Ritengo opportuno che il parlamentare del M5S, Angelo Tofalo, si interessi del caso Voarino-Kassen-Shalabayeva-Ablyazov-Nazarbayev

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Oggi posto un lungo brano tratto dal volume elettronico “Shalabayeva Il caso non è chiuso”, scritto da Alberto Massari ed editato, in accordo con Gianroberto Casaleggio, nei mesi successivi ai gravissimi avvenimenti di cui l’autore si era appassionato: una vera spy story internazionale. Il brano ci riporta a quei momenti e contestualizza alcuni comportamenti su cui, questo ininfluente e marginale blog, continua, tenacemente, a chiedere che si faccia chiarezza.

Da oggi, in modo particolare, affidando al cittadino parlamentare Angelo Tofalo (e per motivi collaterali che solo successivamente saranno chiari anche alla fuoriclasse del Foro Romano Giulia Bongiorno) il compito (lui che è giovane e audace e lei che è competente e determinata come poche avvocatesse) di fare chiarezza su quello che riteniamo sia ancora un lato oscuro di quella vicenda: il perché un travet (tale Aurelio Voarino, factotum di un imprenditore piemontese spesso operativo a Roma, Ezio Bigotti, a sua volta nominato e lasciato essere – per anni – console onorario del Kazakstan senza apparente motivo alcuno), si interessasse, fuori da ogni suo compito professionale, di dare la caccia al super latitante kazako Mukhtar Ablyazov.

Il brano scelto così recita:

Cala il silenzio fino al 5 luglio quando l’ANSA lancia un comunicato in inglese: “Venerdì il premier italiano Enrico Letta ha ordinato un’inchiesta sulla deportazione della moglie e della figlia del noto dissidente kazako Mukhtar Ablyazov. Secondo una dichiarazione del suo ufficio, l’inchiesta ha lo scopo di rivelare ‘eventuali criticità’ sulla gestione del caso di Alma Shalabayeva e di sua figlia. Il mese scorso le due sono state condotte all’aeroporto di Ciampino di Roma e sistemate su un jet privato insieme ai diplomatici kazaki – il Primo Ministro, il Ministro degli Esteri e il Ministro della Giustizia hanno negato di essere a conoscenza dei fatti. La decisione di Letta nel rivederne la gestione è arrivata dopo che venerdì il deputato Alessandro Zan, membro del partito di opposizione SEL, ha chiesto al governo di «prendere tutte le misure possibili per garantire la sicurezza della Shalabayeva e di sua figlia» in Kazakistan, Paese che Human Right Watch ha criticato per il suo record di ‘deterioramento’ dei diritti umani. Secondo i familiari e gli associati in Italia, il mese scorso la polizia ha fatto irruzione in una casa di Roma alla ricerca di Ablyazov, il banchiere legato al caso di appropriazione indebita di miliardi di euro alla sua banca, la BTA. Ablyazov, che è stato latitante in Kazakistan dal 2009, non è stato trovato, ma gli agenti hanno arrestato la moglie e la figlia, accusate di risiedere illegalmente in Italia, cosa che i loro legali hanno negato. Ablyazov, aperto critico del presidente kazako Nursultan Nazarbayev, ha fondato l’ormai defunto partito Scelta Democratica del Kazakistan (DCK), un movimento politico di opposizione che ha lottato per rompere la concentrazione di potere nell’esecutivo, per avere una magistratura indipendente, e un legislatura forte. In Italia SEL ha anche chiesto spiegazioni ad Angelino Alfano, il Ministro degli Interni e vice premier che è anche il segretario del partito di centro destra, Il Popolo della Libertà, del tre volte premier Silvio Berlusconi. Le critiche fatte hanno sottolineato che durante il suo mandato da Primo Ministro, Berlusconi abbia contribuito a rafforzare legami commerciali lucrativi tra l’Italia e il Kazakistan ricco di petrolio”.
E da qui la stampa italiana, il particolare “La Stampa” di Torino, che lo stesso giorno pubblica: “L’appello di Ablyazov a Letta «Faccia luce su questa storia»” – Un’intervista all’oligarca in esilio a firma di Maurizio Molinari corrispondente da NY:
“«Mi appello a Enrico Letta affinché faccia piena luce sulla deportazione di mia moglie e mia figlia da Roma in Kazakistan, dove ora sono in ostaggio di Nursultan Nazarbayev».

Perché sua figlia e sua moglie quella sera erano in Italia?
«Dall’autunno del 2012 mia moglie Alma e mia figlia Alua si trovavano in Italia, spostandosi spesso in Svizzera dove vive il mio figlio più piccolo. Alua andava a scuola fuori Roma. L’arrivo in Italia, dalla Lettonia, fu per proteggersi dalle minacce di Nursultan Nazarbayev, il presidente-dittatore del Kazakistan che da un decennio tenta di eliminare me e gli altri suoi oppositori, e stava facendo sorvegliare la mia famiglia. Quando vivevamo in Gran Bretagna, la polizia locale mi informò di un complotto ai miei danni».

Cos’è avvenuto quando gli agenti sono arrivati nella casa dove erano i suoi familiari?
«Nel mezzo della notte numerosi agenti speciali italiani sono entrati nella casa fuori Roma. Erano armati, senza uniformi e senza un mandato. Hanno perquisito la casa e picchiato uno dei familiari. Alma e Alua hanno pensato che fossero dei rapinatori. Non avevano un interprete né dei legali. Nessuno capiva cosa stesse avvenendo. Le hanno portate via, senza dire a nessuno dove andavano. Tutto questo avveniva all’alba. Nel primo pomeriggio la mia figlia maggiore ha contattato il nostro avvocato. Solo in tarda serata è riuscito ad appurare che il blitz era stato eseguito non da banditi ma da agenti».

Cos’è avvenuto dall’arresto alla deportazione?
«Alma è stata arrestata mercoledì, venerdì mattina un’udienza ha convalidato l’arresto e abbiamo saputo della deportazione. Alle 15 del 1 giugno Alma era già all’aeroporto di Ciampino. Ha chiesto più volte di avere asilo ma le è stato detto che era troppo tardi e che il caso era risolto».

È vero che sua moglie aveva un passaporto africano falso?
«Non aveva alcun passaporto falso, africano o meno. Aveva un permesso di residenza valido in due nazioni Ue: Gran Bretagna e Lettonia. I documenti erano tutti legali».

Come è avvenuta la deportazione?
«Alma chiedeva l’asilo mentre è stata obbligata a salire su un jet privato. Non è passata attraverso controlli o dogana. Sull’aereo né lei né mia figlia avevano dei documenti. Sono state prese in custodia da due diplomatici del Kazakistan. A bordo Alma aveva paura, ha tentato di non piangere per non mettere paura ad Alua. Il jet era lussuoso, aveva hostess russofone. Vi è stata tensione in cabina perché da terra la mia famiglia tentava di bloccare l’aereo, chiedendo la concessione dell’asilo. Arrivate in Kazakistan, le stavano aspettando, le hanno messe in un’auto, filmate, hanno passato la dogana senza passaporti. Ad Alma hanno formalizzato l’indagine, con la data del giorno successivo all’arresto in Italia, è stata incriminata e non può lasciare Almaty».

Perché crede che siano state deportate così rapidamente?
«L’Italia non fa questo tipo di deportazioni. È senza precedenti. È avvenuto perché il dittatore del Kazakistan voleva due ostaggi contro il suo maggiore oppositore politico. È riuscito ad ottenerli grazie agli agenti italiani».

Crede che il governo kazako sia coinvolto nella deportazione?
«Certo, nessuno lo nega. C’era il console kazako a bordo del jet privato a Ciampino. Sono stati deportati in fretta perché gli agenti hanno voluto evitare che giudici, procuratori e media scoprissero il blitz».

Ha avuto contatti con il governo italiano?
«Non personalmente, ma attraverso rappresentanti della mia famiglia. Ciò che abbiamo compreso ci porta a credere che sia stato un blitz del ministero dell’Interno in collaborazione con agenti di una dittatura exsovietica. Quelli che in Italia avrebbero potuto bloccare il rapimento sono stati esclusi dall’operazione».

Come giudica il comportamento del governo italiano?
«Spero che in Italia vi siano persone che rispettano i diritti umani e lo Stato di Diritto. Voglio che si faccia piena luce su quanto avvenuto. È interesse degli italiani stessi. Riguarda la difesa dei principi alla base dell’Ue. Se gli agenti della sicurezza hanno il potere non solo di deportare e rapire una donna e una bambina, ma anche di farla franca, è un pericolo per l’Italia».

Come giudica le relazioni fra Italia e Kazakistan?
«Sono solide e potrebbero esserlo ancor più. Ma relazioni forti non devono, e non hanno bisogno, di fondarsi su favori clandestini a autocrati stranieri. L’Italia può fare meglio».

Cosa vorrebbe chiedere al premier Enrico Letta?
«Il governo italiano deve spingere il ministero dell’Interno a svelare la verità, ponendo fine alla protezione dei responsabili di questa vicenda. Il ministero dell’Interno deve dimostrare agli italiani e al mondo che comprende cosa significa un’applicazione responsabile delle legge. Al presidente Letta vorrei dire di pensare a sua moglie e ai suoi figli. Può immaginare che possano essere presi in ostaggio dai suoi oppositori politici? Bene, questo è ciò che è avvenuto a me. Spero che il premier Letta abbia la convinzione e la forza per fare luce su questa oscura vicenda». […]”

“Faccia luce su questa storia”, chiedeva il latitante Ablyazov, il 5 luglio 2013, ignorando che all’oscurità di quella storia aveva concorso (e stava ancora concorrendo) anche il signore (Aurelio Voarino) della cui esistenza vi ho resi edotti ormai da qualche tempo.

Perché di questo, cittadino Angelo Tofalo si tratta. Se non si chiarisce come operano, perché e agli ordini di chi operano, in vicende di questa complessità (con il Kazakstan intercorrono interessi che spaziano dalle armi al gas), personaggi come il Voarino (a meno che Matteo Renzi non decida di suggellare tutto con un bel “Segreto di Stato” negli interessi superiori della Nazione!!!!) difficilmente si potrà ragionare nei prossimi mesi di quanto sostieni essere necessario alla salute della Repubblica. Capire la parte per il tutto (e questo di Voarino-Kassen-Shalabayeva-Ablyazov- Nazarbayev è uno dei possibili esempi), potrebbe essere un buon esordio per capirsi su cosa sia necessario fare se si vuole ipotizzare la fondazione di un luogo istituzionale finalizzato alla Sicurezza della Repubblica e capace, facendo formare i nuovi operatori di intelligence al trattamento dell’informazioni, di esercitarsi su casi tipo questo di cui mi permetto di evidenziare, ancora una volta, la complessità. Prepararsi a presidiare in futuro (ma a breve) questo settore strategico, potrebbe – ad esempio – cominciare da un caso “riletto” come quello della signora Shalabayeva in cui, consapevolmente o meno, ebbero parte importante gli esordienti cittadini parlamentari (cinque!), a cinque stelle, che – tempestivamente ed efficacemente – si recarono ad Astana per vigilare-garantire sull’incolumità della moglie e della figlia di Ablyazov.

Sì, sì partire dal caso Voarino-Kassen-Ablyazov-Shalabayeva-Nazarbayev-Pasi-Salone del Libro di Torino mi sembra proprio una più che dignitosa, anzi buona, idea. Se ad Angelo Tolalo interessa e fa piacere. 

Oreste Grani/Leo Rugens 

         

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