Aurelio Voarino e i criteri investigativi che sono stati usati per ricostruire i moventi delle sue azioni apparentemente senza senso

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Quando ci si vuole avvicinare a comprendere un crimine è opportuno – se non necessario – ricordare che il Crimine è leggibile in funzione di dieci elementi fondamentali che troviamo dosati, collegati, interattivi e combinati in modi, forme, tempi, motivazioni e modalità speciali, originali e specifiche a seconda della fattispecie che andiamo a investigare, dei suoi contesti e dei fattori oggettivi e soggettivi.

I dieci elementi sono:

1) La Combinazione Criminale ovvero l’Autore del Crimine/Produttore dell’evento

2) La Vittima

3) Il Bene aggredito

4) Il Protettore del Bene aggredito

5) Il danno causato al Bene aggredito/ Effetto aggressione

6) Il Percorso Critico per agire il crimine

7) I Mezzi utili all’attuazione del Percorso Critico

8) I Tempi utili all’attuazione del Percorso Critico

9) I Luoghi del Percorso Critico

10) I Percorsi generali e particolari del crimine

1) LA COMBINAZIONE CRIMINALE OVVERO L’AUTORE DEL CRIMINE/PRODUTTORE DELL’EVENTO.

Interessantissimo questo momento d’esordio del processo investigativo in quanto all’inizio non si è in possesso di tutti gli elementi per stabilire se il crimine sia stato commesso e perpetuato da una sola persona (tale Aurelio Voarino, ad esempio, di cui avete già sentito parlare in questo marginale e ininfluente blog) o da un insieme di persone (Voarino, più il misterioso funzionario d’ambasciata Kassen, con tale Paolo Pasi, sempre ad esempio, non disgiunti dalla russa assistente del nominato Voarino) con qualità e caratteristiche specifiche, peculiari e speciali: per questo motivo l’autore del crimine/produttore dell’evento è indicato come Combinazione Criminale.

Per farmi meglio capire: quando ci sia avvicina ad un caso come quello poi denominato “Shalabayeva/Ablyazov” è meglio definire genericamente chi si sospetta di aver agito in tale vicenda, CC, che non sta per “Carabinieri” (che poi – al momento opportuno – bisognerà chiamare) ma per Combinazione Criminale.

Vi piace come denominazione?

Nessuno vi aveva mai detto che così si chiama quel “qualcosa” che da mesi vi propongo come una generica narrazione (a volte vi può essere addirittura sembrata confusa e di difficile comprensione) di vicende che mi legano a quell’oscuro travet piemontese (Aurelio Voarino) e la sua funzione prima, durante e dopo il sequestro della signora Shalabayeva e di sua figlia Alma.

Senza dimenticare la “caccia” al marito della signora (lo scacchista Ablyazov) a cui si dilettava (si fa per dire) il nostro factotum specializzato  in sottobosco politico affaristico romano. E non solo di quello della Capitale.

Il primo elemento fondamentale del crimine è quindi rappresentato dalla “combinazione criminale” che può essere riconducibile ad uno o più dei soggetti i quali, ovviamente, possono anche coincidere in un’unica persona:

1) Esecutore

2) Ideatore

3) Committente

4) Intermediario

5) Complice  

Figura che si può a sua volta sotto indicare/classificare in Coautore, Fiancheggiatore, Palo, Basista, Sensore, Talpa.

I crimini (tutti) sono commessi, mi scuso per la semplificazione, da Undici tipologie di autori con moventi e caratteristiche diversi per categoria, per l’intrinsecità e per la struttura stessa del crimine.

Non sempre questi confini concettuali e strumentali sono fra loro perfettamente compartimentati. Anzi.

Gli Undici sono:

1) Grande criminalità organizzata

2) Mediocriminalità di soggetti aggregatisi attorno a un progetto criminale

3) Microcriminalità

4) Soggetti animati da fede politica e/o da ideologia terroristica o settaria

5) Soggetto aduso al crimine reso tale da fattori socioculturali

6) Soggetto non criminale che decide di compiere il crimine

7) Soggetto in stato di alterazione psichica

8) Gruppo di soggetti non criminali che si aggregano attorno a un progetto criminale

9) Soggetti criminali e non criminali che si aggregano attorno a un progetto criminale

10) Soggetto/Gruppo non criminale che commissiona il crimine

11) Gruppo criminale che commissiona/impone il crimine a un soggetto non criminale.

Come vedete, ce ne è per tutti i gusti e le combinazioni possibili.

All’inizio è difficile, in un caso come è quello che mi ha appassionato (l’arresto illegale della signora Shalabayeva e la successiva violenta espulsione della stessa e di sua figlia minore Alma al fine di consegnarle nelle mani dei persecutori/avversari politici di suo marito il dissidente kazako Ablyazov), capire se un tipo come Aurelio Voarino appartenga alla CC (Combinazione Criminale) uno, due, tre o undici.

Anche perché, tanto per facilitarvi la lettura di questa spy story (perché si questo si tratta), la Combinazione Criminale è anche caratterizzata da quella serie di varianti che si possono catalogare sotto la denominazione “Modello delle 7 Esse”.

E qui capite che l’affare si ingrossa e si complica perché, mentre ci si accosta ad un tale “shanghai”, non bisogna saltare nessuna delle S di Strategia, Struttura, Sistemi, Stile, Skills, Staff, Shared Values. Esse di cui un giorno troverò la forza (e la voglia) di parlarvi

Ma in che labirinto – a specchi – vi sta portando oggi il vostro amico Leo Rugens?

Per ora mi fermo qui o in pochi mi continuerete a leggere scoprendo che il metodo investigativo analitico a cui faccio riferimento e di cui ho cominciato a rilasciare i primi rudimenti, nella sua esecuzione, è un’attività quasi noiosa che – a volte – da sola non può bastare.

Questo accade quasi sempre nei casi estremamente complessi (e questo del groviglio dato dalle attività di un oscuro factotum del sottobosco romano, facilitatore di attività propedeutiche a guadagnare appalti per il proprio datore di lavoro, fargli aggiudicare gare, condizionare pubbliche amministrazioni che ritroviamo anche coinvolto in un “intrigo internazionale”, è oggettivamente un fatto complesso), quando occorre un metodo di approccio globale, quando occorre riunire e organizzare le diverse conoscenze per potere operare con efficacia, valutare, decidere ed agire con estrema precisione, quando occorre collegare tutti i dati a disposizione e tutti i risultati delle fasi analitiche operative.

Il metodo sistemico che comincio a descrivere (e che nei miei limiti intellettuali e di rincoglionimento senile ho usato per capire il comportamento di Aurelio Voarino) tiene conto delle interrelazioni, delle interazioni e delle correlazioni esistenti tra i diversi elementi del sistema di cui è formato il problema da risolvere con i suoi sottosistemi e componenti. Una cosa cazzutissima che tiene impegnato, da mesi, un vecchio signore malandato pronto a decidere che ad un verme, tra mille e mille altri vermi che strisciano in questo Paese ormai divenuto un brulicante verminaio/termitaio, si può anche perdonare un insieme di colpe gravi come quelle che si sono articolate, per sua assoluta e riconducibile responsabilità, intorno al Caso Shalabayeva/Ablyazov/Progetto Energie Superiori, alla condizione che il verme stesso (al secolo Voarino Aurelio), sua sponte, ripari ai danni inferti a persone per bene che per lui, su suo incarico, perché ne avessero vantaggio professionale lui e il suo datore di lavoro Ezio Bigotti, Console Onorario del Kazakhstan, hanno lavorato, per mesi, in modo ottimale.

E che, soprattutto, oltre al riparare i danni, rilasci ampia confessione dei motivi per cui, con altri complici, ha messo a punto il “sabotaggio” di cui i fatti l’accusano.

Ma serve “chiedere” in un mondo di vigliacchi, capaci solo di prendersela con donne platealmente indifese, dopo essersi appropriati di beni grazie alla costruzione artificiosa di documentazioni, di testimonianze, forse anche ingannando la figura dello Stato preposta a garantire la legittimità degli atti e corredando il tutto con minacce ricattatorie alla stessa vittima delle ingiustizie?

Il femminicidio può essere coniugato in mille modi, e questo di cui comincio a ragionare quale sottosistema del Caso Shalabayeva, è certamente uno!

Ma un vigliacco è un vigliacco. Inoltre difficilmente, preso dal panico, ha capacità di capire che ormai è in vicolo cieco.

E che all’imboccatura del vicolo c’è un esperto ma ancora terribile guardiano quale il vostro amico Leone Ruggente ancora si reputa.

Leo che aspetta, a piè fermo, che il nostro assoldi altri inutili mercenari o si consegni, in un lampo di saggezza, al giudizio della Storia.

Se sarà arrivata la mia di ora, lo vedremo, non dimenticando viceversa che fine abbia fatto, a pacchere e calci in culo, l’ amico e complice del Voarino, Paolo Pasi.

Oreste Grani/Leo Rugens

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