimero di quei dilettanti che sperando di catturarlo quella sera a Casal Palocco, potendolo consegnare così al Presidente Nazarbayev, che avrebbe saputo cosa farne, si “accontentarono” di una puttana russa e della sua bambina.  Il “sacrificio della regina” lo definirono quelli che capirono subito chi avrebbe vinto la partita. Che Ablyazov fosse uno scacchista provetto e che non avrebbe mai tradito la moglie che amava, è quanto ebbi a dire a quel Aurelio Voarino che i pochi e ininfluenti lettori di questo marginale blog hanno imparato a conoscere come protagonista – non marginale – della vicenda kazaka che ancora – come continuiamo a sostenere – non va assolutamente considerata chiusa.

Ad esempio, prima o poi si dovrà sapere per che cosa entrasse, in questa spy story internazionale, un oscuro travet torinese, noto al sottobosco affaristico romano come il factotum di Ezio Bigotti, a sua volta vivace imprenditore di Pinerolo e da anni, per delle “soa” (peculiarità tecnico- amministrative in possesso di aziende e grazie alle quali si può partecipare o meno a gare dello Stato o indette da altri enti appaltanti) in guerra con i “francesi” di Siram/Veolia.

Sono mesi che mi faccio domande, alla Luigi Marzullo di un tempo, senza riuscire a darmi risposte, su perché, su Voarino e Kassen, responsabile della sicurezza dell’Ambasciata kazaka in quei giorni drammatici in cui fu ordito/comandato il sequestro e l’illegale espulsione della Shalabayeva (immaginate che razza di frittata sarebbe stata fatta, se Ablyazov non fosse stato quello scacchista che è?), non ci si pongano, almeno in chiave giornalistica, i dubbi investigativi opportuni relativi ad una vicenda così grave e oscura. Ma evidentemente, in questo nostro travagliato Paese, di oscuro, ci sono solo le trame ordite da Virginia Raggi e la sua assessora Muraro.

Vediamo.

Comunque, andiamo avanti, perché, come gli ingenui (e noi lo siamo) sanno, la Spes è l’ultima a morire.

Per cui, chissà, forse, grazie ad un aiuto provvidenziale (sono gli aiuti che sempre tutti si auspicano e che rarissimamente si sostanziano) potrei aver trovato la soluzione a quanto mi sta a cuore: vedere Voarino pagare il fio delle sue colpe. Che sono tante e di diversa natura. E non solo, a dare retta a quanto sta affiorando dalla palude melmosa della sua oscura e sleale esistenza, quanto fatto accadere nel Caso Shalabayeva/Salone del Libro di Torino/Energie Superiori.

Facendomi vecchio, malato e stanco come sono, a me, se dovesse essere punito per una colpa o un altra, alla fine, dovrebbe interessare poco.

L’importante, direte voi, che sia punito.

Se fosse una storia privata tra me e lui, potrebbe anche bastare. Anzi, a quanto capisco, vista la gravità dei comportamenti tenuti in altra sede e per altri scopi (o gli stessi?) e di imminente comprovazione, veramente mi potrei accontentare.

Ma, come spero abbiate capito, da queste parti, rarissimamamente, delle cose che interessano la nostra Comunità, facciamo questione privata.

Non faremo quindi, tantomeno questa volta, eccezioni per Aurelio Voarino, Paolo Pasi, e la misteriosa dama russa che li teneva in stretto contatto e che ci veniva a rassicurare sulla serietà degli intenti del mestatore ravennate (Pasi).

Un, due e tre … mi sembra che, a norma di legge, la situazione si aggravi.

I furbacchioni, al servizio dei servizi, o meno, ci devono solo dire, singolarmente presi o, ancora una volta di comune accordo, se quanto hanno fatto a danno del dialogo ormai intrapreso tra un’Italia migliore e un Kazakhstan possibile, lo hanno ordito loro tre o sotto filodirezione di qualcuno. Basta confessare e, da queste parti, ci calmiamo, servi di Verità e della Repubblica, quali sussidiariamente aspiriamo essere.

Oreste Grani/Leo Rugens.

P.S.

Come, si dice, a chiedere di confessare le proprie responsabilità/colpe non si può certo fare danno, avendo ammesso – subito – le mie che sono consistite prioritariamente nel aver sottovalutato i moventi (donne e denaro) dell’oscuro travet massocomunistanpoleoncollezionistajuventino Aurelio Voarino. Tra l’altro, torinese, come si dice, falso e cortese.

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